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La guerra di Vandea “a cura di Gianandrea de Antonellis” (I)

Posted byon Ott 27, 2026

La guerra di Vandea “a cura di Gianandrea de Antonellis” (I)

1.     Jacques Cathelineau, il “Santo d’Angiò”
Primo Generalissimo dell’Esercito cattolico e reale
(12 giugno 1793 – 14 luglio 1793)

«Cathelineau comanda le genti di Pin-en-Mauge e dintorni. È un semplice contadino che per qualche tempo ha fatto il venditore ambulante di lana. Non ho mai visto un uomo più dolce, più umile e migliore di lui. Si metteva sempre all’ultimo posto e questo me lo fa rispettare ancor più. Era dotato di una straordinaria intelligenza e di un’eloquenza trascinante, talenti naturali per la guerra ed il comando: aveva trentaquattro anni. I contadini lo adoravano e gli portavano grandissimo rispetto. Aveva inoltre grande fama di religiosità; per questo i soldati lo chiamavano il “Santo d’Angiò” ed erano sereni quando erano al suo fianco in battaglia, pensando che non potessero essere feriti, essendo accanto a un uomo così santo».

Victoire de Donnissan de La Rochejaquelein,Mémoires.

Quattro mesi di battaglie, cento giorni di guida e un mese di comando supremo: Jacques Cathelineau (Le Pin-en-Mauges, 5 gennaio 1759 – Saint-Florent-le-Vieil, 14 luglio 1793) è stato il primo “generalissimo” dell’armata vandeana, soprannominato “il santo di Angiò” per la sua profonda religiosità.

Come rivela il soprannome, non era nativo della Vandea, ma appunto dell’Angiò (regione del Maine e Loira), avendo visto la luce a Le Pin-en-Mauges; esercitava la professione di venditore ambulante e si trovava per questo nella confinante Vandea al tempo della rivolta. E fu proprio su consiglio del suo curato e direttore spirituale, l’abate Cantiteau, che serviva da sacrestano, che Cathelineau decise di aderire all’insurrezione: una decisione spinta soprattutto dalla coscienza dell’odio antireligioso e anticristiano dei rivoluzionari giacobini.

Allora Jacques era trentacinquenne e padre di famiglia: sarebbe stato dunque esentato della leva obbligatoria proclamata dalla convenzione. Prese le armi, quindi, non per sottrarsi alla chiamata repubblicana, ma per combattere l’ideologia che essa rappresentava.

In pochi giorni organizza la controrivoluzione: il 10 marzo 1793 riunisce i suoi vicini e li convince che il solo mezzo per sottrarsi alla punizione che attende chi si rifiuta di servire nell’esercito repubblicano è quello di prendere decisamente le armi e cacciare i giacobini. Due giorni dopo è già alla testa di 27 uomini del suo villaggio, armati alla meglio, con tutti gli attrezzi che capitavano sotto mano, e marcia alla volta di Jallais, reclutando per via una folla di contadini affascinati dalle sue parole. Arrivato il 13 marzo dinanzi alla cittadina, difesa da 80 repubblicani e da un pezzo di artiglieria, cattura il cannone ed occupa Jallais. Il giorno dopo conquista anche Chemillé, che cede dopo una forte resistenza: a tutti appare come una impresa inaspettata e l’azione esalta gli animi, tanto che numerosi rinforzi si aggiungono alle forze di Cathelineau.

Forte di 3.000 uomini, e con l’aiuto di Jean Nicolas Stofflet, conquista anche. È allora che le bande insurrezionali si rendono conto che hanno bisogno di un inquadramento militare e della guida di ufficiali di professione. Si rivolgono così a Bonchamps e D’Elbée che, pur essendo aristocratici, trattano sempre Cathelineau come un loro pari. Dopo altri due scontri, a Vihiers e a Chalonnes-sur-Loire, la campagna si interrompe e gli insorti rientrano nelle loro case per celebrare le feste della Santa Pasqua, che quell’anno cade il 31 marzo. Una decina di giorni dopo, il 9 aprile, le bande vandeane sono nuovamente all’opera, ma con vicende alterne: Cathelineau deve evacuare Chemillé e ritirarsi fino a Tiffauges; quindi unisce i suoi 3.000 uomini a quelli di Stofflet e conquista Cholet, Vihiers e Chalonnes-sur-Loire. Il 23 aprile occupa Beaupréau e Thouars il 5 maggio.

