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VIRGILIO, IL MAGO DI NAPOLI – VIRGILIO, THE MAGICIAN OF NAPLES

Posted by on Nov 30, 2017

VIRGILIO, IL MAGO DI NAPOLI – VIRGILIO, THE MAGICIAN OF NAPLES

Publio Virgilio Marone, l’uomo “tranquillo”, visse a Napoli molti anni, dopo la morte fu venerato dal popolo come “santo” protettore della città. Malvisto dalla Chiesa, le sue spoglie mortali furono trasferite da Posillipo e celate in Castel dell’Ovo dai re normanni.

Egli nacque ad Andes (oggi Pietole, frazione del comune di Borgo Virgilio – Mantova) il 15 ottobre del 70 a.c.; il padre Stimicone Virgilio Marone era un proprietario terriero; la madre Polla Magio era figlia di un ricco mercante. Virgilio visse una infanzia felice nelle campagne di famiglia, studiò grammatica a Cremona, per poi proseguire gli studi di filosofia e retorica a Napoli e a Roma dove, dal 53 a.c., frequentò la scuola di eloquenza di Elpidio, avviandosi alla professione di avvocato. Alla sua prima esperienza di avvocato Virgilio, timido e riservato, non riuscì a pronunciare parola; questa esperienza negativa lo segnò per la vita.

Nel 44 a.c. venne assassinato Giulio Cesare ad opera di Bruto; a seguito di questo delitto si accese una guerra di potere tra Ottaviano e Marco Antonio contro i gli assassini di Cesare: Bruto e Cassio. Le truppe della fazione imperialista filo-cesarea guidate da Ottaviano e Marco Antonio si scontrarono con le truppe pro-repubblica condotte dal figlio adottivo di Cesare e da Cassio nella battaglia di Filippi in Macedonia nel 42 a.c., dopo due scontri avvenuti il 3 e il 23 ottobre ebbe la meglio Marco Antonio; a causa della sconfitta Bruto e Cassio si suicidarono.

A seguito della vittoria, ai veterani dell’esercito furono distribuiti degli appezzamenti di terra che vennero sottratti ai proprietari; in questa operazione di redistribuzione furono requisiti latifondi intorno a Mantova. Anche i possedimenti di Virgilio furono coinvolti nella spartizione. Virgilio in gran fretta si recò a Mantova dove il suo amico Asidio Pollione era incaricato della distribuzione dei campi ai veterani. In un primo momento riuscì ad evitare la requisizione delle sue proprietà ma, l’anno seguente, poiché gli appezzamenti già requisiti non bastarono a soddisfare tutti i veterani, si procedette anche alla distribuzione delle proprietà della famiglia di Virgilio Marone.

Questa perdita delle campagne, a cui Virgilio era particolarmente affezionato poiché vi aveva trascorso l’infanzia e la giovinezza, lo colpì profondamente tanto da decidere di trasferirsi a Napoli con la sua famiglia nel 42 a.c.

Abbandonata la professione forense, a Napoli continuò gli studi filosofici epicurei come allievo dei maestri Filodemo e Sirone. Tra il 42 e il 38 a.c. egli compose la sua prima opera, le “Bucoliche”; alcuni poemi minori precedenti chiamati “Appendix Vergiliana” nel passato furono considerati di Virgilio, oggi la maggior parte dei critici non ne riconosce la paternità Virgiliana.

Nelle “Bucoliche” composte da 10 “egloghe” il poeta parlò della vita degli allevatori di bovini; non mancarono nella stessa riferimenti autobiografici della vita del poeta nelle sue amate terre in Mantova. Nella prima “egloga” egli descrisse, tramite il racconto delle vicende del contadino Melibeo, le sue vicissitudini con la suddivisione delle terre ai veterani; nelle ultime tre “egloghe” cantò le gesta di Gallo, Pollione e Varo, amministratori della provincia Cisalpina, forse con la speranza di ingraziarseli per ottenere la restituzione delle sue proprietà.

A Napoli Virgilio incontrò Orazio e conobbe Mecenate, del quale fu spesso ospite nelle varie tenute campane di proprietà dello stesso. Egli fu presentato da Mecenate ad Augusto, che ne apprezzò le doti poetiche. Fu diverse volte ospite di Augusto a Roma.

Alcune fonti raccontano che Virgilio sollecitò, presso l’imperatore Augusto, opere civili per migliorare la vita dei Partenopei. Con il suo impulso fu costruito l’acquedotto del Serino che portava l’acqua dall’avellinese fino a Napoli, fornendo la città di una rete idrica e, continuando attraverso un traforo nella collina di Posillipo, fornendo di acqua anche la piscina Mirabilis di Bacoli.

