CALUNNIA, CALUNNIA, RESTA SEMPRE QUALCOSA! (III)
Vincenzo Giannone
…la negazione di Dio, eretta a sistema di governo
Per provocare la riprovazione e l’indignazione contro il governo napoletano, il ministro degli esteri inglese, Lord Palmerston[1], inviò le due lettere di Gladstone a tutti i ministri ed agenti inglesi all’estero, e li incaricò di trasmetterne alcuni esemplari alle Corti presso cui erano accreditati.
Questa decisione fu comunicata dallo stesso lord Palmerston nella Camera dei Comuni il 7 agosto 1851. Un accenno lo troviamo nel VI volume della Civiltà Cattolica del 1851 secondo cui Palmerston si fece interpellare dall’amico Lacy Evans, «architettando quell’interrogazione, come una scena di commedia ben preparata, per fare il suo effetto nel rispettabile pubblico. Invano un membro dei Comuni, l’onorevole Cochrane[1], che aveva visitato Napoli di recente, protestò contro quell’insulto recato sotto forma di una interrogazione» sulle lettere di Gladstone.
Sulla politica estera condotta dal ministro Palmerston rilevanti sono l’interpellanza dell’onorevole Alexander Baillie-Crochrane e la risposta datagli da Palmerston nella Camera dei comuni il 24 maggio 1850. L’interrogazione del signor Cochrane fu Riportata dalla Gazzetta Universale di Milano:
Il sig. Cochrane chiama l’attenzione della Camera sulla politica estera del gabinetto. Intendo (dice l’oratore) non lasciar passare una sola mozione dei voti di sussidii senza far noto l’universale scontento che in tutte le parti del Continente eccitò la politica estera del nostro governo. La Grecia rovinata da lord Palmerston esecra la nostra politica. Vorrei sapere anche per qual ragione lord Minto era stato mandato in Italia con la missione di promuovere i principii rivoluzionarii in Napoli, Roma e Toscana. Il sig. Cochrane aggiunge qui alcune altre parole di biasimo alla politica estera di lord Palmerston.
―Veramente, rispose Palmerston, io aveva creduto finora che stesse bene ad un gentiluomo inglese di viaggiare all’estero a fine d’istruirsi della politica delle altre nazioni. Vedo ora che di questa opinione mi è uopo ricredermi. (Si ride). L’onorevole signor Cochrane non è oggi miglior giudice delle cose all’estero, di quel che lo fosse prima del suo viaggio sul Continente. Davvero ch’egli non ha fatto di gran progressi! (SI ride). Senza dubbio, egli non ha letto tutti i dispacci di lord Minto.
― Cochrane: Gli (sic) ho letti tutti.
― Palmerston: Peccato, che ella abbia perduto il suo tempo; peroccbè questa lettura fece, a quanto pare, poca impressione sul di lei spirito. (Si ride). Lord Minto non andò in Italia a propagarvi moti rivoluzionarii; vi andò, al contrario, per salvar quegli Stati minacciati da una rivoluzione. (Applausi).
Lord Baillie Crochrane era stato a Napoli e il 20 marzo 1850 e aveva visitato le carceri della città. Della seduta parlamentare inglese del 24 maggio ne parlòestesamente Giuseppe Massari, il quale scrisse:
Il generale Evans… chiese se la indipendenza del Piemonte venisse minacciata dall’Austria, ed esortava il governo a proteggerla: ed in secondo luogo se i fatti allegati dal sig. Gladstone fossero venuti a notizia del governo di S. M. Britannica, e se il suo plenipotenziario a Napoli avesse fatto in proposito alcune rimostranze. Rispondeva lord Palmerston con le seguenti eloquenti e monumentali parole, che io [Massari] trascrivo fedelmente dal rendiconto parlamentare del giornale Times (n. 20875, venerdì 8 agosto1851):
«Per quanto concerne la prima interrogazione fatta dal mio onorevole e prode amico, io debbo dire che il governo di S. M. annette grande importanza alla indipendenza del regno di Sardegna, e contempla con ansioso interesse il placido sviluppamento della costituzione[2] ivi stabilita: nulla è succeduto che possa far temere al governo di S. M. che quella indipendenza corra pericolo per usurpazioni od aggressioni di qualche potenza straniera. Il modo col quale finora quella costituzione, mediante il concorso di quel popolo e di quel sovrano, si è andata sviluppando, ci dà motivo a nutrire le più fondate speranze, che essa continuerà ad essere per l’avvenire, com’è al presente, un modello degno di essere imitato da tutte le nazioni di Europa (applausi): un esempio di buon governo, che non solamente torna ad onore di quel popolo e di quel sovrano, ma è anche fotto per destare speranze di miglioramenti in altri paesi dove simili istituti non sono ancora stabiliti (ascoltate, ascoltate).
