Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

“Voci, Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro”

Posted by on Mar 26, 2019

“Voci, Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro”

     Il Circolo di San Michele Arcangelo in collaborazione con l’ ”Ass. Id. Alta Terra di Lavoro” e l’associazione culturale “L’Albero di Holda”  organizza presso la sede del Circolo sito a Gallo, frazione di Roccamonfina, il giorno 30 marzo 2019 alle ore 17:30, la rappresentazione teatrale, un inedito e per la prima volta in provincia di Caserta , “Voci, Suoni e Canti di Briganti in Terra di Lavoro”.

     Con l’avvento dell’illuminismo e del razionalismo l’uomo cerca di spiegare e interpretare la realtà e se stesso attraverso la ragione e il pensiero con il solo risultato di aver portato la mente umana in un labirinto senza via d’uscita e con il decadimento dell’ uomo inversamente proporzionale allo progresso tecnologico e scientifico, i protagonisti dello spettacolo hanno l’ardire e la presunzione di cavalcare il tentativo di Ovidio nella “Metamorfosi” di indagare la realtà e di spiegarla attraverso il mito.

     La nostra terra, la Terra di Lavoro che è la provincia più antica d’Italia e forse d’Europa, che nel Regno di Napoli ha raggiunto il suo massimo splendore, dove nasce prima il Mito e poi la storia, che durante la nascita dell’Unità d’Italia e dell’invasione dell’esercito giacobino Francese nel 1799 ha visto come protagonisti personaggi che la vulgata dominante ha etichettato, in senso dispregiativo, come Briganti ma che in realtà sono stati soltanto degli insorgenti che hanno difeso le proprie radici, la propria identità e la propria storia fino ad arrivare all’estreme conseguenze.

     Verranno narrate le gesta di Fra’ Diavolo, Berardo Tancredi, Cosimo Giordano, Rosa Antonucci, Michelina Di Cesare e Domenico Fuoco che a differenza dei personaggi Omerici non sono di fantasia ma sono realmente esistiti, divenuti eroi per come hanno vissuto e dei Miti per come sono morti. L’unico personaggio di fantasia è “Marietta” che è comunque esistita in quegli anni tragici nelle donne del circondario di Sessa e delle terre molisane che cercavano di salvarsi dalla violenza degli “scauzacani” piemontesi.

     Tra i protagonisti dello spettacolo ci sarà il gruppo musicale popolare “La Controra”  di Loredana Terrezza e Silvano Boschin che con un repertorio di più di 500 brani di musica tradizionale calcano le scene di tutta Italia da più di 20 anni.

     La voce narrante maschile sarà quella di Raimondo Rotondi che reciterà testi scritti dall’ Ass. Id. Alta Terra di Lavoro e da lui liberamente tradotti in lingua Laborina, lingua che si parla in Terra di Lavoro. Si ricorda che la Terra di Lavoro iniziava a Sora e terminava a Nola.

     La voce narrante femminile sarà quella di Loredana Terrezza che reciterà anch’ella in lingua Laborina testi scritti dall’ Ass. Id. Alta Terra di Lavoro e sempre liberamente tradotti da Raimondo Rotondi.

     Ci saranno come ospiti d’onore alla recitazione, Elena Sorgente da Cellole e Cinzia Zomparelli da Cassino e come musicista Francesco Smirne 

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Tutto cominciò da 7 giovani nobili (Il Pio Monte di Pietà)

Posted by on Mar 26, 2019

Tutto cominciò da 7 giovani nobili (Il Pio Monte di Pietà)

A chi cammina oggi per via Duomo, non sfuggirà agli occhi la stupenda facciata della chiesa Madre di Napoli anche se la ristrettezza della strada non da modo di posizionarsi in maniera ottimale.

Nominata “cardo maior” , cioè il più lungo e grande degli antichi cardini cittadini, incrociando i tre Decumani principali: il Decumano maggiore, quello superiore (Via dell’Anticaglia) e quello inferiore (Spaccanapoli.), via Duomo non ha avuto da sempre le odierne dimensioni che invece si ritrova soltanto in epoca recente.

Prima era un comune vicolo chiamato vico del Tarì oppure vico del pozzo bianco che andava da via Foria fino al decumano superiore, via dell’Anticaglia; da qui definito  vico Gurgite fino al Duomo. Nel Medioevo veniva chiamata vicus radii solis (cioè strada del raggio di sole) in onore di Apollo che sotto la basilica di Santa Restituta aveva il proprio tempio.

Solo in età borbonica si progettò l’allargamento del vecchio cardine per creare un diretto collegamento nord-sud tra via Foria e via Marina.

