Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Viva ‘o Rre! Qua’ Re?..’nu Rre!

Posted by on Gen 16, 2020

Viva ‘o Rre! Qua’ Re?..’nu Rre!

Morbosamente immaginando il prossimo sbarco a Napoli del prodigo sabaudo

Le zandraglie dei quartieri spagnoli e le vajasse funnachère d’abbascio ‘o puorto, tutte ingioiellate di lucenti ex voto della Madonna dell’Arco, tentennanti sui tacchi a spillo delle decolletè Valentino-“origginali”, trucidamente leopardate e zebrate in uno sfavillio di pizzi e merletti, con gerani parigini pendenti dai reggisenoni a balconcino, si apprestavano a lasciare il Tempio delle Sangiovannare, per correre ad intascarsi i 10 euro a testa, per la comparsata organizzata dal circolo nautico Savoja, nell’imminenza dello sbarco di Vittorio Emanuello e prole.

Dal molo della Canottieri Napoli, rudi manacce di camorristi e “guappi di cartone” lanciavano in mare originali etno-corone di foglie d’acacia intrecciate a cespi di cozze del Fusaro, per allestire lo specchio d’acqua coreograficamente a gradimento dell’esule di ritorno. Poco più in alto, sulla collina di Pizzofalcone, una comitiva di fieri Luciani, con un cannone puntava verso l’orizzonte lo sguardo, ben protetta dalla vegetazione della sottostante Villa Comunale, sullo scenario delle mura del Rosso Maniero.

Da Castel S.Elmo, il segretario comunale annunciò, con 95 colpi di cannone, l’avvistamento in rada della fregata “FREGATA” dell’Ammiraglio Persano, battente bandiera kuwaitiana, come tutte le “navi del deserto”, recante seco il nobile carico.

Fu vista calare in mare dalla “Fregata” lontana un miglio una scialuppa con baldacchino, dove presero posto le loro altezze reali ed uno più basso delle loro altezze – ma, roba di qualche centimetro, eh..- un tale comandante Caracciolo, pronipote del più celebre martire e patriota…francese.

Tutto era pronto per l’accoglienza, al circolo nautico Savoja : dal sartù di riso al sotè di vongole! C’erano persino 200 sbandieratori, tutti cavalieri dell’Ordine Costantiniano di Casa Borbone Due Sicilie e dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro di casa Savoja, i quali, essendo ognuno cavaliere di censo o di merito nell’uno e pure nell’altro ordine cavalleresco, ogni 2 minuti e mezzo avevano l’ordine di rivoltare, facendoli ruotare in aria, i mantelli double-face, così da non deludere i due Prefetti, in perfetta par-condicio.

