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La resistenza duosiciliana

Posted by on Nov 2, 2019

La resistenza duosiciliana

Proprio con lafarsa dei plebisciti scoppiarono con grande violenzacontro gli invasori piemontesi le prime rivolte, che sipropagarono a macchia d’olio in tutto il Sud. Fu una verae propria guerra che durò più di dieci anni ed in cuile truppe piemontesi compirono tanti delitti e talidistruzioni che non si erano mai visti in alcuna altraguerra. Le forze militari impegnate dai piemontesi furonodi circa 120.000 uomini, ai quali vanno aggiunti 90.000militi della collaborazionista guardia nazionale. Questeforze, verso il 1865, comprendevano circa 550.000uomini, quanto gli Americani nel Vietnam. Dopo la resa diGaeta intere zone della Lucania, della Calabria, dellePuglie e degli Abruzzi si erano liberate dei presidipiemontesi ed avevano innalzato i vessilli duosiciliani.I piemontesi nel ritirarsi compirono molte rappresagliesu civili inermi. Nell’aprile del 1861 si formarono leprime: grosse bande di partigiani comandati da Carmine Crocco, detto Donatello, Nicola Summa, detto Ninco Nanco, Domenico Romano, detto il sergente Romano, cheliberarono centinaia di paesi. La reazione piemontese fuimmediata. Interi paesi furono distrutti a cannonate echi si opponeva all’occupazione veniva fucilatoimmediatamente. Significativo quanto avvenne il 14 agostodel 1861 a Potelandolfo e Casalduni, ove allo scopo di terrorizzare le popolazionivi furono saccheggi, violenze, stupri e le case furonobruciate e completamente rase al suolo. Vi furono oltreun migliaio di morti. Alcuni furono trucidati nel modo piùbarbaro, con le teste mozzate poi esposte agli ingressidei paesi come monito. I generali piemontesi, come Cialdini e tanti altri, furono dei veri e propricriminali di guerra. Lo Stato “italiano” ancoraoggi li venera come eroi. Dai dati ufficiali piemontesi,non attendibili, nel solo 1862 i paesi rasi al suolofurono 37, i fucilati furono 15.665, i morti incombattimento circa 20.000, incarcerati per motivipolitici 47.700, le persone senza tetto circa 40.000. Manonostante l’impari lotta di un popolo male armato escoordinato, costretto ad una vita difficilissima nellevalli e tra i monti, la guerriglia diventò sempre piùfiera, tanto che nel 1863 il Savoia valutò la possibilitàdi abbandonare i territori conquistati, ma poi il suogoverno emanò la tremenda legge Pica che autorizzava fucilazioni immediate senzaalcun processo. La repressione continuò più ferocemente.I Partigiani duosiciliani con velocissime incursioniattaccavano ovunque i rifornimenti militari, le colonnemilitari, distruggendo i collegamenti telegrafici epostali. Ma era una guerra impari e destinataall’insuccesso perché senza alcun aiuto esterno. Nelfrattempo tutti i macchinari industriali utili eranostati trasferiti al Nord, il resto fu distrutto condeterminazione e per cause belliche. L’Ansaldo di Genova,ad esempio, che era una piccola officina, nacquepraticamente con i macchinari dello Stabilimento diPietrarsa. Nel 1862 chiusero la maggior parte degliopifici tessili, le cartiere, le ferriere della Calabria,le concerie. Alle ditte lombardo piemontesi furonoaffidati i lavori pubblici da compiere nelle provinceduosiciliane. La solida moneta duosiciliana d’argento edi oro fu sostituita da quella cartacea piemontese.L’economia meridionale ebbe così un crollo verticale ela disoccupazione si aggiunse al dramma della guerriglia.Nel 1863 il debito pubblico piemontese fu unificato conquello di tutto il resto d’Italia. Il Sud “liberato”ne sopportò tutte le spese. Da quell’anno incominciòl’emigrazione, che in pochi anni diventò una vera epropria diaspora. A tutt’oggi sono emigrati dal Suddell’Italia circa 20 milioni di persone che si sonosparse in tutto il mondo. Nel 1864 furono espropriati evenduti tutti i beni ecclesiastici e demaniali del Sud,il cui ricavato venne usato per il rilanciodell’agricoltura della Valle Padana. È di quell’anno loscandalo delle speculazioni Bastogi nella costruzionedelle ferrovie meridionali. Intanto in Sicilia, percatturare i renitenti alla leva, interi paesi venivanocircondati e privati dell’acqua potabile. I renitentitrovati, oppure i loro parenti, venivano fucilati comeesempio. Interi boschi furono bruciati perché i “briganti”non avessero più la possibilità di rifugiarvisi. Nel1865 fallirono quasi tutte le fabbriche meridionali,perché senza più commesse. In quell’anno il caricofiscale venne aumentato dell’87%, ma il danaro cosìdrenato fu tutto speso al Nord. Soprattutto quello trattodall’agricoltura meridionale che finanziò le nascentiimprese industriali del Piemonte e della Lombardia. Nel1866 anche in Sicilia si ebbero delle serie sommosse.Palermo fu ripresa dopo un lungo assedio da parte dimigliaia di soldati piemontesi. Oltre ai duemila morticausati dalle cannonate, si ebbero poi in tutta laSicilia, nel giro di circa una settimana, 65.000 mortiper il colera scoppiato tra le truppe piemontesi.Diventarono sistematiche la pratica della tortura e leritorsioni sulla popolazione inerme, con stragi di interivillaggi e la distruzione dei raccolti per affamare ipaesi dove si trovavano i resistenti legittimisti. Laguerra per la definitiva conquista piemontese, duratacirca 10 anni, costò al Regno delle Due Sicilie oltre unmilione di morti, 54 paesi rasi al suolo, 500.000prigionieri politici, l’intera economia distrutta e ladiaspora di molte generazioni. Il Piemonte ebbe il doppiodei morti che aveva avuti in tutte le sue sedicentiguerre d’indipendenza.

fonte http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/RegnoDueSicilie/Storia%20Regno%20DueSicilie.htm#resiste

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