Al contrario, la Chiesa Madre di san Gennaro, è presente dal XIII secolo, cioè circa mezzo millennio prima che via Duomo diventasse quello che è adesso.

Infatti in un periodo medievale, il suo ingresso principale era laterale e affacciava, a quei tempi, nel centro della Napoli antica e i fedeli sciamavano per lo più dai vicoli di Forcella.

Sul fianco inferiore della chiesa dove vi era questo ingresso, esiste Piazza Sisto Riario Sforza sin dal xv secolo e, fino all’allargamento ottocentesco di via Duomo, è stato l’ingresso della Cattedrale.

In Piazza Sisto Riario Sforza che si svolgevano i festeggiamenti in onore di San Gennaro ed è qui che la Deputazione del Tesoro di San Gennaro, per tener fede al voto fatto dai napoletani in segno di ringraziamento per lo

scampato pericolo durante l’eruzione del Vesuvio del 1631, decide di collocare la guglia di San Gennaro, la più antica della città.

L’ultima volta che l’ingresso era stato accessibile risale al dopoguerra, poi fu definitivamente chiuso fino a recenti progetti che vorrebbero ridare all’antico ingresso la giusta dignità.

Questa lunga prefazione mi è servita per meglio far conoscere l’ ubicazione di una nobilissima istituzione che non ha precedenti.

Nella piazza anzidetta affaccia la sede secolare del Pio Monte della Misericordia, nata come istituzione benefica , tra le più antiche e attive della città.

Al suo interno ospita una chiesa seicentesca dov’è conservata la tela delle Sette opere di Misericordia del Caravaggio, tra le più importanti pitture del Seicento.

Piu volte ho cercato di conoscere la storia di questa nobilissima istituzione ma tutte le volte che leggevo mi disperdevo nelle illustrazioni e spiegazioni delle decine di opere inestimabili presenti nel plesso.

Piu volte ho cercato di conoscere la storia di questa nobilissima istituzione ma tutte le volte che leggevo mi disperdevo nelle illustrazioni e spiegazioni delle decine di opere inestimabili presenti nel plesso.

Non me ne vogliano gli amanti dell’arte pura ma per venirne a capo ho dovuto omettere tutte le notizie relative ad esse, ma credo che solo cosi in molti finalmente riusciranno a seguirne la storia.

Nato per volontà di un gruppo di sette giovani nobili i quali, a partire dal 1601, erano soliti riunirsi tutti i venerdì all’ospedale degli Incurabili per mettere in atto a loro spese un programma di opere assistenziali che avevano l’obiettivo di dare cibo agli ammalati.

Con il tempo le opere caritatevoli aumentarono fino ad accumulare anche un cospicuo capitale a fondo benefico, che ammontava a 6.328 ducati, da destinare ai non abbienti.

Nel 1602 fu fondato per questi motivi il Pio Monte della Misericordia, ente istituzionale che si occupò da quel momento di far convergere le risorse e di organizzare le attività benefiche, che consistevano in quel momento nel soccorrere gli indigenti, assistere gli infermi, riscattare gli schiavi cristiani dagli infedeli, assistere i carcerati, liberare i detenuti per debiti e dare alloggio ai pellegrini.

In seguito la gestione fu garantita attraverso la rotazione semestrale di sette governatori impegnati nelle diverse opere, al fine di assicurare la massima correttezza nell’uso dei fondi benefici.

Secondo un meccanismo di rotazione semestrale ben definito accadeva che ognuno dei governatori eletti ruotasse di volta in volta per assumere alla fine tutte e sette le attività previste: al primo eletto veniva affidato il compito di visitare gli infermi, dopo sei mesi passava all’attività di seppellire i morti, poi a quella di visitare i carcerati, poi di redimere i prigionieri, di soccorrere i poveri vergognosi, di dare alloggio ai pellegrini e infine, l’ultima carica prevista, di gestire il fondo capitale del Pio Monte.

I sette governatori provenivano dalla nobiltà napoletana ed erano di età superiore ai 25 anni; venivano inoltre eletti ogni tre anni e mezzo.

In un primo momento la sede dell’istituzione fu in una piccola chiesa costruita tra il 1607 e il 1621 da Giovan Giacomo di Conforto, che per il progetto fu pagato 25 ducati.

Nel 1653 la chiesa dell’edificio fu demolita per essere ricostruita integralmente e dal 1658 al 1678 il complesso fu riorganizzato in uno stabile più grande, grazie anche all’acquisto di circa 10 costruzioni limitrofi, in quanto quello precedente divenne insufficiente per le cresciute esigenze dell’ente.