Un grammofono a tromba prese a suonare ininterrottamente l’Hymnu Sardu e le maestranze del circolo, quasi tutti murattiani e borbonici, si mescolarono sul piccolo imbarcadero di legno, a picco sul Golfo di Partenope. Rosa Russo Jervolino, in chiffon azzurro sfoggiava una nuova acconciatura biondo-platino, per sembrare più nordica e meno casereccia; il gran capo Bassolino, si esercitava a nascondere la sua pronuncia afragolese dietro una erre moscia aristocratica ma…peggiorando di molto la sua dizione, tanto che la gente lo scambiò per Biscardi. Era qui giunto, dalla lontana ambasciata di Washington, per l’occasione, anche il commenda Beretta, recando in dono agli ospiti una scatola di automatiche, tre fucili ed una cassa di munizioni; ogni pezzo recava incise le cifre e l’arme sabaude in oro puro. Dal Duomo, una squadra di carabinieri a cavallo aveva condotto fin lì il busto di San Gennaro con le sue reliquie, perché il Santo salutasse il figliol prodigo, come carità cristiana comanda ad ogni buon padre di famiglia, dimostrando di dissociarsi dalla bieca “seccia” gettata ai Savoja da quel reazionario portasfighe di San Giovanni Bosco. Nugoli di “veline” e “letterine” affittate come ragazze pon-pon, agitavano nell’aria enormi tricolore con lo stemma sabaudo, mentre ormeggiata al piccolo molo sottostante una gondola di Venezia, tutta illuminata da almeno trecentomila “pisellini” – dorata fuori e rossa all’interno, uguale a quella degli orrendi souvenir fantozziani ma a grandezza naturale – attendeva infiocchettata e sprofondata in una vasca di fiori d’essere donata dal Comune di Napoli al piccolo principe di Venezia Fili-bertuccio, così ch’egli trovasse tributo anche per sé, nella città principata dell’augusto genitore…..L’idea delicata e squisita , naturalmente, era stata delle fondazioni culturali Napoli ’99, Istituto degli Studi Filosofici, la “Benedetto Croce” e quella degli ex allievi della Nunziatella…… E la regal scialuppa si avvicinava alla costa…. “Uh! Comm’è bello, ‘o Rre!” gridò Nanninella dopo avere inquadrato nel binocolo il volto dell’augusto esule. “Damme ‘stu binocolo, ‘o voglio vedè pur’io” e Bambenella si accaparrò il binocolo di Nanninella quindi gridò “E’ Bello, sì, pare ‘nu tedesco. Ma nun assomiglia à ‘o pate e ‘a mamma. E’ tale e quale a chillo – comme se chiamma? – chillo d’a Val d’Aosta, te l’arricordi, Nanninè?”….”siete due ignoranti – esordì ‘onna Filumena ‘a rossa – non era d’a Valle d’Aosta. Vuje forse vulèveve dicere ca assumiglia ‘a ‘o Duca d’Aosta…eh, è possibile ca s’assumigliano, sempe cugini erano, di famiglia, no? Poi, mi pare ci fosse pure del tenero tra loro. Puverella ‘a riggina Maria Josè, quanto ha sufferto p’ammore!””…….E la scialuppa era ancora più vicina e dalla scialuppa i volti regali, mettendo a fuoco i volti della folla, assunsero pieghe di disgusto e rassegnazione “Parbleu, mon cher, devon nous nous s’asseyer à la table de ces brigandes?” tuonò la moglie a Vittorio Emanuello “j’ai lassè mon fucile sur le bateau…comme feront nous?”…..e intanto la folla si sbracciava dalla riva in saluti e non giungeva che coperto e tenue l’eco delle gran pernacchie dei Luciani saliti a Pizzofalcone……….

I tamburi della ‘ndrezzata procidana, da un traghetto della Caremar presero a rullare; le mazze a mazzoliare; i procidani lanciavano fiori all’indirizzo dei sabaudi ma essendo i fiori intrisi pesantemente d’acqua, questi come proiettili colpivano la scialuppa regale. La moglie di Vittorio Emanuello, tutta bardata di cuoi nero-borchiato, schizzò in piedi e fece un gestaccio all’indirizzo dei procidani, facendo rollare fortemente l’imbarcazione e rischiando di far cascare in acqua il V. Emanuello e il Fili-bertuccio; il gesto fu scambiato dai procidani per un cenno di saluto cordiale quindi, più entusiasta riprese il lancio dei fiori.