Secondo la voce popolare, Virgilio costruì in una notte la grotta di Posillipo, che fino al medioevo fu chiamata grotta di Virgilio (anche Crypta Neapolitana), che collegava Napoli a Pozzuoli, situata tra gli odierni quartieri di Piedigrotta e di Fuorigrotta. In verità la grotta era già presente almeno un secolo prima di Virgilio. Questa grotta fu utilizzata fino al 1884, quando fu costruito il “tunnel del tram”, parallelo alla vecchia grotta, il tunnel nel 1940 fu ampliato e rinnovato (oggi è denominato “tunnel delle quattro giornate”). Il nuovo tunnel sostituì la vecchia “Crypta” nell’attraversamento della collina per raggiungere i nuovi quartieri di Fuorigrotta e Bagnoli, oltre che assicurare il collegamento con Pozzuoli; all’interno del “tunnel del tram”, in corrispondenza di una fermata del mezzo pubblico denominata “Lift”, c’era un ascensore che conduceva a Posillipo, all’altezza dell’attuale Via Manzoni, soppresso dopo i lavori di ammodernamento della galleria.

La grotta di Posillipo oggi è chiusa in quanto pericolante in alcuni suoi punti, l’imbocco dal lato di Mergellina si trova all’interno del parco Vergiliano, alle spalle della chiesa di Piedigrotta. Nel parco si trova la tomba di Leopardi, i cui resti furono trasferiti dalla chiesa di S. Vitale, e la tomba di Virgilio, costruzione di ispirazione pitagorica, nella quale non sono presenti i resti del poeta, poiché furono trasferiti in epoca normanna.

All’iniziativa di Virgilio venne anche attribuita la costruzione di due enormi statue, che rappresentavano un uomo allegro e una donna triste (fausto e infausto), sistemate ai lati dell’antica porta di Forcella. Furono rimosse in occasione dell’abbattimento della stessa e trasferite nella Villa Reale (Poggioreale), andarono disperse in occasione della trasformazione della Villa nel cimitero cittadino.

Il 30 a.c. Virgilio completò il suo secondo lavoro letterario: “Le Georgiche”; esso era una raccolta di poemi in quattro libri, rappresentava una guida perfetta al lavoro agricolo. In questa opera Virgilio volle descrivere fin nei minimi particolari la vita agreste, con indicazioni minuziose sui vari aspetti dell’arboricoltura, dell’apicoltura e dell’allevamento. In ognuno dei quattro libri Virgilio affrontò anche un argomento in forma monografica: Le guerre civili, La lode della vita agreste, La peste negli animali nel Norico, La storia di Aristeo e delle sue api.

Nel 29 a.c. l’imperatore Augusto, di ritorno dalla battaglia navale di Azio, nella quale aveva sconfitto la flotta di Antonio e Cleopatra, si fermò a Napoli, ospite nella villa del poeta. Qui Virgilio gli lesse il suo ultimo componimento. Augusto ne rimase entusiasta e volle celebrare il poeta nominandolo “Vate” dell’impero romano.

Nello stesso anno Virgilio iniziò la stesura della “Eneide”, che comprendeva dodici “libri” ispirati ad Omero e ai suoi due poemi Iliade e Odissea. Egli ricalcò le linee Omeriche descrivendo la vicenda di Enea, figlio della dea Venere e di Anchise cugino Priamo, che aveva combattuto la guerra di Troia con i troiani. Il poema nella prima parte si richiamò all’Odissea descrivendo il viaggio che fece Enea, alla fine della guerra con gli Achei, da Ilio (Troia) fino alle coste laziali; nella seconda parte, ispirandosi all’Iliade, descrisse le vicende terrestri di Enea con le varie popolazioni presenti nel Lazio. Secondo Virgilio, Enea fu il capostipite della gens “Iulia”, da Ilio città nativa dell’eroe, da cui discendeva l’imperatore Augusto.

Nel 19 a.c., nonostante le sue precarie condizioni di salute, volle affrontare un lungo viaggio nelle regioni mediorientali per verificare la conformità del suo poema ai luoghi descritti in esso. Nel corso del viaggio incontrò il suo grande amico l’imperatore Augusto che, viste le sue condizioni di salute, lo pregò vivamente di tornare a Napoli per curarsi. Virgilio si aggravò durante il viaggio di ritorno per un colpo di sole e, giunto a Brindisi, morì il 21 settembre del 19 a.c.

