NEL MARE MAGNUM DEL MERIDIONALISMO
Ormai aumenta sempre di più il numero dei movimenti[1] che nei loro programmi prevedono il superamento del divario economico e infrastrutturale, l’eliminazione delle disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud della penisola, una maggiore giustizia sociale, la tutela dell’identità storica del Meridione, la riappropriazione della memoria cancellata, la pari dignità con i sedicenti fratelli del Nord, anche nel rispetto di quanto previsto nella Costituzione della Repubblica Italiana, che, in ogni occasione, viene definita come “la più bella del mondo”.
Ma, dall’enunciata bontà dei principi alla base della Costituzione alla loro applicazione pratica, si ha modo di constatare che essi sono destinati a rimanere solo parole, visto che vengono disattesi proprio da chi dovrebbe incarnarli e trasferirne i benefici alle persone ed alle realtà per le quali essi sono stati codificati. Infatti,in considerazione dell’ uguaglianza teorica prevista per tutti i cittadini, i principi della Costituzione dovrebbero valere per tutti. Ora, a motivo del loro ruolo nella vita pubblica, sono i politici quelli che dovrebbero vigilare sulla corretta applicazione di tali principi. Ma, se, dal 1861 ad oggi, una parte della nazione in cui vivono ben quattordici milioni di persone è costretta a chiedere l’eliminazione del divario esistente con l’altra parte vuol dire che la politica o non ha saputo fare il proprio dovere o sa di godere di un tale grado di immunità da potersi permettere qualunque libertà., Chi infatti può negare di non aver sentito in ogni intervento e fino alla nausea, dalla più umile alla più alta carica istituzionale, l’importanza ed il valore della memoria, delle radici, del passato di cui il presente è figlio, e tutte le considerazioni di circostanza che intorno a tali affermazioni venivano enfaticamente fatte? Poi, appena chi è stato messo ai margini del progresso e collocato nel limbo della storia avanza richiesta di riappropriarsi delle proprie radici, del proprio passato, della propria memoria i principi della “più bella costituzione del mondo” vengono meno e la politica mette subito in moto la sua farraginosa e asservita burocrazia per impedire che la storia tracciata e le condizioni sociali da essa generate possano cambiare il proprio corso.
Purtroppo il morbo della retorica fine a se stessa ha dimostrato di essere una malattia capace di contagiare non solo la politica ma anche i movimenti identitari, revisionisti e simili, genericamente compresi nella più grande categoria del “meridionalismo”.
Che la storia imposta dai vincitori, grazie all’impegno ed agli sforzi di ricercatori “controcorrente” e di professionisti prestati alla ricerca storica, non sia proprio come si continua a raccontarla è ormai a conoscenza di un elevato numero di persone. Grazie ai lavori di questi ricercatori molte persone hanno potuto prendere conoscenza della falsità della “condizione di minorità” in cui, in applicazione di leggi scientifiche – rivelatesi poi false -, li avevano precipitati coloro che erano venuti a portare libertà e affrancamento, tanto da far dire a Gramsci: Come è possibile che Napoli, la città più ricca della penisola, ad unificazione avvenuta, si trovi a versare in una condizione di miseria nera ?. Col tempo questa presa di coscienza ha fatto sì che coloro nei quali la scoperta aveva fatto più presa sentissero il bisogno di portarla a conoscenza del maggior numero di persone possibile. Ovviamente, però, non disponendo dei mezzi concessi ai divulgatori inseriti nel sistema, il messaggio ha avuto una diffusione molto limitata, quasi porta a porta. Chi sentiva il bisogno di diffondere le nuove scoperte come un apostolato ha ritenuto più utile allo scopo creare movimenti o associazioni. Ora, poiché i problemi alla base dell’ormai arcinota “questione meridionale”non sono pochi e spaziano dalla sfera morale a quella sociale ognuno di questi movimenti ha deciso di porre alla base dei propri interessi e delle proprie ricerche un aspetto specifico. Così c’è chi si è impegnato per cercare di eliminare i luoghi comuni e gli stereotipi, come terroni, briganti, sfaticati, ladri e simili, coniati con chiaro intento di vilipendio; chi ha messo alla base del programma del movimento o dell’associazione i problemi sociali ancora irrisolti; chi, oltre ad una costante presenza sul territorio, ha creato degli spazi per ospitare e diffondere le verità controcorrente che, nonostante le difficoltà messe in atto per ostacolare le ricerche,vengono alla luce dalla consultazione di documenti fortunosamente