Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Pino Aprile alla Grancia visto da Emilio Caserta

Posted by on Ago 25, 2019

Pino Aprile alla Grancia visto da Emilio Caserta

Oltre 300 persone al parco della Grancía, stamattina ad ascoltare Pino Aprile (e gli altri 299), avviando un chiaro progetto politico meridionalista, al fine del raggiungimento dell’equità da Nord a Sud o della Secessione (che saranno loro al Nord ad averla voluta, e non noi). Interventi di tutti i tipi…
Oggi forse più che il lancio di un partito, avrebbe potuto sembrare una seduta del Parlamento delle due Sicilie (un insieme di associazioni culturali e politiche che osservano e agiscono di conseguenza, per altro una struttura già esistente), di cui faccio orgogliosamente parte; ma questa è un’altra storia. Serviva che parlassero tutti? Forse si, forse No. Ma se Pino ha ritenuto che fosse necessario, allora appoggio anche io questa scelta, è un inizio, un modo per conoscerci, specialmente con le tantissime facce nuove. Certamente sfido qualsiasi partito, movimento o associazione, a trovarsi 300 presenze, avendo organizzato e lanciato un evento pochi giorni prima, ritrovandosi inoltre in un posto bellissimo ma non di facile raggiungibilità della Lucania, al Parco della Grancìa, ambientazione unica della nostra storia, che racconta anche momenti difficili che i nostri nonni hanno vissuto, COMBATTENDO (perché contrari) l’invasore straniero che veniva ad “unire l’Italia”; altro che fedeli, lì oggi eravamo tutti Fratelli…
C’era qualcuno che si lamentava che non ci fossero giovani, perché il futuro. In primis penso che debba essere il presente a doversi compattare oggi e non il futuro che seguirà a ruota; ma come potevano i giovani raggiungerci senza soldi da chissà dove, in un posto sperduto, per giunta nel pieno delle partenze giovanili per le vacanze? Quanto vi dico è il frutto di messaggi che molti giovani Borbonici e non mi hanno mandato dispiaciuti per questa serie di motivi. Come può, per giunta, un giovane che deve sbarcare il lunario, pensare in primis alla rivoluzione culturale prima della realizzazione personale? Sono i grandi a dover combattere per garantirgli diritti che solo i grandi possono garantirgli oggi. Sembra quasi una scusa pigra quando si dice “servono giovani”.
il Movimento Neoborbonico…
il Movimento Neoborbonico era e resta un’associazione culturale apartitica (e lo rimarrà sempre); c’era però l’effetto della storia pluriventennale del Movimento Neoborbonico.
C’erano i trecento che, senza il lavoro di recupero della verità storica del Movimento Neoborbonico, dei Comitati due Sicilie, delle associazioni meridionaliste, di Pino e di tanti altri, non ci sarebbero stati e c’erano Andrea, Pietro, Ferdinando, Marco, Enzo, Pino, Giuseppe, Annamaria, Salvatore, Luca, Maria, Giovanni, Antonio, e tanti altri Neoborbonici, c’ero io (un giovane pazzo); e soprattutto c’erano Gennaro, Salvatore e Alessandro, pur non essendo presenti…
Anche oggi c’erano Riccardo Pazzaglia, A. Manna, P. Squitieri, R.M.Selvaggi, N. Zitara, e i Neoborbonici che non ci sono più. C’erano anche Carmine Crocco, Ninco Nanco, Michelina de Cesare, ma soprattutto Giuseppe Villella, anche se fisicamente si trova ancora a 1000 km da casa, nel Museo Lombroso dell’inferiorità meridionale, a Torino.
Una sola cosa dico, “Andiamo avanti”, i Neoborbonici, i Terroni, Il Popolo delle formiche, i comitati, i Borbonici, i meridionalisti di destra e di sinistra, ma soprattutto i Meridionalisti per il Sud, uniti tutti sotto un’unica bandiera, un’unica identità, un’unica battaglia.
Emilio Caserta

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A Motta Santa Lucia il “Premio letterario Giuseppe Villella”, scoperta anche la scultura ‘Il brigante a metà’

Posted by on Ago 20, 2019

A Motta Santa Lucia il “Premio letterario Giuseppe Villella”, scoperta anche la scultura ‘Il brigante a metà’

Motta Santa Lucia – In piazza Castello, a Motta Santa Lucia, si è svolta nei giorni scorsi la serata di consegna dei riconoscimenti relativi al “Premio letterario Giuseppe Villella”. Un contadino calabrese, viene descritto, “diventato suo malgrado famoso quale vittima delle teorie razziste di Lombroso nei confronti dei meridionali, per via di un presunta “fossetta occipitale” da questi posseduta. Teoria diffamatoria utile a giustificare la loro riduzione a cittadini inferiori e alla nascita della questione meridionale. Teoria che a distanza di oltre un secolo viene ricordata nel Museo Lombroso di Torino contro il quale chiedendone la chiusura si sono schierate ben 180 città italiane”. Ha condotto la serata l’avvocato Amedeo Colacino, alla presenza dell’assessore Barbara Carullo, del presidente del consiglio comunale Luigi Perrone, della giuria del premio composta dal presidente Giovanni Martello, Francesco Antonio Cefalì, presidente del premio letterario, da Roberto Longo e da un numeroso pubblico. Si è proceduto anche alla scopertura di una statua “Il brigante a metà”, realizzata dall’artista locale Nicola Di Domenico. 