In punto di morte raccomandò ai suoi allievi Varo e Tucca, che lo accompagnavano nel viaggio, di distruggere il manoscritto dell’Eneide, poiché non aveva avuto il tempo di revisionarlo. Ma i discepoli lo consegnarono a Mecenate, a cui il poema era dedicato, che curò la sua diffusione.

Il corpo di Virgilio fu trasportato a Napoli dove fu sistemato in un monumento funebre che si trovava all’imbocco della Crypta Neapolitana, nel Parco Vergiliano (da non confondere con il parco “Virgiliano” al Capo di Posillipo). Sulla tomba, una costruzione di ispirazione pitagorica, fu sistemata la scritta “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces” “Mantova mi generò, Calabria (leggi: Puglia; anticamente veniva chiamata Calabria) mi rapì, mi custodisce Partenope (Napoli), cantai pascoli, campi e Condottieri (con riferimento ai suoi tre poemi: Bucoliche, Georgiche, Eneide)”.

Il mito del poeta Virgilio si accrebbe enormemente dopo la sua morte; egli fu amato nei secoli seguenti fino a oggi dal popolo e dai letterati che si ispirarono ai suoi scritti nelle loro opere; nel medioevo fu addirittura considerato come una divinità dai napoletani che vedevano in lui il protettore della città. Silio Italico, che visse nel 1° secolo dopo Cristo, acquistò la tenuta e i beni appartenuti a Virgilio, compreso il luogo della sua sepoltura, istituendo una festività nel giorno della sua nascita alle idi di ottobre che si perpetuò per tutto il medioevo. Il popolo lo considerò anche un mago a cui era demandata la salvezza della città; una leggenda ci tramanda che Virgilio all’inizio della costruzione del Castel dell’Ovo pose un uovo a sostegno delle fondamenta dello stesso e che, in caso di rottura dell’uovo, oltre al crollo del castello, anche la città sarebbe andata distrutta.

Nel XII secolo i normanni, consapevoli della importanza identitaria di Virgilio per il popolo napoletano, sollecitati anche dalla Chiesa che vedeva nel ricordo e nella venerazione del poeta un pericoloso concorrente al suo potere, nascosero i suoi resti trasferendoli dal monumento funebre davanti alla Crypta Neapolitana, che si era trasformata in una sorta di tempio dedicato a riti in onore di Virgilio, ai sotterranei del Castel dell’Ovo, dove oggi risultano dispersi.

Nel 1370 un terremoto distrusse l’istmo che collegava il castello alla terra; velocemente si diffuse la voce dell’imminente distruzione della città come previsto dalla leggenda. La regina Giovanna, per far fronte alla paura che si stava impadronendo della popolazione, lo fece ricostruire in gran fretta, restaurando anche il castello.

Dante Alighieri, nel suo sommo poema “La Divina Commedia” elesse Virgilio come suo maestro e guida. la lingua “volgare” in cui fu scritto il suo poema, che era un linguaggio “gentile”, trovò la sua ispirazione nella raffinata scrittura latina di Virgilio. Dante, nel suo viaggio attraverso il mondo sovrannaturale, nominò il Vate come sua guida attraverso l’Inferno e il Purgatorio, sostituito poi da Beatrice nel libro del Paradiso. Il poeta napoletano Jacopo Sannazaro fu addirittura soprannominato il “Virgilio cristiano” per il suo poema pastorale “Arcadia” ispirato alle Bucoliche Virgiliane. Si ispirarono a Virgilio L’Ariosto con il suo “Orlando Furioso” e il Tasso che nella “Aminta” ripropose il tema pastorale tanto caro a Virgilio, richiamato anche nella “Gerusalemme Liberata”.

 

versione in inglese

 

Virgilio, the “quiet” man, lived in Naples for many years, after his death he was venerated by the people as “holy” protector of the city. Unpopular from the Catholic Church, his mortal remains were transferred from Posillipo and hidden in Castel dell’Ovo by the Norman kings.

He was born in Andes (today Pietole, small town of Borgo Virgilio – Mantova) on 15 October of 70 BC .; his father Stimicone Virgilio Marone was a landowner; his mother Polla Magio was the daughter of a wealthy merchant. Virgilio lived a happy childhood in the family campaigns, he studied grammar in Cremona and then continued his studies in philosophy and rhetoric in Naples and in Rome where, from 53 a.c. he attended the school of eloquence Elpidio, going to the legal profession. Virgilio, shy and reserved, could not utter a word at his first experience as a lawyer; this negative experience marked him for all life.

