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“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NAPULITANO

Posted by on Mar 18, 2017

“QUALCOSA DELLA NOSTRA LINGUA” ‘O NAPULITANO

 “Una parlata assurge al rango di lingua quando la sua esplicazione può annoverare termini medici e clinici che non hanno una immediata traduzione nell’idioma italico. La napolitana lo è e prossimamente ne parleremo”

Alcuni modi di dire della lingua napoletana

TENE ‘E RRECCHIE E PULICANO

 

E’ quel che si dice di chi è in grado di ascoltare o intuire situazioni spesso solo nella fase embrionale.

Premesso che non si fa alcun riferimento al pellicano, uccello non delle nostre terre, bensì all’esattore dei tributi dell’antica Roma, il “PUBLICANUS”, il quale, per mestiere, doveva individuare e recepire tutto quanto utile all’espletamento della sua funzione.

L’ascoltare furtivamente discorsi o impegolarsi in situazioni di comodo, lo facilitava nell’individuare la eventuale nascosta posizione del debitore in modo da non consentirgli l’evasione.

 

‘A PASSIATA DO RRAU’

Era l’usanza dei giovani napoletani che la domenica mattina passeggiavano per i quartieri di Napoli annusando l’intrigante odore del ragu’ onde stilarne una graduatoria di gradimento olfattivo immaginandone l’aspetto gustativo.

‘O rrau’, sugo classico della cucina napoletana, come diceva Eduardo de Filippo, “è ‘na cosa seria” e come tale veniva e viene considerata da chi ama il buon mangiare.

Premesso che un ragu’ serio deve cuocere almeno 8 ore, va da se che, per poterlo così chiamare, deve avere una preparazione che inizia o la sera prima o alla buon’ora della domenica mattina.

‘A passiata” consentiva a chi a tale pratica dedicatosi, di individuare, olfattivamente, ‘o bbuono e ‘o mmalamente, intendendo per tale considerazione il vero ragu’ o, come si suole dire “’o finto rrau’”, comunque fatto di sugo di pomodoro, ma carente di carne nelle sue molteplici qualità.

Altra nota caratteristica del ragu’ è che “’a cucchiarella” (utensile di legno utilizzato alla bisogna) doveva restare verticale una volta immersa nel sugo. Tale risultato era sintomatico di “vero ragu’”.

Occorre anche dire che prerogativa del ragu’, nella sua cottura, è la presenza di bollicine non omogenee che affiorano sulla superfice del sugo. Tali bollicine sono dette “’a pappiatura da sarza” e il loro presentarsi è sininimo di una poetica considerazione, ovvero “’o rrau’ nun peppeja, ma pensa a comme addeventà na cosa seria”.

 

E’ PROPRIO ‘NA SCIORNIA

Sciornia è la millantata condizione nobiliare posta in essere da comuni persone che, talvolta, celano posizioni non veritiere, sia dal punto di vista nobiliare che della condizione sociale.

Per meglio individuare chi con tale epiteto possono essere etichettati, è opportuno ricordare la scena del film “Miseria e nobiltà” del nostro grande conterraneo Totò.

L’andare a casa del padre della ballerina (Sofia Loren) nella condizione di nobili, avrebbe agevolato il permesso di coniugio dei due ragazzi premesso che l’ok alla frequentazione era negata dalla nobile famiglia del “lui” pazzamente innamorato della ballerina ma caldamente voluta da suo padre. Ciò in quanto era doveroso, da parte del “lui” di portare a casa della “lei” la propria famiglia per le opportune e doverose presentazioni.

Ebbene, il millantare gratuita nobiltà da parte di Totò e dei suoi accoliti è la classica condizione di “sciornie”, sia al maschile che al femminile.

Agostino Catuogno

 

1 Comment

  1. Mi piace è esercizio giusto studiare la lingua madre.

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