Alta Terra di Lavoro

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“48” le verità vengono sempre a galla

Posted by on Mag 10, 2016

“48” le verità vengono sempre a galla

nella vulgata dominante, non ultimo il programma di ieri sera su rai storia dove hanno demolito borbone e regno con la de lorenzo protagonista, nel “48” Ferdinando II non capi nulla sbaglio tutto e bla bla bla ma come ben sappiamo le cose non andarono proprio così. Se c’era qualcuno che veramente voleva adeguarsi ai tempi che cambiavano era proprio Ferdinando II che promulgò la costituzione e ci fu premeditazione da parte di chi aveva preparato a tavolino rifiuto e sommossa per poi andare ad accettare la costituzione Piemontese che era ben peggiore di quella Napoletana. Dal mio modestissimo parere, ma con il senno del poi è facile parlare, aver evidenziato, anche se apparentemente, un vassallaggio verso il Papa non è stato un bene farlo. di seguito un contributo importante preso dal sito di Nicola Zitara eleaml.org, non aggiungo altro e che c’è solo la parte iniziale tutto il resto è in allegato.

L’autore apparteneva al patriziato napolitano. Ad un casato, quello dei Marulli, che discenderebbe dalla sorella di Giulio Cesare. Ma non è questo il pregio del libro. Si tratta di un’opera scritta da persona che conosceva bene gli eventi che narra, se non direttamente, come appartenente ad un contesto che ne aveva diretta conoscenza ovvero quello dell’esercito napolitano. Il racconto sembra un reportage in presa diretta e incrina le versioni che negli anni successivi furono considerate le uniche veritiere, a partire dalla famosa “Relazione officiale degli avvenimenti di Napoli” pubblicata in Messina il 29 Maggio 1848 da fuoriusciti napoletani.

La relazione viene pubblicata nel 1873 dal Ricciardi il quale, in una nota, scrive a proposito della frase – Napoli è vostra! – attribuita a Ferdinando II: “Giustizia vuole ch’io dica a torto sì fatte parole essere state attribuite a Ferdinando II”.

Marulli già nel 1849 con ragionamento logico e dati inoppugnabili aveva dimostrato che Ferdinando II non pronunciò mai la frase attribuitagli dai liberali, che avrebbe aizzato la plebaglia al saccheggio.

Purtroppo il suo ed altri testi non ebbero la forza necessaria per controbattere i resoconti di parte liberale – soprattutto perché i liberali avevano dalla loro una nazione moderna come l’Inghilterra che utilizzò i media dell’epoca e la sua enorme influenza per denigrare il Regno delle Due Sicilie.

Altri falsi che smentisce il Riccardi sono il numero dei morti a Palazzo Ricciardi (1) e le firme in calce (2) alla “Relazione officiale”.

Il 1848 divenne uno spartiacque fra un prima che aveva visto Ferdinando II come riferimento per una unificazione dell’Italia e un dopo che lo vide dipinto come uno dei peggiori tiranni della storia. Una falsità assoluta se lo si confronta col sabaudo Vittorio Emanuele II che nel 1849 fece bombardare Genova (bombardamento passato alla storia come il “Sacco di Genova”) ma che non ebbe lo stesso trattamento.

Un aspetto della vicenda che vediamo poco sottolineato, a nostro modesto avviso, fu che il comportamento di Ferdinando II si rivelò deleterio per il regno in quanto si basava sulla illusione di potersi mantenere autonomo rispetto agli altri stati. Aver inviato nel 1858 al nord le truppe, poi richiamate, secondo noi non piacque agli austriaci che nel 1860 non avrebbero mosso un dito – non  solo perché avevano altro (la situazione interna e internazionale) a cui pensare.

Zenone di Elea – Aprile 2015

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(1) L’anonimo annotatore avrebbe potuto con assai più ragione tacciare la narrazione sopra trascritta d’alcuna esagerazione, quanto al numero degli uccisi in casa di mio fratello, dove, non otto furono le persone trucidate nella stanza di mia sorella, ma due, vale a dire il Ferrara, capitano della guardia nazionale, e la costui madre, settuagenaria, cui i satelliti del Borbone, non contenti ad averla scannata, abbruciarono, e ciò mentre la moglie del Ferrara, presa da estremo spavento, precipitavasi da una finestra, e si fiaccava le gambe. (Cfr. “Relazione officiale” pubblicata in “Una pagina del 1848 ovvero storia documentata della sollevazione delle Calabrie di G. Ricciardi”pag. 21.)

(2) L’anonimo avrebbe potuto impugnare altresì l’autenticità delle firme apposte al documento sopranotato, il quale, tranne ciò che ho accennato, è molto fedele, quanto all’esposizione dei fatti, ma non potette esser firmato da tre fra i cinque deputati, di cui vi si leggono i nomi, per la ragion semplicissima che Costabile Carducci, Ferdinando Petrucelli e Domenico Mauro non erano,  né poteano trovarsi ai 29 maggio in Messina, dove ero in quel giorno io medesimo, giuntovi poco prima da Malta, con animo di gittarmi in Calabria. (Cfr. “Relazione officiale” pubblicata in “Una pagina del 1848 ovvero storia documentata della sollevazione delle Calabrie di G. Ricciardi”pag. 21.)

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