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Il “Diavoletto Indipendente” (XXVII)

Posted by on Feb 11, 2025

Il “Diavoletto Indipendente” (XXVII)

Di seguito vi presento ampi estratti del giornale Il Diavoletto di Trieste, dal n. 152 al n. 301 del 1860.

Il Diavoletto era un giornale quotidiano austriaco, stampato a Trieste dal 1848 al 1870. La testata era legittimista ed avversaria del Risorgimento italiano. Essa nacque nel 1848 con i finanziamenti del Lloyd austriaco che, nel 1858, voleva cessare le pubblicazioni. Queste ripresero lo stesso anno. Nel 1868 il giornale si chiamò Il Diavoletto indipendente, che comunque cessò le pubblicazioni nel 1870.

Propongo il numero 8 del Diavoletto indipendente del 1868 dove lo stesso giornale racconta qualcosa della sua storia.

Il Diavoletto, Anno XIII, N. 199, 26 agosto 1860.

Rivista politica.

Trieste 25 agosto

Come se la causa di Francesco II di Napoli fosse a quest’ora perduta, noi troviamo nei giornali piemontesi posta sul tavolo la questione italiana poscia la presa di Napoli, caduta per molti, e forse non avranno torto, la dinastia Borbonica ha finito i suoi giorni, e per Garibaldi si aprono già nuove vie ad altre conquiste. E così, benchè l’impresa degli invasori sia appena sul cominciare nella terra ferma del reame di Napoli, pure non pochi la ritengono opera compiuta appoggiando la loro credenza alla rivoluzione non solo ed alle forze del Garibaldi, ma più che tutto alla defezione dell’armata che si dice immancabile. Fino al punto in cui scriviamo nessuna notizia, venne a confermare né l’una cosa né l’altra; che il ritirarsi delle truppe regie d’innanzi a Garibaldi non vuol dire né sconfitta né defezione; e la tranquillità che continua a regnare nella capitale non ci dà prova certo di quel pronunciamento sul quale contano i nemici del re e del Governo borbonico. Noi non vogliamo lusingarci per nulla né illuderci sulla gravità della situazione in cui si trova Francesco II di Napoli; un re che ha contro di lui un fortunato nemico al quale sorride la vittoria, consiglieri che il traggono di errore in errore, un esercito sul quale può contare fino ad un dato termine e non più oltre, una popolazione spinta con ogni sorta di mezzi verso la rivoluzione, un re che si trovi in tali condizioni, e che non abbia il talento ed il coraggio per concepire e mandare a termine un colpo ardito, ben può dirsi agli estremi; eppure non possiamo a meno di osservare che è difficile il pervertire un intero esercito in pochi mesi, e che i soldati di Francesco II non tutti saranno pronti a tradire il loro giuramento; ci sembra che se il giovine generale Pianelli potesse vincere in un solo fatto d’armi, la situazione potrebbe mutare; chi vive nell’armi ha bisogno della vittoria; e se il capitano dei regi sa strapparla al suo nemico, può essere ancora salvo il regno e la dinastia.

Abbiamo detto che molti col pensiero corrono già gli spazii del futuro e veggono Garibaldi varcar mari e monti, guadar fiumi, vincer battaglie, espugnar fortezze, e tutto ciò con la rapidità del lampo; al quadro che essi si pingono nella lor mente fa cornice la rivoluzione di mezza Europa; nel caldo dell’immaginativa fanno insorgere le Jonie, e il Montenegro, i Maggiari ed i Polacchi, le Venezie e i Danubiani Principati           né la corsa rallenta, ché attraverso all’Europa vola fino alle ultime contrade, ai deserti e alle lande, dove tutto deve essere rigenerato al soffio.       della rivoluzione. A che val la ragione su costoro, a cui la fantasia tien luogo del senno pratico e del positivo? a nulla; lasciamoli quindi in balia del vento che li porta e ritorniamo sul terreno del possibile.

Il Piemonte si crede esso tanto forte anche unito a Garibaldi e stretto in lega colla rivoluzione per attaccare l’Austria? Ecco la domanda che molti si volgono. Per noi non lo crediamo; né lo crede lo stesso Piemonte, dacché esso confida che l’Austria debba a forza essere tratta dai suoi confini per poscia colla ragione del non intervento chiedere soccorso ai Governi di Francia, e d’Inghilterra che si dicono appunto i difensori di tale principio. Lo studio del Piemonte sta in ciò appunto, ed esso vorrebbe ripetere la storia del 1859. Ma l’Austria per ora non escirà dalla sua politica d’aspettazione; sa che Garibaldi e la rivoluzione non ponno fermarsi; sa che il Piemonte è trascinato al rimorchio da queste due potenze che esso ha accarezzate, e quindi preparata e ferma attende i suoi nemici al varco.

L’ agitarsi del Piemonte, i gridi d’allarme, le leve, l’appello ai volontari della guardia nazionale, l’affrettare dei preparativi di guerra sul piede della quale si è messo l’esercito, tutto si dice fatto sulla tema che l’Austria invada il Piemonte e si leghi col Papa ed agisca di conserva con quelle truppe –; la tattica è della più fina, ma la prova non è nuova, e quindi non riesce. L’Austria, lo ripetiamo, aspetta armata il suo nemico e difenderà i suoi diritti con quel coraggio che può dare la giustizia d’una buona causa – essa non darà appigli alla diplomazia; e forte della legalità delle sue azioni, guarderà in faccia al Piemonte come alla Francia, e chiederà ad essi da qual parte stia la giustizia; se laddove si schierano tutti gli agitatori di Europa, oppure nel campo dei soldati dell’ordine, e dei difensori della chiesa.