Per quanto riflette la seconda dimanda, io posso dire che il governo di S.(Sua) M. (Maestà) DI ACCORDO CON TUTT’ I CAPI PARTITO DI QUESTO PAESE(in common with ALL the lealing men of this, countrv) — i quali credo, hanno tutti letto l’opuscolo a cui ha fatto allusione il mio onorevole e prode amico — hanno ricevuto con dolore la conferma delle impressioni suscitate da diverse narrazioni provenienti da diverse sorgenti, intorno alla INFELICISSIMA E CALAMITOSA CONDIZIONE DEL REGNO DI NAPOLI (very unfortunate and calamitous condition of the kingdom of Naples) (ascoltate, ascoltate). Ciò nondimeno noi non abbiam creduto nostro dovere fare al governo di Napoli formali rimostranze intorno ad una materia che si riferisce esclusivamente a faccende interne di quel paese (ascoltate, ascoltate). Nel medesimo tempo io credo per la giustizia dover dire, ché il signor Gladstune, che posso ora liberamente nominare, benché non in qualità di componente del Parlamento, si è fatto, a parer mio, grandissimo onore (applausi) a cagione del contegno da lui serbato in Napoli e di quello che ha serbato dappoi. Mi pare difatti che un gentiluomo inglese, [Gladstone] il quale va a passare l’inverno (A WINTER) a Napoli, ed invece dj restringersi a prender i divertimenti che abbondano in quella città, invece di scendere nei crateri dei vulcani e di esplorare le città dissotterrate, va ai tribunali, visita le prigioni, discende nelle carceri ed esamina le condizioni di molle infelici vittime della illegalità e della ingiustizia (ascoltate, ascoltate), UNTNFORTUNATE VICTIMIS OF ILLEGALITY AND OF INJUSTICE), con lo scopo di rischiarare la pubblica opinione e di tentare di arrecar rimedio a quei mali; un gentiluomo, io, io dico, che adopera a questa guisa, frotta onore a se medesimo (ascoltate, ascoltate). Io concorro con lui nell’opinare, che l’influsso della pubblica opinione. dell’Europa potrebbe produrre qualche utile effetto su cosiffatto stato di cose, e perciò ho stimato mio dovere mandar copia di quell’opuscolo ai nostri ministri presso le diverse corti d’Europa, ordinando loro di trasmetterle ad ogni governo, con la speranza che porgendo a ognuno l’opportunità di leggerlo, essi possano adoperare la loro influenza a conseguir lo scopo cui ha accennato il mio onorevole e prode amico, quello cioè di procacciar rimedio a quei mali (applausi).
Il giorno dopo la citata seduta, avendo ciò saputo dal Times di Londra, il principe di Castelcicala — ministro del Re di Napoli a Londra — appellandosi al principio AUDI ET ALTERAM PARTEM (che si ascolti anche l’altra parte) scrisse al ministro Palmerston:
Vostra Eccellenza ha detto che ella stima dover suo di spedirne alcuni esemplari [della lettera di Gladstone] ai ministri britannici accreditati presso le Corti d’Europa. Essendo ora uscita qui una risposta alle lettere di sir Gladstone, risposta appoggiata su prove autentiche, io ho l’onore di trasmetterne quindici esemplari a vostra eccellenza, pregandola di volerli distribuire come ha fatto distribuire lo scritto di sir Gladstone.