Della prima chiesa non si ha alcuna testimonianza dalla quale è possibile carpire quale fosse la sua forma e architettura, tuttavia grazie alla mappa della città di Alessandro Baratta della metà del XVII secolo si evince che questa avesse forma considerevolmente più ridotta rispetto all’attuale.

Nel 2005 per l’esistenza all’interno, delle innumerevoli opere,viene musealizzato l’intero complesso creando un circuito nel quale entrano a farne parte sia la chiesa che le sale del primo piano del palazzo organizzate per l’esposizione di alcuni documenti d’archivio che la collezione pittorica della fondazione.

Tutt’oggi il Pio Monte della Misericordia presta la sua opera di beneficenza per una serie di istituzioni locali; la chiesa è inoltre ancora consacrata.

(Nelle immagini allegate anche un ritaglio della veduta Baratta del 1628 in cui si mostra l’ingresso laterale del Duomo e senza la guglia di San Gennaro che arrivera solo nel 1631)

fonte http://napolineiparticolari.altervista.org/tutto-comincio-da-7-giovani-nobili/?fbclid=IwAR0vzvnal9G05QVEiBP0xxwxemLIFsmS1E_wUu85EJ56QuW8wtXvWInKCfg

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GENOVA 1834, IL PRIMO FALLIMENTO INSURREZIONALE DELL’EROE GARIBALDI

Posted by on Mar 26, 2019

GENOVA 1834, IL PRIMO FALLIMENTO INSURREZIONALE DELL’EROE GARIBALDI

L’insurrezione in SAVOIA era fallita.Il piano ordito da MAZZINI ,che vedeva insorgere anche GENOVA grazie a G. ed i marinai convinti e coinvolti da quest’ultimo,era dunque,anch’esso fallito. La rivolta genovese, che doveva scoccare insieme all’invasione della SAVOIA, prevedeva di impadronirsi dell’arsenale militare ,di occupare la caserma dei CARABINIERI in Piazza SARZANO, e di requisire alcuni bastimenti ormeggiati nel porto.
Come sappiamo il 3 febbraio 1834, mentre RAMORINO aspettava la riunione delle colonne di rivoltosi a SAINT-JULIEN, G.,che attendeva l’invasione della SAVOIA per insorgere, fu trasferito dalla nave EURIDICE alla Nave CONTE DES GENEYS che stava per togliere gli ormeggi. Fremente, il 4 febbraio, insieme all’amico MUTRU,riuscì a scendere a terra da questa,con la scusa che entrambi avevano bisogno di una visita medica per curarsi la loro malattia venerea.
La verità e che dovevano capeggiare la rivolta.
MUTRU e G. vagano per GENOVA convinti di trovare i rivoltosi già radunati e pronti alla tenzone.
Ma di loro nessuna traccia.
Corsero in Piazza S.GIORGIO ed in Piazza SARZANO ma non trovarono nessuno.
Dopo ore ,in Piazza FONTANE MAROSE, invece, trovarono ,finalmente,centinaia di “rivoluzionari” rifugiatesi nelle taverne del luogo ,non con le armi in pugno ma con il bicchiere di vino in mano. Come si suol dire dalle parti nostre, questo atteso evento rivoluzionario che doveva scuotere uomini e coscienze ..” ERA FINITO A TARALLUCCI E VINO “.
I mazziniani genovesi, ed i soldati sardi comprati da G. con i soldi della GIOVANE ITALIA, alla pugna avevano preferito salsicce e friarielli.
G. capì subito che la rivolta era finita prima di cominciare.Decise subito di non tornare più sulla nave , temendo di essere arrestato, visto che ormai le voci di sommossa erano giunte alle orecchie della polizia Sabauda.
Ritornò a Piazza SARZANO nella vana ed ultima speranza di trovare qualche sodale ma ,ivi giunto, trovò solo gendarmi piemontesi in armi. Per non farsi scorgere si nascose in un negozio di frutta e verdura di tal NATALINA POZZO ( su questo dato è sorto un giallo storico che poi sveleremo) ove ebbe ospitalità. Da qui ne esce di buon mattino ,vestendo i panni di contadino ,per mescolarsi tra la gente del porto nel tentativo di non farsi prendere sai Piemontesi.
Ormai ,per la Marina Sarda era diventato un DISERTORE. Ed il disertore Garibaldi , non sapendo più cosa fare, si incammina sui monti di SESTRi per raggiungere la propria casa a NIZZA.( nella foto :Garibaldi in fuga verso Nizza sui monti di Sestri)

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