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Tommaso Cava sull’invasione piemontese

Posted by on Mar 8, 2019

Tommaso Cava sull’invasione piemontese

E bisogna notare che comunque zoppo, consunto, ed estenuato dalla privazione di ogni sorta di vitale sostentamento, l’Esercito napoletano fu sempre temuto dai suoi oltramontani nemici, imperocché dessi non si deliberarono giammai di attaccarlo in campo aperto, e qualche volta che non poterono evitarlo, ebbero tale sgarbata accoglienza, che il sedicente invitto Cialdini, giurò di mai più cimentarsi in quella guisa, e fu fedele al suo giuramento, sicché possiamo ben asserire, che se l’Esercito delle due Sicilie non fosse stato nel 1860 abbandonato e sacrificato dalla maggior parte dei suoi Generali, a cominciare dal Generale Filangieri, ad onta pure degli elementi guasti che lo rendevano debole ed incompatto, avrebbe anche una volta soffocata la rivoluzione; l’invasione Piemontese non avrebbe avuto un felice risultamento, e non gemerebbe oggi il povero Napoletano, sotto il peso delle sventure che l’opprimono.

Intanto il codardo (secondo il Fanti ed il Ricasoli) Esercito delle due Sicilie, sostenne per due mesi la difesa di quella Piazza, e quando arrivò proprio come suol dirsi colle spalle al muro per tutti i riflessi, allora capitolava; ma a patti non disonorevoli, forzando il nemico a renderglieli a malgrado della perfetta conoscenza in cui esso era, di non potersi ulteriormente protrarre la difesa.

E non fu generosità del nemico, ma fu ardente desiderio in lui di presto finirla, imperocché non il prode e generoso volontario, che si batté sempre a petto a petto, stipolò la capitolazione, ma fu il vandalo, il vile bombardatore Piemontese, che altro non seppe fare se non che bombardare soltanto.

Specificheremo l’ultimo stadio di quell’assedio, onde la storia tenga il giusto giudizio fra l’accusato di codardia e l’accusatore, il quale è codardo davvero,quando colla coscienza di non aver vinto pel proprio valore, ma sol per le sventure che colpirono il sito nemico, abusa della vittoria, figlia della combinazione,per commettere l’altra esecrabile viltà di insultare l’avversario inerme e vinto.
Ritenga pure la storia, le ridicole spavalderie dei Fanti, dei Cialdini, dei della Rocca, dei della Rovere, perché serviranno a pruomuovere il riso ai posteri…

Signor Fanti! Oh! quanti altri uffiziali dello Esercito da voi disciolto, al posto del Campanelli avrebbero saputo fare ed avrebbero fatto altrettanto | per arrestare due potenti nemici innanzi ad una Piazza di guerra, sfornita di tutti i mezzi di difesa nel momento in cui venne attaccata ed assalita. Rammentate, che solo con un bombardamento, il quale onora ai difensori di Capua, per quanto umilia gli aggressori, poteste ottenere la cessione di quella Piazza, che ogni Generale non codardo e non iniquo, avrebbe presi militarmente.

Ci potrete rispondere che i Cialdini i della Rocca, i Fanti, i della Rovere e tutti i loro colleghi di NOVARA (1849), non sono educati alle imprese militari, poiché il loro forte è il vile tradimento, la vergognosa foga, e la empietà vandalica. Ma noi abbiamo il diritto di imporvi di non insultare chi può guardarvi con disprezzo!

Il Signor Cialdini il quale ci à riempito gli orecchi colla sua guerra dei sette anni in Ispagna, dovrebbe avere la gentilezza di rispondere alle seguenti domande.

1. …..Come dev’esser qualificato quell’uomo che nel corso di sua vita combatte or per un principio, or per un altro opposto a quello? Siccome ci occorre qualificarlo, desideriamo sapere ciò da lui medesimo.

