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Rafael Gambra, Quello che chiamano Stato

Posted by on Ott 29, 2025

Rafael Gambra, Quello che chiamano Stato

Gianandrea de Antonellis

In questo saggio Rafael Gambra affronta alcuni concetti chiave della politica, rimanendo perfettamente equidistante (e lontano) sia dal comunismo («figlio legittimo e dialettico del razionalismo politico – applicazio­ne più coerente delle idee che, dall’Illuminismo e da Rousseau, sono poi esplose nella Rivoluzione francese») che dal liberalismo («una tesi dell’ordine religioso-politico: in questo senso Sarda y Salvany ha intitolato un suo saggio Il liberalismo è peccato»).

Nella prima sezione (Idee e fatti) si incentra sull’esistenzialismo e i totalitarismi (marxista e nazista), analizzando il romanzo filosofico Buio a mezzogiorno (1940) di Arthur Koestler, esplicando la polemica tra Camus e Sartre, evidenziando le radici esistenzialiste del nazionalsocialismo (anticipando così altri autori). Nella seconda sezione (L’assolu­to in movimento) si concentra sulle tematiche del potere assoluto e dei mali del mondo moderno (partendo da autori come Bertrand de Jouvenel e Gustave Thibon), sui concetti (del tutto travisati dalla propaganda dei suoi e dei nostri tempi) di federalismo e nazionalismo (contrap­ponendo quest’ultimo al vero e sano patriottismo). Infine (Il nostro posto al bivio) conclude chiarendo il vero significato di liberalismo e, rileggendo Ortega y Gasset, ragionando sullo spirito umano e sulla ispanità (che, essendo una categoria dello spirito, non appartiene esclusivamente agli Spagnoli).

Risulta impressionante l’attualità dello scritto di Gambra, che sfida vittoriosamente il passare del tempo.

Si tratta di una serie di riflessioni di grande valore, caratterizzate dal delimitato ambito tematico affrontato e dalla coerenza dei criteri con cui viene esaminato. In gran parte tratta la crisi del razionalismo, soprattutto nelle sue implicazioni morali e politiche. Gambra fu uno dei primi a comprendere il nesso che univa, da una parte, il marxismo e l’idealismo, e dall’altra il fascismo e l’esistenzialismo. Qualcosa che Karl Löwith ha successivamente tematizzato, dando vita a lunghe discussioni, ma che nell’autore navarrese appare – secondo la sua consuetudine – con trasparenza e naturalezza ammirevoli.

In queste pagine si segnala già quella che sarà una lettura dell’esistenzialismo in chiave originale e problematica, molto caratteristica della sua opera nel decennio successivo. Non si tratta tanto della ricerca di un esistenzialismo cristiano, quanto di utilizzare alcuni dei segni della reazione esistenziale all’inter­no della genuina concezione della filosofia cristiana. Va osservata, in questo senso, l’attenzione rivolta all’opera di Camus, che si estenderà fino a Saint-Exupéry e costituirà uno degli assi della sua opera. Così come quella riservata ad un altro autore che riuscirà, anche se non senza difficoltà, ad imporsi nel mondo del pensiero tradizionale, come Gustave Thibon. O anche il discernimento del contributo di Bertrand de Jouvenel alla storia del potere, in cui Gambra trova sia un liberalismo certo e diffuso, sia un sedimento di positivismo, quasi inevitabile in Francia.

A fare da sfondo a queste pagine troviamo il tradizionalismo spagnolo, che verso la fine delle sue pagine occupa il centro della scena. Mi riferisco in particolare a quattro capitoli. Tanto per cominciare, le acutissime pagine sul patriottismo e sul nazionalismo, in cui rifiuta la matrice moderna e romantica di quest’ultimo. Tale rifiuto si prolunga in quelle dedicate ai “due federalismi”, quello tradizionale (che sarebbe meglio chiamare foralismo) e quello rivoluzionario, statalista, che non sono assolutamente da confondere. Ma anche nelle considerazioni sul liberalismo e sulla revisione della lettura della storia di Spagna. In esse il tradizionalismo si incarna nel Carlismo e si erge contro i nemici della Cristianità ispanica.

In sintesi, un libro di enorme interesse filosofico, politico e storico.

La presentazione di Elías de Tejada, amico e sodale della stessa generazione, è molto espressiva e in qualche passaggio ritrae perfettamente la lotta del Carlismo contro tutti gli errori moderni.

Rafael Gambra (1920-2004), militante carlista (a sedici anni combatté nella guerra civile come volontario nei Requetés) e docente di filosofia, è considerato uno dei principali rappresentanti del tradizionalismo contemporaneo, autore di saggi politologici sulla teoria dello Sato, spesso incentrati sulla secolarizzazione della cultura dell’Europa occidentale nell’era della società dei consumi. Pur essendo stato soprattutto un teorico, nel 2001 fu nominato da Sisto Enrico di Borbone Capo Delegato della Comunione Tradizionalista.

L’editore Solfanelli ha già pubblicato di lui l’imprescindibile saggio La Monarchia sociale e rappresentativa.

Rafael Gambra, Quello che chiamano Stato, Solfanelli, Chieti 2025, p. 192, € 14

https://www.edizionisolfanelli.it/quellochechiamanostato.htm

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