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Giuseppe Mazzini segreto

Posted by on Ott 29, 2021

Giuseppe Mazzini segreto

Ricorrono quest’anno, il 2011, i 150 anni dalla nascita dell’Italia come stato unitario. L’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha decretato che il 17 marzo sarà festa nazionale, solo per l’anno in corso, al fine di dare degna commemorazione alla ricorrenza.

L’Italia unita che sognavano però i ‘padri del Risorgimento’ non fu quella che si realizzò nel 1861 (e definitivamente, con la ‘breccia di Porta Pia’, nel 1870). Molta delusione accompagnò quegli eventi, da parte di diverse figure storiche propugnatrici del progetto, tra le quali spicca Giuseppe Mazzini. Non vogliamo in questa sede ripercorrere le gesta politiche di quest’uomo così carismatico e particolare che l’Italia ha avuto, perchè esistono ben altri e adatti contesti in cui documentarsi. Ma ci è parso stimolante fare i nostri consueti due passi nelle pieghe della Storia, per conoscere meglio alcuni aspetti poco noti di questo precursore dei tempi. Chi era veramente? Un cavaliere romantico, un incallito idealista, un fuggitivo, uno stratega, o un uomo ‘universale’? Sta di fatto che di aspetti oscuri ne abbiamo trovati tanti.

La sua personalità ha accentrato su di sè fascino e timore; il suo vivere è stato avventuroso e solitario insieme. Dall’analisi retrospettiva delle sue gesta emerge un’esistenza densa di contrasti, di esperienze drammatiche, di amicizie profonde e vili tradimenti, di entusiastiche speranze e cocenti delusioni, di risultati raggiunti e inaccettabili fallimenti. Mazzini scrisse moltissime lettere, forse più di chiunque altro personaggio storico, tant’è che le sue epistole sono raccolte in ben 58 tomi. Scrisse articoli e libri, di politica, di letteratura, di musica; si rivolse agli operai, agli ecclesiastici, agli statisti di diverse nazioni, scrisse anche d’amore, come vedremo. E ai ‘Fratelli Massoni’.

Nonostante tutto il suo ‘lasciare scritto’, anche sottoforma di crittogrammi, ancora oggi su un fatto aleggia il mistero: appartenne o no alla Massoneria? Tra chi sostiene di no e chi lo vuole addirittura tra i fondatori del ‘Palladismo‘, una corrente di culto anticristiano se non filo-satanico e segretissima, regna una grande confusione. Certo, apprendere le nozioni scolastiche è più facile: al massimo ci parlavano di affiliazione alla Carboneria e tutto sembrava finire lì. Ma oggi? Che vogliamo capire come stanno le cose, chi ci dice come esse stiano veramente? E’ molto arduo stabilirlo.

Mazzini ‘esoterico’

Sulla Fortezza di Priàmar Savona, dove egli venne imprigionato per tre mesi (1830), è affissa una lapide dedicata dai massoni a lui, con i classici emblemi di loggia, come abbiamo potuto documentare personalmente.

Nella fortezza alcuni sostengono che Mazzini si convinse che la Carboneria -movimento cui si era affiliato giovanissimo – era morta, perchè non contemplava la partecipazione popolare, era elitaria. Egli invece propugnava una Giovine Italia, una Giovine Europa, preferendo andare in esilio che rimare confinato. Secondo altre fonti, proprio nella fortezza avrebbe ricevuto una iniziazione massonica, seppure ‘strana’. Nei suoi ‘Ricordi Autobiografici‘ (p. 30) apprendiamo che Mazzini -quando si trovava nel carcere del Priamar, avrebbe incontrato il suo superiore in Carboneria, Passano, nel corridoio. La scena viene definita ‘ridicola’ e si svolse frettolosamente: Mazzini disse nell’orecchio al Passano “Ho modo certo di corrispondenza; datemi nomi”, e quell’altro -racconta Mazzini- “mi rispose col rivestirmi di tutti i poteri e battermi sulla testa per conferirmi non so qual grado indispensabile di Massoneria». Il fatto, che sembrerebbe insignificante, poteva però aver avuto il suo peso.  Quali poteri erano necessari e per fare cosa, di specifico?

Se si cerca in internet una seria informazione su Mazzini e la Libera Muratoria si resterà molto perplessi. Le notizie sono veramente contrastanti e anche dal punto di vista storico non esiste una posizione netta e trasparente. Proviamo a vedere quali sono i punti su cui il dibattito è ancora pervaso di polemiche. Si cita per ogni punto la fonte da cui la notizia è stata estrapolata:

Dopo tutto questo teorizzare, sorge una domanda: Mazzini, stanco della lotta infruttuosa, della situazione che non era evoluta come aveva sognato, si era forse affidato ad una via ‘alternativa’ per raggiungere lo scopo?

