Alta Terra di Lavoro

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… E POI VENNERO I PIEMONTESI !

Posted by on Mag 14, 2026

… E POI VENNERO I PIEMONTESI !

Castrese Lucio Schiano

     Dire che la storia la scrivono i vincitori è ripetere, forse, uno dei più abusati “luoghi comuni”. Considerato però che proprio questo luogo comune, non spesso ma quasi sempre, non dice la verità, per non mortificare il dono dell’intelletto che, nel processo  dell’evoluzione, ci ha fatto differenziare dagli altri animali, anche il più sprovveduto degli uomini dovrebbe almeno nutrire qualche dubbio sulle affermazioni dei vincitori nei riguardi dei vinti.

Qualora ragioni della più diversa natura  offuscassero la mente di chi per professione o per interesse personale dovesse esprimere un giudizio sulla storia autorizzata dai vincitori, un semplice sguardo al passato recente dei vinti prima della loro sconfitta sarebbe sufficiente a dissipare anche la più spessa coltre di nebbia. In questo caso i vinti sono i sudditi di quello che fino al 1860 era il Regno delle Due Sicilie. Visto infatti che secondo la vulgata di regime la storia di questi “regnicoli” sembra iniziare improvvisamente da una data distante ben 29 secoli dal giorno in cui dalle loro terre la luce del sapere illuminò tutto l’Occidente,un primo dubbio, che dovrebbe sollecitare l’attivazione della facoltà analitica, per esprimere un  giudizio  senza filtri ideologici, dovrebbe essere questo:   – E’ mai possibile che nessuno dei popoli insediatisi nella parte meridionale della penisola italica dalla quale, poi, per sovrapposizioni e fusioni successive, è nato quello che sarebbe diventato il popolo meridionale, in un arco di tempo di 2000 – 3000 anni non abbia prodotto alcunché né nel campo del pensiero né in quello più empirico dell’artigianato o della produzione artistica?-

     Per fugare questo dubbio  sarebbe sufficiente gettare uno sguardo nel passato recente di queste popolazioni, senza spingere la ricerca troppo lontano: nel paleolitico o nell’età del bronzo, quando il meridione della penisola  era abitato da Opici, Ausoni, Enotri, Sanniti, Lucani, Bruzi, Siculi, Iapigi, ecc.; ma fermando l’attenzione su un arco di tempo molto più vicino: il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Ovviamente, poiché non vi può essere presente senza passato, non si può avere un’idea precisa di questi due momenti della storia, senza fare almeno un rapidissimo accenno sugli avvenimenti che li hanno preceduti e di cui, quindi, sono figli.

     Tra il IX e l’VIII secolo a. C. il sud della penisola  registrò una vera e propria invasione di Greci provenienti dalla Calcidica, dall’Eubea e dall’Eretria, che, nella zona flegrea, fondarono le prime colonie: Pithecusa – attuale isola d’Ischia – prima colonia in assoluto; poi Cuma (considerata la “madre” di Napoli), Partenope (poi Palepoli) sullo scoglio di Megaride, Neapoli, sul colle di Pizzofalcone. Poi,tra l’VIII e il VII sec. a. C., nella parte più meridionale della penisola, vennero fondate Reggio, Sibari (celebre per la sua estrema ricchezza e lusso), Crotone (culla della scuola pitagorica), Locri (nota per le sue leggi) e Taranto (che, per essere stata fondata da coloni spartani, fu la più potente, conquistando un ruolo egemone), Metaponto (anch’essa nota per la presenza di Pitagora), Paestum (famosa per i suoi monumentali templi dorici) . Elea (culla della Scuola Eleatica,fondata da Parmenide), abbastanza vicina a Paestum la cui  fondazione risale al VI secolo. Nella parte insulare (Sicilia) venivano fondate: Naxos, Siracusa, Messina,Catania,Lentini, Megara Hyblaea, Gela, Agrigento, Selinunte, Himera.

