Alta Terra di Lavoro

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L’ ascesa della famiglia Marzano.

Posted by on Gen 17, 2018

L’ ascesa della famiglia Marzano.

La Contea di Carinola, dall’ 879, anno della sua fondazione, ebbe molti signori che la governarono, chi con giustizia chi semplicemente per opportunismo, ma una rilevante crescita economica ed artistica del territorio si ebbe sotto la famiglia Marzano, che la impreziosì di stupendi palazzi. 
Insieme al Ducato di Sessa, Carinola visse un periodo di grande importanza storica ed artistica, fino a quando uno stesso Marzano, Marino, non contribuì ad affossare l’intera famiglia.

La famiglia Marzano costruì la propria grandezza attraverso tre secoli soprattutto grazie al valore militare dei suoi uomini, che li portò ad occupare le posizioni più ambite del Regno, ma anche grazie alla loro sagacia e alla loro scaltrezza che li rese potentissimi baroni del Regno di Napoli. Qualcuno di loro incappò in qualche “caduta”, come successe a Jacopo, ma ebbe sempre la prontezza di rialzarsi con dignità.

Le prime tracce della famiglia Marzano le troviamo nel 1239, nel Libro dell’Inquisitione de’ Feudatarii della Regia Camera, con Guglielmo Marzano, signore di diversi feudi quali Marzano, Selvitella e Cagiano. Non conosciamo il cognome originale della famiglia; Guglielmo era molto probabilmente  un longobardo o un normanno venuto in Italia al seguito dei fratelli Drengot o degli Altavilla, e prese il nome dal feudo Marzano a lui affidato.

Ebbe quattro figli: RiccardoGiovanniRoberto e Guglielmo che insieme, secondo l’uso dei longobardi, gli successero nella conduzione degli stati paterni. Ai primi due fratelli, Riccardo e Giovanni, il re e imperatoreFederico II affidò alcuni prigionieri guelfi poi non si trova più nulla di loro, che probabilmente morirono. Gli altri due fratelli minori, Roberto e Guglielmo, parteciparono alla Congiura di Capaccio del 1246 contro Federico II, voluta da Papa Innocenzo IV, il quale aveva progettato l’eliminazione fisica del ribelle Federico che non voleva piegarsi all’autorità papale.  I due Marzano furono costretti all’esilio per sfuggire alla vendetta del re.  Roberto morì in esilio senza aver generato figli, mentre Guglielmo ebbe due figli, Roberto e Riccardo, che dal re Carlo I d’Angiò furono riammessi al possesso del feudo di Marzano e a lui giurarono fedeltà. E proprio sotto gli angioini iniziò l’ascesa della famiglia Marzano, grazie a una politica matrimoniale molto oculata e al valore militare di cui i Marzano non mancavano.  A quest’ultimo Riccardo (e alla sua discendenza),  i re angioini Carlo I Carlo II affidarono molti incarichi importanti, eseguiti con prontezza e grande senso del dovere.  Da Roberto ebbe inizio la casata Cagiano tramite  il matrimonio di suo figlio Raimondo con la figlia del Signore di Cagiano, mentre Riccardo portò avanti la casata Marzano.

Riccardo sposò Rogasia di Dragone  (Dragoni) e da lei ebbe ben sei figli, due maschi, Gugliemo e Tommaso, e quattro donne: CostanzaFiordeligiMaria e Berlingiera, tutte maritate in ottime famiglie del Regno.  Raimondo di Cagiano e Riccardo di Marzano erano baroni molto potenti non solo in Terra di Lavoro, ma anche in Terra d’Otranto. Nel 1268 costrinsero i leccesi, che avevano innalzato le bandiere degli Svevi, a innalzare le bandiere angioine, poi raggiunsero re Carlo I d’Angiò e combatterono al suo fianco  nella battaglia diTagliacozzo in cui fu vinto Corradino di Svevia.

Guglielmo e Tommaso, secondo le leggi dei longobardi, possedevano entrambi il feudo di Marzano, ma Guglielmo, essendo il primogenito, possedeva anche tanti altri feudi, come voleva l’usanza francese. Sfortunatamente Guglielmo uscì fuori di testa a causa di una qualche malattia e, nel 1300 alla morte della moglie, una della Marra, che se ne prendeva cura, il re Carlo II  impose a  Tommaso di prendersi cura di suo fratello, dandogli anche l’autorità di porlo ai ceppi qualora la sua malattia lo richiedesse.  Guglielmo si riprese dalla sua malattia e si sposò una seconda volta con Isabella di Gesualdo, ma anche da costei non ebbe figli e allora tutte le sue ricchezze e i titoli di casa Marzano passarono a Tommaso, che si  trovò ad essere ricco e potente e cominciò a comprare altri feudi.
Nel 1309 Tommaso fu fatto Maresciallo del Regno e del Consiglio da re Roberto d’Angiò e nel 1313, sempre da re Roberto, fu nominato I Conte di Squillace e Grande Ammiraglio del Regno, incarico che poi passò di padre in figlio.