La classifica dei premiati

La giuria, riunitasi in precedenza, ha così deciso. Per le opere pubblicate, primi classificati ex aequo: “Le industrie del Regno di Napoli” di Gennaro De Crescenzo, con la seguente motivazione: “Attraverso documenti d’archivio, il saggio mette in luce l’invidiabile livello industriale del Meridione prima dell’Unità d’Italia”; “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: “Il saggio evidenzia i sotterfugi messi in atto dagli inglesi e dai francesi per organizzare e finanziare la distruzione del Regno delle Due Sicilie per opera del Piemonte”.

Secondi classificati ex aequo: “Klitsche De La Grange” di Fernando Riccardi, con la seguente motivazione: “Attraverso gli occhi di uno straniero giunto in soccorso del Regno delle Due Sicilie, riesce a far rivivere i fatti avvenuti nell’Italia centrale intorno al 1860; “Il Capo brigante Domenico Fuoco” di Maurizio Zambardi, con la seguente motivazione: “Per la completa e definitiva biografia del brigante Domenico Fuoco basata su copiosi documenti d’archivio e su tutta la letteratura esistente”.

Terzi classificati ex aequo: “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti” di Michele Eugenio Di Carlo, con la seguente motivazione: Per l’ottima trattazione di eventi storici avvenuti nel territorio pugliese, in particolare a Vieste e nel Gargano; “Italos. Perché siamo arrivati a tanto?” di Marco Ascione, con la seguente motivazione: Per la trattazione delle ragioni sociali e geografiche che hanno permesso lo sviluppo di alcune zone e nazioni europee a discapito di altre. Premio speciale della giuria: “Memorie di un ex Capo – brigante e La Valchiria di Gaeta” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: Per le appropriate traduzioni dal tedesco di due libri scritti da chi ha vissuto i tragici eventi che portarono alla fine del Regno delle Due Sicilie; “Storia della spedizione dell’Eminentissimo cardinale D. Fabrizio Ruffo” di Fernando Riccardi e Claudio Saltarelli, con la seguente motivazione: Per aver riproposto la lettura dell’interessante racconto della spedizione scritto da D. Domenico Petromasi, protagonista diretto degli eventi;

Premio speciale per la migliore grafica: “Il Grande Regno delle Due Sicilie” di Carlo Capezzuto e Aldo Vella, con la seguente motivazione: Il testo presenta un progetto grafico molto curato e una ricca ricerca iconografica. Premio di merito: “Nina ‘a Brigantessa” di Luisa Matera, con la seguente motivazione: Il romanzo valorizza ed esalta la  presenza e l’importanza della figura femminile nell’ambito del brigantaggio.

Premio di partecipazione: “E vissi… aspettando il sole” di Maria Russo, con la seguente motivazione: Descrive una singolare vicenda vissuta da una famiglia meridionale vittima delle conseguenze dell’Unità d’Italia. Per la sezione ricerche, tesi e studi primo classificato: “Da terra di immigrazione a terra depredata” di Giuseppe Maradei, con la seguente motivazione: Ricerca ben strutturata con indicazione degli obiettivi. Gli argomenti sono selezionati e sviluppati in modo da seguire un filo logico e collegare il passato con la situazione attuale del Sud. La ricerca presenta una bibliografia interessante. Secondi classificati ex aequo: “Modernizzazione dei processi di coltivazione dell’ulivo e produzione dell’olio nella Calabria preunitaria” di Maria Gabriella Caria, con la seguente motivazione: Ricerca ben articolata e approfondita, il cui nucleo concettuale è tratto dall’opera di Grimaldi. Lo scritto è ben presentato e suscita interesse nel lettore. “E poi fu il Risorgimento” di Rosalinda Rosato, con la seguente motivazione: Racconto breve, scritto anche con termini ricercati, che fa rivivere il brigantaggio attraverso gli occhi di una adolescente che finirà fatalmente per morire in difesa del proprio territorio: Terza classificata: “Alle radici dei mali del Sud: imparare dal passato per vivere al meglio il futuro” di Elena Mancuso.

fonte http://www.lametino.it/Ultimora/a-motta-santa-lucia-il-premio-letterario-giuseppe-villella-scoperta-anche-la-scultura-il-brigante-a-meta.html

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IL 24 AGOSTO, ALLA GRANCIA: NASCE L’AZIONE POLITICA MERIDIONALE

Posted by on Ago 19, 2019

IL 24 AGOSTO, ALLA GRANCIA: NASCE L’AZIONE POLITICA MERIDIONALE

CONTRO I DIRITTI DIFFERENZIATI E PER L’EQUITÀ. PER TUTTI

Il 24 agosto ci si trova, quanti vorranno, alla Grancia (Potenza), per far nascere una iniziativa politica di emergenza democratica. Chi c’è c’è (astenersi razzisti), per formare una alternativa per le prossime elezioni, sbarrare la strada a Salvini e capovolgere il sistema che ha retto finora questo Paese: sottrarre a una parte, accusandola pure di essere mantenuta, per mantenere e arricchire l’altra.