Nove giorni dopo lascia La Châtaigneraie e il 16 maggio viene sconfitto dal generale Alexis Chalbos a Fontenay; il 9 giugno 1793 si prende la rivincita, occupando Montreuil-Bellay e Saumur.

Dopo la conquista di quest’ultima città, l’insurrezione aveva preso una tale importanza che i vari generali monarchici ritengono di dover strutturare le varie bande in un unico esercito ed affidare il comando ad uno solo di loro. Il 12 giugno 1793 Louis Marie de Lescure e Maurice-Louis-Joseph Gigot d’Elbée, i due più blasonati generali, eleggono Chatelineau quale comandante in capo dell’Esercito cattolico e reale e, per distinguerlo dagli altri generali, lo nominano “generalissimo”. La decisione viene accolta entusiasticamente dall’assemblea dei capi vandeani e serve a cementare ancor più le masse contadine, che costituiscono la gran parte dell’esercito vandeano.

Dopo avere preso Angers senza difficoltà il 23 giugno, l’esercito cattolico e reale si presenta dinanzi alla città di Nantes, forte di 40.000 uomini a cui si dovrebbero aggiungere 10.000 insorti della regione di Pays de Retz e del Basso-Poitou, guidati da Charette. Ma la guarnigione di 12.000 uomini riesce inaspettatamente a resistere, anche grazie alla mancanza di coordinazione tra le file nemiche: Charrette attacca inutilmente da solo il 27, mentre il resto dell’esercito è lontano, impegnato dalle forze repubblicane. Due giorni dopo, finalmente, giungono gli uomini di d’Elbée e Cathelineau. La battaglia sembra favorevole ai vandeani che riprendono vantaggio e riescono a penetrare in città.

A questo momento, però, accade un fatto che cambierà le sorti della battaglia: Cathelineau viene raggiunto da un proiettile, sparato da una finestra e resta gravemente ferito. D’Elbée prova a trascinare l’esercito, ma i vandeani, sgomenti per l’accaduto, si scoraggiano, cominciano a disperdersi, infine si ritirano e Nantes rimane in mano repubblicana.

Trasportato morente a Saint-Florent-le-Vieil, Cathelineau spira il 14 luglio 1793, quarto anniversario della presa della Bastiglia. Il “Santo dell’Angiò” viene sepolto in quella stessa cittadina, nella cappella di San Carlo.

La sua discendenza fu nobilitata dopo la Restaurazione: suo nipote, Henri de Cathelineau (1813-1891), combatté negli Zuavi pontifici e fu ufficiale durante la Guerra franco-prussiana del 1870.

Per via della sua profonda religiosità ed il coraggio dimostrato in difesa della Fede, alla fine dell’800 venne iniziata una causa di beatificazione. Purtroppo, a causa di un bombardamento alleato, nel 1944 venne distrutto l’archivio del vescovado di Angers, che conteneva i documenti del processo diocesano, bloccando di fatto il processo. Tuttora, nonostante la mancanza di una dichiarazione ufficiale di santità da parte della Chiesa, Cathelineau viene fatto oggetto di culto locale.

2.    Maurice d’Elbée, ilGenerale Provvidenza
(14 luglio 1793 – 20 ottobre 1793)

«Ad un certo punto M. d’Elbée divenne preminente nell’esercito vandeano. In particolare comandava i volontari provenienti da Cholet e da Beaupréau. Era un sottotenente di fanteria, ritiratosi da qualche tempo. Aveva circa quarant’anni, era basso e non conosceva né Parigi né il mondo, ma era estremamente devoto, entusiasta, dotato di grande coraggio e altrettanta calma: questo era il suo principale merito. Al momento delle battaglie, andava in prima linea dicendo: “Figli miei, la Provvidenza ci darà la vittoria”. La sua devozione, profonda e sincera, lo spingeva a portare sull’abito immagini di santi, a fare prediche ai soldati e soprattutto a parlar loro della Provvidenza, tanto che i contadini, che amavano tutto ciò che ha a che vedere con la religione, l’avevano soprannominato, senza alcuna malizia, il “Generale Provvidenza”. Nonostante alcuni atteggiamenti un po’ affettati, M. d’Elbée era in fondo un uomo stimabile e virtuoso, tato che tutti gli portavano affetto e rispetto».

Victoire de Donnissan de La Rochejaquelein,Mémoires.

