Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Bergamo di Alfredo Saccoccio

Posted by on Gen 31, 2018

Bergamo di Alfredo Saccoccio

Ricordandosi di Giono, non si intraprende il viaggio italiano per conoscere il Paese, ma “per essere felice”. Per vivere, alcune ore, per alcuni giorni, alla maniera degli italiani, esperti in qualità di vita urbana. Jean Giono, che aveva fatto attraversare al suo seducente “Ussaro” la Provenza in preda al colera e che pensava, con “Le Bonheur fou”, di ricondurlo in Italia, aveva intrapreso, nel 1951, un’individuazione per il suo eroe, Angelo. Lo scrittore di Manosque, nelle Basses-Alpes, a cui non piaceva niente, tanto da gingillarsi in immaginazione, s’era deciso a caricare la moglie Elise e un paio di amici nella quattro cavalli decappottabile e a passare le Alpi.

L’avventura darà il saporoso “Viaggio in Italia” , per le edizioni Gallimard, che manca, secondo il suo autore, di “descrizioni di paesaggi alla Chateaubriand”, ma in cui la vita e i caratteri sono divorati con l’appetito del conoscitore rapito, andato in sollucchero per la possibilità di incontrare nella strada personaggi da romanzo. Abbagliato da Torino, nauseato da Milano e del duomo, Giomo arriva, la sera, ai piedi di Bergamo, che gli sembra, di colpo, fatta per il suo ussaro. “Vedo benissimo che cosa può fare il mio Angelo in una città di questo genere”.

Le strade strette della “città alta”, i tetti che quasi si toccano, i segreti serrati dietro pesanti porte, ecco tutto il riserbo altero di una piazzaforte che avrebbe avuto del tempo per continuare oggi a vivere della sua buona fortuna. In tutta discrezione, come piaceva fare, al ritorno di tale o talaltra tournée all’estero, al direttore d’orchestra Giancarlo Gavazzeni, che viveva in una dimora nobile, sentinella del panorama, ricordandosi, dall’alto della sua vecchiézza, del suo caro Debussy, con la sua “Suite bergamasque”, o di Fauré, che riprende, dopo Verlaine, “Masques et bergamasques”, quelle rima intrigante che il caso ha posto tra Arlecchino, maschera inventata qui,, e una danza in voga nel secolo di Watteau.

    Del salato e dello zuccherato

Essere solo con una città, essere preso al gioco dell’urbanità offerta: divenire, per alcune ore, bergamasco, addormentarsi nella “città alta”, con il rumore di una fontana. risvegliarsi con la prima messa a San Pancrazio e ai primi colpi di martello dei muratori. Andare a prendere un caffè alla pasticceria Cavour, dove l’arredamento del XVIII secolo è tanto fresco quanto i Filemone e Bauci del 1995, nel fulgore dei loro vent’anni. Lui, l’artista in livrea bianca, virtuoso della macchina da caffè espresso, lei, tutta sorridente alla cassa, gonna corta e capelli lunghi. Vi si incontrerà il falegname vicino o gli impiegati in blusa, venuti dall’altra bottega da buongustai, proprio di fronte, la Salumeria Mangili (prosciutti,, vini e formaggi), dove si tenta il sottile dialogo del salato e dello zuccherato.

Ancora alcuni passi e si potranno comprare i giornali attendendo l’apertura della biblioteca comunale, alle ore 8,30, anche il sabato, un segno in più della serietà di questa città, che ama il lavoro e il lavoro ben fatto. In poche strade e su di un territorio così strettamente avviticchiato dalla muraglia, il pedone, che è sbarcato dalla funicolare su di una piazzetta triangolare e in pendenza,, si meraviglia di trovare, all’interno di questa città alta, tante prospettive inattese, tanti angoli imprevisti, una geometria nello spazio, come una damiera scompigliata dal rilievo, dove i costruttori hanno preso cura di porre dei capisaldi, come quelle torri in pietra a secco (52 metri di altezza, all’angolo della via Gombito), che hanno la virtù di accalappiare la luce dell sera e di farla discendere. come una saetta, fino al selciato oscuro della viuzza.

  Vivere al proprio ritmo

Una città chiusa intrattiene con la luce dei rapporti sapienti. Così la biblioteca, tutta colonne e marmo bianco, tiene il lato soleggiato (i gradini sono come dei banchi per gli studenti) della Piazza Vecchia, ove si penetra di sbieco o di fianco. Brillante “collage” d’epoche differenti, essa ha il buon gusto di mascherare in parte, con il medioevale Palazzo della Ragione (la giustizia), le stravaganze decorative di Santa Maria Maggiore e della cappella dedicata al condottiero Bartolomeo Colleoni, costruita dall’Amadeo ed affrescata da Giambattista Tiepolo. Al centro, una modesta fontana, laddove, ce lo racconta il pittore Mario Donizetti, avrebbe potuto innalzarsi la monumentale statua equestre del Condottiero, fatta da Andrea Verrocchio, che è restata a Venezia, al campo dei SS. Giovanni e Paolo, “perché i Bergamaschi, con il loro senso della misura e dell’armonia, ebbero la presenza di spirito di rifiutare il regalo dei Veneziani”.