Il lettore penserà che lord Palmerston, ministro degli esteri della Gran Bretagna— che ad un incontro pubblico tenuto a Tiverton[3] verso la fine dell’agosto 1851 aveva dichiarato ai suoi elettori: «L’Inghilterra nella condizione affatto privilegiata assegnatale dalla Provvidenza, dee studiarsi di promuovere e d’assicurare la pace tra le altre nazioni del mondo, e di persuadere gli altri Governi di estendere ai loro paesi, per quanto è possibile, i beni civili e politici de’ quali noi siamo sì alteri.» — avesse risposto alla richiesta del ministro napoletano con la rinomata politeness (cortesia) inglese? ecco la risposta:
…Debbo rispondervi ch’io mi stimo in obbligo di rifiutarmi a cooperare alla più agevole circolazione d’un documento, [presentato da Castelicala] che, secondo me, non fa onore nè al suo autore, nè al Governo che vuole difendere, nè finalmente al partito politico di cui si fa campione. Io non mi sarei tolta la libertà di scrivervi intorno al libello del signor Gladstone, se voi colla vostra lettera del 9 agosto, non mi avreste reso questo passo assolutamente indispensabile, e posso assicurarvi che non senza pena e ripugnanza sono obbligato ad esprimervi la mia opinione intorno a questi scritti, ed agli affari ai quali si riferiscono; ma sento che da parte mia il silenzio, dopo la vostra comunicazione del 9 agosto, mi esporrebbe a vederlo male interpretato. Mi è dunque forza di dichiararvi che le lettere del signor Gladstone a lord Aberdeen[4] presentano il tristo quadro d’un tal sistema d’illegalità, d’ingiustizia e di crudeltà che ai dì nostri sarebbe riputato impossibile in uno Stato europeo. Le informazioni ch’io mi sono procacciate da diverse fonti m’hanno condotto a conchiudere che il pubblicista inglese [Gladstone] non ha esagerato i mali da esso descritti. Evidentemente le lettere del signor Gladstone non sono state scritte e pubblicate, come vorrebbe far credere il libello che mi avete inviato, in uno spirito ostile verso il Re di Napoli, o in uno spirito contrario alla Costituzione rappresentativa e monarchica che S. M. Siciliana ha conceduto a’ suoi sudditi, ed ha confermato col suo reale giuramento;[5] anzi il signor Gladstone sembra essersi proposto di chiamare amichevolmente la pubblica attenzione sopra abusi che se dovessero durare più a lungo, rovescerebbero necessariamente il fondamento del Governo napoletano, e schiuderebbero la via a quelle violenti esplosioni che scoppiano presto o tardi quando l’ingiustizia si prolunga e si aggrava».
Palmerston, come Gladstone, si guardò bene dal citare le diverse fonti informative. ― In un processo civile, il “sentito dire” se non fosse confermato da testimoni e documentinon sarebbe una prova giudicante ma indiziaria. ―
Intanto le Lettere di Gladstoneprodussero il loro effetto nefasto in tutta Europa. «A Londra, a Parigi, a Torino, a Berlino, affermò Massari, ogni anima onesta è stata scossa dalle terribili rivelazioni, e compresa da orrore e ribrezzo verso i persecutori, da commiserazione e da affetto verso i perseguitati».
