Rimembranze…

Erminio de Biase
Qualche giorno fa, nella disperata ricerca di spazio che accogliesse i nuovi libri che, imperterriti, continuano ad affluire nella mia biblioteca, mi è capitato fra le mani il testo sul quale – nel 1959 – mi preparai all’esame di ammissione alla Scuola Media. In quelle pagine incontrai per la prima volta la parola Risorgimento e, oltre al titoloCervino(e perché non Monte Faito, Vesuvio o Gennargentu?) non quadrava quel “ri” prefisso reiterativo che indicava un ripetersi di qualcosa che, però, non c’era mai stato: come sirisorge se in precedenza non si è mai sorti? Bah…!
In ogni modo, rileggere quelle frasi organizzate tutte sulla “storia patria” (sic!) e illustrate da icone confezionate ad arte, mi ha fatto sentire un po’ come il Pinocchio delcom’ero buffo quand’ero un burattino!Cioè quando, plagiato nella mente e nell’anima, mi entusiasmavo a quelle “favolette” rovesciatemi addosso come incontrovertibili verità dall’istituzione scolastica …
Allora non me ne accorgevo né potevo immaginare che tutto quelle pagine fossero intrise di giacobinismo, di massoneria… e così, automaticamente, inconsciamente, segnavo nella lavagna della mia mente (e anche del mio cuore) i nomi di quelle figure (meglio sarebbe dire figuri) nella colonna lato dei buoni, lasciando appiccicata su tutti gli altri l’etichetta di cattivo…
Quel programma di Storia si svolgeva come un mosaico composto da tanti melliflui quadretti posti in sequenza, come fotogrammi di un filmetto da quattro soldi i cui titoli erano composti da un’accozzaglia di aneddoti inventati ad arte. Apprendevo così che al Congresso di Vienna,con la scusa di rimettere l’ordine e la pace nel mondo, si divisero l’Europa, ristabilirono i vecchi governi tirannici e cercarono di soffocare nei popoli sottomessi le idee di libertà e di uguaglianza che la Rivoluzione Francese aveva propagato…Ma, per fortuna, c’erano le Società Segrete, fucine di “patrioti”, che correvano in aiuto dell’Italia, schiava distranieri(leggi Austriaci),padroni in casa nostra, che cercavano di impedire che nel popolo (che viveva intristissime condizionieche non poteva governarsi da sé, pena la prigione, la tortura e la morte…!) si propagassero idee di italianità, di libertà e di indipendenza…
Tra questi “patrioti” spiccava il signor Silvio Pellico, un illustre sconosciuto che, anche se buono come il pane, venne accusato dalla polizia austriaca di essere unpericoloso cospiratoree perciò tenuto prigioniero inuna piccola cella buia e umida nella fortezza dello Spielberg, dove per nove lunghi anni mangiò solopane nero e brodaglia.Eppure– è bene si appia –non odiò e mai maledisse i suoi oppressori.Una mammoletta, insomma…
Subito dopo, scoprii che Giuseppe Mazzini (Pippo per gli amici) animo delicato e sensibile, a 16 anni provò un immenso dolore nel vedere per stradaalcuni patrioti costretti all’esilio per sfuggire alla reazione di Carlo Felice. Evidentemente, costoro passeggiavano con un cartello appeso al collo che li identificava come aspiranti esuli… Facendo la spola tra Londra e l’Italia, il succitato Pippo, “apostolo” di professione,veniva a servire la patriaogniqualvolta scoppiava un moto, ma era anche il primo a scappare quand’esso falliva; era poi altrettantoinstancabile nell’infiammare– da lontano, s’intende –gli animidi giovani italiani, incitandoli (ma sempre a debita distanza) a combattere per l’unità e, ovviamente, nemmeno un cenno su quando, nel 1870, fu sbattuto in galera proprio dalla sua tanto agognatagiovaneItalia…
Poco più avanti, mi imbattei in quel bonaccionedi Vittoriemanuele proprio mentre ribatteva, orgoglioso, al Maresciallo Radetzky che “Casa Savoia conosce la via dell’esilio, non quella del disonore!”. In realtà, egli inaugurava il suo regno con una doppia figuraccia: innanzitutto, perché il vincitore tedesco aveva preteso ed ottenuto che fosse il re piemontese a recarsi da lui a chiedere l’armistizio e, nel contempo, sconfessando l’operato del padre e definendo i suoi Ministri un “branco di imbecilli”! Secondo la versione apologizzata dell’avvenimento, era stata la fermezza del nuovo re a salvare lo statuto piemontese che Radetzky aveva sperato di fargli abrogare. Ma – ulteriore mistificazione – gli austriaci avevano anch’essi un governo costituzionale e Radetzky non tentò affatto di costringere i piemontesi a rinunciare allo statuto.[1]
In quegli stessi giorni, inoltre, il “re galantuomo”,ordinava un feroce bombardamento sulla città di Genova. Ma pure di questa sua nobile impresa nel libro non c’è traccia…
Ecco, poi, l’indefesso Camillo che, instancabilmente tesseva, cuciva e ricamava – proprio come una brava donnina di casa – l’unità della penisola. Una faticacciaenorme la sua, svolta per l’indipendenzadell’Italia: uno sforzo improbo, massacrante che,stroncheràil grande ministro a soli 51 anni di età…
Fra lo sgomento di tuttiper l’inopinata perdita di cotanto benefattore che non v’ha pari,lo confesso, c’era anche il mio: mi vennero persino le lacrime agli occhi… Perdonatemi, vi prego, avevo solo 10 anni!
