Alta Terra di Lavoro

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L’incendio di Roma e la responsabilità di Nerone

Posted by on Apr 18, 2019

L’incendio di Roma e la responsabilità di Nerone

Nel XV libro degli Annales Tacito descrive l’incendio che scoppiò tra il 18 e il 19 luglio del 64 d. C. a partire dal Circo Massimo e che si diffuse poi per la città provocando migliaia di vittime. Le voci diffuse sostenevano che Nerone «cercasse la gloria di fondare una nuova città». L’imperatore fece allora ricadere la colpa sui cristiani, dando il la alle prime grandi persecuzioni

Nel XV libro degli Annales Tacito descrive l’incendio che scoppiò tra il 18 e il 19 luglio del 64 d. C. a partire dal Circo Massimo e che si diffuse poi per la città provocando migliaia di vittime, distruggendo tre quartieri e danneggiandone altri sette. Solo quattro rimasero intatti. Fu una delle catastrofi peggiori mai accadute a Roma, come Tacito dichiara da subito:

Seguì una catastrofe, per caso o per dolo del principe è incerto (infatti, gli autori tramandano l’uno e l’altro), ma di tutti quelli che sono accaduti all’Urbe per violenza del fuoco il più grave e crudele. Ebbe inizio in quella zona del circo che è contigua ai monti Palatino e Celio dove il fuoco, subito scoppiato attraverso le botteghe artigiane nelle quali vi era merce che la fiamma alimenta, e subito forte e spinto dal vento rapidamente avvolse tutto il perimetro del circo (Annales XV, 38).

Emerge la prassi storiografica di Tacito che tende a riportare tutti i rumores e le voces, quelli più accreditati, ma anche quelli meno credibili. Lo storico sembra non escludere nessuna opinione, anche se la lettura attenta del testo ci fa intuire l’ipotesi più accreditata per lo scrittore. La precisione del racconto specifica i luoghi in cui si è diffuso l’incendio e le ragioni che hanno provocato lo scatenarsi delle fiamme. Il testo latino sottolinea in modo icastico («per violentiam», «corripuit», etc.) la furia devastante dell’incendio.

Brevitas espressiva, estrema sintesi ed inconcinnitas (assenza di armonia ed equilibrio nel periodo)delineano la rapidità della diffusione del fuoco che si espande rapidamente perché i palazzi o i templi non erano delimitati da muri o da recinzioni. Lo storico descrive il panico che si crea in città: una moltitudine di donne atterrite, di vecchi stanchi e di bambini smarriti.

Non c’era scampo per nessuno, perché ovunque si fuggisse si trovavano luoghi «in preda alle fiamme, e anche i posti che credevano lontani risultavano immersi nella stessa rovina». I cittadini scappavano in direzioni diverse, cercavano rifugio nei campi. Molti preferivano morire o perché avevano perso tutti i beni o perché erano ormai scomparsi tutti i cari.

Tacito ci offre a questo punto un indizio sul carattere doloso delle fiamme:

Nessuno osava lottare contro le fiamme per le ripetute minacce di molti che impedivano di spegnerle, e perché altri appiccavano apertamente il fuoco, gridando che questo era l’ordine ricevuto, sia per potere rapinare con maggiore libertà, sia che quell’ordine fosse reale (Annales XV, 38).


L’imperatore non si trovava in quei giorni a Roma, ma ad Anzio, e rientrò nella capitale solo alla notizia che le fiamme si stavano avvicinando alla sua residenza. Il Palazzo imperiale venne distrutto. La lontananza di Nerone potrebbe rappresentare in realtà un alibi costruito ad arte dall’imperatore.

Nerone si mostrò generoso e disponibile ad aiutare la popolazione aprendo il Campo Marzio, i monumenti di Agrippae i suoi giardini per accogliere gli indigenti e i senzacasa. Fece anche costruire delle baracche per ospitare i bisognosi. Dai comuni vicini arrivarono beni di prima necessità. Il prezzo del frumento fu abbassato.

Tacito lascia intendere che l’imperatore abbia volutamente preso provvedimenti favorevoli al popolo per accattivarsi la sua simpatia. L’obiettivo non venne raggiunto perché

era circolata la voce che, nel momento in cui Roma era in preda alle fiamme, Nerone fosse salito sul palcoscenico del Palazzo a cantare la caduta di Troia, raffigurando in quell’antica sciagura il disastro attuale (Annales XV, 39).