2……A’ esso Signor Cialdini fatto quella guerra, o vi à assistito? Oh! quanti presumono di aver fatto la guerra dopo di essersi ben cautelati nei momenti di tafferuglio: quanti soldati presumono di aver diritto alla considerazione degli assediati per essere stati in una piazza assediata, nascosti però sotto le casematte: quanti gradassi pretendono di essersi battuti in duello, perché ànno fatto un giuochetto di sciabola col patto espresso di non tirarsi colpi di punta né fendenti alla testa! Bisognerebbe dunque che il Signor Cialdini ci faccia sapere con pruove autentiche, che fece davvero la guerra dei sette anni in Ispagna, altrimenti si rende bernesca la sua millanteria richiamandola o facendola citare in suo elogio, specialmente dopo del guanto pittatogli dal General de Lamoricière nello scrivergli che attendeva il momento di poterlo trattare avec la point de sesbottes, guanto da lui non raccolto.
E al postutto dopo dei vibrati accenti di Garibaldi in Torino, i quali non lo scossero né punto né poco, si à certamente un diritto di dubitare di ciò che egli fa strombazzare dai settarii o dai ciarlatani.

3……Fu in quella guerra che egli imparò ad essere un cannibale, invece di un soldato di cuore? imperocché solo un cannibale può inorgoglire delle immanità a tradimento, consumate in Castelfidardo, e dei massacri del 15 febbraio 1861 in Gaeta, quando 61 persone furono uccise e 27 altre furono ferite per la inumana voglia di fare incrudelire il bombardamento, invece di farlo cessare durante la stipulazione dei patti di capitolazione. Signor Cialdini! Il sangue di 4 uffiziali, 76 soldati ed 8 borghesi da voi massacrati nella piazza di Gaeta il giorno succennato, non tarderà a rivoltarsi, se già non si è rivoltato contro di voi, per punirvi del vostro misfatto. I loro superstiti comparai di Esercito poi, ànno tutta la fiducia che verrà il giorno in cui si potranno rimisurare con voi a parità di condizioni, per vendicarli.

Ve lo assicura il
Vostro Devotissimo AMMIRATORE
TOMMASO CAVA nativo di Napoli
domiciliato in Napoli, disponibile in Napoli

Frattanto è uopo di rivolgerci agli esosi detrattori dell’Esercito Napoletano, per dimandar loro se posson mettere in dubbio quello che abbiamo di già narrato, che comunque sia un episodio della funesta guerra in quistione, rivela però appieno come niun merito militare abbia avuto l’Esercito Piemontese per la vittoria riportata nella sua invasione nel Napoletano.

È purtroppo vero, che il Piemontese della Rocca ed il Piemontizzato Cialdini, stipularono le capitolazioni col disgregato Esercito delle due Sicilie, ma di ciò non possono farsi alcun vanto, poiché essi non gustarono la vittoria del guerriero del 19° secolo, sibbene quella che raccoglievano gli Eruli, i Rugj, gli Sciti, i Gepidi, i Goti, gli Alani, dai quali, ogni mezzo il più iniquo, era barbaramente usato per soggiogare popoli inabili ad una gagliarda difesa.

Chi vorrebbe negarci questo, dovrebbe aver la possanza di trovare un atto col quale il Piemonte avrebbe dichiarato la guerra a Napoli. Ma il Governo Sardo invece, vilmente si prosternava e si dichiarava devoto ed amico del Governo Napoletano, anche quando i suoi soldati avevano varcato la Frontiera di questo Regno, poiché una prevenzione qualunque, avrebbe fatto prendere delle precauzioni, e se l’Esercito Napoletano avesse potuto premunirsi in tempo, si sarebbe dato con sicurezza il piacere di riaccompagnare nel Piemonte l’Esercito Piemontese, per rinchiudere nelle prigioni di Torino i Cavour, i Cialdini, i della Rocca, i Fanti, i della Rovere, i…. e tutti coloro che ad essi somigliano per nerezza di animo, e per viltà di cuore.

Guai all’Italia, se farà ancora assegnamento in voi, o nei vostri simili, sarebbe irremisibilmente perduta, poiché Generali che possono gustare una certa vittoria, sol quando la fanno da’ pertichini, come in Crimea, a Solferino, ed a Magenta, o quando possono impunemente bombardare, spolpando polli e bevendo champagne, non potranno giammai vincere truppa che non si troverà nelle misere condizioni io cui si trovò la Napoletana, non potranno sconfiggere Eserciti che non si troveranno minati dal tradimento, e rosi da tante ulceri come si trovò quello del Napoletano. c

1 Comment

  1. Uno scritto che trabocca di amore e di rimpianto… come non condividerlo! caterina ossi

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