Salvini e la Lega sono solo l’ultima e peggiore manifestazione della bulimia di risorse pubbliche che dota il Nord e il Centro di infrastrutture decenti o persino all’avanguardia, treni ad alta velocità, autostrade, anche inutili e dannose, come la Brebemi o le pedemontane lombardo-venete, istituti di ricerca pagati da tutti ma rigorosamente padani, eccetera; mentre in circa metà del Paese è quasi o del tutto impossibile raggiungere un posto in treno o con una strada che non sia dissestata, piena di buche, mezzo franata. E se il tempo è un costo fra i maggiori, questo uccide l’economia del Sud.

LA QUESTIONE MERIDIONALE È FRUTTO DI SCELTE POLITICHE RAZZISTE E IMPOSTA CON LE ARMI UN SECOLO E MEZZO FA

Tale Paese doppio, uno europeo e uno men che nordafricano, è il risultato di scelte politiche nazionali da un secolo e mezzo, con l’appoggio di ben remunerate classi dirigenti locali (è così nelle colonie: sono favoriti e sostenuti i complici e avversati quanti vi si oppongono, a volte pure a danno della loro vita; la selezione non esclude nessun mezzo per fermare sindacalisti, amministratori, magistrati e politici non collusi).

In questo, non c’è quasi mai stata vera distinzione partitica: quando si tratta di monopolizzare risorse pubbliche, il Nord ha agito e agisce in blocco. La vicenda dell’Autonomia differenziata per togliere altri soldi al Sud ne è la prova più recente: dalla Lega al Pd, incluso M5S del Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia del Nord, insieme per disegnare un Paese a diritti calanti per latitudine, geograficamente, e pretendere risorse crescenti con la ricchezza dei territori. In tal modo, si innesca un meccanismo che si auto-alimenta, leva sempre più ai poveri e dà sempre più ai ricchi (tali, in gran parte, per aver preso di più dalla cassa comune, a spese di altri: basti guardare la differenza di infrastrutture oubbliche, che vuol dire pagate da tutti e godute da pochi).

Non è, come pure potrebbe sembrare, una rivendicazione meridionalista: un Paese che non riconosce a tutti i suoi cittadini uguali diritti non è un Paese, ma un sistema malato. In tal senso, l’Italia non è mai stata unita, ma divisa. Un Paese così fatto genera disaffezione, distacco, risentimenti e persino odio (la Lega si nutre di quello ed è nata sfruttando il razzismo contro i meridionali). Sino all’apparente assurdità (ma psicologia e psico-sociologia spiegano il fenomeno) di tanti meridionali che votano Lega e Salvini, che per decenni li hanno insultati e ancora li privano (complici i “paramount chief” colonizzati) di diritti elementari: alla salute, all’istruzione, alla mobilità; persino al rispetto. Un Paese così era, esasperando le differenze, il Sud Africa, prima di abolire l’Apartheid che di fatto c’è sempre stata in Italia, e ora si vuole blindare per legge.

Questa situazione è entrata nelle coscienze e persino chi ne è vittima la giustifica incolpandosene (sempre quei meccanismi psicologici: la donna violentata spesso si sente sporca e si vergogna, diviene succube del violento e la stessa società cerca le colpe della vittima: “Lo ha provocato…”). E non ci si accorge nemmeno più di quanto sia oppressiva e mortifichi la dignità di un terzo degli italiani la Questione meridionale sorta con un’invasione armata, salvo retrodatarla per assolvere chi la impose e addossarla a chi la subisce.

NON DEVONO ESSERCI CITTADINI DI SERIE B. O NON HA SENSO UN PAESE COMUNE

Ma l’azione politica che si vuol far nascere per correggere queste storture non è, ripeto, una pura rivendicazione meridionale: i valori sono universali, o non sono tali. Se a una città viene negato il treno, poco importa che sia Matera o Sondrio: ci sono degli italiani ritenuti di serie B e il cui diritto ad avere il necessario viene dopo il superfluo da aggiungere a chi già ha (cioè, mai). Ovunque ci sia un nostro simile la cui qualità umana viene ridotta, la nostra qualità umana è in pericolo (da uno si comincia, poi tocca agli altri…).

Quindi, un’azione politica risanatrice non può avere come valore un territorio o i suoi abitanti (questo lo fanno i razzisti), ma il principio che cittadini di uno stesso Stato debbano avere diritti, possibilità e trattamenti uguali o quello Stato non merita di esistere. Per quanto possa suonare male: l’equità è il valore, non il Sud o altro riferimento geografico, etnico. La denuncia diviene (appare) meridionale, perché il Mezzogiorno e i suoi abitanti sono stati discriminati e deprivati.

