La Papera di Giambattista Basile

Napoli all’inizio del Seicento non è Parigi, ma in qualcosa ci somiglia: è pur sempre una capitale. Per di più, una sessantina di anni prima delle meraviglie di Versailles e del Re Sole, frequenta la Corte napoletana del Viceré spagnolo e altre piccole corti del regno Giambattista Basile. Anche lui è un cortigiano che organizza feste e mascherate, chefa l’amministratore e lo scrivano quando serve, che compone musica e versi celebrativi. Ma soprattutto scrive opere, da cui si aspetta il successo, e favole in “linguanapolitana” che la sorella Adriana, cantante di corte, farà pubblicare dopo la sua morte in cinque volumi con il titolo Lo Cuntode li Cunti(l634-l636).
Fatto sta che molte favole di Charles Perrault sembrano fatte con lo stampino su quelle di Giambattista Basile (Cenerentola,Pelle d’Asino,LaBella addormentata nel bosco,Il Gatto con gli stivali,Pollicino , Le Fate) e, perciò, o Perrault aveva letto Basile o i due più grandi favolisti europei del Seicento attingevano agli stessi racconti orali.
Tra l’altro tutti e due gli autori, da bravi istrioni di corte, recitano e mimano le loro favole per il divertimento dei cortigiani (e non dei bambini), dopo averle ascoltate e metabolizzate dalla cultura popolare, che tramandano nobilitata.
Per chi ama Napoli, per chi la conosce o per chi spera di venirla a visitare, la lettura delle favole di Basile può essere una guida preziosa, una mappadi parole e immagini tramata di metafore ardite ecarnalissime . Il giorno e la notte; il Sole, la Luna e le Stelle; gli animali, gli uomini e le donne; i vecchi, le vecchie e i giovani, gli orchi e le streghe; la schiava nera e la fata bianca; le piante, gli oggetti d’uso e quelli fatati; i cibi e gli escrementi; la bellezza e la bruttezza, l’amore e la crudeltà; i giochi, i canti e le delizie dei banchetti: sono rappresentati in un linguaggio ricco e napoletanissimo, un linguaggio che lascia a bocca aperta anche il lettore più esperto per la capacità di Basile di spremere dalle parole il loro succo più saporoso. O di dare dignità letteraria alle parole del popolo e all’oralità viva e creativa dei napoletanidi ogni ceto e condizione.
Tutto questo e altro ancora costituisce il mondo incantato e concretissimo delle cinquanta favole di Giambattista Basile: cinquanta favole per cinque giornate, da cui deriva all’opera, dal greco, l’altro titolo di Pentamerone.