Nell’avvenire non vede che il Signore; ma esso certo è assai bujo. Se la coalizione viene a stringersi, con essa potrà trionfare la buona causa; ma se questa tarda, o lascia tempo alla politica del divide et impera, o agli uomini d’azione di proseguire nel loro cammino, per essa sarà più arduo il lavoro della ricomposizione sociale e la lotta durerà più lunga ed aspra di pericoli e di grandi dolori.

Le parole scritte nel Constitutionnel del Grandguillot per noi sono il segnale di un ignoto progetto che si va maturando nella mente del Napoleonide. Quando il Moniteur o il Constitutionnel ci sono larghi delle loro lodi, dobbiamo tremare; le ragioni della nessuna fede che noi prestiamo agli organi del Governo francese, non siamo costretti a cercarle da lontano, esse sono registrate nelle pagine della storia di questi ultimi mesi; ragioni che ci raffermano nella nostra idea, essere cioè la politica napoleonica quella che dà vita all’attuale movimento, il quale più che altri minaccia l’Austria.

Notizie politiche.

[…] Verona 24 agosto. A quanto annunzia il Giornale di Verona giunsero ivi altri numerosi disertori dal confine lombardo.

ITALIA. Torino 22 agosto. Ieri fu pubblicato il manifesto reale che chiama sotto le armi la

seconda categoria dei nati nel 1839. Con questo provvedimento il nostro esercito è posto in perfetto piede di guerra. Esso è composto dei contingenti forniti dalle classi in congedo provvisorio appartenenti alla matricola militare a partire dal 1830 al 1834, e dagli uomini di prima e seconda categoria colpiti dalla leva degli anni trascorsi tra il 1835 ed il 1839.

Gli uomini di seconda categoria sono soldati fatti che entrano nelle file dell’ esercito senza bisogno di separata istruzione, perchè nell’anno in cui sono colpiti dal servizio militare attendono per quaranta giorni alla scuola pel maneggio dell’arma e le evoluzioni di fanteria e di bersaglieri.

Questa misura dell’ amministrazione colma in modo soddisfacente i vuoti fatti nell’esercito dalla partenza dei savoiardi e dei nizzardi, e fornisce il personale necessario per l’ordinamento dei battaglioni mancanti a certa quantità di reggimenti provenienti da due eserciti dell’Italia centrale. (Persev.)

È corsa voce, ma non si sa per vero quanto sia fondata, che il Re dovesse avere un abboccamento coll’Imperatore Napoleone a Ciamberì. Si disse inoltre esserne designato il giorno pel 27 di questo mese, e sapersi di già che il gran ciambellano marchese di Breme stava facendo i preparativi per seguire la Maestà Sua.

  • Il 21, verso le due, un violento temporale si scatenò sopra Torino estendendosi fin presso Villanova d’Asti. La grandine cadde in tanta quantità che le campagne furono devastate, non un frutto, non un grappolo d’uva, non un fusto di granturco è rimasto intatto. Ogni raccolto è irremissibilmente perduto, specialmente pel tratto così detto albergo di Piacenza sullo stradale di Moncalieri fin oltre questa città. Alla gragnuola accoppiavasi un furioso vento che svelse sulla collina di Cavoretto parechi alberi dalle radici. Questa mane ancora la collina era bianca di gragnuola come se avesse nevicato.

Rilevasi dall’Espero che il governatore di Cuneo ha scritto a tutti i sindaci della provincia di notificare tutti i locali adatti ad alloggiare soldati anche nei più piccoli villaggi. Si aggiunge inoltre essere state date ordinazioni ai fornitori di tener pronto grosso numero di razioni di viveri in quelle località ed in altre più vicine alla frontiera francese.

  • L’Opinione ci reca qualche particolare maggiore sullo sbarco di Garibaldi a Bagnara. I suoi soldati, compresi quelli che erano nei precedenti giorni discesi a terra, ascendono a 8.000 uomini. I bastimenti che trasportarono Garibaldi ed i suoi soldati potevano prendere il largo senza molestia, salvo il Torino, che fu dai regii mandato a picco. Esso era vuoto. I soldati di Garibaldi sono accolti dagl’insorti delle Calabrie con entusiasmo. A Foggia, capo-luogo della Capitanata ed a Potenza, capo luogo della Basilicata, si sono costituiti Governi provvisorii. Il generale Garibaldi mosse direttamente da Bagnara a Reggio, e se n’è impadronito non meno che del castello.

Il dispaccio dell’Opinione non aggiunge se vi fu combattimento, ma non pare, dacché è detto in esso che le truppe regie si concentrano a Monteleone, dove comanda il generale Bosco.

L’occupazione di Reggio rende Garibaldi interamente padrone dello stretto di Messina.

Milano 23 agosto. La Gazzetta del Popolo pubblica la seguente lettera del signor Conte Crivelli, milanese:

“L’articolo 22 del trattato di Zurigo, avendo riservato ai sudditi Lombardi il diritto di optare tra la Casa Imperiale d’Austria e la Casa Reale di Savoia, il sottoscritto dichiara colla presente di voler restare suddito di S. M. l’Imperatore d’Austria.