Se si cerca in internet una seria informazione su Mazzini e la Libera Muratoria si resterà molto perplessi. Le notizie sono veramente contrastanti e anche dal punto di vista storico non esiste una posizione netta e trasparente. Proviamo a vedere quali sono i punti su cui il dibattito è ancora pervaso di polemiche. Si cita per ogni punto la fonte da cui la notizia è stata estrapolata:

Mazzini avrebbe preso contatti -fin dal 1860- con il generale Alber Pike (1809-1891), Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato col 33° grado di Charleston (satanista convinto), per creare un’organizzazione segreta, all’interno della Massoneria stessa, destinata esclusivamente ad alcuni membri, scelti tra i più alti gradi, mentre a tutti gli altri Fratelli doveva rimanere ignota. Tale organizzazione doveva essere un Rito Supremo, che va sotto il nome di ‘Palladismo‘ (New and Reformed Palladian Rite) e che doveva risultare così strutturato gerarchicamente: “Kadosch palladico”, “Gerarca palladico”, “Mago eletto”. Il Palladismo si collocava sopra i Supremi Consigli formati dagli esponenti del 33° grado del R.S.A.A. Secondo alcuni, questo ‘Palladismo’ sarebbe un rito luciferino di matrice manicheo-gnostica. Secondo altri, esso sarebbe l’antesignano della P2. Sempre secondo queste posizioni, Giuseppe Mazzini e Albert Pike formarono, a Roma, un “Consiglio massonico palladico” che fu trasformato poi, nel 1877, in una Loggia massonica segreta chiamata “Propaganda Massonica”. Questa Loggia serviva ai massoni che visitavano la capitale da tutte le altre parti d’Italia e il re stesso ne era un membro. Più tardi, i suoi 23 Consigli divennero centri di terrorismo»(1).

Il Palladismo è definito dall’ Enciclopedia Larousse du XXème Siècle come “culto di Satana Lucifero”. Secondo ‘La Civiltà Cattolica’ (del 24 settembre 1894, fascicolo 1063, p. 30) per “Palladio” s’intende il Baphomet, simbolo gnostico rappresentante la coincidenza del Vero e del Falso, del Bene e del Male (2). Alla voce ‘Palladismo’ su Wikipedia scoprite un po’ che dice.

Variamente, si legge ancora che “Fu il Mazzini a trasmettere al generale americano Albert Pike(1809-1891) l’ideale della repubblica universale di attuarsi mediante una organizzazione più segreta e autoritaria all’interno, della massoneria. Con il Pike, teurgista luciferino, il Mazzini puntò a una centralizzazione dell’azione massonica internazionale per mezzo di una società segreta alle stesse sfere massoniche inferiori: il «Nuovo Palladismo». Il Direttorio supremo del Palladismo, cervello dell’alta massoneria internazionale con sede a Charlestown, esercitava un controllo segreto sulle massonerie americane e sullo scozzesismo mondiale. Dal Palladismo ebbero origine le conferenze periodiche di Charlestown, decisamente orientate verso un governo mondiale“(3).

Mazzini, in America,  avrebbe fondato l’Alleanza Repubblicana Universale: il suo grande scopo era l’instaurazione della Repubblica Universale, con l’aiuto e sotto il potere invisibile delle sette massoniche. Attraverso tutta una serie di intrecci militari e politici cospirazionisti, il mondo si sarebbe destabilizzato, come è accaduto (ma ci domandiamo quando mai è stato stabile?) e avrebbe originato, nel tempo, un Nuovo Ordine Mondiale, affidato agli Stati Uniti. Non a caso nel 1872, un anno dopo la stesura del piano Pike, il presidente americano Grant annunciava. «Il mondo civilizzato tende verso il repubblicanesimo, verso il governo del popolo da parte dei suoi rappresentanti e la nostra Grande Repubblica è destinata a servire da guida a tutte le altre». Era l’annuncio ufficiale della leadership americana, una leadership che maschera dietro gli Stati Uniti la potenza occulta dei gruppi segreti (4).

Ma perchè Mazzini avrebbe dovuto anzitutto venire meno ai suoi Ideali religiosi? Scriveva infatti: « Noi cademmo come partito politico. Dobbiamo risorgere come partito religioso. L’elemento religioso è universale, immortale: universalizza e collega. Ogni grande rivoluzione ne serba impronta, e lo rivela nella propria origine o nel fine che si propone. Per esso si fonda l’associazione. Iniziatori d’un nuovo mondo, noi dobbiamo fondare l’unità morale, il cattolicismo Umanitario” (5). Ma ci sarebbero diversi modi di interpetare questo passo.

“Ma chi l’ha detto che la Massoneria è un’entità oscura, segreta e cospirazionista? Taluni libelli, specie se culturalmente orientati, per così dire, che si rifanno alle scempiaggini elaborate nell’800 da Léo Taxil. Squinternato ex massone che, per farsi pubblicità come scrittore (mediocre ed allora sconosciuto), andò divulgando astrusità come l’adorazione del Diavolo da parte delle Logge ed il culto del Palladismo, culto inventato di sana pianta, così come il presunto carteggio fra Giuseppe Mazzini ed Albert Pike che è divulgato anche su taluni siti web. Tutta pura fantastoria e/o fantaesoterismo (6).