Le lettere furono trasmesse anche al presidente della Dieta germanica con una lettera di “apprezzamento” affinché esercitasse la sua influenza presso il Governo di Napoli per togliere gli abusi manifestati da Gladstone con la massima certezza — ossia per sentito dire — e convinzione… Ecco il testodella lettera di apprezzamento:
Signor Conte,
Due scritti sono stati ultimamente pubblicati a Londra, col titolo: Lettere del signor Gladstone al conte Aberdeen, sulle persecuzioni del Governo napoletano. Io sono stato incaricato dal primo segretario di Stato per gli affari esteri di S. M. la Regina di trasmettere alla Dieta, col mezzo di V. E. gli esemplari di quegli scritti, e di constatare quanto utile per l’umanità, e quanto essenzialmente favorevole al permanente stabilimento dell’ordine, e d’un buon sistema di Governo in Italia, sarebbe se la Dieta, ad una buona opportunità volesse esercitare la sua influenza presso il Governo di Napoli, per togliere gli abusi manifestati in quegli scritti. Aggiungerò che il signor Gladstone è stato membro dell’amministrazione di sir Roberto Peel, ch’esso è uomo pieno d’onore, e d’una grande abilità, e incapace di sfigurare fatti, o di lasciarsi ingannare intorno ad essi. Firmato Lord COWLEY.
Essendo stato un membro del Governo inglese e un uomo d’onore, Lord COWLEY avrebbe dovuto garantire la veridicità delle asserzioni diffamatorie di Gladstone, ma la risposta del presidente della Dieta germanica non si fece attendere:
… la Confederazione germanica non può a meno di scorgere nella comunicazione ufficiale de’ libelli pubblicati da un privato sugli affari d’una terza Potenza, un procedere insolito, oltre le forme usate nelle relazioni internazionali tra Governi, e ch’essa non può a meno di rifiutare assolutamente l’invito congiunto alla comunicazione d’impacciarsi negli affari interni d’un Governo estero indipendente.
Le Lettere di Gladstonefurono male accolte anche dal gabinetto di Pietroburgo, il quale, secondo il Corriere di Vienna, in una nota diretta a lord Palmerston, si espresse nello stesso senso del gabinetto austriaco. Biasimò severamente la politica inglese riguardo all’Italia affermando che «ogni infrazione all’ordine di cose stabilito nella penisola italiana sarebbe riguardata da esso come casus belli». Di fatto, la gran parte degli inviati — scrisse la Civiltà Cattolica — credette bene di chiudere nel loro ufficio le lettere di Gladstone senza farne cenno ai governi presso cui erano accreditati; quei pochi poi che credettero dover obbedire al loro Ministro [Palmerston]furono accolti assai severamente.
Dopo aver letto la risposta di Palmerston data al ministro napoletano Castelcicala a Londra, il presidente del Consiglio dei Ministri di Napoli, il marchese Giustino Fortunato, ritenne opportuno rivolgersi al fratello di Palmerston, Sir William Temple, il quale, essendo residente a Napoli da molti anni e avendo assistito a tutti i dibattiti processuali a carico della Setta l’Unità d’Italia, seduto accanto al Procuratore Generale per sentir meglio la discussione, conosceva bene lo stato del paese.
Sottolineando il divieto imposto dal diritto internazionale ad ogni Governo d’ingerirsi negli atti d’amministrazione interna degli altri Stati, il marchese Fortunato ritenne (diplomaticamente)che Gladstone fosse stato indotto in errore da furbi ed implacabili nemici d’ogni ordine sociale, errori di cui erano zeppi i suoi libelli. «È da credere — scrisseil marchese Fortunato — che il solo scopo che si propose il nobile lord, tacciando d’ingiustizia e d’imprevidenza la condotta degli agenti del Governo di Napoli, riguardo agli accusati di delitti politici, sia stato quello di volere preservare il reame d’ogni novella
perturbazione… Se Gladstone si fosse rivolto a sir Temple Gladstone avrebbe potuto evitare molti grossolani errori».
