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I Borbone a Pompei ed Ercolano: monarchi illuminati alla ricerca delle città dimenticate

Posted byon Ott 22, 2026

I Borbone a Pompei ed Ercolano: monarchi illuminati alla ricerca delle città dimenticate

Carlos Serrano Lorigados

Il successo degli scavi presso il Vesuvio si dovette alla volontà illuminata dei re di Napoli

La scoperta e lo scavo di Pompei ed Ercolano furono un processo lento e ricco di alti e bassi che non avrebbe mai potuto realizzarsi senza la mediazione e il mecenatismodei Borbone di Napoli.

I re Carlo VII e Carlo III di Spagna, suo figlio Ferdinando IV e i loro discendenti fondarono i musei destinati a conservare le meraviglie nascoste sotto il Vesuvioe, grazie a loro, possiamo ammirare Pompei così come la conosciamo.

L’impegno di un re illuminato

L’arrivo di Carlo di Borbone a Napoli nel 1734 e la sua incoronazione come re delle Due Sicilie segnarono il ritorno alla vita per Pompei ed Ercolano.

Il futuro re Carlo III di Spagnaera un convinto illuminista, amante del mondo classico e un sovrano checercava nel passato la conferma di come l’assolutismo rappresentasse l’unica forma di governo capace di garantire lo sviluppo delle arti.

Carlo VII di Napoli governò per vent’anni prima di assumere la corona di Spagna nel 1759. Come tutti i monarchi dell’epoca, decise di costruirsi un sontuoso palazzo lontano da Napoli e scelse le pendici occidentali del Vesuvio per edificare ilPalazzo Reale di Portici, la sua futura residenza estiva.

Il re Carlo di Borbone ordinò al suo cartografoRoque Joaquín de Alcubierredi realizzare una mappa della zona e, dopo settimane di lavoro, Alcubierre tornò conuna notizia eccezionale: i resti di un’antica città giacevano sotto i futuri giardini del Palazzo Reale di Portici.

La città in questione eraErcolano, come scoprì lo stesso Roque Joaquín de Alcubierre. Sebbene le tecniche archeologiche dell’epoca borbonica fossero ben lontane dall’essere le più adeguate,Alcubierre riuscì a portare alla luce colonne, statue e un tempio completo, mentre la notizia iniziava a diffondersi in tutta Europa.

Nel 1748Carlo VII di Napoli ordinò l’avvio degli scavi a Pompei, incoraggiato dai progressi ottenuti da Alcubierre a Ercolano. La grande quantità di materiali preziosi rinvenuti convinse il re di Napoli a destinare un’ala del Palazzo Reale di Portici all’esposizione di sculture, mosaici e oggetti romani;nacque così il Museo Ercolanese nel 1758.

Pompei ed Ercolano, mete delGrand Tour

La creazione delMuseo Ercolanesenel Palazzo Reale di Portici provocò l’arrivo di numerosi aristocratici europei alla ricerca delle luci del classicismo, nel pieno dell’Illuminismo. IlGrand Tourera una sorta di itinerario educativo per i giovani aristocratici inglesi che partivano verso l’Italia in cerca delle rovine dell’antica Roma.

Lo scrittoreWolfgang von Goethe, amante del mondo classico, visitò il Museo Ercolanese nel 1787 mentre compiva il viaggio che avrebbe dato origine alla sua operaViaggio in Italia(1788). La quantità di sculture e di vestigia del mondo romano affascinò Goethe al punto da definire il Museo Ercolanese di Carlo di Borbone come«l’alfa e l’omega di tutte le antichità».

Mentre gli aristocratici delGrand Tourammiravano le opere del Museo Ercolanese, a Pompei ed Ercolano continuavano i progressi grazie al coinvolgimento di Carlo VII.In quegli anni fu scavato il teatro di Ercolano insieme a numerose case e ville ricche di affreschi e mosaici.

Maria Carolina, la regina illuminata

Il re Carlo VII di Napoli dovette abbandonare la riva del Vesuvio nel 1759 per prendere possesso del trono di Spagna dopo la morte di Fernando VI e fu succeduto dal figlio,Ferdinando I delle Due Sicilie. L’erede di Napoli era anch’egli un fervente illuminista, ma non superavasua moglie, Maria Carolina d’Austria, nell’interesse per l’antichità.