Interessante questa posizione: ” Mazzini, massone o meno, era dotato di una profonda sensibilità spirituale intrisa di cristianesimo gnostico, la quale giunse persino ad influenzare le teorie spirituali di Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che il Mazzini conobbe a Londra e con la quale collaborò al punto che la Blavatsky partecipò attivamente alla battaglia di Mentana fra le truppe garibaldine (e fu iniziata alla Libera Muratoria dallo stesso Generale Giuseppe Garibaldi, il quale risultò profondamente affascinato dalle teorie teosofiche relative alla reincarnazione). Giuseppe Mazzini, certo, pur condividendone le finalità spirituali, non simpatizzò mai troppo per la Massoneria, ma ciò unicamente in quanto la considerava troppo elitaria. Il Mazzini, infatti, anelava ad una Massoneria di Popolo, aperta alle giovani menti ed alla società nel suo complesso, che si occupasse di diffondere ed infondere negli individui il messaggio Universale di Pace, Amore e Fratellanza senza distinzione alcuna […] I concetti mazziniani di “Dio e Popolo”, poi, sono concetti profondamente massonici. Mazzini fu, infatti, un Grande Iniziato indipendentemente da fatto che fosse massone o meno. Egli aveva già di per sè interiorizzato i principi delle grandi Tradizioni iniziatiche ed esoteriche e ciò è e fu alla base del suo pensiero umanitario e politico di emancipazione individuale e sociale(7).

“L’appartenenza alla massoneria, in senso organico e attraverso una iniziazione rituale “regolare”, di Giuseppe Mazzini non è mai stata provata, come d’altra parte quella di un altro Padre della Patria, Camillo Cavour. Uno dei più preparati storici della massoneria José Antonio Ferrer Benimeli, a proposito di una imprecisa notizia pubblicata sul “Boletín” massonico spagnolo nel 1920, afferma: «Mazzini non fu mai massone benché molti continuino ad affermarlo». Con ciò precisando i termini attuali della “vexata quaestio”[…] Viceversa André Combes parlando della loggia irregolare dei “Philadelphes” costituita in Inghilterra dai massoni radicali francesi, esuli dopo la giornata del 13 giugno 1849 e dopo il colpo di stato bonapartista del 2 dicembre 1851,  aggiunge in nota: «Secondo Bradlaugh, Mazzini aveva frequentato tale Officina». […] Indipendentemente dalla questione di ritenere valida o meno la sua iniziazione, accade negli anni seguenti che Mazzini, fino ai suoi ultimi giorni, svolge un’intensa azione nei confronti delle logge”(8).

Mazzini non fu mai massone. Gli affiliati lo avrebbero recepito come un fratello finchè non vi fu la rottura con Garibaldi, in seguito alla disfatta di Mentana (1867). Garibaldi, com’è noto, era Gran Maestro. Mazzini sarebbe stato indebitamente considerato massone dai massoni stessi (9) ma resta da capire la ragione di questa teoria.

Esistono Lettere attribuite a Mazzini indirizzate ai Fratelli Massoni di Sicilia (10)

Per chi fosse interessato, un utile link in cui sono raccolti gli scritti di Giuseppe Mazzini contenenti riferimenti alla Massoneria (a cura di Marco Novarino), una bibliografia compilata analizzando gli Scritti editi e inediti (SEI) di Mazzini raccolti nell’edizione nazionale, decretata nel 1905 e affidata a una speciale commissione che curò dal 1906 al 1943 la pubblicazione, con i tipi della casa editrice P. Galeati di Imola.

Dopo tutto questo teorizzare, sorge una domanda: Mazzini, stanco della lotta infruttuosa, della situazione che non era evoluta come aveva sognato, si era forse affidato ad una via ‘alternativa’ per raggiungere lo scopo?

Una vita poliedrica e profetizzata

Cominciamo dal principio, per notare subito un’infanzia anomala e difficile. Egli nacque il 22 giugno 1805, sotto il segno del Cancro, nella casa di via Lomellina a Genova, a quel tempo facente parte dell’impero francese (e dunque suddito francese, suo malgrado). Aveva già due sorelle più grandi ed una terza nacque dopo di lui.  Molto gracile, Giuseppe passò i primi anni di vita tra il lettino e la sedia a rotelle costruita da suo padre, l’erudito Giacomo Mazzini, medico e docente universitario, e assistito dalla madre Maria Drago. Entrambi i genitori trasmisero al figlio la passione per la storia e lo educarono all’osservazione dei movimenti politici che animavano la società del tempo. La madre di Giuseppe era seguace del movimento noto come ‘Giansenismo‘ (11). Il padre, dopo aver rivestito cariche pubbliche nella Repubblica Democratica Ligure, le abbandonò nel 1805, alla nascita del figlio, per dedicarsi alla sua professione; finchè visse, aiutò moralmente e finanziariamente Giuseppe. Secondo il Gentile (“Giuseppe Mazzini uomo universale“, Roma, Erasmo, 1972, p. 52), il padre di Mazzini era un massone, essendo stato affiliato alla Loggia genovese “Gli Indipendenti” durante il periodo napoleonico; essere figlio di massone proiettò su Giuseppe un particolare carisma, unito poi alla sua vocazione di ‘uomo universale’.

