Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

PER GRAZIA RICEVUTA di LUCIO CASTRESE SCHIANO

Posted by on Nov 25, 2021

PER GRAZIA RICEVUTA di LUCIO CASTRESE SCHIANO

     Nel luogo dell’eternità per antonomasia – il Paradiso – dove il tempo non si misura alla maniera umana, da tempo immemorabile c’era un continuo litigio tra sant’Ambrogio ed un consistente numero di santi, con san Gennaro in testa ovviamente, patroni di Napoli e di buona parte di quello che fino ad una certa data era stato un coeso e pacifico regno.

     Le discussioni erano partite da un motivo, possiamo dire, quasi banale. San Gennaro faceva notare a sant’ Ambrogio le condizioni di degrado di quella che un tempo era stata la capitale di un regno, tenuta in grande considerazione da tutte le corti europee e il regno stesso che per estensione, popolazione, cultura e lingua comune, era la realtà più omogenea e storicamente più vicina a quella che poco tempo dopo sarebbe stata spacciata per fratellanza e unità.

     Sant’Ambrogio, dal canto suo, in qualità di santo, pur non potendo negare l’evidenza, era combattuto tra il dar ragione a san Gennaro e il dover dare conto alla parte più laboriosa, produttiva e ricca della nazione Italia di cui era il patrono.

     I popoli dell’ex regno, prima accomunati sotto l’unica definizione di napolitani, erano ormai divisi in tante realtà diverse che avevano fatto perdere loro la memoria delle comuni radici. Ciononostante – forse per eredità genetica dovuta ai continui contatti con popolazioni e culture diverse – continuavano a vivere in pace e non rivolgevano né ai loro santi protettori né ai fiumi di cui è ricca la parte più avanzata del paese di esondare e distruggerla.  Gli abitanti di questa parte, invece – forse anch’essi per  eredità genetica trasmessa loro da tipi come Castagnola, Bombrini, Bixio e compagni – non tralasciavano alcuna occasione di invitare Vesuvio, Etna e compagni di lavare col fuoco la terra dei loro fratelli.

     Inutile dire che sant’Ambrogio era continuamente tartassato da milioni di richieste del genere. Era o non era il santo protettore della parte trainante del paese Italia? Allora, dimostrasse di essere all’ altezza del compito! A questo scopo, cultori e idolatri del dio danaro, non lesinarono offerte al loro santo protettore affinché, con ogni mezzo, provvedesse a far vedere anche in Paradiso chi comanda. E così avvenne che anche i santi più reticenti, così come avvenne per gli alti ufficiali dell’ormai ex regno, denominato poi Meridione, sposarono la causa di sant’Ambrogio e dei suoi protetti.

     Il Vesuvio, l’Etna, lo Stromboli, i Campi Flegrei e tutta quella serie di vulcani sottomarini si svegliarono contemporaneamente e tra un’esplosione di qua ed una colata lavica di là provocarono un enorme tsunami  che in meno di un’ora cancellò ogni traccia dell’ex regno. L’enorme quantità di cenere e lapilli che fece seguito allo tsunami, favorita dall’abbondanza di acqua, si compattò, cancellando per sempre, dalla storia e dalla geografia, quella parte del paese.

     Grande esultanza nei popoli della Padania! Finalmente anche in Paradiso si era capito chi era a comandare. In che modo fosse stata raggiunta questa convinzione, non importa.

     Ogni città, al massimo dell’euforia per la grazia ricevuta, organizzò feste di ringraziamento in onore del patrono, al confronto delle quali impallidiva la grandiosa Piedigrotta napoletana. E le cose andarono avanti per un bel po’ di tempo.

     Terminata l’euforia, il laborioso popolo padano si impegnò alacremente per recuperare il tempo perduto. Vennero riaperti i grandi depositi in cui v’era stipato ogni ben di Dio, ossia tutto ma proprio tutto quello che può servire alla vita di ogni essere vivente. Capaci autotreni, allineati in lunghe e ordinate file, vennero caricati di parmigiano reggiano, di grana padano, di prosciutti, mortadelle, panettoni e simili. Terminate le operazioni di carico, le zone circostanti si riempirono degli assordanti rumori dei motori e cominciava la corsa per le consegne. Destinazione Sud.

     Ma, sorpresa! Giunti ad un certo punto del loro percorso, i numerosi TIR dovettero arrestarsi, perché improvvisamente si accorsero di non poter andare oltre, perché oltre il punto in cui si erano dovuti fermare c’era il nulla! L’etere fu sommersa di una infinita serie di telefonate, sms e filmati a conferma dell’impossibilità di procedere.

     Tutti i carichi dovettero ritornare al punto di partenza.

     Il Nord aveva perduto il suo mercato interno. La grazia ottenuta aveva prodotto un danno irreversibile. Così, per riparare alla sciagura non prevista al momento delle invocazioni al santo, si cercò di smaltire quei prodotti ad un altro Nord, cioè a quella parte d’Europa posta al di là delle Alpi. Ma,questo Nord era divenuto Sud a sua volta, figurarsi quindi  se i cugini francesi potevano accettare di buon grado i formaggi lombardi o i vini veneti; se la Svizzera o l’Olanda potevano preferire   il cioccolato piemontese o il latte della Bassa ai loro prodotti!

     Il protrarsi della situazione portò a rallentare la produzione, che come conseguenza portò la riduzione dei posti di lavoro, una disoccupazione che aumentava di giorno in giorno con un conseguente calo dei consumi ed un crescente aumento delle condizioni di disagio, che fecero cadere improvvisamente boria, superbia e presunzione.

     E così la presunta convinzione di razza superiore ebbe la sua giusta punizione.

© Castrese Lucio Schiano – 23 nov. 2021

1 Comment

  1. La Nostra non È una citta’ma il mondo. Complimenti a Lucio Schiano

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