Maurice Louis Joseph Gigot d’Elbée era nato a Dresda il 21 marzo 1752 da una famiglia Sassone che si trasferì in Francia nel 1777; venne naturalizzato e ben prima della rivoluzione francese entrò in un reggimento di cavalleria, divenne tenente, e diede le sue dimissioni a trent’anni, nel 1783. Si sposò e di conseguenza si ritirò in una proprietà di campagna vicino a Beaupréau nell’Angiò.

Con lo scoppio della rivoluzione francese, seguì i principi a Coblenza; ma ritornò per obbedire alla legge che ordinava agli emigrati di rientrare. Nel 1793, i contadini di Beaupréau, che ben lo conoscevano in qualità di feudatario locale, lo scelsero come loro comandante. Con la sua capacità militare, ebbe immediato successo e le sue truppe si ampliarono ben più di quelle di altri comandanti, come Bonchamps, Cathelineau e Stofflet. Servì inizialmente sotto Cathelineau e dopo la morte di quest’ultimo venne candidato come generale in capo. Presa la guida dell’esercito, sconfisse i repubblicani a Coron e a Beaulieu.

Una quindicina di giorni dopo aver assunto il comando generale si trovò a combattere la battaglia di Luçon (31 luglio): fu sconfitto dai repubblicani e nello scontro si espose ai più grandi pericoli pur di tentare di salvare l’esercito vandeano dalla completa rovina.

Anche le successive battaglie si risolsero in altrettante disfatte: prima a Luçon, il 13 agosto; poi a Cholet per mano del generale Kléber. Non solo l’esercito cattolico fu decimato, ma lo stesso d’Elbée, ferito gravemente, non fu più in grado di rimettersi in forze. Fu inizialmente trasportato nella sua Beaupréau, quindi sull’isola di Noirmoutier, nel golfo di Biscaglia; il 20 ottobre rassegnò le dimissioni, e al suo posto fu scelto Henri de La Rochejaquelein. Poi, tre mesi dopo, i repubblicani occuparono l’isola e d’Elbée fu catturato e sommariamente giudicato da un tribunale rivoluzionario, che lo condannò a morte. Fu fucilato sulla pubblica piazza di Noirmoutier, dove era stato portato su una poltrona, perché le sue quattordici ferite non gli permettevano di tenersi in piedi. Era il 6 gennaio 1794.

Al giudizio di molti biografi, D’Elbée fu un uomo pio, di grande coraggio. I suoi soldati lo avevano chiamato “Generale della Provvidenza”. La sua memoria è stata quasi del tutto cancellata, anche perché questo generale non gradiva mettersi davanti della scena. Avrebbe voluto trascorrere una esistenza tranquilla, circondato dai suoi familiari, lontano dai fasti cittadini. Fu invece coinvolto nella più crudele delle guerre rivoluzionarie e non si tirò indietro. Fine stratega, era molto gradito dei suoi soldati, tanto che Louis Marie Turreau nelle sue memorie scrisse di aver visto i suoi soldati piangere appena sentivano il solo nome dello scomparso d’Elbée: «Ad un fisico piacevole e distinto, D’Elbée univa il talento necessario ad un capo di quella fazione. Soldato veterano, aveva addestrato i vandeani nel modo di combattere più adatto alla località ed alla mentalità di questo popolo. Questo capo aveva tutte le qualità per svolgere un ruolo importante. D’Elbée ha dato prova del suo talento nelle esecuzioni dei suoi piani. Tutte le volte che si sono allontanati dai suoi piani, i suoi ufficiali sono stati sconfitti».

3.     Henri de La Rochejaquelein: «Se avanzo, seguitemi!»
(20 ottobre 1793 – 28 gennaio 1794)

«Se mio padre fosse fra noi, vi ispirerebbe più fiducia, poiché mi conoscete appena. Io del resto ho contro di me la mia giovinezza e la mia inesperienza; ma ardo già di rendermi degno di comandarvi. Andiamo a cercare il nemico: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi!»