Un aneddoto che Giuseppe amava raccontare è quello di una profezia che un mendicante gli avrebbe fatto un giorno, quand’era piccolo ed era in compagnia della madre. Per le vie di Genova scorse il mendicante, gli si avvicniò, lo abbracciò e gli diede una moneta; il povero si rivolse alla donna dicendole “Tenetelo caro, signora, è uno che amerà il popolo”.

Da bambino non frequentò la scuola pubblica per la sua gracilità, e usufruì degli insegnamenti materni fino ad una certa età, dopodichè venne affidato all’abate Luca Agostino de Scalzi e poi all’abate Giacomo de Gregori, anch’essi seguaci- come la mamma- delle idee Giansenistiche.

Dalla vita quotidiana egli attinse esperienze che segnarono la sua sensibilità; all’Università di Genova (Corso di Filosofia e Lettere) cominciò a manifestare interesse per i problemi politici. Si distinse ben presto come rivoltoso, unendosi ai disordini e alle proteste (venendo anche incarcerato per alcuni giorni, nel 1820). Nel 1821 venne affascinato da un gruppo di insorti piemontesi, in fuga, e si convinse che si doveva lottare per la patria e la libertà. Lasciato il corso di Filosofia, scelse quello di Diritto, in cui si laureò nell’aprile 1827, iscrivendosi in seguito all’Ufficio di Avvocatura dei poveri, esercitando senza compenso la professione legale per un paio d’anni. Collaborò ad un giornale, l’Indicatore genovese, che da semplice giornaletto di annunci commerciali diventò un giornale letterario, su cui fare propaganda politica, in modo cifrato, però. La polizia, accortasi leggendo tra le righe, soppresse la rivista; Mazzini passò quindi a scrivere sull’ Indicatore livornese, di Guerrazzi. Nel 1827 si iscrisse alla Carboneria e venne ammesso come apprendista ad una vendita (con tale termine in codice, si designava un vertice della Carboneria stessa). Poco dopo, iniziato al secondo grado, quello di Maestro, gli venne concesso di affiliare, ruolo che espletò con grande abilità, grazie alle sue doti di eloquenza e godendo di stima da parte di molti studenti. I capi venerabili gli chiesero allora di ‘carbonizzare’ la Toscana.

E’ indubbio che tale ‘Società Segreta’ fosse strutturata come una confraternita massonica, in cui l’obbligo di segretezza era il fondamento. Ma a fare le spese di un tradimento fu proprio Mazzini, che venne denunciato da un falso amico e imprigionato nella fortezza di Priamar a Savona, non prima che alcuni suoi accoliti, i fratelli Ruffini, fossero riusciti a far sparire tutte le carte compromettenti per i carbonari toscani.

Nel carcere restò tre mesi, al termine dei quali partì per l’esilio. Salutò il padre, che non rivide mai più ed iniziò una peregrinazione, prima a Ginevra e poi a Marsiglia, dove si stabilì più a lungo in quanto la ritenne molto simile alla sua città natale, sia geograficamente che per contesto politico.

Il canale di espressione prediletto fu, per Mazzini, quello letterario (da lui ritenuto espressione dello stato morale e politico di una nazione); inviò alcuni articoli all’ Antologia, fondata a Firenze nel 1821 da Giovan Pietro Vieusseux. Gli articoli sono:”Dell’amor patrio di Dante“(1826), che non venne pubblicato, e “D‘una letteratura europea“, pubblicato nel 1829; essi sono considerati fondamentali, in quanto segnarono il passaggio da un’Europa culturale ad un’Europa politica, dove cultura e politica raggiungono un incontro. Ammirò scrittori d’opposizione, sia più antichi come Dante e Machiavelli, chesuoi contemporani come Foscolo e Byron, Goethe, ma anche l‘Alfieri, morto poco prima della sua nascita (1803), dai quali mutuò l’idea di patria e di anima universale. L’idea di Europa nacque invece tramite il contatto con il romanticismo tedesco di Madame de Stael, autrice  De l’Allemagne. Di questa donna ammirò le ferme idee liberali e repubblicane, la sua ricca cultura, e lo spiritualismo romantico, che ebbe peso in tutta la sua vita di politico.

Anche la musica fu importante, per Mazzini. Scrisse un saggio “Filosofia della musica“, pubblicato nel 1835, in cui affermò che i canti popolari sono l’espressione più genuina dell’animo umano; egli stesso soleva cantare, accompagnandosi con la chitarra. Da ricordare la sua ammirazione per Jonathan Gottfries Herder, morto nel 1803, che vedeva incarnata nella canzone popolare la vera poesia, la voce originaria dell’umanità, ma in special modo ebbe grande ammirazione per Giacchino Rossini (12).