Ma se Gladstone fosse stato in buona fede, come “pensava” il ministro Fortunato, e se avesse voluto realmente preservare il reame d’ogni novella perturbazione si sarebbe rivolto al Re o ai suoi ministri per conoscere la verità. I fatti dimostrano invece che l’unico obiettivo di Gladston e di Palmerston era distruggere la buona fama che il Re di Napoligodeva in tutta Europa, non perché avessero a cuore le sorti dell’Italia ma per perseguire i propri obiettivi.
Perché il ministro degli esteri Palmerston[6] nutriva sentimenti di ostilità verso il re Ferdinando II? Perché, tra l’altro, nel regno delle Due Sicilie nonera ammessa altra religione che quella cattolica,[7] perché Ferdinando II si era opposto al matrimonio del fratello Carlo, Principe di Capua, con la ballerina irlandese Penelope Smith[8] nipote di lord Palmerston. ― Carlo fuggì da Napoli il 21 gennaio 1836 e il matrimonio fu celebrato il 6 aprile (alcuni dicono il 7 maggio) 1836. La controversia durò alcuni anni.―
Il 28 gennaio 1840 il diplomatico Paolo Versace[9], incaricato del Re di Napoli a Londra per risolvere la questione, in occasione della visita di commiato fatta a Palmerston, riferì che non si era ingannato sul mal volere del Palmerston pel re di Napoli: giacché questi [Palmerston] «dopo aver detto che la Penelope Smith voleva per sé il titolo di principessa e non di duchessa… dopo di aver manifestato il desiderio che al principe fossero dati quattromila ducati al mese, oltre la rendita della Contea di Mascali [in Sicilia] soggiunse: che la partenza del Versace da Londra avrebbe risvegliato i creditori del principe i quali aveano desistito dalle loro pretensioni perché credevano che un accordo avrebbe avuto luogo; che v’erano di quelli che avrebbero operato personalmente sul principe mettendolo in prigione; che il principe avrebbe forse cavato partito da questa condizione umiliante per rappresentare in faccia all’Europa le rôle de victime; che probabilmente avrebbe scritto e pubblicato cose le quali, quantunque non vere, pure avrebbero fatto un cattivo effetto nel pubblico [come le lettere di Gladstone più tardi]; e che infine avrebbe tentato ogni via per eccitare negli animi il sentimento della compassione».
― Inoltre, sapendo dell’allontanamento del Versace, Palmerston si fece in termini recisi a dirgli: «che molti ricorsi erano venuti al Parlamento contro l’esistenza del monopolio degli zolfi, ch’egli riguardava come un’infrazione manifesta allo spirito ed alla lettera del trattato del 1816; ov’era chiaramente stipulato che i sudditi della Gran Brettagna sono liberi negli stati delle Due Sicilie, tanto nella vendita, quanto nelle altre operazioni commerciali. Tali reclami, soggiunse Lord Palmerston, che la Camera non può non trovare fondati, obbligheranno il governo inglese ad adottare i provvedimenti più energici per ottenere dal Real Governo, il risarcimento dovuto ai sudditi inglesi pe’ danni prodotti dal contratto degli zolfi, e il termine di un monopolio ch’è in opposizione con l’allegata convenzione del 1816. […]». ―
Il Re pagò i debiti del fratello e diede alla moglie il titolo di duchessa di Villalta, «ma, commentò Cesare Cantù, Palmerston sempre incapricciato a far piccoli dispetti, pretese somme maggiori, e a lei iltitolo di principessa, e ai figliuoli il cognome di Borbone, e ne fece un affare di Stato, a cui aggiunse il volere che i Protestanti avessero una cappella a Napoli[10]; tutti artifìzj per esercitare ingerenza nel regno e immischiarsi negli affari dell’isola alla quale agognava. Più vi trescò nell’affare dei solfi».