Ora la misura è stracolma. Mai, nei quasi 160 anni di finta unità a mano armata, il divario fra Nord e Sud è stato così ampio; ed è voluto, costruito. Il Mezzogiorno è in calo demografico, come avvenuto soltanto per le stragi risorgimentali dei piemontesi e per la più assassina epidemia della storia dell’umanità: la “spagnola”, dopo la prima guerra mondiale. E il futuro del Sud se ne va con i giovani, costretti a cercarne uno in giro per il mondo. Le nostre regioni, che mai, in millenni, erano state terra di emigrazione, si stanno riducendo a un gerontocomio in fase di svuotamento.

Non c’è altro tempo per reagire. I segni di un Sud che vuol farlo, e da protagonista (nonostante le succubi, ma instabili orde salvinian-terroniche), sono ormai colti da tutti. Si annuncia (vero? Falso?) un partito “sudista” con a capo Giuseppe Conte. E già le parole usate mostrano quanta improvvisazione vi sia in questo “fiondarsi a Mezzogiorno”: “sudista” è un termine dispregiativo coniato e usato dai nemici del neo-meridionalismo, di solito accoppiato ad altri quali “nostalgici”, “revanscisti”, neoborbonici… (a ogni cosa della storia dei vinti non iscritta in quella dei vincitori sono date connotazioni negative). Fa niente, verrebbe da commentare: se vuol dire che cominciano a capire, va bene lo stesso! E il presidente campano Vincenzo De Luca si propone a guida di un soggetto politico meridionale, a difesa dei diritti finora calpestati. Benvenuto! Il dissidente di Forza Italia, Giovanni Toti, cerca di sfilare il partito a Berlusconi e, forse sulle orme di Salvini che ha fatto vendemmia a Sud, partirà con il suo progetto da Matera, il 2 settembre. Furbo.

LA POLITICA DI LORSIGNOSI SI È ACCORTA CHE IL SUD REAGISCE E VUOLE GUIDARLO, A SUO VANTAGGIO (COME AL SOLITO)

Tardi ma ci arrivano… E lo fanno a loro modo, cercando di intestarsi qualcosa cui sono estranei, ma conta; ed essendo informe e senza guida, mirano a usarlo a proprio vantaggio. Ora sanno che il Mezzogiorno non è più un corpo morto e, sia pur confusamente, qualcosa fa e riesce determinante; ripeto, è un dato di fatto, ormai: vince chi vince al Sud. Nel 2015, alle regionali, il Pd fece il pieno e prese il governo di tutte le regioni meridionali. Letta, Renzi e Gentiloni provvidero a far pentire chi li aveva votati a Sud. Alle politiche 2018, quei voti migrarono in blocco sui cinquestelle, che divennero, grazie a ciò, il primo partito italiano. Per allearsi con la Lega e veder svanire in pochi mesi il capitale di consensi; ereditato in parte proprio dal partito sorto dal razzismo contro i terroni.

Senza rifare tutto l’elenco, questo mostra un Mezzogiorno forse un po’ ballerino, ma che non è più patrimonio inerte di nessuno: si muove da soggetto politico unitario e detta l’agenda ai partiti, non avendone uno proprio. La vicenda dell’Autonomia differenziata è stata uno choc, per l’Italia di lorsignori: era cosa fatta; si erano messi d’accordo, con l’ammucchiata di Lega, Pd, FI e FdI del Nord, a scopo di rapina contro i meridionali. La campagna di informazione condotta da un gruppo di cittadini, docenti, scrittori, meridionalisti, ha reso pubblico quello che si teneva nascosto (il furto del secolo), ha raccolto in pochissimi giorni 60mila adesioni, indotto il M5S (va riconosciuto) a far le pulci all’alleato e a frenare lo scempio programmnato.

Quel mondo abituato a fare a suo piacimento, nel silenzio complice della classe dirigente del Sud (e chi non tace è segato), ha scoperto di non avere più le mani libere, che il Mezzogiorno può fare la differenza. E la fa. La sorpresa li ha disorientati. E quando è arrivata una cosettina (ma proprio una cosarella, giusto per far capire quale direzione prende il risveglio del Sud), il boicottaggio del prosecco veneto, da parte di bar e ristoranti meridionali, si è sparso il panico in campo subalpino. Sì, la feritina al portafogli bene non fa, ma quello che fa sbarellare è l’idea che il tressette del potere nazionale non sia più con il morto, rivelatosi un giocatore che sa di avere carte, come gli altri, e intende giocarle come dice lui, non limitarsi a tenerle in mano per calare quelle che gli dicono.

È finito un tempo.