I Cifrari di Mazzini

Un cifrario è un sistema in grado di trasformare un testo in chiaro in un testo incomprensibile, che diviene quindi un testo cifrato, chiamato anche crittogramma (dal greco kryptos, nascosto). Un cifrario si può utilizzare(cifrare) se si possiede la chiave. Uno degli ambiti in cui da sempre si sono impiegati cifrari è quello militare. Nel caso di Mazzini, i rivoluzionari erano costantemente controllati da polizia, spie ed agenti segreti infiltrati. Quindi egli utilizzò ampiamente i codici cifrati, affinchè i suoi messaggi -e quelli di coloro che si mettevano in contatto con lui clandestinamente – nel caso in cui fossero stati intercettati, restassero incomprensibili. Recentemente (giugno 2010), la Fondazione Bergamo Storia, ha editato una versione digitalizzata dei Cifrari mazziniani, a cura di Filippo Sinagra, esperto crittografo di fama internazionale, che è possibile scaricare qui: http://fondazione.bergamoestoria.it/contributi.aspx# (molto interessante).

Il primo cifrario ritrovato è del 1833, ed è costituito da una serie di numeri, a ciascuno dei quali corrisponde un nome: venne impiegato largamente, variandone l’elenco ed aggiungendo ai nomi di persona tutte quelle parole usate con maggior frequenza per le comunicazioni segrete.
Un simile cifrario venne impiegato per qualche anno nella corrispondenza con Nicola Fabrizj
(Fabrizj). È costituito dalla serie dei primi cento numeri, a ciascuno dei quali corrisponde una lettera dell’alfabeto. Le lettere sono disposte alla rinfusa e si ripetono più volte (
omofoni, cioè più simboli o segni grafici impiegati in crittografia per cifrare singoli caratteri) in modo da renderle il più possibile equiprobabili e disguidare il decrittatore.  Questo cifrario fu abbandonato e sostituito (1834) da altri cifrari con numeri romani da I a … XV, per indicare le righe (il verso) dal quale veniva presa la lettera e, in ordine progressivo, posti in alto, i numeri arabi per le singole lettere: in questo modo si potevano scrivere anche nomi abbreviati. Presentava il vantaggio di poterlo costruire all’occorrenza: era sufficiente memorizzare parte di una poesia o un sonetto o un canto della Divina Commedia, dell’Orlando furioso o brani poetici o passi di libri etc”.

Mazzini spiegava ai destinatari anche la chiave di lettura. Il Sinagra ha reso disponibili numerosi cifrari mazziniani, destinati al Brizi, alla Nathan, a Rosalino Pilo (che lo usò poi per corrispondere con Francesco Crispi), a G.Riccioli Romano;  inoltre sono disponibili tre tabelle cifranti usate per  la corrispondenza Mazzini-FabrizjAttilio Bandiera-Fabrizj ed una tabella impiegata da Emilio Bandiera.

Riproduzione di cifrario mazziniano (facile da cifrare, conoscendo la chiave, provate), corrispondenza Mazzini-Rosalino Pilo

Le compagne di Mazzini

A Marsiglia, Mazzini conobbe Giuditta Bellerio Sidoli (1804-1871) nel 1831. Ne restò ammaliato per l’emancipazione che la ragazza aveva, per quei tempi. Insieme fondarono la rivista “La Giovine Italia“, di cui lei divenne responsabile e contabile. Fu sempre la sua compagna, e anche quando la loro relazione finì, continuarono un rapporto epistolare di condivisione degli ideali. Figlia del barone Andrea Bellerio, magistrato nel “Regno Italico”, a soli sedici anni sposò Giovanni Sidoli, ricco possidente terriero di Montecchio Emilia ed iscritto alla carboneria modenese con lo pseudonimo di “Decade”. Rimasta vedova nel 1828, con quattro figli, Giuditta -che già aveva dovuto fuggire con il marito, ricercato per attività clandestina -dovette rifugiarsi prima a Lugano e poi a Marsiglia, a causa della sua partecipazione ai moti rivoluzionari di Reggio Emilia nel 1831, finiti male. Nella cittadina del sud della Francia, Giuditta prese casa in rue de  Féréol, 57, nella quale ospitò numerosi esuli italiani, tra cui Mazzini. Scoccato l’amore tra loro due, divennero collaboratori politici e dalla loro relazione nacque un bambino, Adolphe, che morì precocemente. Giuditta ebbe una vita avventurosa, divisa tra molti stati italiani ed esteri, alla ricerca dei suoi figli e del raggiungimento degli Ideali Risorgimentali, che la unirono a Mazzini per sempre; morì nel 1871, stroncata da una polmonite. Come suo desiderio non ricevette i sacramenti poichè amava dire di “credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa”.
Leggiamo una delle Lettere che Mazzini le inviò da Berna (Svizzera) nell’ aprile 1835:

