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1799, PRIMI TRE GIORNI DI RIVOLUZIONE NAPOLETANA A MOLFETTA

Posted by on Lug 31, 2017

1799, PRIMI TRE GIORNI DI RIVOLUZIONE NAPOLETANA A MOLFETTA

Nel pomeriggio di lunedì 4 febbraio 1799,penultimo giorno di carnevale e due giorni dopo l’uscita a Napoli del primo numero del “Monitore Repubblicano” di Eleonora de Fonseca Pimentel, i repubblicani di Molfetta si incontrarono con i commissari inviati dalla Repubblica Partenopea:

Francesco Ruggieri, prete di Mola, il nipote omonimo e tale Domenico Bergero, sedicente francese ma di Ancona. Erano agenti incaricati di far opera di incentivazione rivoluzionaria, e nei giorni precedenti si erano fatti accompagnare a Trani e a Ruvo dal barone di Bari Pompeo Bonazzi, estensore del proclama della Repubblica inviato nel capoluogo pugliese. I tre sindaci di Molfetta don Vincenzo Sigismondo, don Matteo Fiore e Giovanni de Candia, furono colpiti dall’abbigliamento trasandato degli incaricati e per la mancanza di seguito. Non furono persuasi che gente così malconcia potesse aver poteri commissariali e non vollero incontrarli. Il popolo pensò che i tre inviati potessero imporre leggi rivoluzionarie,cominciò a tumultuare e furono tirate sassate. I tre così fuggirono ma in città la rivolta contro i giacobini era iniziata.Il giorno dopo, distrutto il tricolore repubblicano ed issata di nuovo la bandiera borbonica al porto,fu assalito il monastero dei Domenicani, ricco di rendite, accusati di essere contro la monarchia e di sfruttare il popolo. Furono uccisi due frati. Il movente dell’assalto fu in realtà l’odio della plebe verso i ricchi, i nobili o ecclesiastici o benestanti che fossero.Il popolo eccitato fu guidato dai seguenti arruffapopolo: Donato Sisto e Sergio de Fazio (funai),Maurangelo De Gioia, Leonardo Antico e Pasquale Minutillo (marinai),Paolo Pappagallo (contadino),Domenico Valente (bottaio).I primi due frati furono sgozzati nei deambulatori. Il terzo, Fra Michele Tarallo di Terlizzi, trascinato fino al borgo, fu linciato tra la chiesa del Purgatorio e il palazzo del marchese don Carlo Tortora,ufficiale doganale tesoriere, grande capo della jacquerie antirepubblicana e borbonica di Molfetta.Il 6 febbraio uno sconvolto vescovo Antonucci, per riparare alle stragi di poche ore prima, ordina una processione che porti il busto argenteo di San Corrado di Baviera sino al santuario della Madonna dei Martiri. Ma proprio davanti all’ancora insanguinato monastero di San Domenico, con la processione in corso,riprendono i saccheggi e a sera vengono ritrovati i tre emissari repubblicani inviati da Napoli, che si erano nascosti in casa di Ignazio Minervini,dove banchettavano in compagnia di altri repubblicani e giovani donne. Essi vengono trascinati alla berlina per il paese e trucidati davanti al sagrato della cattedrale dell’Assunta. Il terzo, Francesco Ruggieri, noto come “il prete di Mola”, cerca inutilmente scampo proprio in cattedrale. Raggiunto dal gruppo più accanito di rivoltosi, viene sgozzato innanzi alla Cappella del Santissimo Crocifisso,sotto la pila dell’acqua benedetta. Il 7 febbraio, i nobili si chiudono nei loro palazzi. I tre sindaci danno i poteri ai popolani monarchici per “pubblica tranquillità e per custodia di Molfetta”. A spese dell’erario si assoldarono circa mille miliziani,si chiusero le quattro porte della città e si suonarono a martello tutte le campane delle chiese. Di notte i punti nevralgici della città erano rischiarati da falò e i quadri dei regnanti Ferdinando e Carolina, erano esposti al pergamo esterno di Santo Stefano. Ogni sera venivano onorati con “illuminazioni di cera”.
Il cardinale Ruffo, in quei giorni, si trovava ad organizzare la riconquista del Regno a Messina.


Da MOLFETTA 1799-Gentiluomini e popolani, giacobini e realisti, sangue e tumulti in un comune pugliese di fine Settecento.Edizioni Mezzina Molfetta (1994).

pubblicato da

Antonio Luca Sette

segnalato da

Liliana Isabella Surabhi Stea

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