SE SI SBAGLIA ADESSO, NON CI SARÀ UN’ALTRA OCCASIONE

E questo è il momento più delicato, in cui tutto si può perdere e quanto costruito sinora finire, per impreparazione, indecisione, nelle mani di qualche Jack Lo Svelto che, privo di remore e carico solo di interessi di parte e magari luridi, si improvvisa paladino del Sud, pronto a mettersi al timone, per venderlo al miglior offerente (lo abbiamo appena visto, nel campo della comunicazione e della politica locale). Quindi (mentre Forza Italia si professa presidio del Sud, nel centrodestra, e avvisa la Lega; Salvini e il Pd di Zingaretti vorrebbero elezioni subito, per spartirsi le spoglie del M5S che resteranno sul campo; il M5S cerca di recuperare il tesoro dilapidato), ora ci tocca. E tocca a tutti: ci sono movimenti e partiti, comitati che in tutto il Mezzogiorno hanno fatto cose egregie, ma sono piccoli e scollegati (talvolta, reciprocamente ostili, ma non è la norma); ci sono parlamentari, pochi ma preziosi, in ogni partito, che hanno operato con coerenza, in difesa del diritto del Mezzogiorno all’equità e qualcuno ne ha dovuto pagare il prezzo (ma può guardarsi allo specchio senza vergogna) e ce ne sono pronti a uscire dai loro gruppi politici, per poter sostenere, senza più freni di parte, la battaglia per il Sud: non dobbiamo perderli; ci sono docenti universitari, scrittori, giornalisti che hanno combattuto una dura, entusiasmante battaglia di civiltà contro i razzisti dell’Autonomia e non possiamo permetterci di rinunciare al loro valore (il mondo accademico è terribile e per esporsi, ci vogliono le palle. È stato bello vedere tanti docenti mettere la competenza e la faccia in una impresa difficile ma doverosa); ci sono associazioni meritorie che da decenni lavorano, perdendoci tempo, soldi, salute e pezzi di fegato, al recupero della verità storica che ci è stata negata e da cui trae alimento la ricostruzione della nostra identità; ci sono giornalisti che hanno fatto e fanno un lavoro faticosissimo, per scoprire come e quanto il potere Nord-centrico toglie a Sud, con mille trucchi, colpi di mano (e non è una attività che ti fa far carriera nei giornali…); ci sono persone che si uniscono per combattere (e si rischia forte) contro gli avvelenatori della propria terra e della propria gente, da Taranto alla Terra dei Fuochi, da Augusta, Gela, Priolo alla morte petrolifera di Basilicata, pur taciuta da tante “voci potenti per il vaffanculo”, della politica, della cultura, della società civile, mute perché non si parla a bocca piena; ci sono esperienze meravigliose di economia dal basso, con forze minime, idee grandi e risultati sorprendenti; ci sono imprenditori che stanno dicendosi di non poter limitare il loro compito nella società al darle qualche decimale di pil in più; ci sono sindaci che non accettano più acriticamente, o per sudditanza partitica, o per ignoranza (le cose le fanno di nascosto e non sempre sai come ti stanno fottendo), di vedere i propri Comuni derubati dallo Stato e fanno causa, a decine, dimostrando che il loro primo dovere è pretendere diritti e rispetto per i concittadini discriminati; ci sono amministratori, gruppi parrocchiali, centri sociali che inventano e praticano forme di accoglienza inclusiva che distruggono la paura, generano civiltà, ci fanno “restare umani” (un reato, da quando il ministro dell’odio usa la polizia per rimuovere striscioni evangelici); ci sono…

Ci sono, ma quasi sempre non sanno che ci sono anche gli altri. Lo ripeto: «Siamo tanti, ma non lo sappiamo», diceva don Paolo Capobianco, figlio dell’ultimo nato duosiciliano, mentre Gaeta si arrendeva alle bombe dei fratelli carnefici d’Italia.

TUTTI ALLA GRANCIA PER COSTRUIRE UN PAESE PIÙ GIUSTO

E vorrei poter dire, alla Grancia, il 24 agosto (ci si vede alle 9,30): “Ci siamo!”. Decideremo lì, insieme, il nome e la forma di quel che nascerà. Sarà una creatura che avrà anime solitamente incompatibili e dovrà accordarsi su un programma minimo e condiviso (razzisti esclusi). Dovremo tener conto solo di quello che unisce, visto che da troppo tempo riusciamo a dividerci sul dettaglio, pur avendo tanto in comune. Molte barriere sono state superate e la lotta alla Secessione dei ricchi ne è prova. Ora possiamo fare quello che forse prima sarebbe stato prematuro; e dobbiamo farlo, perché è l’ultimo momento utile. Non limitiamoci a esserci, ma coinvolgiamo quanti possano essere utili: se non sarà una cosa di popolo, sarà meno di quel che deve essere.

Potremo candidare persone di valore, che sono sempre rimaste ai margini, per incompatibilità di opinioni e, diciamolo…, per prudenza. Ma ora in molti son disposti a turarsi il naso, se necessario, e fare muro, perché quando i barbari tentano l’ultimo assalto, ogni contesa interna viene accantonata, per affrontare il pericolo maggiore e comune. Non possiamo permetterci di sprecare niente.