……. “Viva ‘o Rre!” gridò Pasqualino ‘o pazzo. Qualcuno, gli lanciò un’occhiataccia ma lui, imperterrito continuò ad inneggiare al nuovo Re di Napoli…”Pasqualino tene sempe ‘a stessa capa – commentò stancamente donna Concetta Mobili – arriva Maradona e isso allucca viva ‘o Rre; arrivaje Achille Lauro e isso gridaje viva ‘o Rre…ci venne a far visita ‘o pronipote d’’o Borbone ‘e Napoli e isso gridaje viva ‘o Rre….incontrò Taricone del Grande Fratello a SanGregorio Armeno, che posava per fare la statuina del presepe, eppure là gridò Viva ‘o Rre!….Pure quando venettero Clinton a Napoli e Ciampi, ‘stu scemo alluccaje viva ‘o Rre….Non ve ne conto di cosa combinò quando arrivò Bossi, ‘o vuleveno vàttere! L’hanno da chiudere al manicomio, a Pasqualino nostro”…… “Pasqualino fa bene ad essere così cordiale con tutti i Re di giornata di Napoli, e specialmente con questo che sta arrivando mò – intervenne Giuseppe Nunziante, salumiere del Vomero – questo che viene mò, ha detto che si compra la squadra del Napoli; chisto ‘e sorde ‘e ttene! Eppoi, è un principe molto conosciuto in tutto il mondo; se questo si compra la squadra ammagari ci compra pure qualche bomber straniero, chillo ca costa ‘e cchiù. Quest’uomo è un principe e quindi un poco d’onore se lo deve pure tutelare, o no? Sicuramente, ci riporterà in serie A ed il San Paolo tornerà ad essere un vero stadio per il pallone”…” ..e figurati a quanto arriveranno gli abbonamenti, seh..seh…così al San Paolo si andranno a guardare le partite solo Berlusconi e Agnelli”, considerò amaramente don Gennaro Impastato, giornalaio ai quartieri spagnoli…”No, ti sbagli – intervenne un consigliere di zona del Comune – Vittorio Emanuello regalerà abbonamenti a tutti i disoccupati di Napoli eppoi, pare aprirà pure degli asili Calcio Napoli, dove i genitori potranno lasciare i bambini custoditi durante i tempi della partita. Chist’ommo è uno che ha girato il mondo, ha una mentalità imprenditoriale, ‘o vulisse paragonà a Ferlaino, per caso?. P’ammore ‘e ddio!”………E, la scialuppa con il reale carico distava ormai 500 metri dalla banchina del nautico Savoja…… “Fatemi passare, fatemi passare. Sono un rappresentante del Movimento NeoBorbonico. Devo impedire lo sbarco di quell’uomo sul nostro suolo patrio. Tengo la bellezza di duemilioni di firme che ho raccolto per fare il referendum. Quell’uomo non può entrare a Napoli. Fatemi passare! Questo è un clamoroso falso storico. La norma costituzionale non è stata abolita; è stata solo sospesa…Lasciatemi! Lasciatemiiii.” ………”Addò vai, fesso? Fermate ccà e statte zitto – urlò stoppandolo un funzionario della Questura – Non renderti ridicolo. Non lo vedi che il tuo principe di Borbone cù tanto ‘e mugliera e suocera sta sul palco più alto con in mano il vassoio d’argento cu ‘nu paro ‘e forbici? Secondo te ch’è venuto a fare, a tagliare le palle a Vittorio Emanuello? Non lo sai che l’amministrazione comunale ha voluto lui, in rappresentanza del popolo a fare da cerimoniere? Sarà lui che passerà le forbici a Vittorio Emanuello per tagliare il nastro sabaudo quando metterà piede su Napoli”……..Il neoborbonico sbiancò in volto e corse urlando come un pazzo sui massi frangionde. Fu un attimo : si lanciò in mare e…non riemerse!

“Ma mò, avimmo da cambiare ‘n’autra vota ‘e bandiere d’’a squadra ” – chiese preoccupato don Nunziante a Luigi Capasso, pasticciere di Materdei “Embè, pazienza. Ne abbiamo cambiate di bandiere; personalmente a casa ne tengo che ci posso aprire un Museo. Tengo quella con il ciuccio, quella cu ‘a capa ‘e Kroll, quella con il primo scudetto..quella con il secondo. Ne tengo pure una con tutti due gli scudetti e ‘a capa ‘e Maradona. La più recente è quella con lo stemma dei Borbone. La verità? A me quello stemma mi piaceva, mi faceva sentire orgoglioso, cu tutti chilli quarti ‘e nobiltà autentica meridionale…però ‘si Vittorio Emanuello s’accatta ‘o Napule io pè riconoscenza ci metto lo stemma suo sulla bandiera; anzi, ci pitto proprio la faccia sua. Sempe meglio ‘e ‘na capa ‘e ciuccio, è !”…..”Ma allora non avete capito proprio niente, scemi di guerra – spernacchiò una sangiovannara leopardata della cricca delle comparse – Quello, ‘o principe, si compra la squadra ma a parte gli abbonamenti che regalerà a tutti i disoccupati, sicuramente regalerà una bandiera del Napoli nuova ad ogni tifoso. Quello, è ricco e se lo può permettere. Eppoi, ci ama tanto a noi napoletani. Stiamo nel suo cuore. Tanto è vero che sua moglie lo disse pure ai giornali che il suo personale di servizio era tutto napoletano1″…”Brava, brà…’e che bel complimento che facette madama ai napoletani. A te, zandraglia, ti fa piacere essere chiamata cammerera? – s’infuocò il notaio Achille Ruspante, pronipote di un eroe di Gaeta – La verità è che voi napoletani siete una chiavica, una monnezza. Bacereste il culo pure a Bin Laden se onorasse Napoli di una sua visita; primo, perché non è napoletano ma è forastiero e su di voi i forastieri esercitano un fascino speciale; secondo, perché tiene pure i soldi e dalle sue parti è considerato un Re. Ora, se è un napoletano ad avere tanti soldi, a voi v’esce l’invidia ma si è ‘nu straniero, pure ‘e mmerda, a voi vi pare giusto e naturale che sia importante e l’acclamate pure Re! Per caso, insieme alle bandiere, il Savoja vi fornirà pure una trombettella per famiglia?..Eh! Dovete pretenderla. Come farete ad andare allo stadio, gratis e deo gratias, sulo cu’ a bandiera e senza ‘a trumbettella?” e, schifato, si allontanò dalla folla, meditando l’esilio.