E,dulcis in fundo,a completamento di quella imbattibilemappatadi prodi, ecco quello che più eroe non si può: Peppe Garibaldi che, già a soli 13 anni,riuscì a strappare alla morte alcuni suoi compagni in procinto di essere travolti dalle onde…;che,incurante della condanna a morte che pendeva sulla sua testa, nel 1849 accorse dal Sud America a difendere laRepubblica Romana…;
che, scappando dalla Pineta di Ravenna, dove la moglie Anita gli era morta tra le braccia o, meglio, tra le mani[2], riuscì a rifugiarsi ancora una volta nel Nuovo Continente dal quale, dieci anni più tardi, accorse per essere esortatoaffinché(insieme con altri 999 = Mille)compisse la sua più temeraria impresa, sbarcando in Sicilia e conquistando un intero Regno, dal quale tornò vincitore come il Radamès dell’Aida verdiana!;
che, dopo averliberatol’isola, attraversò lo strettoben guardato dalle navi nemiche(non è vero, ma detto così lo fa più eroe) per regalare il Regno ai savoiardi;
che, sdegnoso di ricompense ed onori, se ne tornò a fare ilbucolico, a Caprera;
che, infine, dopo aver inutilmente agognato “O Roma o morte!” non ottenne né l’una né l’altra perchéstoppatodal “fuoco amico” … E, naturalmente, nel testo questi spari non rimbombarono…
Quelglorioso periodo iniziato nel 1815si concluse nel1918 con la fine della “IV Guerra d’Indipendenza”; attenzione, non Prima Guerra Mondiale, a riprova del “copyright risorgimentale” della massoneria per poter così inventarsi altri “eroi” che sacrificarono la propria vita! Sempre per la grandezza della patria, s’intende…
Questi, dunque, i germi iniettati ad intere generazioni di studenti per mascherare una sporca guerra di conquista chiamata Risorgimento. Germi divenuti poi veri e propri anticorpi contro la verità storica che hanno impedito – fino a pochi anni fa – di conoscere come realmente stessero le cose. E, per rafforzare questo concetto di “guerra di liberazione”, ecco il colpo di genio (in Napoletano =cazzimma) con cui nel libro viene inoculata in maniera subliminale l’italica evoluzione: i vari “staterelli” governati dagli “stranieri” sono riprodotti in colori diversi, tranne il Piemonte che è verde. Un verde che si estende sempre di più: nel 1859, nel 1860, nel 1866 fino a quando, nel 1918, l’intera penisola assume quello stesso colore. Cosa che ti porta automaticamente a convincerti che l’unico, vero Stato “italiano” fosse il Piemonte. Poco conta se lì si parlasse e, soprattutto, si legiferasse in Francese, come testimoniano le parole con cui al Senato, il 21 febbraio 1861, il conte di Cavour assodando che “le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait…”acclamò solennementeVictor-Emmanuel II, Roi d’Italie. Non re d’Italia![3]
Alla fine dell’intero capitolo di Storia, però, per una sorta di nemesi fortuita, si leggeva qualcosa di assolutamente contrastante con i toni enfatici fin lì riportati:in Italia la prima linea ferroviaria era stata la Napoli-Portici, costruita nel 1839…
Fu quell’asserzione, scritta a fondo pagina come una rivelazione fatta quasi sottovoce, tanto imbarazzante quanto inevitabile per gli autori del testo, ad innescare in me una, fino ad allora sopita, piena e profonda consapevolezza di orgoglio duosiciliano!
Erminio de Biase
[1]Corriere della Sera del 10.01.1878
[2]Cfr Erminio de Biase –Garibaldi… Ma quale eroe!– Napoli 2023
[3]Cfr Erminio de Biase – L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie – Napoli 2002