Non ci sono patti preconfezionati, soluzioni già in tasca. C’è qualche idea e altre ne arriveranno. Ci vediamo alla Grancia, il 24 agosto, alle 9,30. Il Sud riparte da sé, avendo qualcosa da dire e tanto da fare, non contro, ma per tutti. L’equità non può essere parziale: o tutela tutti allo stesso modo o non è.

Punto primo: il tempo della discriminazione, del meridionale “meno” (diritti, infrastrutture…) comincia a scadere il 24 agosto prossimo. È durato troppo. Ma ora ce ne siamo accorti.

Pino Aprile

fonte https://pinoaprile.me/il-24-agosto-alla-grancia-nasce-lazione-politica-meridionale/?fbclid=IwAR09O4CsZqtcSiQRW-GXF3y4DZpTBtbdZYbe7g_ZqX3JxkUnNgwr2Gnu8TA

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CALABRIA, MOTTA S. LUCIA, IL PREMIO GIUSEPPE VILLELLA PER LA RIVISITAZIONE DEL RISORGIMENTO

Posted by on Ago 18, 2019

CALABRIA, MOTTA S. LUCIA, IL PREMIO GIUSEPPE VILLELLA PER LA RIVISITAZIONE DEL RISORGIMENTO

Nella splendida piazza Castello di Motta Santa Lucia, posta tra mare e boschi, si è svolta il 13 agosto la serata di consegna dei premi relativi al “Premio letterario Giuseppe Villella”, contadino calabrese diventato suo malgrado famoso quale vittima delle teorie razziste di Lombroso nei confronti dei meridionali, per via di un presunta “fossetta occipitale” da questi posseduta. Teoria diffamatoria utile a giustificare la loro riduzione a cittadini inferiori e alla nascita della questione meridionale. Teoria che a distanza di oltre un secolo viene ricordata nel lugubre Museo Lombroso di Torino contro il quale chiedendone la chiusura si sono schierate ben 180 città italiane. Ha condotto la serata l’avv. Amedeo Colacino, alla presenza dell’assessore Barbara Carullo, del presidente del consiglio comunale Perrone Luigi, della qualificata giuria del premio composta dal presidente della giuria Giovanni Martello, dal prof. Francesco Antonio Cefalì, presidente del premio letterario e dall’ing. Roberto Longo e da un numeroso pubblico.
La giuria, riunitasi in precedenza, ha così deciso:
Per le opere pubblicate


1) Primi classificati ex aequo: 


– “Le industrie del Regno di Napoli” di Gennaro De Crescenzo, con la seguente motivazione: Attraverso
documenti d’archivio, il saggio mette in luce l’invidiabile livello industriale del Meridione prima
dell’Unità d’Italia;
– “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie” di Erminio De Biase, con la seguente motivazione: Il 
saggio evidenzia i sotterfugi messi in atto dagli inglesi e dai francesi per organizzare e finanziare la 
distruzione del Regno delle Due Sicilie per opera del Piemonte.


2) Secondi classificati ex aequo: 


– “Klitsche De La Grange” di Fernando Riccardi, con la seguente motivazione: Attraverso gli occhi
di un straniero giunto in soccorso del Regno delle Due Sicilie, riesce a far rivivere i fatti avvenuti
nell’Italia centrale intorno al 1860 ;
– “ Il Capo brigante Domenico Fuoco” di Maurizio Zambardi, con la seguente motivazione: Per la
completa e definitiva biografia del brigante Domenico Fuoco basata su copiosi documenti d’archivio e
su tutta la letteratura esistente .
3) Terzi classificati ex aequo: 
– “Contadini e braccianti nel Gargano dei briganti” di Michele Eugenio Di Carlo, con la seguente motivazione:
Per l’ottima trattazione di eventi storici avvenuti nel territorio pugliese, in particolare a Vieste e nel Gargano ;
– “ Italos. Perché siamo arrivati a tanto?” di Marco Ascione, con la seguente motivazione: Per la trattazione
delle ragioni sociali e geografiche che hanno permesso lo sviluppo di alcune zone e nazioni europee a
discapito di altre .


PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA : 


– “ Memorie di un ex Capo – brigante e La Valchiria di Gaeta” di Erminio De Biase, con la seguente 
motivazione: Per le appropriate traduzioni dal tedesco di due libri scritti da chi ha vissuto i tragici 
eventi che portarono alla fine del Regno delle Due Sicilie ;
– “Storia della spedizione dell’Eminentissimo cardinale D. Fabrizio Ruffo” di Fernando Riccardi e Claudio Saltarelli, con la seguente motivazione: Per aver riproposto la lettura dell’interessante racconto della
spedizione scritto da D. Domenico Petromasi, protagonista diretto degli eventi ;


PREMIO SPECIALE PER LA MIGLIORE GRAFICA


– “ Il Grande Regno delle Due Sicilie” di Carlo Capezzuto e Aldo Vella, con la seguente motivazione: Il 
testo presenta un progetto grafico molto curato e una ricca ricerca iconografica.