Henri de La Rochejaquelein

Henri du Vergier, conte de La Rochejaquelein fu il più giovane generale controrivoluzionario francese che combatté nelle guerre di Vandea. Aveva infatti solo ventun anni quando prese il comando dell’Armata cattolica, essendo nato a Château de la Durbellière, vicino a Châtillon-sur-Sèvre il 30 agosto 1772. Avviato alla carriera militare, come accadeva usualmente nella famiglia dei Marchesi de La Rochejaquelein, frequentò la scuola militare di Sorèze. Diciassettenne, divenne ufficiale della Guardia Costituzionale di re Luigi XVI, al tempo dello scoppio della rivoluzione francese: scelse di non seguire la propria famiglia, che stava emigrando fuori dalla Francia, perché riteneva suo principale compito quello di difendere il Sovrano. Il 10 agosto 1792 si batté alla difesa del Palazzo delle Tuileries, quando questo venne attaccato dall’ala più radicale dei rivoluzionari, formata da sanculotti e giacobini, che così provocarono la caduta della monarchia, prendono il potere e danno il via alla fase democratica della rivoluzione, che sfocerà necessariamente nel Terrore.

Tornato nella sua regione dopo la sconfitta, ricevette la chiamata alle armi dovuta all’introduzione della leva obbligatoria che la neonata repubblica adottò per far fronte alle cosiddette Guerre rivoluzionarie francesi, ma disertò e si unì all’amico e cugino Louis Marie de Lescure che nel Poitou, la sua regione, stava radunando degli insorti.

Prese parte alle guerre di Vandea scoppiate il 13 marzo 1793: alla testa di qualche migliaio di contadini vandeani ottenne la sua prima vittoria sull’esercito repubblicano il 13 aprile successivo a Les Aubiers, e prima della battaglia incitò i suoi uomini con una frase divenuta poi famosa: «Andiamo a cercare il nemico: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se mi uccidono, vendicatemi!».

Il 20 ottobre La Rochejaquelein fu scelto come “Generalissimo” dell’Esercito cattolico e reale sostituendo Maurice d’Elbée, rimasto gravemente ferito nella seconda battaglia di Cholet a cui lo stesso La Rochejaquelein aveva preso parte.

Tuttavia il suo coraggio non compensò la sua mancanza di esperienza e di abilità strategica: marciò su Granville, prese Avranches il 12 novembre, ma non riuscì a tenere Granville e si ritirò ad Angers per attraversare la Loira. Le truppe di Marceau, Kléber e Westermann lo inseguirono, sconfiggendolo una prima volta a Le Mans il 12 dicembre e definitivamente il 23 successivo a Savenay. Riuscì a portare il resto del suo esercito oltre la Loira e provò a continuare una guerriglia contro i repubblicani.

Il 4 gennaio si mise in marcia per Nuaillé, vicino a Cholet (Maine e Loira), per comandare quella che risultò essere la sua ultima spedizione. Verso la fine del mese, la guarnigione repubblicana di Cholet era uscita dalla città per incendiarla e La Rochejaquelein decise allora di attaccarla prima che questa appiccasse il fuoco. L’attacco avvenne il 28 gennaio 1794: circondati dai Vandeani molti repubblicani morirono anche a causa dell’incendio che questi erano riusciti ad appiccare, mentre altri andarono incontro al Generalissimo per arrendersi.

Il generale vide poi due granatieri in fuga, così salì a cavallo e insieme ad altri suoi ufficiali li inseguì con lo scopo di catturarli per poi interrogarli. Uno dei due granatieri si fermò nascondendosi dietro un cespuglio mentre l’altro continuava a scappare in modo da fare da esca: il soldato nascosto puntò quindi l’arma su uno dei cavalieri che inseguivano il suo compagno, ma La Rochejaquelein lo vide e si lanciò su di lui per bloccarlo; a questo punto il soldato repubblicano, accortosi del generale avversario, gli sparò in fronte uccidendolo sul colpo. Gli altri ufficiali di La Rochejaquelein, che avevano ucciso il granatiere fuggiasco, accortisi che l’altro repubblicano aveva ucciso il loro generale si lanciarono su di lui, massacrandolo.

Il corpo di La Rochejaquelein fu seppellito nello stesso posto in cui venne raggiunto da un colpo mortale. Affinché il suo cadavere non venisse identificato e profanato dai repubblicani, come accadde a Bonchamps, il suo amico Jean Nicolas Stofflet gli cambiò gli abiti e gli tagliò il viso a colpi di sciabola e singhiozzando disse: «ho perso ciò che avevo più di caro al mondo».

Fu riesumato più tardi, dopo che un mezzadro indicò il luogo di sepoltura provvisoria, e fu deposto nella chiesa di Saint Aubin di Baubigné nella regione delle Deux-Sèvres, dove riposano anche i suoi due fratelli minori Louis (1777-1815), che anch’egli sarebbe divenuto, per breve tempo “Generalissimo”, e Auguste (1784-1868).

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