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Ustica, una lunga sequela di morti sospette

Posted by on Set 2, 2020

Ustica, una lunga sequela di morti sospette

La settimana scorsa molte reti televisive hanno rievocato la strage di Ustica essendo trascorsi 40 anni da quel tragico evento. Le ricostruzioni sono state tutte più o meno interessanti anche se carenti da un preciso punto di vista: nessuna di esse, infatti, ha parlato, al di là di qualche fugace accenno, della lunga sequela di morti sospette collegate all’evento. Argomento che ho trattato già qualche anno fa nell’ambito di un’inchiesta giornalistica compiuta per un’altra testata. E siccome la materia sembra essere tornata di attualità, grazie a quelle trasmissioni di cui sopra, ho pensato di riproporre quel particolare aspetto, con i doverosi aggiornamenti, anche ai lettori de “L’Inchiesta”.

Aeroporto di Bologna, 27 giugno 1980, ore 20.08. Il DC9 IH 870 dell’Itavia decolla in direzione di Palemo. Alle 20.59, mentre si prepara all’atterraggio a Punta Raisi, s’inabissa improvvisamente nel Tirreno, a 3.600 metri di profondità, nel mare blu cobalto dell’isola di Ustica. A bordo ci sono 77 passeggeri e 4 membri di equipaggio. Ma cosa accadde davvero in quella calda notte d’estate? Dopo quarant’anni la verità è ancora nascosta tra le pieghe inestricabili dei nostri segreti di stato. La sentenza-ordinanza del giudice Priore, emessa nell’agosto del 1999, recita testualmente: “L’incidente del DC9 è occorso a seguito di azione militare d’intercettamento, il DC9 è stato abbattuto”. Ma non chiarisce né il come né il perché né, tanto meno, per mano di chi. I periti che hanno esaminato i resti dell’aereo non sono giunti a conclusioni univoche mentre le Commissioni Parlamentari d’Inchiesta, more solito, non sono riuscite a cavare un ragno dal buco. In quella triste storia sono tante le cose che non quadrano. Ad iniziare da una lunga sequela di morti sospette che desta profonda inquietudine. Qualcuno potrebbe pensare ad una sorta di “caccia alle streghe”. E invece così non è. Gli stessi magistrati che si sono occupati del caso hanno affermato che «coloro che sono morti erano a conoscenza di qualcosa che non è stato mai ufficialmente rivelato e da questo peso sono rimasti schiacciati». Parole che ci inducono a scavare un po’ più a fondo sulla vicenda. Il 3 agosto del 1980, in un incidente stradale sull’Aurelia, muore il colonnello Pierangelo Tedoldi che avrebbe dovuto assumere il comando dell’aeroporto militare di Grosseto. L’ufficiale non è collegato direttamente ai fatti di Ustica. Il sospetto risiede sulla possibilità che a quel tempo nell’aeroporto grossetano potevano esistere ancora prove di una verità difforme da quella ufficiale che il colonnello avrebbe potuto denunciare all’autorità giudiziaria. Ciò autorizzerebbe a pensare ad un incidente stradale dolosamente “provocato”, anche se la ricostruzione della Polizia Stradale ha smentito tale ipotesi. Il 9 maggio del 1981 muore a causa di un infarto, a Grosseto, il capitano Maurizio Gari, capo controllore della sala operativa della difesa aerea presso il 21° Cram (Centro Radar Aeronautica Militare) di Poggio Ballone. L’ufficiale era in servizio la sera di Ustica e la sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità. Non è stato riscontrato, però, alcun collegamento con la causa del decesso che è sembrata naturale nonostante la giovane età (aveva soltanto 32 anni) e l’assenza di cardiopatie congenite. A meno di non ipotizzare che il peso della verità, o qualche minaccia ricevuta a causa di essa, abbia provocato il malore fatale. Il 23 gennaio del 1983, in un incidente stradale sulla statale Scansanese, perde la vita Giovanni Battista Finetti, sindaco di Grosseto. Di ritorno da un impegno politico si era fermato all’altezza di un bar posto sull’altro lato della strada. Nell’attraversarla viene travolto da un ciclomotore e rimane ucciso sul colpo. Qualcuno sostiene che avesse importanti informazioni sul caso Ustica tratte da confidenze fattegli da un ufficiale dell’aeroporto di Grosseto. Confidenze che aveva intenzione di raccontare ai giudici. Anche questa volta, però, l’incidente appare del tutto casuale. Potrebbe rientrare in tale filone anche la morte del generale Licio Giorgieri ucciso il 2 marzo del 1987 a colpi di arma da fuoco a Roma, da un commando delle Brigate Rosse-Unione Comunisti Combattenti. Il tenente colonnello Sandro Marcucci, che poi morirà in uno strano incidente aereo, stava compiendo una sua personale inchiesta sulla vicenda del DC9 e sull’aereo libico ritrovato sulla Sila. Secondo la sua ricostruzione questo velivolo sarebbe partito dall’aeroporto di Pratica di Mare la sera fatidica del 27 giugno del 1980 e solo per un astuto depistaggio era stato fatto ritrovare tra i monti calabresi qualche settimana dopo. Sembra che Marcucci fosse riuscito a convincere due testimoni a deporre in tal senso davanti al giudice Priore. Uno di questi era proprio il generale Giorgieri. Il secondo testimone era Angelo Carfagna, sottufficiale dell’aeronautica in servizio a Pratica di Mare, che si tolse la vita gettandosi dalla finestra della sua abitazione di Cecchina, vicino Roma, il 3 gennaio del 1996. E così entrambi i testimoni del colonnello Marcucci sono passati, in tragiche circostanze, a miglior vita. Ma le morti sospette non finiscono qui.                                          

Fernando Riccardi                                        

(continua)    

fonte

http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2020/07/04/ustica-una-lunga-sequela-di-morti-sospette/33691                          

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