PREMIO DI MERITO


– “Nina ‘ a Brigantessa” di Luisa Matera, con la seguente motivazione: Il romanzo valorizza ed esalta la 
presenza e l’importanza della figura femminile nell’ambito del brigantaggio .
PREMIO DI PARTECIPAZIONE


– “E vissi… aspettando il sole” di Maria Russo, con la seguente motivazione: Descrive una singolare
vicenda vissuta da una famiglia meridionale vittima delle conseguenze dell’Unità d’Italia.


Per la sezione ricerche, tesi e studi 


1) Primo classificato:

“Da terra di immigrazione a terra depredata” di Giuseppe Maradei, con la seguente 
motivazione: Ricerca ben strutturata con indicazione degli obiettivi. Gli argomenti sono selezionati e 
sviluppati in modo da seguire un filo logico e collegare il passato con la situazione attuale del Sud. La 
ricerca presenta una bibliografia interessante.
2) Secondi classificati ex aequo: 
– “Modernizzazione dei processi di coltivazione dell’ulivo e produzione dell’olio nella Calabria
preunitaria” di Maria Gabriella Caria, con la seguente motivazione: Ricerca ben articolata e
approfondita, il cui nucleo concettuale è tratto dall’ opera di Grimaldi. Lo scritto è ben
presentato e suscita interesse nel lettore.
– “E poi fu il Risorgimento” di Rosalinda Rosato, con la seguente motivazione: Racconto breve, scritto
anche con termini ricercati, che fa rivivere il brigantaggio attraverso gli occhi di una adolescente che
finirà fatalmente per morire in difesa del proprio territorio .
3) Terza classificata: “Alle radici dei mali del Sud: imparare dal passato per vivere al meglio il futuro

fonte Terroni di Pino Aprile

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LA NOTTE DELLA TAMMORRA 2019 XIX EDIZIONE

Posted by on Ago 12, 2019

LA NOTTE DELLA TAMMORRA 2019 XIX EDIZIONE

Torna a Ferragosto l’appuntamento più importante dell’estate partenopea con la musica folk. Rotonda Diaz, sul Lungomare Caracciolo, ospita il 15 agosto alle 21, la 19esima edizione de La Notte della Tammorra promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nell’ambito del programma Poc Campania 14-20 e realizzata dall’Associazione Il Canto di Virgilio con Carlo Faiello, maestro concertatore.

Ad inaugurare la serata alle 21, l’immancabile ‘canto ‘a figliola’ dedicato alla Madonna eseguito da una coppia di maestri cantatori della tradizione: Vincenzo Rea detto ‘Tarantella’ e Masino Tirozzi detto ‘‘o figlio d’’o zi’ padrone’. A seguire, la classica Tammurriata di accoglienza con la tammorra di Raffaele Inserra e le voci di due giovani e prestigiosi esponenti del canto etnico come Gianfranco Ricco detto ‘Antichità’ e Catello Gargiulo. A dare il via alle danze sarà, come di consueto, uno storico esponente della musica popolare campana, Marcello Colasurdo, voce vesuviana e presenza fedele della manifestazione. “La differenza sostanziale, rispetto al passato, sta, soprattutto, nella consapevolezza della dimensione della ‘grande festa popolare’ acquisita, nel corso degli anni, da La Notte della Tammorra che, al contrario degli altri eventi culturali, invita a riannodare la fune della memoria, stimolando a rinsaldare il legame con le proprie radici e valorizzando il concetto stesso di Folklore (sapienza di un popolo) che negli ultimi tempi è stato banalizzato, volgarizzato, decontestualizzato”, ha spiegato Carlo Faiello.

La grande novità della Notte della Tammorra 2019 è la presenza di Peppe Barra.

Il celebre artista partenopeo si esibirà per la prima volta sul palco della manifestazione insieme alla sua band formata da Paolo Del Vecchio alla chitarra, Ivan Lacagnina alla batteria, Giorgio Mellone al violoncello, Sasà Pelosi al basso e Luca Urciolo alla fisarmonica. “Ho studiato le tammurriate e il tamburo per 50 anni insieme alla Nccp e Roberto De Simone. – ha raccontato Peppe Barra – La Notte della Tammorra è una notte di gioia e felicità ma anche una notte di oblio per lasciarci alle spalle e dimenticare quello che questa brutta politica ci sta mostrando negli ultimi tempi. Proporrò durante la serata un po’ del mio repertorio e del mio gioco e cercheremo di divertirci tutti insieme”.

Direttamente dal “Museo e Festival della Zampogna” di Villa Latina arriveranno i suonatori di zampogne, organetti, ciaramelle e danzatrici del basso Lazio, già Terra di Lavoro, diretti dal maestro Domenico Fusco con Diego Fusco, Angelo Fusco, Luca Petrilli, Salvatore Sarda che indosseranno abiti tipici della zona con i famosi “scarpitti”. Al suono di Saltarelli e Ballarelle danzeranno Maya Tedesco, Marilena Norato, Lorenza Di Stefano e Cinzia Zomparelli.

