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LA REGALITA’

Posted by on Gen 3, 2022

LA REGALITA’

La Regalità affonda le radici nella storia sacra. La promessa divina stabiliva che una Vergine della stirpe di Davide avrebbe concepito e partorito un figlio chiamato Emmanuele (Is. 7:14) che significa Dio con noi. Nel Vangelo di San Luca leggiamo: “L’Angelo Gabriele fu inviato ad una Vergine sposata ad un uomo il cui nome era Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della Vergine era Maria” (Luca 1:27).

Per l’Ebraismo, Davide, che fu il secondo Re di Israele, fondò una dinastia eletta da cui discesero Giuseppe, padre putativo di Gesù, e sua madre, la Vergine Maria. Nostro Signore Gesù Cristo, dal quale ogni potestà discende, è, perciò, di sangue reale come vero uomo e come Dio. Ed i suoi genitori, entrmbi, sono due principi di sangue reale. E’ logico dedurre che la famiglia di Nazaret è la famiglia reale per eccellenza. 

Dalla storia sacra alla storia profana, la Regalità ha sempre conservato un alone mistico. L’uomo, dacché si consorziò con altri uomini, fondò società che presero il nome di regni. Alla cui guida furono chiamate “famiglie reali” che si successero di generazione in generazione. Nacquero le dinastie che, nell’estinguersi, ne generarono altre, sempre attraverso matrimoni regali.

La crisi della regalità, la sua frattura con la storia avvenne nel momento in cui fu minata la sacralità del matrimonio regale. Quando un re, o un figlio di re, comunque un membro della famiglia reale si unì in matrimonio con una fanciulla non provenente da sangue reale la regalità perse la sua funzione mistica. Da istituto che affondava le radici nella coscienza dei popoli, la Regalità si trasformò in élite che divenne preda di forze ostili alla visione sacrale della storia. Il protestantesimo, l’illuminismo, il liberalismo, il socialismo, le democrazie contemporanee hanno tutte offerto il loro contributo di negatività per demolire quel che restava della Regalità separando la sua sacralità dalla storia dell’uomo.      

Ciò nonostante, la Regalità continua ad esercitare il suo “irrazionale” fascino. Mi viene in mente, a conclusione di queste brevi riflessioni, una tesi espressa dal grande analista di politica estera, il giornalista bolognese Alberto Pasolini Zanelli il quale, in un memorabile articolo apparso sul quotidiano “Il Giornale” nel 1991, a proposito delle ripetute manifestazioni che si susseguivano in Russia per il  recupero della memoria storica dell’ultimo zar Nicola II, affermò che un popolo quando vuole conoscere la propria storia riparte dai suoi Re.

Assolutismo. L’opera di Jean Bodin, supponeva una completa sostituzione dell’idea di potere ereditato dal medioevo. Ora il potere va a costruire la forma sostanziale della comunità, poiché senza di esso questa è ridotta ad una massa amorfa a cui soltanto il potere può dare forza. Ecco dunque, attraverso il suo assorbire tutta l’autorità e tutte le autorità, e la sua proclamazione come sovrano, l’origine dell’assolutismo. Con esso, l’illimitatezza del potere sovrano, essenzialmente anticristiana perché, fra l’altro, trasferisce all’incarnazione della comunità politica l’esclusività del potere divino, diventa l’asse portante della teoria dello Stato. Successivamente, attraverso la complessa dialettica della modernità, verranno il passaggio dall’assolutismo al liberalismo, alla democrazia, al socialismo; e comparirà il totalitarismo, apparentemente contrapposto alle altre forme ma realmente coincidente nella sostanza.