Giuditta, la mia Giuditta – che io possa dirti una volta nella mia lingua, nella tua lingua che mi sei cara, che ti amo disperatamente, che ti amo ogni giorno di piú, che né tempo, né altro farà mai che io t’ami meno, che penso a te sempre, sempre, che sogno di te – che vivo per te – che ti ricordo come un prigioniero la patria, e la libertà, che da te sola mi vien gioia, e dolore; – che t’ho amata, e ti amo come né posso dirti, né tu, perdonami, puoi intendere, né forse è bene che tu intenda. – Cara tanto, Angiolo mio, di’, m’ami tu ancora? – potresti dirmelo ancora con vera gioia? Un mio bacio ti farebbe piacere, e tu dandomi un bacio, un lungo bacio, vedresti sfumar tutto, tutto dimenticheresti, tutto fuorché il nostro bacio? Se tu sapessi, Giuditta, con che profonda melanconia ti dico queste cose: se tu sapessi come mi vien voglia di piangere, di piangere tanto, scrivendoti ! – vedi, v’è tanta devastazione nella mia anima, che tu, se avessi potuto vederla tutta questa mia anima, come io te la recava quella notte quando tu mi dicesti: ah! resta, quando io ti diedi un bacio sulla testa, ti ritireresti oggi di spavento. – Era un amore la mia anima, era un bacio, era un profumo che io voleva versar tutto a’ tuoi piedi – ora è una rovina – una landa inondata, un deserto, sul quale la vegetazione non viene che a tratti, qua e là, sparsa, interrotta. – Ho sofferto tanto, – ho pensato tanto – ho sentito tanto, te, me, il mio avvenire, la fatalità, le angoscie di quella disperazione, – non violenta, non tempestosa, – contro la quale, quando si ha un’anima forte, si reagisce, si lotta, si vince; ma di quella fredda, muta, sorda, che stilla a gocce sul core, che oggi s’impossessa d’una parte di te, domani d’un’altra, finché l’ha tutto; ti domina, t’investe, ti diventa destino, natura, vitalità!
[..]Ma ti dirò di me un’altra volta ma non oggi, non oggi che mi pare di parlarti per la prima volta dopo tanto tempo, non posso che dirti cara, mandarti i miei baci e la mia carezza e domandarti la tua – e stringerti al mio core. Oh! Se tu sapessi come batte! Addio – addio – ti abbraccio
“. (13)

Dietro l’aspetto dell’eroe patriottico, pulsava un cuore da uomo innamorato!

Durante l’esilio londinese, Mazzini strinse amicizia con Thomas Carlyle, sposato con Giovanna Welsh, che spesso e volentieri si recava dal vicino Giuseppe, che viveva solo. Con lei vide gli scorci più belli di Londra, ma non suscitò mai la gelosia di Thomas, che dimostrò la sua amicizia verso l’italiano nel famoso scandalo delle ‘lettere aperte’ (14).Giovanna rimase amica di Mazzini, condividenone gli ideali, anche in vecchiaia (morì nel 1866 di un attacco cardiaco), scrivendosi spesso con lui, anche quando egli rientrò in patria. A Londra egli era circondato da molte ammiratrici, che vedevano in lui un uomo carismatico, ed erano tutte appartenenti a famiglie influenti. Scherzosamente, Mazzini chiamava quel connubbio femminile ‘il suo Clan’. Ascoltando i suoi discorsi, si erano infiammate agli ideali di fratellanza, libertà ed unità propugnati dall’italiano; avevano preso ad amare l’Italia, detestando gli Austriaci e gli invasori. Di alcune di queste donne, conosciamo i nomi: Clementina Taylor, le sorelle Winlwoerth, Margherita Fuller, Aretuhusa Miller e molte altre. Non sappiamo però di quale natura fosse il rapporto che legava il patriota a ciascuna di esse. Dobbiamo ricordare che in Inghilterra Mazzini preparava piani politici e cercava appoggi. Era particolarmente amico di una famiglia londinese, gli Ashurst: lui era un noto avvocato e sua moglie rappresentava per Giuseppe una seconda madre. Le loro tre figlie (Elisa, Emilia e Carolina) si invaghirono probabilmente dell’uomo,  del quale ambivano ad avere le attenzioni. Con Emilia vi fu una corrispondenza scritta importante per noi ancora oggi, ai fini di comprendere il pensiero mazziniano del tempo. Quando tornò a Londra, venne alloggiato nella casa della donna, trasformata in luogo di adunanza per i rifugiati di tutte le rivoluzioni europee. Emilia scese poi in Italia nel 1860, per partecipare a quei memorabili eventi ma ebbe l’incontro fatale con un un ufficiale garibaldino e si sposò con lui (15).

In quegli anni Mazzini conobbe Jessie White Mario, inglese di nascita ma sposata con Alberto Mario, patriota e scrittore italiano. Lei ebbe grande parte nella propaganda mazziniana dell’epoca e prese parte alla cospirazione genovese del 1857, per la quale venne arrestata ed espulsa insieme al marito. L’epistolario tra Mazzini e la White è molto importante per addentrarsi in quel periodo storico.