     L’eredità lasciata nel campo dell’arte, della scienza e della speculazione filosofica è ancora sotto i nostri occhi, e i risultati raggiunti da costoro (Parmenide, Zenone, Pitagora, Archimede – solo per fare dei nomi) hanno costituito il trampolino di lancio da cui la nostra società è pervenuta all’attuale grado di civiltà. La colonizzazione ebbe diversi aspetti, ma non fu comunque un processo pacifico. In alcune zone i nuovi venuti stabilirono rapporti commerciali con le popolazioni indigene e a poco a poco, a seguito di un processo di sovrapposizione e di fusione, raggiunsero una totale integrazione. In altre zone, invece, l’ondata migratoria incontrò la resistenza degli indigeni, che,  in alcuni casi sfociò in veri e propri conflitti.  Ora, quando la decisione non è dettata da pura velleità espansionistica, chiunque si sposta sapendo di andare a turbare lo status quo di un vicino lo fa con uno scopo ben preciso: quello di risolvere difficoltà le più disparate, come potrebbero essere la mancanza di spazio per incremento demografico o quello di una riduzione delle risorse, che spingono a cercare altrove quanto divenuto insufficiente o addirittura indisponibile. Motivi del genere furono alla base degli scontri non solo fra le genti che occupavano già da tempo la parte della penisola oggetto del nostro interesse, ma anche dell’ invasione di popoli lontani, come i Fenici, i Cartaginesi, i Saraceni e altri. Finito nel 476, con la caduta dell’ impero romano, il dominio di Roma, molte zone del meridione subirono una lunga serie di invasioni e di dominazioni: impero romano d’oriente (536 – 766);  Goti (542); di nuovo Bisanzio (553); Longobardi  (570 – 1080); Normanni (1137); Svevi (1197 – 1254); Angioini (1266 – 1440); Aragonesi (1442 – 1500); Spagnoli (1503 – 1647); Austriaci (1707 – 1734). Con la data del 1734 finisce il periodo burrascoso della storia del meridione ed inizia un periodo di maggiore tranquillità, almeno dal punto di vista delle scorrerie e delle invasioni. Nel 1734 infatti Carlo di Borbone riesce a cacciare gli Austriaci da Napoli. In applicazione del Trattato dell’Escorial del 1733 stipulato tra Spagna e Francia,  viene garantita a Carlo la successione sui possedimenti italiani di Napoli, Sicilia e Presìdi toscani. Ha così inizio la dinastia dei Borbone, che regneranno su tutta l’Italia meridionale e la Sicilia fino al 1860, eccettuato il breve ma turbolento e sanguinoso periodo della Repubblica Napoletana (1799) e il decennio francese (1806 – 1815).

     Dal X sec. a. C.  al XIX sec. d. C. sono trascorsi ben ventinove secoli, vale a dire duemilanovecento anni. In questo lunghissimo arco di tempo il meridione d’Italia ha dovuto far fronte ad una  lunga serie di invasioni e dominazioni. Ognuno di questi  cambiamenti  non ha portato quasi mai benefici alle popolazioni invase, perché, per quanto detto, l’invasione era motivata dalla necessità di procurarsi, anche con la forza, risorse e ricchezze da chiunque ne disponesse. Ma ogni eccesso ed ogni abuso hanno un limite, superato il quale, quelli che ne sono vittime, considerato che è impossibile che la situazione possa diventare peggiore di quella che stanno  vivendo, si ergono a “Masanielli” offrendo lo spunto per sollevazioni  popolari, soffocate quasi sempre in un bagno di sangue, con l’inasprimento fiscale ed una ulteriore limitazione delle libertà. Questi soprusi li sperimentò pure il popolo napolitano sulla propria pelle, però, nonostante le stragi e i massacri, nonostante la fame alla quale era ridotto, nonostante tutte le più inumane sofferenze alle quali fu sottoposto dal dominatore di turno, si è sempre rialzato … Poi nel 1860 le terre di questo popolo,che aveva avuto ragione delle incessanti scorrerie dei Saraceni, delle invasioni barbariche e che,novella araba fenice, era sempre risorta dalle proprie ceneri, furono invase dai Piemontesi … E da quel giorno il Sud non si è più rialzato!

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