Tommaso ebbe dalla sua prima moglie, Giovanna di Capua, due maschi, Riccardo e Goffredo che ulteriormente ingrandirono e resero illustre la casata. Poi sposò in seconde nozze Simona Orsino da cui  non ebbe figli.

Riccardo sposò Margherita d’Aquino, figlia del conte d’Ascoli, da cui ebbe un’unica figlia, Maria,  e per successione ereditaria della moglie si trovò ad essere anche Conte di Ascoli.

Goffredo, valoroso cavaliere, fu ciambellano di re Roberto e Grande Ammiraglio. Sposò  Giovanna Ruffo, figlia del conte di Catanzaro che gli porto in dote Policastro e i suoi casali. Ebbero quattro figli, due maschi e due donne: Roberto, Tommaso, Rogasia, maritata al conte di S. Agata Carlo d‘Artus, e Caterina, marita invece a Giovanni Visconti conte di Mirabella. Una terza donna, Maria, maritata ad un di Transo, non è sicura sia figlia di Goffredo.

Nel 1325, re Roberto, non soddisfatto dei suoi capitani che non riuscivano ad avanzare di un passo nella conquista della Sicilia in mano agli Aragonesi, anzi perdevano molte terre, mandò il Grande AmmiraglioGoffredo  Marzano, con 25 galee, a distruggere una Squadra navale aragonese comandata da Giovanni di Chiaromonte e Orlando d’Aragona, fratello del re Pietro II d’Aragona. Goffredo non solo distrusse molte galee nemiche, ma si impadronì di tutte le altre portando a Napoli molti prigionieri, tra cui i due ammiragli Giovanni di Chiaramente e Orlando d’Aragona. Goffredo visse un brutto momento nel 1348, a causa della tragica morte di Andrea, marito ungherese della Regina Giovanna ILuigi d’Ungheria, fratello di Andrea, molto arrabbiato,  scese in Italia deciso a vendicare la morte del fratello. Giovanna, appena seppe del suo arrivo a Benevento, lasciò Napoli e s’imbarcò per la Provenza e Luigi entrò facilmente in Napoli.  Questi non tardò a palesare le sue vere intenzioni e fece imprigionare e giustiziare molte baroni solo per semplice sospetto, tra cui anche Goffredo che però riuscì a fuggire. Ritornato a Napoli poco tempo dopo, Goffredo sollevò il popolo contro gli ungheresi e a questa sua iniziativa ben presto si unirono tanti altri baroni, i quali spedirono messi ad Avignone per far si che la Regina Giovanna ritornasse. Ritornata a Napoli, Giovanna concordò una tregua con gli ungheresi e mandò Goffredo Marzano e Tommaso Sanseverino a firmarla.

 

Con Roberto e Tommaso, figli di Goffredo, inizia il ramo sessano e carinolese della famiglia Marzano.

Roberto, primogenito, fu terzo conte di Squillace e grande ammiraglio del regno. Tommaso fu invece uomo di guerra, molto caro ai reali angioini.

Nel 1362  la regina Giovanna I, per rifarsi delle spese di guerra contro il ribelle Duca D’Andria Francesco del Balzo, vendette la città di Teano e di Carinola a Goffredo Marzano per tredicimila ducati e la città  di Sessa al figlio di questi, Tommaso Marzano, per venticinquemila ducati e gli conferì anche il titolo di duca. Tommaso Marzano fu dunque prima duca di Sessa[1].

Dopo la morte della Regina Giovanna I, Tommaso divenne Ciambellano di re Carlo III e per lui combatté contro Luigi d’Angiò, che pretendeva per sé il trono di Napoli, e per i suoi servizi al re fu nominato governatore d’Abruzzo e  I conte d’Alife.  Sposò Rogasia d’Evolo ma poiché non ebbe figli, alla sua morte,   i suoi possedimenti passarono a suo fratello primogenito Roberto, insieme a quelli del padre Goffredo.

Roberto aveva invece tre figli: Jacopo (Giacomo), che fu II Duca di Sessa, Grande ammiraglio del Regno e IV conte di Squillace; Goffredo, che fu II conte d’Alife e Gran Camerlengo del Regno; la terza, Giovanna, andò sposa al marchese Alberto d’Obizzo d’Este.