Milano 1 giugno 1860. Conte Alberto Crivelli, Inviato di S.M.I.R.A. presso la Corte di Spagna”.

Genova 23 agosto. Il regio ministero dei lavori, pubblica il seguente avviso ai naviganti: Si rendono avvertiti i naviganti che dal giorno 26 agosto 1860 a tutto il 3 del susseguente settembre rimarrà sospesa l’illuminazione del Faro di 3. ordine sul Capo Testa, situato sulla costa settentrionale della Sardegna alla latitudine 41. 14 12. Nord, e longitudine 6. 48 48. Est del meridiano di Parigi, a motivo di lavori di miglioramento all’apparecchio lenticolare.

Modena. I giornali italiani ed esteri hanno recato alcun tempo fa la notizia che la guardia nobile d’onore sia stata sciolta.

La notizia, a quanto dice anche l’Allg. Zeitung, è smentita dal fatto che quel corpo continua ad esistere.

A questo proposito daremo alcuni particolari intorno all’origine ed alla storia di questo corpo distinto. Esso ha carattere militare, e fu istituito per proteggere la persona del Sovrano. È composto di cavalieri, e presta servizio permanente gratuito. Il capitano del corpo dipende immediatamente dal Sovrano. Il corpo si formò volontariamente nel 1814 dal patriziato, onde servire da guardia d’onore a Francesco IV e alla consorte, nel loro ingresso nello Stato. Più tardi fu permesso tanto da Francesco IV quanto da Francesco V, che questa guardia d’onore si ricostituisse come “guardia nobile d’onore”.

I membri del corpo sono attivi, i quali prestano servizio, sopranumerarii, i quali non possono prestare servizio attivo perchè altri doveri d’uffizio ne li impediscono; e finalmente emeriti, quando dopo un servizio attivo di 20 anni, non sono più atti al servizio.

Gli uffiziali sono nominati dal Sovrano; il capitano comandante ha il rango di colonnello nell’armata.

L’impresa del corpo è Onore e Fedeltà, ed esso rispose sempre alla stessa coi fatti, tanto nel 1815, quando Francesco IV lo sciolse dal suo giuramento onde ritirarsi negli Stati austriaci, dove i cavalieri lo seguirono fedelmente; come nel 1831, quando lo stesso Sovrano, circondato dalle sue guardie, si espose al fuoco dei sollevati; e nel 1848

quando Francesco V ritornò nella sua capitale, da cui lo avea fatto allontanare l’aggressione armata di Carlo Alberto. Ad eccezione d’un solo membro, che fu un momento titubante, la guardia nobile estense conservò di nuovo anche dall’11 giugno 1859 la sua antica e ben fondata fama di fedeltà e di onoratezza. Moltissimi cavalieri chiesero il permesso di dividere la sorte del loro Sovrano, e di poterlo seguire; a molti fu concesso; dei rimasti, neppur uno (meno la suddetta eccezione) mancò alla fede giurata al legittimo Sovrano; neppur uno pensò a dimettersi dalla guardia, o ad entrare nelle file della guardia nazionale, che era costretta a giurare fedeltà al Re Vittorio Emanuele. Quindi lo scioglimento del suddetto corpo non avvenne, né di diritto, né di fatto, e non si considererebbe come sciolto, se non nel caso che un’ordinanza del duca così disponesse. Una tale ordinanza però non fu mai emanata, e quindi il patriziato modenese prende ancora una volta dinanzi alla bufera rivoluzionaria quell’attitudine, da esso sempre tenuta nelle più gravi catastrofi. (Wien. Zeit.)

Napoli 18 agosto. Scrivono al Corriere Mercantile di Genova: Il Governo crede che l’ora del conflitto si avvicini, perchè odo stamane che tutte le disposizioni vengono prese per prorogare il giorno delle elezioni, e che nuovi ordini più severi si diedero per lo stato d’assedio, finora per verità di semplice apparenza. Si è proposto di formare qualche battaglione d’Urbani scelti, e di guardia naziomale assoldata, e si procedette già a varii cambiamenti di comando nella marina militare. Le promozioni di giovani uffiziali, in sostituzione degli uffiziali superiori dimessi per ragioni politiche o per incapacità furono numerosissime gli scorsi giorni, e provano l’operosità del ministro Pianelli. Tutto questo apparecchio di resistenza viene sostenuto dalle cure del partito costituzionale autonomo.

Palermo 17 agosto. “ll dittatore potrà contare adesso sopra 18.000 uomini almeno, mobilizzabili, per qualunque ardito colpo, che nuovi eventi o combinazioni del regno di Napoli gli diano opportunità di tentare.

Il decreto della leva dai 17 a 30 anni cadde, come doveva prevedersi, appunto perchè chiedeva troppo ad un popolo ignaro di leva; sarebbe enorme anche nei paesi più militarizzati. Indi necessità di transigere; e da transazione in transazione si venne a lasciare la leva quasi in arbitrio della buona volontà dei comuni, i quali senza regolamento, né liste pubbliche di coscrizione, ricevevano e spedivano qui in Palermo coscritti volontarii, scegliendoli tra i più giovani ed i migliori.

Il pro-dittatore è riuscito in gran parte ad attutire le solite contese ministeriali, assorbendo la personalità dei ministri, come devesi in tempo di dittatura. Ma durano opposizioni sorde e partiti. Prevale sempre in molti la più grande impazienza per la immediata annessione: anche i partigiani della annessione indefinitamente protratta, cercano conciliare promettendo si farà tostochè sian bene avviate le cose di Napoli”. (Corr. Merc.)