La scialuppa attraccò al piccolo molo, una pariglia di sei scugnizzi napoletani agghindati da Pulcinella, corse ad infilare collane di fiori e banane al collo dei regali esuli. Fili-bertuccio non sapeva se annusare o mangiare quel dono ma lo gradì moltissimo e volle baciare i sei pulcinella ma questi, in un residuato bellico d’orgoglio patrio nonostante l’umile comparsata, si rifiutarono perché “gli uomini tra loro non si baciano o sono femminielli”, così predicava la saggezza popolare. Dal piccolo molo d’attracco, gli esuli stavano per salire sulla banchina del nautico Savoja quando uno scroscio d’applausi e di urla e di fiori-proiettile cui non erano abituati, li fece esitare un tantino. “Viva ‘o Rre!”, si levò un vocione..Viva ‘o Rre! Gridò la folla; il Borbone col piattino in mano, impassibile, pestava i piedi alla suocera che scalpitava e lo pregava di far qualcosa per trarsi d’impiccio con un po’ di autorità che gli derivava dal suo titolo di autentico principe del Sud…ma lui continuava a sorridere, bello e di gesso, come un manichino della Rinascente.

La fanfara dei bersaglieri prese ad intonare Flic e Floc e tutti iniziarono festosamente a saltare sulla banchina,, ospiti, autorità, personale di servizio, sangiovannare…eppure il busto di San Gennaro.

Non appena i piedi regali infilarono i primi gradini della scaletta di legno, per salire alla piattaforma del circolo Savoja, dall’alto di Pizzofalcone, come un rombo di tuono arrivò una gittata di pizze Margherita sparate dal Cannone – una tonnellata circa – accompagnata da un sonoro spernacchiamento, che tutto distrusse. Le lanterne cinesi, gli addobbi floreali, Flic e Floc, i Savoja, il biondo platino della Jervolino, i balconcini delle vajasse, Bassolino, il filosofo De Crescenzo,……i tifosi del Calcio Napoli, sartù di riso e sotè di vongole, trombe, scetavajasse, pinzillacchere e putipù,…i sei pulcinella, i principi di Borbone, i murattiani, le caccavelle…..i tricolore sabaudi,..pure quel povero San Gennaro.Tutto! Tutto e tutti massacrati da franamenti continui di mozzarella, pomodoro e basilico bollenti. Una strage!

I sabaudi, impauriti, non trovando più ormeggiata la scialuppa reale, si fiondarono nella Gondolona tutta d’oro di Venezia ed a forza di braccia la spinsero al largo, verso la salvezza. Intercettarono la fregata “FREGATA” kuwaitiana e chiesero asilo politico, giurando di non voler mettere mai più piede in Italia, mentre la cantante Gloriana, imperterrita, urlava nel microfono “Torna, ‘sta casa apettà a tte!”.

I fieri Luciani si erano intanto dispersi per la città, imprendibili. La notte prese a calare. Rimase sulla banchina del nautico Savoja solo Pasqualino ‘o pazzo, piangendo calde lacrime : “E mò, chi se l’accatta cchiù ‘o Calcio Napoli? E’ la fine! E’ la fine!”.

*****

Ecco, questo ho sognato stanotte, donna Carmè, vorrei giocarmi i numeri..ammagari prendo qualcosa e ci accatto io la squadra del Napoli a Pasqualino ‘o pazzo…ma, ditemi, voi li sapete interpretare i sogni? Che significa il sogno che ho fatto?…Vabbuò che ieri sera me sentevo ‘nu poco ‘‘o stommaco pesante…sapete, donna Carmè, m’ero magnata ‘na ‘mpepata ‘e cozze e ‘na pizza. Però, che sogno strano! Voi, dite che è un sogno profetico?

Marina Salvadore

fonte http://www.adsic.it/2002/10/03/viva-o-rre-qua-re-nu-rre/#more-82

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