Jacopo Marzano fu II Duca di Sessa, IV Conte di Squillace e Grande Ammiraglio in un periodo molto movimentato per il Regno. Morto infatti re Carlo III di Durazzo in Ungheria, si trovò ad essere re di Napoli suo figlio Ladislao, che però aveva solo 10 anni. Molti potenti baroni, tra cui i Sanseverino,  non volevano riconoscerlo come re, ritenendo che il trono spettasse invece a Luigi II d’Angiò. La regina Margherita con il piccolo Ladislao fu costretta a riparare a Gaeta e Luigi d’Angiò si impossessò del Regno di Napoli con l’aiuto dei baroni che lo avevano sostenuto. Lo tenne una decina d’anni fino a quando Ladislao, ormai 23enne,  si impegnò nella riconquista del trono.

I Marzano, che erano sempre stati al fianco di re Ladislao, occupandosi delle incombenze più importanti e diplomatiche, caddero nella trappola indetta dai Sanseverino a favore di Luigi II.  Ugo Sanseverino aveva infatti proposto a re Luigi che l’unico modo per vanificare l’azione dei potenti Marzano sarebbe stato farli passare dalla loro parte mediante il matrimonio di esso Luigi con la figlia di Jacopo,Maria. E così, lusingato dalla richiesta di matrimonio che avrebbe fatto di sua figlia la regina di Napoli e incitato dalla moglie Caterina che era di casa Sanseverino, Jacopo accettò la proposta di matrimonio di Luigi d’Angiò  per sua figlia Maria.

La reazione di Ladislao fu immediata: fece occupare la Rocca di Mondragone e saccheggiare i casali di Sessa, di Carinola e tutti i possedimenti del duca in maniera così violenta che Jacopo subito si pentì del suo voltafaccia. Solo diversi interventi di papa Bonifacio IX riportarono la pace tra Ladislao e i due fratelli Marzano, Jacopo e Goffredo, i quali giurarono per la seconda volta fedeltà al re. A questo punto, anche i Sanseverino abbandonarono il duca Luigi d’Angiò e giurarono fedeltà a Ladislao.

Ma Ladislao non era uomo che si appagava facilmente e meditava aspra vendetta verso tutti quei baroni che erano stati suoi avversari nella sua lotta con Luigi. Fece catturare e giustiziare  i colpevoli  Sanseverino e, morto anche papa Bonifacio IX nel 1404, si sentì libero dal giuramento che aveva fatto al pontefice di non toccare Jacopo,  duca di Sessa, e Goffredo, conte d’Alife.

Era intanto morto anche Jacopo, duca di Sessa, ed essendo suo figlio Giovannantonio un bambino, la direzione degli stati di Jacopo cadde nelle mani di suo fratello Goffredo, il quale non fidandosi di Ladislao, fece ben munire Sessa, Teano, Mondragone e Carinola. Ma Ladislao agì d’astuzia. Chiese in moglie l’unica figlia di Goffredo per suo figlio di otto anni, principe di Capua. Goffredo si trovò stretto tra due fuochi. Sapendo che negare poteva essere peggio che acconsentire, diede il suo beneplacito ed accettò. Ladislao invitò tutti i Marzano a Capua, alla festa di fidanzamento dei due rampolli. Nel bel mezzo della festa fece imprigionare tutti i Marzano, li fece tradurre nelle prigioni di Castelnuovo e si impadronì dei loro stati.

Solo l’avvenenza di Margherita, una delle quattro figlie di Jacopo, che divenne l’amante del re, fece smuovere il cuore di Ladislao. Ladislao restituì a tutti i Marzano la libertà e  tutti i loro stati.

 

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Alcuni testi consultati:

Angelo di Costanzo:  Storia del regno di Napoli – Cosenza, 1839

Archivio Storico Napoletano – tomo 13 – Firenze 1861

Attilia Tommasino: Sessa Aurunca nel periodo aragonese – Roma, 1997

Francesco Capecelatro: Storia del regno di Napoli – Napoli, 1840 G.B: Crollalanza (a cura di) – Giornale araldico, genealogico, diplomatico italiano – Fermo, 1874

Carlo de Lellis – Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli…  parte III , Napoli 1671

Ferrante della Marra – Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne’Seggi, Napoli, 1641

Filippo M. Pagano; Saggio istorico sul Regno di Napoli – Napoli, 1824

G.B. Crollalanza (diretto da):  Giornale araldico genealogico diplomatico – Vol. 1-2, Fermo, 1873-4

Giovanni Antonio Summonte; Dell’historia della città e regno di Napoli- vol. 4 – Napoli, 1675

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