Un’altra donna che per Mazzini ebbe un ruolo molto importante fu Sara Levi Nathan (1819-1882), detta Sarina. Nata a Pesaro, è considerata anch’ella un’eroina del Risorgimento italiano, impegnata politicamente e socialmente. Conobbe Giuseppe nel 1937 a Londra e di lui dirà ” E’ l’ideale della mia anima”, considerandolo una guida nelle tante vicissitudini della vita. Aiutò Mazzini sia a Londra, dov’era esiliato, che a Lugano, nel 1865, offrendogli ospitalità nella sua bella villa Tanzina. Madre di ben 12 figli, è ricordata come donna di grande intelligenza e restò accanto a Mazzini negli ultimi mesi di vita, dandogli l’illusione di avere finalmente una casa. Quando lui, sotto il falso nome di George Brown, rientrò in Italia, lei non lo trattenne a Lugano, comprendendo le necessità dell’uomo di ritornare a vedere la condizione morale o piuttosto immorale dell’Italia che stende ‘ un’uniforme tinta grigia su ogni cosa’. Sentiva che Mazzini, il suo eroe, desiderava abbandonare il mondo e i suoi fardelli,  non avendo ‘più a che fare su questa terra’. Parole molto grevi.

La morte, il tentativo di pietrificare il cadavere e i risvolti politici

A Pisa, dove giunge segretamente nel febbraio 1872, venne ospitato da Janet Rosselli Nathan, figlia di Sarina. La polizia lo stava ancora cercando, in quanto considerato un sovversivo dai Savoia, insediati sul trono dell’Italia unificata. Era diventato magro, emaciato, con i capelli bianchi. Fumava molto, incurante delle conseguenze (‘Il fumo è un modo di distrarsi dalla nebbia dell’anima’, ebbe a dire), accusava dolori e tosse che non gli davano tregua, specie di notte.

Le sue condizioni peggiorarono; egli continuò a scrivere in codice con molta fatica, i sensi si affievolirono. I Rosselli chiamarono il medico amico di Mazzini, Agostino Bertani. Solo allora la polizia intercettò il telegramma e si mise sulle tracce del ricercato, ma era troppo tardi:il 10 marzo 1872 Mazzini morì, confortato da Janet e da due amici di tante battaglie, Felice Dagnino e Adriano Lemmi, genovesi.

La notizia della dipartita del grande letterato perseguitato suscitò molto scalpore. Per i Savoia ora regnanti era un problema di meno, per i suoi sotenitori invece poteva rappresentare un modello da proporre alle generazioni future. E’ a questo punto che, secondo alcuni, spunterebbe fuori la Massoneria, che avrebbe strumentalizzato una sua presunta affiliazione. Ma a quale scopo? Secondo la tesi che lo vuole massone, invece, gli eventi seguenti sarebbero giustificati. Pare che alle esequie solenni nel capoluogo ligure, presero parte numerosi massoni, diretti dal Gran Maestro Aggiunto Michele Barabino, delegato del Grande Oriente e capo del Comitato per l’accompagnamento a Staglieno, e sulla sua bara venne posta la sciarpa da maestro. Cosa che non sapevamo, il 10 marzo- giorno della morte di Mazzini – è tutt’oggi dedicato dai massoni alla Commemorazione dei defunti, a perenne memoria. Se non c’è certezza che fosse massone, vi sarebbe senso in tutto questo?

Ad ogni modo, in quel periodo di grande rinnovamento si stava facendo strada una tecnica di conservazione dei corpi. Uno scienziato lodigiano, Paolo Gorini, si era conquistato una certa fama a livello internazionale con le sue segrete tecniche di ‘pietrificazione‘ dei cadaveri. Venne chiamato a Pisa dai leader repubblicani per occuparsi del corpo di Mazzini il 12 marzo 1872, due giorni dopo la sua morte. Si doveva farne il simbolo incorruttibile del repubblicanesimo. Pare che negli ultimi tempi di vita di Mazzini, i rapporti interni al suo movimento non fossero idialliaci; si erano create divisioni interne e la sua morte avrebbe potuto portare al disfacimento del partito stesso. A prendere in mano la situazione fu l’amico di Mazzini, Agostino Bertani, medico-soldato durante le guerre di indipendenza e leader parlamentare dell’ Estrema radicale dopo l’ Unità,  il quale capì che soltanto un’ oculata gestione del corpo del «profeta» avrebbe potuto scongiurare, forse, la definitiva scomparsa del mazzinianesimo. Mise pertanto ai voti la proposta, che fu accolta quasi all’ unanimità, di «pietrificare» il corpo di Mazzini e di affidarsi all’ arte di Gorini. (16). Costui non dirà mai, in seguito, di questa cosa; si limiterà a dire di aver ‘disinfettato’ la salma di Mazzini. In effetti quando giunse davanti al cadavere del politico, capì che erano passate ore preziose per la riuscita dell’impresa di pietrificarlo, secondo il suo sistema misterioso. Dopo una prima parziale imbalsamazione, il corpo venne traslato da Pisa a Genova, presso il cimitero di Staglieno (sembra quattro giorni dopo lamorte)e qui venne lasciato a disposizione di Gorini, che impiegò un anno per completare l’opera di pietrificazione, della quale parleremo meglio nella seconda parte di questo articolo.