“Duro al lavoro, egli (Mario Donizetti) non si lamenta mai, precisa, dal canto suo, Arturo Rota, giovane dottore in teologia riconvertito nell’editoria e collaboratore del critico gastronomico Veronelli, che ha classificato Bergamo fra le migliori tappe per buongustai del Paese. Egli è generoso, senza farlo con ostentazione. Ha poca disposizione per il turismo, non si dà da fare per piacere ad ogni costo, ma rispetta il viaggiatore, da cui si aspetta, in compenso, lo stesso rispetto”. Incoraggiata dall’architettura austera della città, questa attitudine sobria rende allo straniero la sua libertà ed accentua la sua illusione d’essere “adottato” da una città che continua a vivere al suo ritmo. E di vivere bene, se si crede alla classificazione ai primissimi posti per tutta l’Italia, che riesce ad ottenere nell’inchiesta annuale di un istituto di studi socio-politici, il Censis. Tutto dipende evidentemente dalla scelta dei criteri, perché, invece, la provincia, di solito, non ha una classifcazione molto buona, a causa, soprattutto, del prezzo elevato degli alloggi.

Bergamo è una città ricca, dove l’attività industriale è molto diversificata: cotonnine e seterie per tradizione (perciò il gemellaggio con Mulhouse), ma anche elettronica e arti grafiche, informatica e siderurgia. Più di 60.000 imprese, piccole e medie, nella provincia. Perciò un tasso di disoccupazione molto basso, il 4%, in luogo del 14% in scala nazionale.

Impegno e solidarietà, ma anche tolleranza ed apertura. E sempre quella fierezza d’appartenere ad una città felice, dove si va ancora al cinema e molto a teatro e dove un industriale ha potuto, l’indomani dell’annuncio della creazione del Museo d’arte moderna, proporre al responsabile “1 miliardo di lire per il vostro progetto”, precisando che desiderava di rimanere anonimo. Una città discreta sulla sua potenza, ma gelosa della sua aura.

Madonne e disegno

Quello che la Pinacoteca Brera di Milano non ha saputo fare in circa cinquant’anni, la città di Bergamo è riuscita a farlo: creare una galleria pubblica d’arte moderna. Silvio Fagone, suo direttore, e Carlo Salvioni, assessore comunale alla cultura, inauguravano, il 19 febbraio 1995, una mostra su due creatori milanesi, Joe Colombo, celebre negli anni ‘6 scomparso all’età di quiarant’anni, ma anche jazzman a tempo perso, e suo fratello Gianni, che si distinse nell’arte cinetica e nelle ricerche su “lo spazio elastico”. I due Colombo sono riuniti nella nuova galleria d’arte moderna, di fronte all’Accademia Carrara, che, con 1400 quadri, si piazza al terzo posto dei musei del Paese per il Rinascimento.

Per andarvi. Bergamo è a mezz’ora d’autostrada dall’aeroporto di Milano, in direzione di Venezia. La città può contare su parecchi ristoranti, molto ben apprezzati: “Da Vittorio”, viale Papa Giovanni XXIII (nella città bassa), “Alla Nicchia” (nuova cucina abbastanza compassata), nella città alta, e la   “Taverna   Del Colleoni”, in Piazza Vecchia, che hanno ottenuto tre stelle nella guida Veronelli della gastronomia italiana (17 euro, Veronelli Editore, via Sudorno, 44, 24129 Bergamo). Ci sono pochissimi alberghi nella città alta, ma val la pena di tentare la sorte: all’ “Agnello d’Oro”, in via Gombito… camere a più di 50 euro o all’ “Albergo del Sol”. Per la quiete e per una veduta molto sgombra, scegliere la collina di San Vigilio, che strapiomba sulla città chiusa (accesso tramite una strada scoscesa o attraverso la funicolare: ristorante ed albergo San Vigilio (solo 7 camere, a 70 euro). A Bergamo, da visitare la già citata Accademia Carrara, che non è solo ricchissima (madonne di Bellini, opere di Botticelli, Mantegna, Carpaccio, Lorenzo Lotto), ma, fatto molto raro in Italia, è aperta il mattino e il pomeriggio. Si visitano anche il Duomo di Santa Maria Maggiore, la cappella dedicata al Colleoni, come pure la torre municipale, nella città alta.

In ultima analisi, possiamo dire che Bergamo è una delle primissime città italiane ove sarebbe bello vivere.

Alfredo Saccoccio

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