FRANCIA. Parigi 21 agosto. Assicurasi che l’Imperatore pronuncierà a Lione, nella circostanza dell’inaugurazione di un grande stabilimento, un discorso pacifico, simile a quello tenuto, anni sono, nella città di Bordeaux. (Vedi Dispacci.)

  • Il conte d’Aquila trovasi a Parigi, ma non vi si fermerà e proseguirà il suo viaggio per Londra, d’onde, a quanto si dice, andrà al Brasile, il cui Imperatore è fratello della contessa d’Aquila, che accompagna suo marito.
  • La Patrie ed il Pays riferiscono che tutti gli uffiziali sardi, i quali si trovavano in Sicilia, furono richiamati a Torino. Il primo dei citati giornali attribuisce tale disposizione ai bisogni del servizio, mentre il secondo vi scorge l’intenzione del Governo sardo di non appoggiare più oltre i disegni di Garibaldi.

BELGIO. La Meuse, foglio di Liegi, riferisce che un aiutante di campo di Garibaldi, arrivato a Seraing, diede commissioni alle principali fonderie di quella città per 20.000 bombe.

Ultime notizie.

  • Nelle ultime notizie della Patrie leggiamo:

“Crediamo sapere, in modo positivo, che i particolari dati dal Nord, nei suoi numeri 16 e 17 agosto, rapporto alle convenzioni che sarebbero state stipulate a Teplitz tra la Prussia e l’Austria, sono del tutto gratuite.

  • Gli ultimi dispacci dell’Italia meridiomale ci recano le notizie seguenti:

La città di Napoli continuava ad esser tranquilla. Il Governo preparavasi alla più viva resistenza. Il re aveva preso il comando in capo delle truppe; il generale Pianelli, ministro della guerra, doveva fungere presso di lui la carica di general maggiore; il secondo fratello del re, conte di Trani, comandava il primo battaglione dei cacciatori a piedi della guardia, ed il conte di Caserta, suo terzo fratello, ufficiale d’artiglieria, la prima batteria rigata della guardia.

I tre principi assistevano tutti i giorni per diverse ore agli esercizi ed alle manovre delle truppe. Gli sbarchi dei garibaldiani nella Calabria ulteriore erano numerosissimi.

Erano stati effettuati in gran parte al Capo dell’Armi, sito tra Reggio e Melito. Garibaldi spediva emissari nelle altre provincie per operarvi delle sollevazioni. Si aveva già saputo a Napoli che un gran fermento regnava nella Basilicata. Lo scopo del dittatore, propagando l’agitazione su tutti i punti siemultaneamente, era di costringere il Governo napoletano a sguernire la Capitale, nella quale trovansi concentrati tutti i mezzi di difesa.

Si assicura che il gabinetto avrebbe esaminata la questione, e che seguendo il consiglio del general Pianelli, egli avrebbe deciso di mantenere questo stato di cose, e di limitarsi a difendere ad oltranza la città di Napoli, che è la chiave della situazione.

  • Il sig. principe de Latour d’Auvergne, ministro di Francia a Berlino, è giunto a Parigi; il sig. marchese di Moustier, ambasciator francese a Vienna, è fra breve aspettato in Francia, dove si reca in virtù di un congedo.

Torino 24 agosto. Secondo l’Opinione il principe Luciano Murat proclama in una lettera pubblicata nei giornali la sua pretesa al trono della Sicilia. L’Imperatore lo appoggierebbe certamente, qualora venisse eletto a re mediante la votazione del popolo.

  • In contrario a quanto asseriva il Diritto, il quale proclama la rottura del Governo piemontese con Garibaldi, l’Opinione d’oggi osserva che 30.000 volontari sono partiti per la Sicilia e che anche oggidì non si fanno impedimenti alla partenza di coloro che sono liberi dal servizio militare.

Il re Vittorio Emanuele avrebbe deciso di graziare i vescovi stati ultimamente condannati. Stando alla Gazzetta di Torino, Mazzini si troverebbe a Milazzo.

Milano 24 agosto. Secondo la Perseveranza il reggimento di linea 13. napoletano e due compagnie di dragoni regii sarebbero passati dalla parte di Garibaldi.

S. M. Napoleone III scrisse una lettera a sua cugina la duchessa di Baden, sulla quistione del giorno, che contiene le frasi seguenti: “Gli avvenimenti della Siria, la “cui gravità è estrema, complicandosi cogli altri già tanto gravi d’Italia, creano una situazione dalla quale è quasi impossibile di uscire”. (Corr. pr. d. Gazz. di Ver.)

Il Diavoletto Anno XIII, N. 200, 28 agosto 1860

Rivista Politica

Trieste 27 agosto.

Mentre il dittatore di Sicilia procede impavido alla conquista della terraferma, e trova nelle Calabrie e nella Puglia il terreno preparato dalla rivoluzione, il re Francesco II, non si perde d’animo, e raccozza i più formidabili mezzi di difesa nelle vicinanze della capitale, dove si darà la suprema battaglia. Il Pays e la Patrie annunziano che il generale Pianelli, ministro della guerra a Napoli, ha ordinato la formazione di quattro campi d’osservazione, a Pozzoli, a Pausilippe, a Portici ed a Torre del Greco.

