Principali versioni della Chanson d’Aspremont

Giuseppe Gangemi
Non esiste una sola versione dellaChanson d’Aspremont. Per il semplice fatto che ha avuto un grande successo ed è stata pubblicata per secoli, con varianti più o meno ampie e con mutamenti linguistici che aggiornano la lingua o cambiano dialetto normanno per essere più comprensibili alla popolazione del Regno in cui viene cantata.
Questo per limitarsi alle sole versioni in lingua normanna dei secoli XII-XIV. Ancore maggiore appaiono le differenze introdotte nei secoli, se si confrontano le versioni normanne con quelle in volgare italiano a partire dalla seconda metà del XIV secolo quando laChansondiventa Cantare o Canzone, quando viene introdotto un nuovo personaggio destinato ad avere una grande influenza sulla letteratura italiana: Galiziella, figlia dell’imperatore saraceno, diventa, nelle opere di Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, Bradamante, guerriera cristiana sorella di Rinaldo e cugina di Orlando; diventa, con Torquato Tasso, Clorinda, figlia albina e con capelli biondi del re di Etiopia, che diventa una temutissima guerriera saracena che, alla fine muore in un duello con l’eroe cristiano Tancredi. Particolare non di poco conto, Tancredi ha visto, una volta, il viso scoperto di Clorinda e se ne è innamorato. Ma nessuno sa che Clorinda è una guerriera. Tutti pensano che sia un guerriero saraceno di nobile lignaggio e Clorinda non vuole svelare il segreto. Per questo, Tancredi accetta il duello con lei e si dispera vedendo, alla fine, il suo viso moribondo.
La storia dellaChansonè stata molto importante nel tempo ed è, o dovrebbe essere, una questione d’orgoglio per il Regno di Sicilia, poi storicamente evolutosi nel Regno delle Due Sicilie. Non sorprenda il fatto che si parla solo di quanto successo nella attuale per la provincia di Reggio, perché, per i Normanni, quel territorio era stato il germe fondativo del loro Regno e della loro ascesa al fasto della corona imperiale (con Federico II, lo stupor mundi), dato che la prima capitale della contea normanna era Mileto. Inoltre, laChansondescrive il culmine della guerra, durata secoli, di resistenza ai Saraceni e il fulcro di questa resistenza è stata la montagna sacra d’Aspromonte (a causa di un importante santuario ivi fondato, in seguito al ritrovamento, per opera di un bue e di un pastorello, di una Croce-Spada).
Nei primi due secoli, quando laChansonveniva scritta e recitata in normanno, il nome di Chanson d’Aspremont se lo è conquistato con fatica e non lo ha più perso nel periodo in cui ha contribuito a diffondere la nuova lingua della penisola, il volgare utilizzato da Dante, Petrarca e Boccaccio e criticato come “lingua dei ciabattini” dai difensori intransigenti del latino, unica lingua colta del tempo (il latino sarà la lingua accademica per eccellenza fino al XVIII secolo). Con lo stile epico cavalleresco della poesia italiana dell’Umanesimo e del Rinascimento, non viaggia più il nome dell’Aspromonte e di Risa, ma viaggia il personaggio più originale costruito nella versione in lingua italiana deiCantario dellaCanzone d’Aspromonte.
Ora, dato che il volgare dei primi secoli è più un fatto Toscano che Calabrese, questo può far pensare che Galiziella non abbia molto a che vedere con la Calabria. Ed invece non è vero e cercherò di spiegarlo servendosi di alcune considerazioni fatte da De Mandach i cui contributi alla comprensione e divulgazione dellaChansonnon sono secondi a nessuno.
De Mandach comincia il sostenere che esistono numerosi paralleli “tra laChanson d’Aspremonte il dittico letterarioIpomedoneProtheselaus, sia dal punto di vista del contenuto che dello stile” (De Mandach 1980, 19). Inoltre, individua “numerosi paralleli tra laChanson d’Aspremonte il dittico letterarioIpomedoneProtheselaus, sia dal punto di vista del contenuto che del stile. Un esame approfondito di diversi passaggi sembra indicare che l’Aspremontcostituisce eventualmente il modello di un dittico” (De Mandach 1980, 19), cioè che l’Aspremont è stato pubblicato prima del dittico.
E siccome di Ipomédon si dice che si conosce solo il termine a quo della sua pubblicazione (il 1174), De Mandach dimostra che il termine ad quem può essere spostato al 1190, data in cui Gilbert Fiz Baderon, cui Hue de Rotheland dedica il poema, diventa quarto signore (barone) di Nomouth. E così i conti tornano: l’Aspremontè stato pubblicato nel 1190 e ha influenzato Ipomedon e Protheselaus che sono stati pubblicati dopo. Volendo procedere sugli argomenti di De Mandach, mi limito a un accenno a un’ipotesi alternativa sulla data di pubblicazione di Aspremont: nel 1979, con argomenti molto convincenti, Wolfgang G. van Emden sostiene che nellaChansonc’è tanto ottimismo che non è immaginabile che sia stata scritta dopo il 1187, anno della perdita di Gerusalemme che viene conquistata da Saladino. Con la perdita di Gerusalemme, infatti, tra i Cristiani si diffonde un trauma così intenso che ne muore di crepacuore persino il Papa, Urbano III. Van Emden sostiene che laChansonsia stata pubblicata prima del 1187. Tuttavia, egli non fa alcuna ipotesi relativa all’occasione per la quale è stata composta, e alla data esatta.
De Mandach prosegue avvertendo ancora che “L’Aspremont ci presenta due Saraceni dai nomi greci:PantaliseCalides. NelProtheselausappariva ugualmente un personaggio chiamatoPantalis; inoltre, noi vi abbiamo scoperto unEnCalides” (De Mandach 1980, 20) e anche altri nomi sono simili. Quindi, sostiene che “non solamente l’Aspremont, ma anche il dittico letterario su Ipomedon e suo figlio Protheselaus, caratterizzano l’Italia” (De Mandach 1980, 21).
Insomma, i problemi aperti dalla ricerca sono tanti e richiedono lo studio da differenti punti di vista: 1) il confronto tra i manoscritti e, soprattutto, il passaggio dalla prima versione dellaChansondi 6.107 versi alle versioni successive di 11/12mila versi e le narrazioni che vengono aggiunte (nuovi episodi e piccole parti per personaggi minori). È il lavoro che stanno facendo nove università europee: Bruxelles, Basilicata, Bologna, Chieti, Liège, Namur, Napoli Orientale, Napoli Federico II, Parma;
2) il confronto tra i manoscritti coevi e nella stessa lingua. È il lavoro che sta facendo l’Università di Padova con il progettoDigital Repertory of Medieval Franco-Italian Literatureche è finalizzato a mettere in relazione le versioni franco-italiane dellaChansoncon tutti gli altri testi medievali in lingua franco-italiana. Sarebbe anche importante studiare laChansonin rapporto alle altre opere che siano ambientate in Calabria, per esempio quelle consigliate da De Mandach:IpomédoneProtheselaus;
3) l’immagine della Calabria in Europa, quella esistita almeno fino al 1620, ultima data di stampa di una nuova versione dellaChanson. Immagine purtroppo ormai abbandonata e dimenticata.


