Alta Terra di Lavoro

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“IL VERIDICO” N. 8 E 9 IL PEGGIO VIEN … – DELIZIE DI NAPOLI

Posted by on Feb 3, 2021

“IL VERIDICO” N. 8 E 9 IL PEGGIO VIEN … – DELIZIE DI NAPOLI

Il peggio vien sempre dopo. Non v’é ramo dell’amministrazione pubblica che; a dar retta ai nostri cari piemontisti, non migliorerebbe al giungere del re galantuomo. Domandatene però a chi ne ha fatto l’esperimeto. 

Leggesi nel Corriere delle Marche, in data di Ancona 6 Ottobre: “Fummo replicatamente obbligati, or sono varii mesi, a lamentare la cattiva condizione delle nostre carceri giudiziarie sotto molteplici rapporti, ma specialmente,pel numero dei detenuti, che sproporzionati alla capacità dei locali, vi si vedono stranamcnie sgglomerati.
Oggi la città nostra osserva con dolorosa sorpresa essere la cifra dei detenuti giunta a tal segno; che mai la si vide per lo passato :
compresi i militari, sono seicento circa stipati gli uni sugli altri!!! E’ facile il supporre il danno morale, che debbe inevitabilmente seguire da qesto grave inconveniente “.

La terra delle prigioni. -Lo Zenzero di Firenze, reca, in data dell’8 corrente,- l’articolo che segue: “Sono arrivati ieri sessantacinque arrestati delle provincie nnpolitane, acçoppiati tra loro, a due a due, dall’anello della libertà, ossia dalle manette. Erano pulitamente vestiti, e non arieggiavano di bassi delitti. Pare che su loro pesi l’accusa della camorra, se si dà credito agli organi governativi. Lasciando da parte il titolo o la verità dell’accusa noi ci sentiamo stringere il cuore ogni qual volta vediamo creature ilaliane tratte in catena dai nostri. ………… Nè questa allusione vogliamo che quadri al caso, che non vogliamo aprire anzi tempo lo cortine di Terni. Andando innanzi di questo passo, l’Italia non si chiamerà più dallo straniero ,terra dei morti, ma terra delle prigioni.

RICERCA EFFETTUATA SU “GOOGLE LIBRI” DAL GIORNALE “ILVERDICO” N. 9 DEL 25 OTTOBRE 1862
pag. 37 38

DELIZIE DI NAPOLI

In tempi a Roma,”men leggiadri, e piu feroci” v’era un certo benigno imperatore che si chiamava…: Nerone, il quale aveva dei gusti tutti particolari e delicati. Sapete cosa pensò questo magnifico regnatore, un giorno ? di far la caccia a’cristiani .

Questa caccia per riuscire felice, si facea per tal modo: si proibiva {sic) a tutti i contadini di portar seco loro vettovaglie sui monti, e coloro che venivano colti sul fatto, perdevano il dritto d’essere nominati Cives cioè cittadini; che peccato, che la fucilazione non fosse anora di moda! – Allora i poveri neofiti ed i fedeli ricoverati sulle alpestri cime degli appenulni circostanti erano obbligati da digiuni a scendere nei villaggi. Sul più bello, ecco arrivare la guardia de’Pretoriani, che precedeva l’augusto signore, e, piombar sugli infelici, acoppare quanti più si potea, conservare i superstiti nelle “gemonie” per le feste al Circo dell’indomani, era tuttuno.

Il Senato trovava che quando l’augusto poeta Cesare si sarebbe divertito i cristiani cominciavano a divenire di ulilità publica.
Non vi sembra o popolani che tali fatti si siano ripetuti in un certo angolo del felicissimo regno italiaoo ohe chiamasi meridionale?- A Napoli basta che il Proconsole si diverta, tutto tutto, va bene.
Ed a proposito di Napoli, di Nerone, sapete o popolani, che quella Capital…. scusate, quella città, gode attualmente uno de’maggiori benefizi, che il Cielo accorda alla prediletta fra le terre predilette? Cioè, che l’amministrazione giuditiaria va al pari passo delle più filantropiche e nuove istituzioni?

