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Sant’ Anatolia, Secolo XVII

Posted by on Ott 29, 2018

Sant’ Anatolia, Secolo XVII

1. L’università di S. Anatolia nel seicento – 2. Sacerdoti di S.Anatolia e visite pastorali nella prima metà del ‘600 – 3. Peste orientale e Confraternità della Buona Morte – 4. Sacerdoti di S.Anatolia e visite pastorali nella seconda metà del ‘600 – 5. La famiglia Placidi e la Cappella della Madonna del Carmelo

1. L’università di S. Anatolia nel seicento

Nel 1615 Filippo Colonna aveva riacquistato, da Ascanio Valignano, la baronia di Sant’Anatolia, Spedino, Latusco e Cartore, riportando quei castelli all’interno della contea di Alba. Dopo aver ottenuto il giuramento dei sindaci, Filippo, la cui sfera di interesse si situava soprattutto nello Stato della Chiesa, tentò subito di rivendere la baronia a don Pietro Caffarelli, il quale era disposto a pagare una somma considerevole per riunire la baronia al castello di Torano di cui era già proprietario. Purtroppo per lui e per il Colonna, questa operazione, questo essere sballottati da un feudatario all’altro, fu percepita dagli abitanti dei quattro paesi come una umiliazione e furono incaricate le persone più autorevoli del territorio a rivolgersi al re per supplicarlo di voler dipendere direttamente da lui e di affrancare le quattro terre da nuovi e vecchi padroni (1).

«Illustrissimo et Eccellentissimo Signore. I sindici, eletti, et massari dell’università de Sant’Anatoglia, Spedino, e Latuschio, fanno intendere à Vostra Illustrissima come don Felippo Colonna, Gran Contestabile del Regno di Napoli, utile loro padrone, và trattando di vendere dette terre à Gio: Pietro Cafarella, ò altri, et così s’ha proposto, et manifestato, et come chè desiderano sotto la protettione de Sua Maestà, e de Vostra Illustrissima, e non sotto iurisdizione baronale, hanno fatto conclusione di aver ricorso à Vostra Illustrissima, e di domandare il Reale demanio, parola supplicando à fargli grazia concedercelo offirendo  de adempire à quanto sono tenuti, et intanto ordinare, che detto don Filippo non contraha, ne dia, ne trasfirisca possessione à persona alcuna, che lo riceveranno à gratia, ut Deus».

Le voci girarono in fretta, o forse furono direttamente i locali a contattarlo, fatto sta che il vecchio barone Ascanio Valignani venne a conoscenza della trattativa in corso tra Filippo Colonna e Pietro Caffarelli e anche lui, non per difendere i locali ma per venali interessi personali, intervenne contro questa operazione chiedendo a don Filippo la restituzione della baronia. In effetti la baronia appena riacquistata dal Colonna sarebbe stata rivenduta ai Caffarelli ad un prezzo maggiorato di ben 3.000 ducati e Ascanio riteneva che quel sovrapprezzo era giusto che lo ricevesse lui……..

continua articolo originale……………..

 

 

 



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