Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Itri di Alfredo Saccoccio

Posted by on Dic 2, 2020

Itri di Alfredo Saccoccio

Pittoresca cittadina,  posta a 170 metri sulle pendici dei monti Aurunci, all’ombra del secolare santuario della Madonna della Civita, meta di frequenti pellegrinaggi dalla regione, dalla Campania e dall’Abruzzo, per venerarvi l’immagine della Vergine, che la tradizione locale vuole  dipinta da S. Luca Evangelista.

 Essa, che  consta di due parti, separate dal torrente Pontone,  è dominata da una fortezza, eretta sulla cima della collina, nella parte più antica, disposta ad anfiteatro, con anguste strade a spirale e a gradoni ripidi. E’ un ambiente quanto mai pittoresco, dovuto alla varietà deo motivi architettonici ivi raccolti e che il campanile della chiesa sembra riassumere nella sua parte terminale. Entro la cerchia delle mura furono costruite le chiese  di Santa Maria Maggiore e di San Michele Arcangelo: la prima ha un campanile risalente alla seconda metà del Duecento, caratterizzato da una decorazione policroma, di origine e di gusto bizantino, sugli esempi di Caserta Vecchia, di Ravello e della costiera amalfitana; la seconda, la più antica di Itri, preceduta da una scalinata, innalza la sua poderosa struttura con la cella campanaria dalle trifore coronate ad archi intrecciati in laterizio rosso sanguigno, motivo di origine araba, mentre, nella parte sottostante,  vi sussistono forme locali ispirate alla tradizione. Una elegante trifora si apre nel mezzo della parete. Essa è formata da sottili colonnine in marmo, alcune lisce ed altre a tortiglione, su cui poggiano i già citati archetti intrecciati in mattoni. Gli archetti, a sesto acuto, con l’imposta molto rialzata, hanno una leggera cornice in tufo che delimita e riquadra il motivo. Una delle principali caratteristiche del campanile, che si eleva per circa venti metri ed è diviso in quattro ordini con cuspide terminale, è rappresentato dal fatto che esso sorge in facciata, sopra l’unico ingresso della collegiata.

   Le case dell’acropoli, su un colle pietroso,  sono rivestite di calce. Porta Mamurra reca epigrafi che sanno di vestigia e di gloria. Via S. Martino ha mille finestre che si affacciano su misteriosi scenari. In Vico Papa vi sono gradini scavati nella roccia. Una donna dal volto senza età, seduta di fronte alla porta di casa, ricama graffiti serici. In alto, vicino ai lampioni, è collocata una stupenda icona della Madonna della Civita, molto venerata dagli itrani. Le anguste stradine e i caratterstici vicoli del centro storico, che conservano ancora il tipo di un’architettura d’impronta prettamente meridionale, sono abitati dal vento, le cui folate si arrampicano, rabbiose, verso le campane della chiesa di S. Michele Arcangelo, chiesa-madre di Itri, e discendono al ritmo di suoni mai ascoltati. Al di là delle ubertose colline, i profumi di arancio, tra le rocce, ai piedi delle montagne, dove allignano, da secoli, l’ulivo, il carrubo ed il sughero.

Alfredo Saccoccio

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