Per gli affari penali, vi sopprimono tutte le anticaglie, Tribunali, Leggi, Avvocati, Uscieri, Patrocinatori, Requisitorie, Pubblico Ministero, dibattimenti, testimoni, ed altro simile vecchiume. Il militare ha gentilmente offerto di occuparsi di tutte queste bazzecole, di qoesti superflui dettagli riformando il tutto sul novello sistema governativo, ( stato di assedio ): e ha ufficialmente insinualo alla Magistratura di non incaricarsi della procedura nella parte penale.
Supponiamo, si mettano di soppiato in tasca, mentre voi andate a zonzo per Toledo, una copia del “Roma o morte”, di cui finora non si trova lo stampatore, nè la stamperia voi, detto, fatto, farete una visita di pura cerimonia ed amabilità al colendissimo Questore, e poi state allegro, siate arcisicuro di non aver da fare che con bravi militari. Vi si risparmiano spese di giudizio, sportule, palmeri, regalie, a tutti quegli avvocatucci, che vi avrebbero spogliato vivo, ed una volta entrato nella prigione, avete per soprappiù la sicurezza, la evidenza di avere a conoscere a suo tempo, che siete stato arrestato, preso, giudicato, condannato, ed eseguito, senza che aveste pur fiatato e senra esservi data la minima pena.
Or si matura il progetto di fare un passo più avanti, ed al momento che si è espiata la pena, notificare la procedura, la condanna, e la messa in libertà. Che secolo a vapore è il nostro, eh popolani !

Il benefizio è cosi grande, per la esatta e pronta amministrazione della giustizia ( scopo principale di un savio legislatore) che il popolo non vuol trattenersi dal votare un giudizio di grazie al filantropo luogotenente, ed ai consiglieri, onore del foro napoletano, ed ammirazione dell’europa intera pei secoli presenti ed a venire: conieranno perciò una medaglia in alluminium, che sullo stile delle romane antiche, avrebbe da un lato i fasci de’littori, e sopra ognuno di essi una testa di fresco tronca: nel mezzo quella del proconsole: dall’altro questa iscrizione :

AL PROCONSOLE

DELLA LEGGE STATARIA
IN SEGNO DI ETERNA GRATITUDINE
IL POPOLO NAPOLETANO
MDCCCLXII.

I giornali hanno parlato di una lettera autografa di Vittorio Emanuele a Napoleone III recata a Parigi dal Commendator Nigra.
Essa sarebbe un umile scusa per l’amnistia concessa a Garibaldi e Garibaldini e finisce s’intende con Roma Roma, come ogni lezione dei treni di Geremia con Jerusalem Jerusalem.
Le notizie sulla salute di Garibaldi sono gravi a segno di mettere in dubbio non pur la guarigione della sua gamba ma la sua vita. L’infermo è stato tramutato da Varignano a la Spezia, come si annuncia, senza aggravamento del male. La provvidenza non poteva con più terribile consiglio raumiliare l’orgoglio della rivoluzione , che lasciando tutto a lei il rimorso e la vergogna di essere stato omicida del suo più gran benefattore. Se il superbo intelletto dell’illustre infermo fosse accesibile a sublime meditazione, gli tornerebbe assai conto in su la sponda del sepolcro meditare su questi arcani e tremendi lavori della divina giustizia.

Delirio dapertutto._
A Napoli rincrudiscono sopra eguale scala il rigore dello stato di assedio e la fierezza del brigantaggio. Nella sola provincia di Capitanata in 11 giorni tredici scontri e quattro fucilazioni.
A Palermo continuano i delitti e gli arresti.
A Parma si scrive su le mura Viva Roberto I°! Viva Pio IX!
A Torino nella stessa sede dei grandi moralizzatori crescono l’un più dell’altro i furti e gli omicidi; finora, oltre i tanti rei che se la svignano, la proporzione dei carcerati ai giorni sta 99 a 15.

fonte

https://www.pontelandolfonews.com/storia/cronache-1862/il-peggio-vien-sempre-dopo-delizie-di-napoli/

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