recitato nel dì 12 novembre 1859 nella Cattedrale di Castellamare da Monsignor D. Francesco Saverio Petagna Vescovo di detta Diocesi e Cavaliere del Real Ordine Francesco i. ecc. nei solenni funerali fatti dal Municipio
Già nel 1838 Castellammare, i Granili, Pietrarsa, Mongiana avevano raggiunto la piena produzione; nel 1845 le Due Sicilie avevano la seconda o terza marina mercantile del mondo. Invece Milano, al momento dell’unità – cioè quindici anni dopo – non era ancora al primo tentativo grand’industriale.
C’è una verità storica che merita di essere ricordata. Battipaglia nasce nel 1858 per volontà di Re Ferdinando II di Borbone, nell’ambito di un grande progetto di bonifica della Piana del Sele già avviato negli anni precedenti.
Dopo il devastante terremoto del 16 dicembre 1857, che colpì il Vallo di Diano e la Basilicata causando migliaia di vittime, il Sovrano non si limitò ai soccorsi: trasformò una tragedia in un’opportunità di rinascita. Nacquero così le “Comprese”, un innovativo villaggio agricolo destinato ai terremotati, ai quali furono assegnate una casa, un appezzamento di terra e un lavoro nelle opere di bonifica e nella costruzione della nuova colonia. Un esempio concreto di assistenza, sviluppo e lungimiranza sociale.
È vero che Battipaglia divenne Comune autonomo nel 1929, durante il periodo fascista, ma la sua fondazione risale a oltre settant’anni prima ed è un’opera del Regno delle Due Sicilie. Confondere la nascita della città con la sua autonomia amministrativa significa alterare la storia.
Dal 1995, il busto di Ferdinando II in Piazza della Repubblica ricorda a tutti il sovrano che pose la prima pietra della Battipaglia moderna.
L’Inghilterra? “’Ntustata comme ‘o maccarone senza pertuso”. La Francia? “Fetosa comm’a femmena ca nun trova marito”.
Quando era di buon umore, cosa che gli capitava spesso, Ferdinando II di Borbone Due Sicilie intratteneva ministri, diplomatici e segretari come un attore consumato, tralasciando le formalità per esprimersi in napoletano stretto, la lingua che amava parlare con gli amici e in famiglia.
Ciao a tutti! Vorrei presentarmi e condividere una stampa del mio avo ( bisnonno di mio nonno) grande giurista dell’ottocento, il più “longevo” Ministro di Grazia e Giustizia del Regno di delle due Sicilie rimanendo a capo del ministero per oltre 16 anni dal 1831 fino al 1848. Uno degli obiettivi che persegui durante il Suo ministero fu il ripristino dell’immagine di una giustizia imparziale, attraverso il ristabilimento del prestigio del corpo giudiziario dal quale proveniva. Fu insignito da Ferdinando II, col quale era stretto da forti legami, dell’onorificenza di cavaliere di Gran croce del Real Ordine di Francesco I e dell’Ordine costantiniano. Ottenne riconoscimenti anche presso le Corti d’Europa per l’attività giuridica di altissimo valore,: gran croce dell’Ordine di Carlo III di Spagna, gran croce dell’Ordine del Cristo del Brasile, gran croce dell’Ordine di S. Giuseppe di Toscana, croce di grand’ufficiale della Legion d’onore in Francia.
«Annali civili del Regno delle Due Sicilie» Napoli 1833, vol. I, fasc. II, p. XIII. IL PONTE DI FERRO SUL GARIGLIANO (1833)
II re radunava a Sessa numerose milizie per esercitarle nelle armi. Il dì dieci maggio andava al Garigliano ove voleva sperimentare la saldezza del nuovo ponte su quel fiume sospeso a catene di ferro. Fermatosi nel mezzo, faceva passare sopra di esso a gran trotto due squadre di lancieri e sedici grossi carri di artiglieria. Soddisfatto della riuscita di quella prova, esaminava tutte le parti dell’opera, ne commendava l’artificio, la solidità, il decoro, e lodavane l’ispettore di ponti e strade cavalier Luigi Giura il quale, eletto a dirigere la costruzione del primo ponte che l’Italia abbia sospeso a catene di ferro, con felici trovati migliorava i sistemi altrove finora seguiti.