Questa misura ha per iscopo di coprire la capitale e di rendere impossibile uno sbarco dei garibaldiani nello stesso golfo di Napoli.

Il re, al quale era stato consigliato di stabilire la sua residenza a Gaeta, dove sarebbe stato in sicurezza, rispose non voler abbandonare la sua capitale. La lotta sarà dunque tremenda e decisiva, e già a Napoli avvengono di molte emigrazioni, ed il timor panico è sì grande, che ogni sparo dal castello e dal mare per salve di gioia, o per saluti diplomatici, portano lo sgomento nella popolazione.

Le elezioni furono intanto prorogate sino al 30 settembre, la stampa venne ristretta con leggi più severe, e si cerca di por freno alle scatenate passioni già troppo straripate.

Si salverà con questi mezzi la periclitante dinastia? Lo desideriamo più che nol crediamo. – –

Il conte d’Aquila, zio del re di Napoli, bruscamente esiliato dagli Stati napoletani, e giunto a Parigi, dirige all’Opinion Nationale delle spiegazioni sulla misura sommaria di cui egli fu l’oggetto, con che tende a protestare contro la doppia imputazione di aver cospirato contro la libertà del suo paese, e di aver voluto soppiantare il nipote, facendosi nominare reggente. In prova di tali sue asserzioni, il principe fa pubblicare dallo stesso giornale la seguente lettera che ricevette dal re suo nipote:

Napoli 13 agosto 1860. “Mio carissimo Zio!

Nel momento in cui Ella si dispone ad abbandonare il nostro suolo natale, non posso [fare] a meno di dirigerle queste due linee per darle un addio con tutto l’affetto che Ella conosce.

Sono persuaso che accetterà queste assicurazioni che partono dal fondo del mio cuore. Le chieggo, per l’affetto che mi porta, di darmi spesso sue notizie; e sia convinto che le riceverò con gioia; in qualunque luogo io sia per trovarmi, io non la dimenticherò mai.

Faccio voti perchè il di Lei viaggio, e la futura di Lei dimora sieno delle più favorevoli sì a Lei che a mia Zia, a cui farà i miei più affettuosi complimenti, e ai miei cugini di Lei figli, ch’io stringo al cuore.

Il buon Dio e la santa Vergine ci serbino a tempi migliori, innanzi tutto pel bene della nostra patria, e poi per le nostre famiglie.

La prego di accordarmi il proseguimento del di Lei antico affetto, e dovunque soggiornerà, voglia far calcolo sui miei costanti sentimenti; adempiendo ai doveri di un nipote verso uno Zio, le dò un addio di tutto cuore e mi segno Di Lei affettuosissimo nipote Francesco II”.

  • L’Ost-Deutsche Post reca la seguente lettera, ricca d’interessanti comunicazioni, riguardo alla situazione politica:

Parigi 22 agosto. Sembra che l’Imperatore non parta d’ottimo umore da Parigi: egli ha differito il suo viaggio ripetute volte.

Le cose non procedettero bene negli ultimi tempi. Malgrado tutta l’abilità, alle Tuileries non si può a meno di sentire che si volle sedere fra due scanni e si fece una caduta.

Questa volta il palleggio coll’alleanza inglese e russa andò fallito in ambe le Corti. Ne’ fogli tedeschi fu scritto moltissimo intorno alla conferenza di Teplitz, e i diarii parigini ne parlarono assai poco; eppure credetemi che quest’avvenimento non produsse forse su alcuna Corte germanica un’impressione così potente come su Napoleone. “I bagni di Teplitz sono caldi per coloro che li frequentano; ma raffreddano le relazioni fra quelli che rimangon fuori”, disse una nota persona.

Il bon-mot è meno arguto che vero; Napoleone n’ha fatta esuberante esperienza in questi giorni. Le relazioni coll’Inghilterra sono fredde, e quelle colla Russia più fredde ancora.

Particolarmente un dispaccio telegrafico da Pietroburgo, che giunse qui domenica, 19, sembra aver sorpreso l’Imperatore. Il duca di Montebello annunziò cioè che il giorno prima, l’inviato austriaco conte Thun era stato invitato alla Corte ad un banchetto di gala, che fu dato in onore del giorno natalizio dell’Imperatore d’Austria; come segno caratteristico per la significazione del fatto, il dispaccio aggiungeva la circostanza che tanto l’Imperatore Alessandro medesimo quanto que’ granduchi, che sono proprietari di reggimenti austriaci, comparvero al pranzo in assisa austriaca. Si opina che la galanteria della Corte russa verso l’austriaca stia in relazione coll’abboccamento di Teplitz, e il mondo diplomatico vi scorge qualche cosa di più ancora.

(Un carteggio della Sferza di Vienna annunziava già che S. M. l’Imperatore delle Russie aveva mandato per telegrafo un brindisi a S. M. l’Imperatore d’Austria).

Se il Principe reggente di Prussia ha assunto realmente la mediazione fra l’Austria e la Russia, posso darvi l’assicurazione che alla Corte inglese si opera non meno a favore dell’Austria. È vero che in Inghilterra la Corte non decide della politica, ma questa volta le simpatie e le antipatie della Corte concordano colla politica. Lord John Russell è ospite della Corte di Balmoral, e posso assicurarvi che negli ultimi quattordici giorni il vecchio lord ha fatto una forte evoluzione politica a destra. Ciò avenne ancor prima del viaggio della regina, e non già come conseguenza dell’aria di Corte, ma delle cose d’Oriente. A Balmoral però il lord trova sentimenti vivamente favorevoli ad un’alleanza colla Prussia e coll’Austria. Quivi si tiene una, corrispondenza, colla quale ha luogo un animato scambio di pensieri politici fra il re Leopoldo de’ Belgi ed il principe Alberto, e fra questi e il Principe reggente.

