Alta Terra di Lavoro

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Il Banco delle Due Sicilie

Posted by on Feb 28, 2019

Il Banco delle Due Sicilie

BANCO NO BAMCO….MI SCUSO PER L’ERRORE DI BATTUTA…..

di Zenone di Elea

CENNO STORICO DI
FERDINANDO II RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

PER FRANCESCO DURELLI 1859 IN NAPOLI
DALLA STAMPERIA REALE

Sfidiamo chiunque a trovare nella storia dei banchi meridionali (se si esclude il fallimento del Banco dell’Annunziata dei primi del Settecento) tracce di quel carnevale bancario che ha caratterizzato la finanza sabauda fino ad oggi.

I banchi napolitani inventarono la carta fiduciaria ben prima della Banca di Scozia e al momento della unificazione del paese il Banco delle Due Sicilie che ne aveva ereditato gli strumenti finanziari godeva di un prestigio assoluto.

Le sue fedi di credito passavano di mano in mano come se fossero moneta sonante, perché tutti erano sicuri che esse sarebbero state convertite in numerario non appena il detentore si fosse presentato agli sportelli del banco.

L’unità d’Italia passò su tutto questo come un rullo compressore, il Banco delle Due Sicilie aveva gli strumenti, i capitali, il prestigio economico e sociale per divenire la banca di stato ma il potere sabaudo favorì la banca nazionale, asservendo ad interessi particolari di una banda di predoni e di speculatori un patrimonio plurisecolare.

Oggi siamo la più grande area territoriale europea senza banca, di questo dobbiamo ringraziare i fratelli padani.
Abbiamo letto diversi scritti e quello che colpisce è l’assoluta impossibilità di trovare anche nella pubblicistica liberale e antiborbonica attacchi degni di nota al sistema finanziario napolitano.

Questo perché funzionava come un orologio svizzero e nessuno riesce a trovare argomenti validi o fatti per sostenere il contrario.

A riprova di ciò riportiamo alcune righe tratte da una rivista
padana stampata a Milano nel 1843:

“NUOVE DISPOSIZIONI PER FACILITARE LA CIRCOLAZIONE DEI VALORI DEL BANCO DELLE DUE SICILIE.

Sua Maestà il Re delle Due Sicilie a fine di promuovere l’industria ed il commercio nei reali dominj oltre il Faro, decise di attivarvi la libera e spedita circolazione del denaro, mercé dei valori che lo rappresentino.

Già sin dal 7 aprile p. p. aveva decretato che il Banco delle Due Sicilie venisse aumentato di due altre Casse di Corte, stabilite una in Palermo e l’altra in Messina. Il 27 settembre p. p. è stato promulgato in Palermo il divisato decreto col relativo regolamento con cui si stabilirono i doveri e le attribuzioni dei funzionari della Cassa di Corte.

Le dette Casse, nel modo stesso che quelle stabilite in Napoli, eseguiranno indistintamente il servizio della regia Corte e dei privati, cioè a dire, riceveranno qualsiasi somma di danaro, rilasciando agl’imminenti dei valori fiduciarj, denominati Fedi di credito o polizze le quali compiranno in commercio un’estesa circolazione, tenendo luogo di quella moneta che trovasi versata al Banco.

La legalità di cui verranno rivestite saranno le stesse di quelle prescritte negli attuali regolamenti del Banco delle Due Sicilie, cui fan parte le casse di Palermo e Messina.

Nel riferire questa notizia desideriamo che un giorno o l’altro anche il regno Lombardo-Veneto sia in possesso di un banco che offra a favore del commercio una simile circolazione”

I nostri banchi, nati per aiutare la povera gente contro lo strapotere degli usurai, sopravvissero agli spagnoli, agli austriaci, ai francesi e ai borboni ma nulla poterono contro la rapacità sabauda.

Tra i documenti che mettiamo a disposizione degli amici e dei naviganti ve ne sono alcuni che non riguardano direttamente la finanza borbonica, ad esempio uno preso dagli Annali delle Due Sicilie riguarda il Ponte sul Garigliano.

Lo abbiamo lasciato non solo perché interessante di per sé, ma anche in quanto esso costituisce un esempio di come i borboni usavano la loro banca di stato: per costruire ponti, porti, strade, opifici e ferrovie (erano già stati appaltati i lavori per la linea che doveva condurre negli Abruzzi e quella per la Puglia ma la liberazione sabauda preferì sviluppare le direttrici nord sud per favorire gli spostamenti di merci e di soldati padani). ��

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