Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Vogliono la separazione? Ebbene sia!

Posted by on Apr 7, 2020

Vogliono la separazione? Ebbene sia!

Leggo sul numero di mercoledi 17/09, un articolo a firma di Enrico Nistri, “E’ il nord che ha imposto al sud l’unità d’Italia”; io concordo pienamente con questo titolo.

Semmai ricordo ancora che, addirittura, quando venne iniziata l’opera che doveva concludersi con l’unità di cui avrebbe sofferto il sud, nel nord non era ancora nemmeno unità, in quanto mancava tutto il Veneto, il Trentino Alto Adige, il Friuli, e più giù, gli Stati della Chiesa. Non esisteva uno Stato del Nord, comunque inteso, esisteva solo un Regno di Sardegna, sabaudo, espansionista e guerrafondaio che vedeva nelle ricchezze del Sud e subito dopo in quelle dello Stato della Chiesa un modo di pagare i grandi debiti di guerra fino ad allora contratti. Ed anche l’adesione degli altri stati, ampiamente celebrate su lapidi con prosa retorica magniloquente ed enfatica, fu esito del solito, sordido, manipolato plebiscito, frutto delle trame di pochi, simile a quello che pose il sud nelle mani del nord.

Ricordiamo le parole che Don Ciccio Tomeo dice al Principe di Salina nel Gattopardo: ” Io, Eccellenza, avevo votato no. No, cento volte no. …..in Municipio s’inghiottono la mia opinione, la masticano e  poi la cacano via trasformata come vogliono loro. Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco! …..Il mio no diventa un si. Ero un fedele suddito, sono diventato un borbonico schifoso…”.

Si potrebbe parlare a buon titolo di colonizzazione piuttosto che di unificazione. Il sud fu aggregato al nord suo malgrado, con la forza e con la forza si operò la reazione contro chi non accettava di essere governato da sovrani stranieri, lontano da loro per lingua e per cultura.

Le grandi capitali del Regno divennero lontane provincie di uno stato gretto e razzista. Ora il bel gioco è finito!

Gli stessi che causarono tanta perdita di sangue nostro e loro, sull’onda di un improvviso, anche se faticato benessere, si sentono defraudati dei loro beni, non vogliono spartirli con nessuno.

Come in una commedia, all’italiana, per l’appunto, dopo aver sedotto con la forza (o violentata? ..o stuprata?), la donna, oggetto dei suoi lascivi desideri di piacere, dopo averne goduto la giovinezza, dopo essersi appropriato delle sue ricchezze, ad un certo punto ce ne si stanca. Non la si vuole più, la si vuole rimandare indietro, immemore dei sacrifici, del lavoro fatto insieme, delle difficoltà superate assieme, dei figli avuti in questi anni di sofferta unione

E la si vuole rimandare ai suoi, nuda,  dopo averla depredata delle sue ricchezze, dopo averla ridotta da donna bella e orgogliosa in una timida ed esausta.

Anche in una commedia all’italiana una situazione del genere diventa paradossale. Da commedia, appunto.

Ma la vita è purtroppo una cosa seria. Non possiamo giocare coi Bossi di turno.

Vogliono la separazione, ebbene, che sia!

Venga prima restituito il mal tolto, anche se tante vite, oltre cinquecentomila uccisi e deportati nei dieci anni di lotta al “brigantaggio”, i morti sui confini del nord per difendere soprattutto la “loro” terra, i cinque milioni che emigrarono fra la fine e l’inizio del secolo e le relative rimesse consumate da uno stato sempre più avido e gretto, i milioni di coloni inviati a popolare le terre d’oltremare, non potranno essere più restituite.

Che vengano restituiti, debitamente rivalutati i 443,2 milioni di lire oro che fu il nostro contributo all’unificazione (altri 200 milioni furono rastrellati con la vendita dei beni ex della chiesa), mentre gli altri stati pagarono: Lombardia 8,2 ml, Ducato di Modena 0,4 ml, Parma e Piacenza 1,2 ml, Roma 35,3 ml, Romagna, Marche ed Umbria 55,3 ml, Sardegna 27 ml, Toscana 85,2 ml, Venezia 12,7.

Vengano restituite le nostre opere d’arte confiscate e deportate, appartenente ai Farnese e Borbone e per essi al popolo del sud.

Siamo d’accordo per la separazione,  nel corso della nostra lunga storia siamo stati capaci di affrontare e risolvere situazioni ben più critiche.

Al riparo da uno stato falsamente assistenzialista, sapendo di dover contare sui nostri mezzi, sapremo ribaltare la situazione, e rendere il nostro sud, vera nazione fin dal tempo dei Conti Normanni, nella memoria del suo grande passato, centro dell’antico Mediterraneo, e suo punto di riferimento politico e culturale, ancorchè economico.

30/3/99 [nistri]

Antonio Nicoletta

fonte http://www.adsic.it/2003/11/23/vogliono-la-separazione-ebbene-sia/#more-147

1 Comment

  1. E’ vero, è l’occasione giusta per farlo!!! zero lavoro, tutto fermo, tutti a casa, tremebondi e intenti a scansare chiunque, riscoprendo o sognando la natura…bèh, diciamolo a chiare lettere a Roma, a Mattarella soprattutto che è siculo, a Conte che è abruzzese… e io che sono veneta sono assolutamente d’accordo con voi! penseremo noi tutti a noi stessi e ci relazioneremo dopo con chi vogliamo, scansando Roma che potremmo restituire tranquillamente al Papa… caterina ossi

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