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I venditori, che rappresentano i mesi dell’anno (ottobre, novembre e dicembre)

Posted by on Gen 1, 2018

I venditori, che rappresentano i mesi dell’anno (ottobre, novembre e dicembre)

Ventunesima puntata del nostro calendario dell’avvento: queste ultime dedicate agli ultimi tre venditori che rappresenano i mesi dell’anno. Gli ultimi tre mesi del Calendario dell’Avvento di Identità Insorgenti, sono legati alle pratiche di campagna autunnali. Per questa parte di narrazione simbolica del presepe napoletano, la nostra principale fonte è il libro di Giuseppe Serroni e Giuseppe Piccinno “A cchiù lucente jett’a chiammà li Magge all’Uriente” .

Ottobre è il mese del vino e nel presepe ottobre è rappresentato nel vinaio che, nella foto di Francesco Paolo Busco, è interpretato da Genny Di Virgilio, via san Gregorio Armeno 18, Napoli.  L’uva ha sempre rappresentato sulle tavole l’allegoria della ricchezza, e ancora oggi non può mancare a fine anno come simbolo benaugurale di salute, benessere e prosperità. Lo spiegano bene Serroni e Piccinno: “Nel mese di ottobre, l’uva raggiunge la sua maturità e viene raccolta sia per mangiarla fresca, sia per torchiarla e produrre il vino. Il vino, nel presepio napoletano, è un elemento dalla doppia valenza. Esso rappresenta la perdizione e la negazione di se stessi, quando se ne fa un uso sconsiderato, e sul presepio tale simbologia negativa ed infera è associata all’ubriaco, oppure all’oste; oppure, al contrario, rappresenta la Verità e la Vita che nasce dal Sacrifi cio di Gesù”.

Novembre è la castagnara, che nella foto di Francesco Paolo Busco stavolta è intepretata da  Giuseppe e Marco Ferrigno, via San Gregorio Armeno 8, Napoli. Per Serroni e Piccinno: “In questo mese giungevano a Napoli i venditori di castagne, soprattutto da Montella, nell’Avellinese. Legati alla concezione della buona gestione del tempo, in virtù della conservazione, delle castagne e della corrispondente durata del tempo, questi venditori, rappresentano la virtù  e la previdenza”. Un’interpretazione condivisa da Claudio Canzanella in “Razzullo e la Sibilla” dove spiega che le castagne, raccolte nel tempo dovuto e conservate, risultano essere un prezioso e nutriente cibo per tutto l’inverno. La tradizione del consumo di caldarroste a Napoli è testimoniata già ai tempi di Marziale, il quale nel De re hortensi assegna alla città il primato nell’arrostire le castagne. L’’usanza di consumare castagne durante il giorno dei morti, molto diffusa al sud, anche deriva probabilmente dal loro periodo di raccolta, che ricorre durante queste festività. Tra le usanze più diffuse vi era quella di lasciare alcune castagne sul tavolo della cucina come cibo per i defunti. Dal punto di vista simbolico, del resto, il castagno rappresenta l’unione del maschile e del femminile: l’uno determinato dalla maestosità della chioma e dalla possanza del tronco; l’altra dal frutto, che determina il nutrimento e, dunque, la vita. L’albero di castagno raffigura la celebrazione della vita nella sua semplicità e concretezza. Nella simbologia araldica, il castagno rappresenta la virtù nascosta (come il suo frutto) e la resistenza (come il suo legno).

L’ultimo mese dell’anno, dicembre, è il pescivendolo che nella foto di Francesco Paolo Busco stavolta è interpetato dai Fratelli Capuano, via San Gregorio Armeno 28, Napoli.

Anche questo mese e questa figura hanno un potente significato simbolico. Per Serroni e Piccinno dicembre è il mese in cui è stata fissata la Nascita di Gesù, anche a motivo di ragioni simboliche astronomiche. “Il pescatore-pescivendolo è un chiaro simbolo legato a all’apparire di Cristo sulla terra e abbinato a questo mese” spiegano. E di “chiaro significato allegorico” parla anche Claudio Canzanella in “Razzullo e la Sibilla” quando spiega che Cristo nelle catacombe veniva rappresentato con un pesce secondo la scritta greca Ichtus cioé Gesù Scrist filio di Dio Salvatore. “Anche nel vangelo non mancano episodi o espressioni che ci ripostano a quel simbolo come il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e il rendere gli apostoli Simone e Andrea pescatori di uomini”.

Lucilla Parlato

 

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