Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Anche Garibaldi pagò il pizzo ai mafiosi: il libro di Ignazio Coppola sulla farsa dei Mille

Posted by on Ago 16, 2026

Anche Garibaldi pagò il pizzo ai mafiosi: il libro di Ignazio Coppola sulla farsa dei Mille

Il caso ha voluto che la recensione alla nuova fatica letteraria di Ignazio Coppola (il suo libro s’intitola: “Anche Garibaldi pagò il pizzo – i picciotti di mafia nell’impresa dei Mille”) coincida con la pubblicazione – da parte di questo blog – del libro di Giuseppe Scianò, proprio della parte che riguarda i Mille a Palermo. Detto questo, il libro di Coppola è veramente bello e completo: soprattutto nel raccontare le ‘vite parallele’ di Rosolino Pilo, Giovanni Corrao e Giuseppe La Masa. E Garibaldi e i suoi? Pupi manovrati dagli inglesi (foto sopra appropriata assai) 

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GARIBALDI, IL SERVO LIBERISTA DELLE DUE LONDRE

Posted by on Lug 18, 2026

GARIBALDI, IL SERVO LIBERISTA DELLE DUE LONDRE

Lorenzo Piccolo

Più che l’eroe socialista dei Due Mondi, Giuseppe Ommemme’ Mezarecchia (al secolo, Garibaldi) è stato il servo delle Due Londre: quella all’apice del dominio attraverso l’Impero britannico e la nuova Londra, ovvero quella Washington che avrebbe dato vita ad un impero ancora più devastante di quello inglese.

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RISORGIMENTO, GARIBALDI E ANTONIO SFERRAGATTA IN QUEL DI CAPUA

Posted by on Lug 7, 2026

RISORGIMENTO, GARIBALDI E ANTONIO SFERRAGATTA IN QUEL DI CAPUA

Claudio Saltarelli

Mi chiama dopo un po di tempo il caro amico Pietro Caserta, un ex funzionario della Polizia di Stato, per invitarmi ad una presentazione del libro di un suo collega Antonio Sferragatta, in pensione come lui, che ha scritto sul risorgimento e ovviamente su “Don Peppino Garibaldi”, ma come succede ormai da anni, in totale dissonanza con la vulgata dominante istituzionale e sempre come accade da anni, pieno e zeppo di documenti d’archivio fondamentali per chi vuole contribuire al ripristino di verità storiche sotterrate. La presentazione è avvenuta nella bellissima sala della Chiesa San Salvatore a Corte di Capua e nonostante il gran caldo era piena di gente con tutte le autorità militari d’ordine pubblico e di stato locali in presenza come si confà ad un evento organizzato da un funzionario della Polizia di Stato. A circa metà della presentazione si alza un personaggio che comincia ad urlare come un forsennato offendendo l’autore, i relatori e i presenti perché si stava mettendo in discussione l’Unità Nazionale con delle argomentazioni che nulla di nuovo hanno portato al dibattito zeppe di inesattezze e demagogiche tesi che ascoltiamo e leggiamo da decenni, nulla di nuovo sotto questo cielo! Gli animi si sono surriscaldati e la tensione è arrivata alle stelle con il facinoroso che, recitando bene il copione che s’era preparato, continuava ad alimentare con l’unico scopo di far saltare la presentazione fallendo nel suo intento perché i presenti lo hanno isolato e ridicolizzato. Un altro personaggio ha voluto prendere la parola esprimendo la sua opinione storica pensando di dargli un peso perché allievo di accademici storici nazionali dimenticando che sono proprio quelli che da 160 dettato le linee guida su quello che viene scritto su i libri scolastici quando si parla di risorgimento o della vandea italiana. La serata è terminata con una bella atmosfera e chi pensava di rovinarla ha ottenuto l’effetto contrario facendomi nascere, però, delle riflessioni che di seguito espongo:

come già ho espresso in altre sedi se fino a pochi anni fa noi insorgenti eravamo costretti ad inseguire la vulgata dominante su i temi dell’unità d’Italia oggi, senza nemmeno troppa fatica, vediamo la situazione ribaltata e chi pensava di essere depositario della verità ora è in grosso affanno nell’inseguirci nonostante andiamo avanti piano e a zig e zag. Stanno affogando nel fiume carsico della storia negata che è emerso in superfice senza sapere come navigarlo nonostante le zattere e i salvagenti che le istituzioni pubbliche gli hanno dato in dotazione. I loro sforzi sono messi a dura prova dopo anche il discorso a camere riunite al Parlamento Italiano da Carlo III di Inghilterra. Sul falso mito di Garibaldi ormai nemmeno alle scuole elementari ci credono più e dopo l’importante lavoro di tanti ricercatori e studiosi indipendenti tra cui spiccano “i nostri” Vincenzo Giannone e di Erminio De Biase che da anni ricercano, studiano e divulgano la storia sconosciuta del nizzardo, si aggiunge anche l’ultimo lavoro di Antonio Sferragatta che ci fa conoscere documenti inediti presi soprattutto nella corposa biblioteca del Museo Campano di Capua a cui l’Ass. Id. Alta Terra di Lavoro è molto legata. Di seguito il video integrale della presentazione e dove acquistarlo         

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LA VERITÀ SU GARIBALDI

Posted by on Giu 27, 2026

LA VERITÀ SU GARIBALDI

La verità di Ninco Nanco

Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.(Indro Montanelli)

Garibaldi era di corporatura bassa, alto 1,65, ed aveva le gambe arcuate. Era pieno di reumatismi e per salire a cavallo occorreva che due persone lo sollevassero. Portava i capelli lunghi perché, avendo violentato una ragazza, questa gli aveva staccato un orecchio con un morso. Era un avventuriero che nel 1835 si era rifugiato in Brasile, dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria non avevano di che vivere. Fra i 28 e i 40 anni visse come un corsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grande do Sul al servizio degli inglesi che miravano ad accaparrarsi il commercio in quelle aree. In Sud America non è mai stato considerato un eroe, ma un delinquente della peggior specie. Per la spedizione dei mille fu finanziato dagli Inglesi con denaro rapinato ai turchi, equivalente oggi a molti milioni di dollari. In una lettera, Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del nizzardo, proprio dopo “l’incontro di Teano”: “… come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene – siatene certo – questo personaggio non è affatto docile né cosí onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il danaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui che s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa”.

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