L’incendio si protrasse dal 18 fino al 23 luglio quando venne domato alle pendici dell’Esquilino. Ma il giorno dopo scoppiò di nuovo suscitando «commenti ancora più aspri, perché era scoppiato nei giardini Emiliani, proprietà di Tigellino», il famigerato prefetto del pretorio. Le voci diffuse sostenevano che Nerone «cercasse la gloria di fondare una nuova città». Molte opere d’arte e letterarie andarono distrutte nell’incendio. Nerone ne approfittò per costruirsi una dimora, la Domus aurea

in cui destassero meraviglia non tanto le pietre preziose e l’oro, di normale impiego anche prima, in uno sfoggio generalizzato, quanto prati e laghetti e, a imitazione di una natura selvaggia, da una parte boschi, dall’altra distese apriche e vedute panoramiche, il tutto opera di due architetti, Severo e Celere, che avevano avuto l’audacia intellettuale di creare con l’artificio ciò che la natura aveva negato, sperperando le risorse del principe. Avevano, infatti, promesso di scavare un canale navigabile dal lago Averno fino alle foci del Tevere, attraverso spiagge desolate e l’ostacolo dei monti (Annales XV, 42).


Dopo l’incendio si ricorse a riti propiziatori e alla consultazione dei riti sibillini, in seguito alla quale «si tennero pubbliche preghiere a Vulcano, a Cerere e a Proserpina, e cerimonie propiziatorie a Giunone».

Nulla riuscì, però, ad allontanare il sospetto che l’incendio fosse stato comandato. Fu allora, racconta Tacito, che Nerone indicò come colpevoli dell’incendio i cristiani. Iniziarono così le prime grandi persecuzioni.

Svetonio propende per la colpevolezza di Nerone nel De vita Caesarum nel capitolo dedicato all’imperatore in cui scrive che il principe, come infastidito dallo squallore degli edifici e dalla ristrettezza dei vicoli, incendiò la città. Svetonio afferma senza ombra di dubbio che gli incendiari furono i servi di Nerone, che cantava la caduta di Troia addirittura in abiti di scena. Anche Cassio Dione nella Storia di Roma (III secolo), giuntaci solo attraverso epitomi, attribuisce a Nerone la responsabilità dell’incendio.

Giovanni Fighera

fonte http://lanuovabq.it/it/lincendio-di-roma-e-la-responsabilita-di-nerone

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CR7, CRISTIANO RONALDO ENNESIMO RECORD GRAZIE ALLA JUVENTUS

Posted by on Apr 17, 2019

CR7, CRISTIANO RONALDO ENNESIMO RECORD GRAZIE ALLA JUVENTUS

Cristiano Ronaldo campione importante dell’era contemporanea del mondo del calcio che ha inanellato successi importanti personali e di squadra nella sua lunga carriera.

Quest’anno ha raggiunto altri importanti successi e battuto nuovi record grazie anche alla sua nuova squadra, la Juventus, infatti doveva arrivare nella squadra della Gallia Cisalpina per non vincere il pallone d’oro uscire dalla coppa dei campioni ai quarti e guadagnare un importante ingaggio mensile per vincere lo scudetto dove lo hanno vinto Matri, Borriello, Zigoni, De Paoli, Gori, Penzo, Novellini e tantissimi altri calciatori.

Certo qualcuno ti rimprovera la mancata presenza al premio del pallone d’oro e i mancati auguri per la vittoria al tuo ex compagno di squadra Modric ma questo non deve preoccuparti si sa che essere un numero uno non e cosa semplice.

Abbiamo visto rotolarti a terra a Napoli come se ti avessero sparato per ottenere un vantaggio enorme nell’economia della partita ma posso capirti, chi gioca nella Juve queste cose deve impararle a fare perché il risultato è la cosa più importante.

Come bisogna rimproverare chi ha criticato la tua esultanza genitale fatta verso i tifosi dell’atletico a fine partita in risposta a quella di Simeone di qualche giorno prima, ma un condottiero cosi fa.

Certamente essere un numero uno non è cosa semplice e chi come me non lo è mai stato e mai lo sarà non può capirti come non lo ha capito il pediatra ex Presidente dell’ordine dei Medici quando fece notare che affittare gli uteri delle donne per cercare di avere figli a propria immagine somiglianza e quindi dei probabili numeri uno forse non è molto corretto.

Chiudo qui la mia lettera sperando di vederti calcare i campi di gioco ancora per molti anni e ti auguro le migliori fortune perche calciatori come te nella storia non nascono spesso, con affetto e stima.

Claudio Saltarelli

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Annali Civili del Regno delle Due Sicilie: testimoni di civiltà e progresso!

Posted by on Apr 17, 2019

Annali Civili del Regno delle Due Sicilie: testimoni di civiltà e progresso!

Il significato di questa fonte per la ricostruzione storiografica delle vicende del Regno di Ferdinando II (ma anche di quelle precedenti) è immediatamente comprensibile: vi sono, come è noto, illustrati tutti i progressi e le acquisizioni nei campi della scienze sociali, naturali e umane , dalla ricerca, dall’industria, dall’”ingegno” degli abitanti del Regno.

Gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, collocati tra i periodici storici PS I-XII, come patrimonio della Biblioteca dell‟Archivio di Stato di Lecce, costituiscono uno dei più interessanti e pregiati strumenti di indagine bibliografica di questo Istituto. La struttura dell‟opera è impostata secondo una rigida suddivisione in fascicoli („quaderni‟) e volumi ( tomi). Il primo volume di cui la Biblioteca possiede esemplare è il VII, ed il fascicolo è il XIV dell‟anno 1835, ingressato con numero di inventario 1009, anche se l‟effettivo anno di inizio della pubblicazione è il 1833. L‟ultimo fascicolo, il CXXXV del volume CXVIII, relativo a gennaio- febbraio dell‟anno 1860, conclude il disegno dell‟opera, che si completa con un dettagliato Indice generale di CXXII quaderni pubblicati dal 1833 al 1857 .
Le condizioni di vendita e la periodicità dell‟opera sono indicate sulla copertina posteriore di ciascun fascicolo : « ogni due mesi si pubblicherà un fascicolo degli Annali di dodici o più fogli, nella forma dell’in 4°, con ottima carta e nitidi tipi a doppia colonna di stampa, ove il bisogno lo chieggia saranno aggiunte eleganti tavole litografiche o incise in rame. Il costo è di sei ducati » .
Il significato di questa fonte per la ricostruzione storiografica delle vicende del Regno di Ferdinando II (ma anche di quelle precedenti) è immediatamente comprensibile: vi sono, come è noto, illustrati tutti i progressi e le acquisizioni nei campi della scienze sociali, naturali e umane , dalla ricerca, dall’industria, dall’”ingegno” degli abitanti del Regno, e che fossero considerati degni, è detto consapevolmente nelle presentazioni al primo fascicolo.

Leggendo le pagine introduttive e di presentazione all’opera è il riferimento continuo che vi si fa a quel “principio di cittadinanza”, cioè il sentimento condiviso dai cittadini di esser parte di un preciso e responsabile soggetto storico, dotato di personalità e di compiti: il Regno. Un “nome dello stato” che fosse catalizzatore delle istanze dei singoli, nella consapevolezza del dovere generale di farsi carico dei propri destini: questo punto centrale per la comprensione del significato storico, in uno sguardo prospettico sul passato, del Regno delle Due Sicilie.

Emanuele Taddei, chierico regolare delle Scuole Pie, negli anni borbonici assumerà la direzione degli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie” promossi da Nicola Santangelo, influente ministro degli Affari Interni del Regno, per il quale la “ignavia era giunta al segno che spesso noi siamo istruiti delle nostre cose da autori stranieri”.
I contributi testimoniano la vita amministrativa, sociale, culturale ed economica degli anni di regno borbonico. Vi scrissero, tra quelli, Melchiorre Delfico, Leopoldo Pilla, Gabriele Costa, Arcangelo Scacchi, Emanuele Taddei, Cesare Malpica, Giuseppe Nicolini, Bernardo Quaranta, Teodoro Monticelli. Nicola Santangelo. Raffaele Liberatore redasse descrizioni di alcune opere d’arte conservate nel R. Museo Borbonico e collaborò, con una copiosa serie di articoli su vari argomenti (economia del Regno, divulgazione scientifica, arte), agli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, diretti dal Taddei, dopo la sua morte, avvenuta a Napoli nel 1839, successe nel suo ruolo.

La sospensione del periodico, sopraggiunta con gli avvenimenti del 1848, riprende nel 1852 che presenta in apertura del fascicolo, il « Rapporto presentato al Re… da Salvatore Murena, Direttore del Ministero dell‟Interno », per celebrare i fasti di questo regno e delle sua attività anche quella informativa e divulgativa svolta dal periodico “ opera …che faceva testimonianza allo universale del felice progresso delle scienze e delle arti della pace, fiorenti sotto il paterno Scettro del miglior dei Monarchi.. fu condannata al silenzio entro i vortici della infausta epoca del 1848… si voleva col tacere degli Annali Civili sperdere fin la memoria del posto elevato che le popolazioni delle Due Sicilie occupavan nel mondo scientifico ed industriale..”. A quanti considerarono i borboni « ritardatori nella via degl’immegliamenti artistici ed industriali…», essi affidarono in « pubbliche pagine le memorie, i fatti divulgati coi’ tipi, vuoi ad utilità vuoi a diletto dell’universale, che ne dessero le scienze e le lettere, le arti e le industrie, i lontani commerci e e le faticose peregrinazioni. Così nacquero nel trentesimo terzo anno di questo secolo gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, e non mancarono se non quando, nello svolgimento di tutta Europa… ma ritornata la calma in queste belle contrade, comandò che quegli Annali interrotti.. ricomparissero con maggior lustro… 3 settembre 1852.) .

(Fonte: www.archiviodistatolecce.beniculturali.it/)

fonte https://luciadimauro.altervista.org/annali-civili-del-regno-delle-due-sicilie-nellarchivio-di-stato-leccese/?fbclid=IwAR2Kce795nIHVH_oIEaByYEnJQmtPDUX1NjXkEIhXINtTB7xYLN8-5u062g

Lucia Di Mauro

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