Un ulteriore motivo dirancore verso il Re di Napoli fu lo sfruttamento delle miniere di zolfo in Sicilia, che Ferdinando concesse a una compagnia francese, la Tayx e Ayard, la quale, rispetto agli inglesi, aveva offerto 400.000 duc. annui. Palmerston risentito inviò nel Mediterraneo due flotte con l’ordine di catturare le navi napoletane e di ritenerle a Malta[11] «fino a che l’Inghilterra non avesse veduto annullato il trattato con la Compagnia l‘Aix e ricevuto il pagamento». Ferdinando II fu costretto ad annullare il contratto e arimborsare gli inglesi dei danni economici subiti per i mancati guadagni.
― Si sa che gli Inglesi quando non riescono ad ottenere con le buone ciò che vogliono lo prendono con la prepotenza e la forza militare, vedil’aggressione alla Cina per vendere liberamente ai cinesi l’oppio. ― Narra il lombardo Cesare Cantù: «Il re anche in questa prepotenza oppose la forza del diritto al diritto della forza; armò la costa; pose un campo a Reggio e dodicimila uomini nella Sicilia, ambita sempre dagli Inglesi, e per due anni di disputa sostenne la indipendenza del paese e del Governo: ma poiché l’Inghilterra mandò la flotta a chiudere i porti di Sicilia e minacciare Napoli stessa, davanti alla ragione moderna bisognò rassegnarsi…».
E parlando di calunnia, ecco una testimonianza lasciataci da Cavour nel 1845,quando ― attesta Buttà ― non aveva ancora inventato la teoria de’ gridi di dolore:
… i Governi, attaccati colla calunnia, debbono pensare a difendersi, ed i grandi lavori pubblici non potranno eseguirsi in Italia sino a quando i veri amici della patria non saranno aggruppati intorno ai troni che hanno profonde radici nel suolo italiano.
[1] Cochrane, membro del Parlamento inglese, fu un politico del partito conservatore.
[2] Il Re Carlo Alberto, subito dopo Ferdinando II di Borbone a Napoli, aveva con cesso la Costituzione in Piemonte.
[3] Una cittadina della contea del Devon
[4] Dopo aver letto le lettere di Gladstone, il conte Aberdeen dichiarò pubblicamente di non volere nessuna responsabilità, che le Lettere a lui indirizzate erano state pubblicate senza e contro il suo consenso. «Le Lettere di Mr. Gladstone – affermò Gondon – erano false anche nel titolo, perché inducevano il pubblico a credere che il Conte di Aberdeen avesse accettato la solidarietà del loro contenuto». Molti giornali rinomati, dopo d’avere parteggiato per quelle lettere, le condannarono. Solo lord Palmerston restò immutabile nella sua sentenza, essendo l’espressione della sua politica.
[5] Osservò «La Bilancia»: «Ciò che pesa a lord Palmerston è il vedere il Regno di Napoli governato senza la famosa Costituzione, e senza il sistema rappresentativo. Queste osservazioni di lord Palmerston sono del tutto fuori di luogo».
[6] Fu poi primo ministro del Parlamento inglese dal 1855 al 1865,
[7] Art. 5 della Costituzione elargita nel 1848: «L’ unica religione dello stato sarà sempre la cristiana cattolica apostolica romana, senza che possa mai essere permesso I’ esercizio di alcun’ altra religione».
[8] Penelope Smith, nata il 19 luglio 1815, morì nel dicembre 1882. Dal matrimonio con Carlo, fratello di Ferdinando II, nacque il 24 marzo 1837 Francesco, futuro duca di Villaformosa il cui titolo gli fu concesso con regio decreto il 27 febbraio 1847. Con lo stesso decreto Ferdinando II diede a Penelope Smith il titolo di duchessa di Villalta.
[9] Nato a Bagnara Calabra nel 1798, morì a Napoli nel 1863.
[10] A ciò provvide Garibaldi nel settembre 1860.
[11] Prima del Congresso di Vienna del 1815, Malta apparteneva al Regno delle Due Sicilie. Con il Congresso la furba Albione, antico nome della Gran Bretagna, se ne appropriò, il Piemonte prese per sé la Liguria, l’Austria il Veneto e la Lombardia.


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