In 44 a.c. Julius Caesar was assassinated by Brutus; a power struggle took place between Octavian and Mark Antony against Caesar’s assassins Brutus and Cassius as a result of this crime. The troops of the imperialist faction pro-cesarea guided by Octavian and Mark Antony clashed with pro-republic troops led by the adopted son of Caesar and Cassius, at the Battle of Philippi in Macedonia in 42 BC, after two clashes happened on 3 and 23 October Marco Antonio got the better; Brutus and Cassius committed suicide because of the defeat.

Following the victory plots of land were distributed to the army veterans that were taken from their owners; estates were requisitioned in this operation of redistribution around Mantova. Even Virgilio’s possessions were involved in the division. Virgilio went to Mantua hastily, where his friend Asidio Pollio was in charge of the distribution of the veterans fields. At first he was able to avoid the seizure of his property, but in the following year, because the land already requirements were not sufficient to satisfy all veterans, also the ownership of Virgilio Marone family were requisitioned.

This loss of his property, in which Virgilio was particularly fond because there he spent his childhood and youth, deeply affected him so much that he decided to move to Naples with his family in 42 a.c.

He abandoned the legal profession, in Naples he continued his philosophical studies as a student of Filodemo and Sirone, epicurean masters. Among 42 and 38 a.c. he composed his first opera the “Bucoliche”; in the past, some previous minor poems called “Appendix Vergiliana” were considered as written by Virgilio, today most of the critics do not recognize the paternity of Virgilio.

In the “Bucoliche” composed of 10 “eclogues” the poet spoke of the life of cattle farmers, not lacking in the same autobiographical references of the poet’s life in his beloved lands in Mantova; he described in the first “eclogue”, through the story of the events of Melibeo farmer, its ups and downs with the division of land to veterans; he sang the exploits of Gallo, Pollio and Varo, administrators of the Cisalpine province, in the last three “eclogues”, perhaps to ingratiate them with the hope for the return of his property.

Virgilio met Horace and knew Maecenas in Naples,he was a frequent guest in the various estates in Campania of Maecenas. He was presented by Maecenas to Augustus, who appreciated the poetic gifts of Virgilio. He was several times host of Augustus in Rome.

Some historian say that Virgil urged at the Emperor Augustus some civil works to improve the lives of Parthenopeans. The Serino aqueduct was built with his impulse, the aqueduct conveyed water from Avellino to Naples, providing the city with a water supply and also it supplied water to the pool Mirabilis of Bacoli continuing through a tunnel in the hills of Posillipo.

According to popular voice Virgilio built in one night the Posillipo cave, which was called “grotta di Virgilio” (even Neapolitan Crypt) until the Middle Ages, it connected Naples to Pozzuoli, situated between present districts of Piedigrotta and Fuorigrotta. In truth, the cave had already been present from a century previous Virgilio. This cave was used until 1884, when the new grotto nomed “tunnel del tram” was built, parallel to the old cave of Posillipo. In 1940 it was expanded and renovated (now called “the four days tunnel”). The new tunnel replaced the old “Crypt” crossing the hill to reach new districts of Fuorigrotta and Bagnoli, continuing as far as Pozzuoli; there was an elevator that carried to Posillipo, nearby Via Manzoni, within the “tram tunnel”, at a public transport stop called “Lift”, This elevator was suppressed after the modernization works of the “tunnel”.

The grotto of Posillipo is now closed as unsafe in some of his points, the Mergellina entrance is located within the Vergiliano park, behind the church of Piedigrotta. In the park is the tomb of Leopardi, whose remains were transferred from the church of San Vitale, and the tomb of Virgilio, construction of Pythagorean inspiration, in which there are no remains of the poet, as they were transferred to the Norman period .

The construction of two huge statues was also made for iniziative of Virgilio; this statues represented a cheerful man and a sad woman (auspicious and inauspicious), arranged on either side of the old “Porta di Forcella”. They were removed during abatement thereof and transferred to the Royal Villa (Poggioreale), they went missing during the transformation of Villa in the town cemetery.

In 30 a.c. Virgilio completed his second literary work: “Le Georgiche”; it was a collection of poems in four books, it was a perfect guide to the agricultural work. This Virgilio work would describe in the minimum details the rural life, with information on the various aspects of arboriculture, apiculture and breeding of livestock. Virgilio faced also a topic in monograph form in each of the four books: Civil wars, The praise of rural life, The plague in animals in Noricum, The story of Aristeo and its bees.

