IL MARE SU MASSICO

Vi siete mai chiesti perché, in certe rocce del Massico, si vedono conchiglie pietrificate, linee ondulate, sabbie che sembrano onde congelate nel tempo?
Non sono decorazioni.
Sono memorie del mare.
E allora ascoltate questa storia.
Una storia che vi porta indietro di 30 milioni di anni, quando la vostra terra non era terra.
Era acqua, luce, profondità.
E nel mezzo di quel mare, c’era lui: l’isola Falernus, l’antico nome del Massico.
Sii il Massico era un’isola.
Immaginate di trovarvi sulle alture dove oggi sorge il Vulcano di Roccamonfina.
Non c’è pianura, non c’è Sessa.
Solo mare.
Un mare caldo, limpido, tirrenico primordiale.
Davanti a voi emerge un blocco calcareo gigantesco, bianco, verticale, che sale per 880 metri sopra acque turchesi.
Un’isola solitaria.
Quello è il Falernus.
Il Massico prima che il mondo gli crescesse attorno.
Il Massico non è una montagna “intera”.
È un horst calcareo fratturato, attraversato da linee di rottura che lo tagliano come cicatrici antiche:
• NW–SE la direzione appenninica, la spinta che lo ha sollevato.
• NE–SW faglie trasversali, che aprono varchi, crepe, canaloni.
Queste faglie sono la ragione per cui: l’acqua entra,i il calcare si scioglie, i versanti cedono, la montagna “si sgretola”.
Poi succede qualcosa di enorme.
La placca africana spinge verso quella europea.
La terra si accartoccia, si solleva, si piega.
Nasce la catena appenninica.
Il mare si ritira.
Le acque si abbassano.
E l’isola Falernus non è più un’isola: diventa montagna interna.
Attorno a lui si formano: sedimenti fluviali, sabbie marine, depositi vulcanici del futuro Roccamonfina.
Il mondo cambia.
Il Massico resta.
Capire la sua antichità restituisce al Massico la sacralità che gli spetta.
Gli Aurunci praticavano tradizioni arcaiche sulle sue alture: oltre a venerare la Dea Marica, iniziavano i giovani guerrieri facendoli sostare e dormire per una notte nella sua natura selvaggia, come rito di battesimo territoriale.
La linea di costa romana non era dove la vedete ora.
Era più arretrata, più vicina al Massico.
Il mare arrivava molto più dentro.
È per questo che la città portuale di Sinuessa oggi è sommersa.
La costa è avanzata.
Il terreno è sceso.
Il mare ha ripreso ciò che era suo.