Carlo Faiello e la sua Banda Dionisiaca _ Vittorio Cataldi alla Fisarmonica, Fulvio Gombos al Basso, Francesco Manna alle Percussioni, Gianluca Mercurio alla Batteria, Pasquale Nocerino al Violino _ poi, accoglieranno sul palco Giovanni Mauriello (con il figlio Matteo e la cantante Marianita Carfora), voce storica e co-fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare; Nello Daniele e Maurizio Capone presenze artistiche ‘diversamente folk’; inoltre, alcune tra le più belle voci napoletane come Fiorenza Calogero e Patrizia Spinosi e Marcello Vitale alla chitarra battente.

Carlo Faiello darà spazio anche alla ricerca etnomusicologica di Andrea Nerone (già Musica Nova) tra la piana del Volturno e quella del Garigliano, già Terra di Lavoro; ai canti del Cilento con Paola Salurso e alla musica del sud Italia con Rosalba Santoro cantante di Santeramo in Colle, paese al confine tra Puglia, Calabria e Basilicata. Si esibiranno nelle danze: Erminia Parisi, Emilia Meoli, Ashai Lombardo Arop e Enzo Esposito detto Tammurrièllo.

Tante le iniziative collaterali come lo stage di danze popolari i cui partecipanti saranno invitati al ballo notturno. Per chi volesse aspettare l’alba magica del 16 agosto, gran finale di balli sul tamburo da parte di paranze spontanee.

Giovedì 15 agosto 2019

Napoli, Lungomare Caracciolo – Rotonda Diaz ore 21,00

Info: Il Canto di Virgilio: 338 8615640 Domus Ars: 081 3425603

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A Ferragosto torna “La Notte della Tammorra 2019”: Peppe Barra tra gli ospiti

Posted by on Ago 12, 2019

A Ferragosto torna “La Notte della Tammorra 2019”: Peppe Barra tra gli ospiti

La grande novità della Notte della Tammorra 2019 è la presenza di Peppe Barra. Il celebre artista partenopeo si esibirà per la prima volta sul palco della manifestazione insieme alla sua band formata da Paolo Del Vecchio alla chitarra, Ivan Lacagnina alla batteria, Giorgio Mellone al violoncello, Sasà Pelosi al basso e Luca Urciolo alla fisarmonica.
Ho studiato le tammurriate e il tamburo per 50 anni insieme alla Nccp e Roberto De Simone. – ha raccontato Peppe Barra – La Notte della Tammorra è una notte di gioia e felicità ma anche una notte di oblio per lasciarci alle spalle e dimenticare quello che questa brutta politica ci sta mostrando negli ultimi tempi. Proporrò durante la serata un po’ del mio repertorio e del mio gioco e cercheremo di divertirci tutti insieme”.

Direttamente dal “Museo e Festival della Zampogna” di Villa Latina arriveranno i suonatori di zampogne, organetti, ciaramelle e danzatrici del basso Lazio diretti dal maestro Domenico Fusco con Diego Fusco, Angelo Fusco, Luca Petrilli, Salvatore Sarda che indosseranno abiti tipici della zona con i famosi “scarpitti”. Al suono di Saltarelli e Ballarelle danzeranno Maya Tedesco, Marilena Norato, Lorenza Di Stefano e Cinzia Zomparelli.
Carlo Faiello e la sua Banda Dionisiaca poi accoglieranno sul palco Giovanni Mauriello(con il figlio Matteo e la cantante Marianita Carfora), voce storica e co-fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare; Nello Daniele e Maurizio Capone presenze artistiche ‘diversamente folk’; inoltre, alcune tra le più belle voci napoletane come Fiorenza Calogero e Patrizia Spinosi e Marcello Vitale alla chitarra battente.

Faiello darà spazio anche alla ricerca etnomusicologica di Andrea Nerone (già Musica Nova) tra la piana del Volturno e quella del Garigliano; ai canti del Cilento con Paola Salurso e alla musica del sud Italia con Rosalba Santoro cantante di Santeramo in Colle, paese al confine tra Puglia, Calabria e Basilicata. Si esibiranno nelle danze: Erminia Parisi, Emilia Meoli e Enzo Esposito detto Tammurrièllo.
Tante le iniziative collaterali come lo stage di danze popolari i cui partecipanti saranno invitati al ballo notturno. Per chi volesse aspettare l’alba magica del 16 agosto, gran finale di balli sul tamburo da parte di paranze spontanee.  

fonte https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/08/12/news/a_ferragosto_torna_la_notte_della_tammorra_2019_peppe_barra_tra_gli_ospiti-233460741/?fbclid=IwAR3BRKBZVmXmPQQ-BItKJx1VEHcmDMZ2X_G_dVSWLf782O1PZc733kjAKko

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