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Napule ca se ne va…di Erminio De Biase

Posted by on Lug 14, 2026

Napule ca se ne va…di Erminio De Biase

Se n’è andata una grossa fetta della mia adolescenza. Una voce, uno stile che, prendendomi per mano, mi aiutò nel guado dall’infanzia e dai suoi giochi ai nuovi  motivi ed ai nuovi orizzonti della gioventù.

Con la musica di Peppino di Capri cominciai a sognare da adulto, a desiderare altro del tutto diverso da quello che mi passava per la testa da ragazzo.

Il suo stile innovativo mi colpì fin da subito vedendolo esibirsi coi suoi Rockers in Polvere di stelle, una rubrica che la Rai dedicava ai cantanti ed ai complessi musicali emergenti. Interpretava i classici napoletani Voce ‘e notte, Torna, Luna caprese… in maniera tutta diversa, in uno stile molto particolare, senza però tradirne l’anima. A differenza di tanti che oggi, pur di apparire eccentrici a tuti i costi stravolgono tempi e ritmi.

La sua interpretazione aveva un che di nuovo, senza però  – ripeto – nulla togliere al motivo originale che lui, peró, riproponeva in stile night club. Era come vedere qualcuno che, anziché indossare il solito maglione, vestisse in abito da sera: era sempre la stessa persona, ma in una nuova elegante veste che non stonava, anzi… Fu quella l’occasione per molti giovani  – a cominciare da me  – di riscoprire ed apprezzare il repertorio classico napoletano.

Il primo “quaranticinque giri” che, in assoluto, entrò a casa mia fu Notte di luna calante che mio padre ed io andammo a comprare da Quaglia al Rettifilo; quando il negoziante ci chiese quale interpretete preferivamo, rispondemmo decisi: Peppino di Capri, nonostante l’avesse incisa come Lato B di Io te vurria vasà. Per qunato possa sembrare strano, acquistammo il disco pur non posssedendo ancora un grammofono…

In seguito ci fu l’esplosione del Twist che Peppino dei Capri propose riadattando al suo personalissimo stile un successo dello statunitense Chubby Checker.

Perfino gli occhiali, grazie a lui, cominciarono ad essere un cult: io e  – scommetto  –  tanti altri ragazzi occhialuti come me potemmo finalmente scegliere una montatura di nostro gusto, un paio di occhiali, appunto, alla… Peppino di Capri, come quelli che, oltre che sul suo viso, campeggiavano sulle copertrine dei suoi dischi: un vero e prorpio “marchio di fabbrica”, insomma! E tale fenomeno contagiò anche gli adulti.

In tre occasioni mi sono incrociato con lui. La prima volta, nell’estate del 1964, all’imbocco dell’autostrada Napoli-Pompei-Salerno dove sarebbero dovute passare le auto del Cantagiro, una sorta di gara musicale itinerante su quattro ruote. Fu, però, un’incontro casuale perchë sia noi ragazzi in attesa della carovana, sia lui c’eravamo sbagliati: il percorso era tutt’altro, non prevedeva l’autostrada, ma la via per San Giovanni a Teduccio… In ogni modo, quell’insperata occasione di trovarcelo così vicino fu per noi un vero successo!

Lo rividi dopo un anno dove, col “suo solito stile soft e confortante”, tenne degnamente testa alla bolgia che in quello storico 27 giugno 1965,  si scatenò al Teatro Adriano di Roma…

L’ultima volta è stata l’anno scorso quando ci sfiorammo sulle scale della chiesa di San Severo al Pendino, in via Duomo, all’interno della quale si commemoravano con foto, canzoni e memorabilia varia i sessant’anni della venuta dei Beatles in Italia. Purtroppo, mi sbagliai sull’orario e, mentre io entravo, lui se ne stava già andando…

Indubbiamente la colpa fu della mia sbadataggine ma, anche di chi quell’evento aveva organizzato che, peritandosi di non preannunciare una presenza così importante, mi negò la possibilità di stringere la mano a Chi, in un certo senso, aveva tenuto a battesimo i miei gusti musicali di teen-ager.

Erminio de Biase

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