In 29 a.c. Emperor Augustus, returning from the naval battle of Azio which had defeated the fleet of Antonio and Cleopatra, stopped in Naples a guest in the house of Virgilio. Here the poet read his latest poem. Augusto was enthusiastic and wanted to celebrate the poet naming him “poet” of the Roman Empire.

In the same year Virgilio began the writing of “Aeneid”, which included twelve “books” inspired by Homer and his two poems Iliad and Odyssey. he retraced the Homeric lines describing the story of Aeneas, son of the goddess Venus and Anchises cousin of Priam, he had fought the Trojan War with the Trojans. The poem is inspired by the Odyssey in the first part describing the journey that Aeneas made at the end of the war with the Achaeans from Ilium (Troy) to the shores of Lazio; the second part, inspired by the Iliad, described the terrestrial adventures of Aeneas with the various populations in the Lazio. According to Virgilio, Aeneas founded the “Iulia” gens, from Ilium hero’s native city, from which descended the Emperor Augustus.

In 19 a.c. the poet wanted to face a long journey in the Middle Eastern regions to verify the conformity of his poem to the sites described in it, in spite of his poor health . During the trip he met his great friend the Emperor Augustus that, considering the precarious conditions of Virgilio, asked to the poet to return to Naples for treatment. Virgilio got worse during the return journey because of a sunstroke, and came in Brindisi, died on 21 September of 19 a.c.

He recommended his Varo and Tucca disciples who accompanied him on the journey, on his deathbed, to destroy the manuscript of the Aeneid, for he had not had time to review it; but the same delivered the manuscript to Maecenas, to whom the poem was dedicated, who supervised its spread.

Virgilio body was moved to Naples where he was placed in the tomb that was sited at the entrance of the Neapolitan Crypt, in “Parco Vergiliano” (not to be confused with the “Parco Virgiliano” at the Cape of Posillipo). On the grave, a construction of Pythagorean inspiration, was placed the inscription “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; Cecini pascua, rura, duces ” ” Mantova gave birth to me, Calabria (read: Puglia; in ancient times was called Calabria) killed me, Partenope (Naples) keeps me, sang pastures, fields and heroes (with reference to his three poems: “Bucoliche”, “Georgiche”, “Eneide”) “.

The myth of the poet Virgilio grew enormously after his death, he was loved in the following centuries up to now by the people and by writers who were inspired by his writings in their works; in Middle Ages he was even regarded as a deity by the Neapolitan people who saw him as the protector of the city. Silio Italico, who lived in the 1st century AD, bought the estate and the assets that belonged to Virgilio, including the place of his burial, setting up a feast on the day of his birth on the Ides of October, that was perpetuated throughout the Middle Ages. The people also considered him a magician who was entrusted with the salvation of the city; a legend tells that Virgil, at the beginning of the Castel dell’Ovo building, poses an egg in support of the foundation of the same and that, in case of egg breakage, in addition to the collapse of the castle also the city would be destroyed.

In the twelfth century the Normans were aware of the mith of Virgilio for the Neapolitan people. They hid his remains by transferring them from the tomb nearby Neapolitan Crypt, in which took place rituals in honor of Virgilio, to the dungeons of the Castel dell’Ovo, which are missing today, encouraged by the Church that saw a dangerous rival to its power over the people in the memory and in the veneration of the poet.

In 1370 an earthquake destroyed the isthmus that connected the Castel dell’Ovo to the ground; quickly the voice spread of the imminent destruction of the city as provided by the legend. Queen Joanna had it rebuilt in a hurry, to cope with the fear that was taking over the city’s population, even restoring the castle.

Dante Alighieri, in his greatest poem “The Divine Comedy” elected Virgilio as his teacher and guide. The language “vulgar”, in which his poem was written, was inspired to the refined writing of the Latin of Virgilio. Dante, in his journey through the supernatural world, appointed the poet as his guide through Hell and Purgatory, later replaced by Beatrice in the book of Heaven. The Neapolitan poet Jacopo Sannazaro was even dubbed the “Christian Virgilio” for his pastoral poem “Arcadia” inspired by the “Bucoliche” of Virgilio. Also Ariosto was inspired by Virgilio in his “Orlando Furioso” and the pastoral theme, so dear to Virgilio, returned in the “Aminta” by Torquato Tasso, also recalled in his “Gerusalumme Liberata”.

fonte

napolihistory.com

 

 

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