Il coinvolgimento della regina Maria Carolina portò allo scavo dei teatri, del tempio di Iside e del Foro Triangolare di Pompei. Inoltre,Maria Carolina continuò a finanziare l’Accademia Ercolanesefondata da Carlo VII per garantire la formazione degli aristocratici che giungevano a Napoli in cerca delle meraviglie del Vesuvio.

Carlo III di Spagna e VII di Napoli aveva ridato vita a Pompei ed Ercolano, maMaria Carolina si occupò di assicurarsi che gli scavi continuassero a stupire il mondo. A tal fine, ingaggiò l’ingegnereFrancisco de la Vegae lo affiancò aAlcubierreper condurre lo scavo della Villa dei Papiri di Ercolano.

I Bonaparte a Pompei ed Ercolano

L’Illuminismo aveva illuminato l’Europa durante il XVIII secolo, mai monarchi assolutisti avevano ignorato le sofferenze e le rivendicazioni dei loro sudditi mentre ammiravano antichità e rovine. Il fervore rivoluzionario era alimentato dall’atteggiamento di quei re che spendevano il loro oro per scavare antiche città invece di sfamare un popolo morente di fame.

Nel 1799 il re Ferdinando IV di Napoli fu cacciato dai rivoluzionari napoletani con il sostegno francese. Nel 1806 sarebbe statoGiuseppe Bonaparte, futuro Giuseppe I di Spagna, a occupare il governo di Napoli per mantenere l’esilio dei Borboni in Sicilia.

La sorella di Napoleone e di Giuseppe I,Carolina Bonaparte, fu colei che mostrò il maggiore interesse per Pompei ed Ercolano. La moglie di Gioacchino Murat, governatore della città in sostituzione di Giuseppe, si occupò di finanziarelo scavo delle mura, del foro e dell’anfiteatro di Pompei, dimostrando che anche i rivoluzionari si interessavano al mondo classico.

Il parco tematico dei Borbone

Il ritorno dei Borboni a Napoli nel 1815 avvenne in un regno in crisi che non riuscì ad affrontare gli scavi a Pompei ed Ercolano fino al 1825. In compenso,il re ritornato Ferdinando IV decise di edificare il Museo Reale Borbonicoper ospitare le antichità precedentemente esposte nel Museo Ercolanese situato nelPalazzo Reale di Portici.

Il suo successore,Francesco II di Napoli, riuscì invece a proseguire l’impegno dei Borboni per portare alla luce le rovine diPompei ed Ercolano. Durante il suo regno fu scoperta la Casa del Fauno e lo splendido mosaico di Alessandro Magno e del re persiano Ciro, che ancora oggi stupisce i turisti davanti alle sue tessere.

Durante il regno di Francesco II i siti di Pompei ed Ercolano furono utilizzati come unasorta di parco tematico, destinato a impressionare i visitatori più illustri del regno.Alexandre Dumaslo visitò nel 1835,Papa Pio IXnel 1849 eMassimiliano II di Bavieranel 1851, mentre nuovi echi rivoluzionari attraversavano l’Europa.

L’unificazione italiana e la partenza dei Borbone da Napoli

Nel 1860 la guerra per l’Indipendenza italiana raggiunse il sud della penisola e mise in difficoltà i Borboni di Napoli, fino a quandoFrancesco II fu cacciato dalle truppe di Giuseppe Garibaldie i napoletani elessero come loro reVittorio Emanuele III di Piemonte e Sardegna, il primo monarca dell’Italia unificata.

Da allora il Regno d’Italia si occupò degli scavi di Pompei ed Ercolano,ma rimaneva il lascito dei Borboni, rappresentato dal Museo Reale Borbonico di Napoli, dove le antichità erano esposte e conservate fino al cambio di nome nel 1860, quando divenne ilMuseo Archeologico Nazionale. Attualmente,il MAN è il museo più importante di Napolie custodisce le opere più preziose rinvenute a Pompei ed Ercolano.

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