In occasione del primo anniversario della morte di Mazzini, i repubblicani volevano esporre la salma in pubblico. Era troppo importante per ragioni politiche. Avrebbe dovuto essere fatto ogni anno, secondo i loro calcoli, ma sbagliavano, perchè la salma era inesponibile, e furono costretti ad annunciare che quella sarebbe stata l’ultima volta che «le serbate spoglie di Mazzini avrebbero fatto pubblica mostra di sé». Due anni dopo, venne inaugurata la tomba monumentale che i mazziniani avevano fatto costruire per il loro leader. Da allora il corpo è stato riesumato nel 1946, nel programma dei festeggiamenti genovesi per la fondazione della Repubblica, per consentire al popolo di rendergli omaggio (apporofondiremo nella seconda parte di questo articolo).
Un’ultima curiosità: il sepolcro di Mazzini nel cimitero di Staglieno fu realizzato non da un massone ma su commissione di massoni sul modello del Tempio di Salomone, preceduto dalle due colonne simboliche Jachin e Boaz.

Note:

1)-http://www.chiesaviva.com/conoscere%20massoneria%20384.htm

2)-http://unaacies.splinder.com/post/23791278/risorgimento-le-istruzioni-per-i-vertici-della-carboneria

3)-http://www.disinformazione.it/rivoluzioni.htm

4)-Dal libro “I movimenti mondialisti nella storia contemporanea” di Ugo Di Nicola, “I quaderni de l’ALTERNATIVA, 1976

5)-G. Mazzini, Fede e avvenire, At the University Press, 1921 p.51

6)-http://loggiaheredom1224.blogspot.com/2009_06_01_archive.html

7)-Luca Bagatin http://www.politicamagazine.info/Rubriche/DibattitoPolitico/GiuseppeMazziniilPartitoRepubblicanoelaMas/tabid/711/Default.aspx

8)-Augusto Comba:Storia della Massoneria in Italia “L’influenza di Giuseppe Mazzini nella Massoneria Italiana” in http://www.grandeoriente.it/index.php?option=com_content&view=article&id=77&Itemid=141%22

9)-http://www.granloggiaregolareitalia.org/massoneria/massoneria_curiosita.html

10)-http://santaruina.splinder.com/post/16885737/mazzini-massoneria-cospirazioni

11)- Corrente derivante dalle idee del vescovo fiammingo Cornelius Jansen (1585-1628), vicino al protestantesimo. Le sue idee invitavano al rigore morale, alla lotta contro il lusso e la mondanità ecclesiastica, soggetta al potere del re di Francia Luigi XIV. Nel Settecento queste ideologie si connotarono in un vero e proprio movimento di opposizione alla monarchia assoluta, di carattere repubblicano, raccogliendo consensi negli strati più alti della società.

12)-http://claudioferrarini.wordpress.com/2010/11/10/la-musica-di-rossini-nel-pensiero-di-giuseppe-ma zzini/

13)-Un bel libro su di lei “Giuditta Bellerio Sidoli-Vita e Amori”, di Simonetta Ronco (Liberodiscrivere Edizioni) vedi http://www.url.it/donnestoria/testi/trame/sidoli.htm

14)-“Era accaduto che, nel 1844, Mazzini s’accorgesse che le sue lettere gli venivano sistematicamente recapitate con ritardo dopo essere state dissuggellate. Se ne procurò le prove e mise a parte del problema i suoi amici. Vi fu burrasca grossa. La polizia della libera Inghilterra si poneva al livello di quelle continentali? Stampa e opinione pubblica insorsero: si poté dimostrare che copia della corrispondenza manomessa era stata fatta pervenire alla polizia austriaca e si collegò a tale collusione il fallimento della spedizione dei fratelli Bandiera. Carlyle scrisse sul Times un articolo fremente di indignazione. Il Ministro Graham dovette presentare pubbliche scuse a Mazzini”( Franco Bampi “Gazzettino”, marzo 2005 http://www.seseditoria.com/marzo_05/pag2.pdf )

15)- http://www.bibliolab.it/letteramore/mazzini.htm e http://www.bibliolab.it/letteramore/antologia.htm

16)- Loreto di Nucci L’ incredibile vicenda della mummia di Mazzini e i suoi risvolti politici. E l’ Italia si inchinò al corpo del Profeta” in http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/13/Italia_inchino_corpo_del_Profeta_co_0_01051372 86.shtml. Un libro sull’argomento: Sergio Luzzato “La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato (1872-1946) (Einaudi tascabili. Saggi)

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