L’annessione di Nizza e della Savoia, guastò molto la posizione di Napoleone in Inghilterra, e l’insurrezione dei Maroniti in Siria, che costò tanto sangue ed è sommamente pericolosa nelle sue conseguenze per la quiete in tutta la Turchia, viene accolta aspramente dal gabinetto whig, senza ottenere un amichevole adesione dalla Russia.

Evidentemente, alle Tuileries si deve temere un prossimo isolamento, giacchè l’Imperatore (come vi scrissi nell’ultima mia lettera) sta affatto a cavalcioni per quanto riguarda i trat

Egli non desidera nulla più ardentemente che l’ esecuzione del trattato di Villafranca; vuole altresì che non venga rallentato nulla dei principii del trattato di Parigi del 1856 riguardo all’Oriente, e vi sono uomini di Stato che credono questo, ad onta degli avvenimenti di Napoli e della Siria. E per nominarvi un solo uomo che ci presta fede, cito lord Clarendon, che non prima di ieri disse in un luogo come non bisognava spingere Napoleone tropp’oltre – com’egli era sulla via delle concessioni, e come probabilmente si potrà conservare il concerto euIropeo (che vuol dire l’alleanza coll’Inghilterra).

Anche lord Cowley si pronunciò nello Stesso senso. È sì grande l’attrattiva di questo carattere indecifrabile, ch’egli sa nuovamente vincolare a sé uomini come Clarendon e Cowley che incanutirono nella diplomazia, per quante volte siano stati illusi da lui; particolarmente quel buon Cowley, cui esso mandò a Vienna come amico fidato, per dare assicurazioni di pace, mentre, a sua insaputa, preparavasi alla guerra. Insomma l’orologio delle Tuileries segna, su ambi gl’indici, pace, amicizia, conciliazione, trattati, mediazione a destra e a sinistra. L’Imperatore parte domani e vuol lasciare al sig Thouvenel un terreno appianato. Anche oggi non vi scrivo nulla relativamente all’Italia, perché ciò mi condurrebbe troppo oltre”.

Ecco la lettera del pretendente Murat, di cui abbiamo fatto cenno nel Foglio di domenica: “Desideroso di non compromettere chi mi è affezionato e chi mi ha scritto, rispondo alla lettera per via di giornali.

Signori!

Ho ricevuto la vostra lettera e senza indugio rispondo. Non mi sono accette che le posizioni scevre d’equivoco, e schiette: non mi farò mai ostacolo al desiderio dei popoli, quand’anche erroneo a me sembrasse.

Sono parente dell’Imperatore, e però non del tutto libero; ogni mia azione impegnerebbe più o meno la politica francese; e nello stato presente d’ingiusta diffidenza che parti nemiche vanno eccitando contro l’Imperatore, cui sono tutto devoto, nulla riuscirebbe dannoso quanto il far credere all’Europa che Napoleone III, pensoso unicamente del bene dell’indipendenza delle nazioni, ad altro non intende che riporre sul trono i suoi.

Quando la rivoluzione agita un popolo, la sola volontà popolare, liberamente espressa, può spegnere le discordie e le incertezze, perchè essa si fa legge suprema alla quale deve sottomettersi ogni buon italiano.

Nello stato presente delle cose, giova all’Italia che venga stabilito in Napoli, più presto che si può, il Governo costituzionale, acciocchè sia assicurata la libertà e cansato il pericolo dell’anarchia o d’una invasione.

Tanto basta perchè intendiate che io non m’intrometterei nei moti del vostro regno,

che ove il popolo napoletano, sciolto da qualsiasi influenza esterna, avesse legalmente e solennemente manifestato il desiderio d’avere in me un pegno d’indipendenza e di prosperità. Forte sarei allora dell’assenso del mio cugino; allora apporterei l’alleanza francese,

sola e certa sicurtà a questa nazione di durevole indipendenza.

Sacrifico adunque ogni mio privato interesse, e del solo pubblico interesse curandomi, dò fine ripetendo quel che già dissi altrove, cioè che l’Italia, a parer mio, ritroverà in una confederazione l’antica sua potenza e il prisco splendore.

Ricevano, o signori, l’espressione della particolare mia stima. Firmato: L. Murat.

Castello di Buzenval, 19 agosto 1860”.

Notizie politiche.

AUSTRIA. Vienna 26 agosto. Un’Ordinanza del ministero dell’interno di data 23 corrente sospende l’attività d’ufficio delle preture politiche di Zara, Spalato, Ragusa e Cattaro in Dalmazia. I loro affari verranno assunti dai rispettivi dicasteri circolari.

  • Gli esercizii della guarnigione in grandi corpi sono già incominciati, e si tengono ogni giorno nei dintorni di Vienna grandi manovre di campo, alle quali assistono S. M. l’Imperatore e i signori Arciduchi.

ITALIA. Torino 24 agosto. L’Unità Italiana, giornale livornese, fu ieri sequestrato per aver pubblicato un proclama di Mazzini, in cui egli si dichiara autore della spedizione nel territorio pontificio ed insorge contro il Piemonte come una Potenza contro Potenza. Il corpo dei bersaglieri viene riorganizzato. Casalis è partito con sussidi per Garibaldi.