sfuggiti alla distruzione, ecc. Quello che stupisce è la mancanza di volontà di tutti questi gruppi isolati di unirsi per dare vita ad un fronte unico. Scorrendo, infatti,le informazioni reperibili sul web, si ricava che, su 28 associazioni 1, tra membri e simpatizzanti, si arriva al non trascurabile numero di oltre duecentocinquantamila persone. Sicuramente il dato, da prendere con tutti i benefici del caso, è suscettibile di variazione sia in aumento che in diminuzione, potendosi verificare il caso di qualcuno che simpatizza per più di un movimento o associazione, come quello di persone che, pur condividendo obiettivi e modalità attuative di uno o più movimenti, preferiscono non lasciare la proprie impressioni sul web. In entrambi i casi, e considerando che, oltre ai movimenti e alle associazioni trovate in rete, ci saranno altri gruppi interessati alle tematiche legate alla storia del Risorgimento,il numero delle persone che hanno preso coscienza dell’esistenza di un’altra storia non è da sottovalutare, per cui viene naturale chiedersi perché un dato di tale importanza non riesca a suscitare l’interesse dei responsabili di questi movimenti o associazioni, per dar vita ad una federazione. Nella mia ingenuità – forse imperdonabile? – di ultraottuagenario, non riesco a trovare una ragione per spiegarmi una tale resistenza. L’esperienza, infatti, mi suggerisce un accostamento tra questi movimenti/associazioni ed un’orchestra sinfonica ed un coro, ascoltando le cui esecuzioni frutto di un insieme di strumenti e voci diverse, non possiamo non concludere che quelle melodie sono il risultato di un insieme di diversità, che la capacità di un “maestro” è riuscita a compattare in modo da ottenere un risultato così armonico da entusiasmare e commuovere. Un’altra considerazione stuzzica la mia ingenuità: sia le associazioni o i movimenti che i ricercatori singoli non legati ad alcun gruppo operano a titolo gratuito e volontaristico, pagando sempre di tasca propria, quando occorre . Allora, visto che la gratuità dell’impegno esclude il dubbio che la resistenza venga messa in atto per non perdere qualche beneficio,a quale causa profonda si deve questa contrarietà a non individuare un “direttore d’orchestra” che, senza modificare le singole voci, riesca ad armonizzarle proprio come quelle di un’orchestra o di un coro? Se infatti si riuscisse ad ottenere la creazione di un fronte unico, l’insieme delle persone che ne costituiscono la base raggiungerebbe un numero tale da costituire veramente motivo di preoccupazione per una classe politica poco attenta ai problemi sociali e molto, invece, ai propri interessi. Ma, come detto, l’incoerenza è un morbo pericoloso per cui non è stato ancora trovato il vaccino, sicché chi spera di poter festeggiare la fine del monopolio dell’ informazione a senso unico, il superamento delle disuguaglianze, dell’ingiustizia sociale e di tutti gli altri mali seguiti alla cosiddetta unità, deve rassegnarsi, visto che nessuno dei responsabili dei vari movimenti – comportandosi né più né meno come i politici – ha intenzione di deporre lo scettro o abbandonare la poltrona da cui affronta ed approfondisce le tematiche che costituiscono l’oggetto sociale del proprio movimento. E’ vero che, grazie a costoro – e non è cosa da poco, in considerazione delle difficoltà incontrate nelle loro ricerche – molte persone hanno potuto scoprire che almeno una parte dell’Italia non è risorta col Risorgimento, che persone indegne sono state elevate al rango di eroi, ma, alla fine, se la situazione rimane sempre quella del 1861, se i problemi sociali e gli stereotipi rimangono sempre “questione” senza che se ne possa presagire la soluzione, l’attività di costoro, per quanto benemerita, non avrà alcun riflesso positivo né sulla memoria, né sull’orgoglio, né sul riscatto.
Castrese Lucio Schiano, 1° maggio 2026
[1] Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro – Revisione storica – Revisione storica I° – Movimento Sud – Identità Partenopea (n. 3) – Movimento per il nuovo Sud – Sud Unito – Movimento borbonico per l’indipendenza del Sud – Movimento Neoborbonico – Sud e Civiltà – Napoli e Sud – La bugia del Risorgimento – Promuoviamo il Sud – Compra Sud – Fratelli Meridionali Uniti – Azione Meridionalista – Regno delle Due Sicilie – Borbone e Briganti – Autonomia Napolitana – Nazione Napolitana Indipendente – C.M.I. Confederazione Movimenti Identitari, Caserta – Identità Meridionale – Fieri di essere Napolitani – Neoborbonici – Alta Terra di Lavoro – Terra di Lavoro .


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