La Monarquía y sus atributos (cristiana, personal) I

La Monarquía cristiana, nacida de un acto de adoración en el portal de Belén al Rey de los Reyes, postrado en trono de míseras pajas para que la humildad y la autoridad marchasen siempre juntas como una virtud sirviendo de pedestal a un derecho; ungida con sangre divina en el calvario y orlada con diadema de espinas, símbolo de las asperezas del deber que recuerda a los reyes que la suprema investidura del mando antes es carga que galardón, creció embellecida con la palma del martirio bajo la tiara de los Pontífices y abrazada con el dolor de las catacumbas y con la gloria en el circo; vió centellear en los cielos su enseña y su blasón en el Cruz de Constantino; bajó reverente la cabeza con Teodosio ante las amonestaciones del Obispo de Milan; y cuando Roma fué despedazada por el hacha de los bárbaros y aventadas sus cenizas por todos los dominios del Imperio, y a la voz divina cesaron las tempestades y se serenaron los horizontes, la Historia al amparo de la Iglesia, volvió a empeza…

Per nulla scalfite dal passare del tempo, alcune preziose testimonianze del passato giungono fino ai nostri giorni cariche ancora di quel fascino che nei secoli ha visto accrescere il loro valore simbolico. Così è stato anche per la Sacra Corona d’Ungheria, il principale e più antico simbolo del diritto sovrano durante i periodo monarchico, fino a divenire simbolo stesso della nazione anche dopo la caduta dell’ultimo re magiaro. La storia di questo preziosissimo oggetto ha inizio, secondo una tradizione agiografica, nell’anno mille, quando Papa Silvestro II avrebbe inviato la Corona al giovane re Istvan degli Arpàd, patrono e fondatore della nazione ungherese. Ma la regale insegna non si presenta soltanto come il segno concreto di secoli di storia legati alla monarchia magiara, questo magnifico oggetto rappresenta comunque uno dei più alti esempi di arte orafa, troppo spesso relegata a margine delle cosiddette arti maggiori, e che invece in epoche passate contendeva alla pittura e alla scultura gli artisti più raffinati e prestigiosi. La Corona è infatti un affascinante lavoro di assemblaggio che la rende nel suo genere un pezzo unico: composta da due parti distinte, eseguite in epoche e con stili differenti, presenta nella parte inferiore l’esito più alto della sua manifattura. Il pezzo sottostante, composto da una fascia d’oro piegata a cerchio e sormontata da elementi triangolari e a semicerchio, è un manufatto uscito dalle botteghe orafe bizantine agli inizi dell’undicesimo secolo. Splendide sono le gemme che nella fascia si alternano a placchette di smalto cloisonné, e splendida è anche la raffigurazione del Cristo Pantocrator che si eleva dal semicerchio principale nella parte anteriore della Corona. Il trono ingioiellato su cui è seduto il Cristo è mirabile nella resa minuziosa e raffinatissima dei particolari, ma questo si può affermare anche per le placchette sottostanti, dove le figure dei due Arcangeli, dei Santi Guerrieri e dei Santi Medici, nulla hanno da invidiare agli esempi più alti dei mosaici minuti o dei codici miniati. Sul retro sono raffigurati i ritratti dei personaggi storici che furono legati all’arrivo in Ungheria della Corona, fra cui Geza I, padre di Stefano I, e marito della principessa bizantina per cui forse fu confezionata la Corona. La struttura superiore dell’insegna regale, chiamata latina, è più moderna (probabilmente appartenente al XII secolo) e di fattura qualitativamente inferiore; sulle quattro bande auree che la compongono troviamo un Cristo Pantocrator, palesemente dipendente dall’esemplare soprastante di cui abbiamo già accennato, e le immagini in smalto policromo di otto Apostoli, incastonati entro placchette incorniciate da perle e almandine, decorate poi da motivi zoomorfi. Purtoppo le due Corone furono assemblate in maniera alquanto rozza, evidenziata dalle teste dei chiodi che spuntano qua e là dalle bande auree, ciò però non scalfisce minimamente il fascino e lo splendore che questo antichissimo oggetto ancora riesce ad emanare, obbligando gli appassionati del genere a non potersi esimere da una visita a Budapest dove la millenaria Corona è ancora conservata.

Francesco Maurizio Di Giovine

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