Milano 24 agosto. Leggiamo nell’odierna Gazzetta del Popolo di Lombardia: “Il “caffè svizzero, posto nella contrada de’ Moroni, venne oggi chiuso per ordine superiore. Già da gran tempo era frequentato da persone sospette, fra cui parecchi austriacanti ed affigliati dell’Armonia (giornale che propugna i diritti della chiesa), da noi più volte denunziati alle autorità ed al pubblico”. (Ci consoliamo colla liberalissima Gazzetta del Popolo, per la bella parte, ch’essa si loda di rappresentare quale denunziatrice; non sappiamo cosa essa direbbe se noi la immitassimo in confronto dei di lei partigiani).

Indi lo stesso giornale Lombardo asserisce come nel detto caffè si tenevano discorsi tendenti a fare insorgere la popolazione contro il Governo piemontese, che vi si facevano brindisi a Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e si macchinavano cospirazioni. Ivi convenivano persino degli emigrati che si stringevano fraternamente la mano. La Gazzetta del Popolo promette di dare in seguito più estesi ragguagli del fatto.

  • I fogli di Vienna hanno un telegramma da Torino 24 agosto, in cui si annunzia pure essere stato chiuso il caffè svizzero di Milano, perchè gli avventori che ivi si trovavano al 18 agosto avevano portato un brindisi a Sua Maestà l’Imperatore d’Austria.

Simili dimostrazioni politiche si rinnovarono in parecchi luoghi anche al 24 agosto.

  • La Perseveranza tenta a dimostrare che tra Mazzini e Garibaldi havvi un largo e profondo abisso.

Altra del 25 agosto. La Perseveranza, ha da Livorno 24 agosto: Reggio si è resa dopo un bombardamento di 5 ore. Il generale Vial si ritira colle sue truppe a Monteleone ed ha chiesto la sua dimissione. Benevento è insorta, bande armate muovono verso Avellino. Boldoni è alla testa di 2.000 uomini; le regie truppe hanno sgomberato la Puglia.

Modena 18 agosto. Qui è grande spavento, grande eccitamento, molti cercano andarsene e molti sono già andati. Nel mese venturo gl’impiegati che erano del Governo ducale saranno tutti licenziati, senza soldo… e così vedremo aumentata la caterva di tante famiglie ridotte alla miseria, e senza pane. Ora ben si vede quanta fosse l’inesauribile beneficenza di S. A. R. il duca e di tutta la famiglia reale, e singolarmente della duchessa e dell’A. R. Maria Beatrice.

Centinaia e centinaia di buone e civili famiglie, ora nella più squallida miseria, lo attestano palesemente, e fanno vedere, a dispetto delle ciancie dei fanatici, che quelli erano due angeli di beneficenza. Nelle campagne il malumore ed il fermento è al colmo, e da tutti s’invoca un segnale, un avviso per sorgere finalmente alla riscossa… la tazza è colma e sta per traboccare, addio. (Corrisp. del Giornale di Verona)

Napoli 20 agosto. Leggesi nel Giornale costituzionale delle Due Sicilie: Si hanno notizie di esservi avvenuti novelli sbarchi a Capo dell’Armi di gente armata ivi condotta su due vapori dalle opposte spiagge di Sigio, le nostre truppe, uscite dalla città, avevano già alle 2 pom. di questo stesso giorno impegnato il fuoco col nemico. La guardia nazionale è rimasta a guardia dell’ordine pubblico.

FRANCIA. Parigi 22 agosto. Il principe di Metternich, che ha ottenuto un congedo, ebbe ieri udienza dall’Imperatore, al quale presentò il conte Ludolf, consigliere d’ambasciata, che lo surrogherà provvisoriamente.

  • Furono date precise istruzioni al signor Brenier ed all’ammiraglio Barbier de Tinan a Napoli, perchè abbiano a rispettare gelosamente la neutralità nella lotta che sta per impegnarsi tra Garibaldi e Francesco II. Essi dovranno lasciar continuare la difesa finché parerà e piacerà al re di Napoli. (Gazz. di Torino)
  •  

Ultime notizie.

I nostri lettori troveranno nella rubrica dei dispacci una notizia di alta gravità. Come dopo la pace di Villafranca si cominciò a parlare della cessione di Nizza e Savoia, così oggi, che viene portata sul tavolo l’annessione del reame di Napoli al Piemonte, si parla della cessione della Liguria e della Sardegna alla Francia. Dobbiamo noi credere alla esistenza di un simile progetto da parte del conte di Cavour e di Napoleone III?… Se partiamo dagli antecedenti di questi due personaggi politici, nulla vi ha di sorprendere nell’esistenza di un tal patto che il partito unitario puro, cioè il mazziniano, viene denunziando ai Napoletani, all’Italia.

Non sarebbe che il secondo passo verso quella tal meta a cui tende il Governo di Francia.

Poi ci attendiamo dagli organi del conte di Cavour una risposta alle osservazioni dei rappresentanti del partito unitario; l’Inghilterra, che non si lascia ingannare dal suo vicino, rallenta i suoi vincoli d’amicizia, e parla il vero; chi sa ch’essa non abbia subodorato da lungi l’odore del trattato che fa capolino fra le scene politiche del conte di Cavour e di Napoleone III ? Oramai si è compreso e dalla Russia e dalla Germania e dall’Inghilterra che nel prestar fede alle osservazioni degli organi officiosi ed ufficiali di Parigi, si cade da inganno in inganno, per trovarsi alla fine sull’ingrato terreno dei fatti compiuti. Liguria e Sardegna?… e si si fermasse là!

  • La Gazzetta di Genova reca le seguenti notizie da Messina in data del 19 corrente:

“Ai piccoli sbarchi già operatisi nei giorni precedenti dai garibaldiani sulle coste della Calabria, è successo finalmente lo sbarco del grosso della truppa di volontari. Parecchi corpi si erano uniti a Taormina ove trovavasi, come qui a Messina, gran numero di barche preparate. Si sa ora con certezza che il generale Bixio, con 2.200 uomini imbarcati sul Torino e sopra altri legni da trasporto, passò ieri sera d’altro lato dello stretto; a lui tenne dietro questa mattina il generale Garibaldi

con più di 4.000 uomini.

I legni da guerra napoletani si trovavano allora al di sopra del Faro e non giunsero in tempo ad opporsi allo sbarco. Non eseguì che un cannoneggiamento contro il Torino che, a quanto dicesi, fu mandato a picco oppure predato.

Si dice che a qualche distanza da Reggio siansi riuniti i corpi sbarcati, e si parla già di

combattimenti, quantunque non siavi alcuna notizia certa. Frattanto sono già pronti ad un nuovo imbarco altri 10.000, pare che essi non tarderanno a raggiungere i primi.

  • I volontari trovano cordiale ospitalità in mezzo alle montagne della Calabria. Molti degli abitanti si uniscono ogni giorno ai volontari; due battaglioni di Calabresi erano già venuti a sollecitare l’aiuto del generale Garibaldi.

I rivoluzionarii han gran fiducia nell’esito dell’impresa, che sembra essersi affrettata appunto per non dar tempo all’armata napoletana di riorgannizarsi. In quell’armata molti capi del passato reggime furono destituiti ed i nuovi non hanno ancora decisa influenza sui loro soldati. D’altronde il dittatore, secondoché dice egli medesimo, può disporre di 25.000 uomini e di più egli annovera tra i suoi quei regii che non si batterono contro di lui, e confida sulle simpatie del popolo.

I carabinieri genovesi che qui avevano il loro deposito, s’imbarcano questa sera (25 agosto), ma non se ne conosce la direzione.

È arrivato il generale Thür.

Nelle scorse notti vi furono a Messina falsi allarmi, avvenuti nel mentre che i napoletani cambiavano gli avamposti, ma poi la cosa non ebbe ulteriori conseguenze.

  • Corre voce che una protesta è stata sottoscritta da tutti i capi di corpi militari e diretta al re Francesco II, nella quale dichiarano ch’essi non intendevano battersi contro l’esercito di Garibaldi nel caso si avvicinasse alla Capitale. Così l’Italia.
  • Alessandro Dumas si trova innanzi

Salerno colla sua goletta: la guardia nazionale si dispone a dargli un pranzo; ci è del moto nel popolo.

  • In Bari ha avuto luogo un piccolo movimento di reazionari, e che è stato agevolmente compresso dalla guardia nazionale, la quale vi ha arrestato 21 lazzaroni.

Napoli 20 agosto. L’ammiraglio scrive al ministero non poter tenere la crociera stante le accresciute forze marittime degli avversari. Domanda altri legni, che non si possono spedire.

Il generale Rocco (?) ha dato l’ordine di partenza alle truppe; ma egli non fu obbedito. Da ogni parte si domandano soldati.

A Bari, un movimento reazionario è fallito.

Il re è deciso di resistere. Si è tentato di incriminare il giornale Il Nazionale, ma ne fu smessa la idea, fu incriminato il sig. D’Ayala per un articolo stampato sul Lampo intitolato Le preoccupazioni dell’esercito.

Molte diserzioni nell’esercito; ma la maggior parte è tuttora fedele.

Livorno 24 agosto (sera). Reggio è caduta in mano di Garibaldi dopo 5 ore di fuoco.

Il generale Vial ritirasi colle truppe presso Monteleone, e ha mandata la sua dimissione.

Ieri (23?) vi fu rissa tra tiragliatori napoletani e bersaglieri sardi. Il popolo e la guardia nazionale presero la difesa di questi ultimi.

Benevento è in insurrezione. Bande armate marciano sopra Avellino. Boldoni è alla testa di 2.000 uomini.

Le truppe regie hanno sgombrate le Puglie. 1 (Persev.)

  • Da Napoli si hanno dispacci ufficiali del 24, che contengono fatti in parte noti.

Si conferma che le truppe napoletane abbandonarono Reggio dopo un vivo combattimento. Esse si sono ritirate nel forte che si sta costruendo e che non può essere sostenuto.

Un altro scontro ebbe luogo al 23 colla brigata Brigandi presso Biale. Alla partenza di queste notizie continuava il combattimento. (V. dispacci)

Un telegramma di Garibaldi, giunto a Torino al 25, annunziava una nuova sua vittoria. Una parte delle truppe s’era rinchiusa nella cittadella. Cosenz avea passato lo stretto presso Fiumicino con forze considerevoli.

1 Notizie dirette da Brindisi e Molfetta arrivate qui ieri col piroscafo della Grecia, assicurano invece che ai 25 in quelle città v’era tuttavia guarnigione napoletana. (o T.)

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