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SAN BARBATO E LA VIPERA NELLA VALLE DEL VOLTURNO

Posted by on Feb 26, 2026

SAN BARBATO E LA VIPERA NELLA VALLE DEL VOLTURNO

Franco Valente

San Barbato vescovo di Benevento è stato particolarmente venerato nel Molise.

.Tracce del culto per S. Barbato si trovano a Roccaravindola, Casacalenda, Larino, Provvidenti, Bonefro, Guardialfiera e Gambatesa.
Barbato fu importante vescovo di Benevento nel VII secolo ed ebbe una parte determinante nella conversione di un popolo ancora fortemente legato alla tradizione pagana e che nella fase di trapasso alla cultura cristiana fu sicuramente condizionato dalle influenze ariane.

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Barbato, secondo una tradizione che non è confermata da documenti, era nato all’inizio del VII secolo nei pressi dell’attuale Castelvenere, vicino all’antica Telesia. Pare che in gioventù sia stato sacerdote nella chiesa di S. Basilio a Morcone, ma le notizie più certe della sua vita si riferiscono alla sua elezione a vescovo di Benevento nel 663. Mantenne la cattedra fino all’anno della sua morte avvenuta nel 682, quando era ormai ottantenne. Di certo partecipò ad un sinodo romano convocato da papa Agatone nel marzo del 680.

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Orbene dell’attività del vescovo Barbato conosciamo soprattutto il grande impegno che profuse per stroncare i culti idolatrici fortemente radicati, come quello dell’adorazione della vipera.

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Valga come esempio monte S. Paolo, ove è la rocca sannitica, la cui intitolazione al Santo risale perlomeno all’VIII secolo, se non ad un periodo ancora più antico.

Lo attestano significativamente alcuni blocchi lapidei che ancora sono sparsi per la montagna e che recano elementi di sicura matrice longobarda. In particolare quello posto lungo un antico tratturo che dal monte scendeva fino al Volturno in località Ponte Sbieco è di particolare interesse. Si tratta di un macigno che prima faceva parte di un piccolo complesso rupestre, forse un altare, e che, essendo rotolato dalla originaria base di appoggio, ora presenta l’epigrafe capovolta.

Sulla faccia più liscia compare una vipera rozzamente evidenziata con una scanalatura sottile che ne forma il contorno.

L’immagine separa nella parte alta due semplici croci di fattura altomedievale e nella parte bassa le lettere S e P riferibili chiaramente al «Sanctus Paulus» cui era dedicata la montagna.

La singolarità della raffigurazione nonché la contemporanea presenza della vipera e del nome di S. Paolo portano inevitabilmente a riconsiderare le motivazioni di una scelta iconografica che ha radici cultuali legate ad una simbologia preesistente alla cristianizzazione dei longobardi. E’ noto infatti che una delle manifestazioni tipiche della cultura religiosa longobarda fosse quella di attribuire valore sacro alla vipera, tanto che era costume tenere combattimenti spettacolari che si concludevano con la distribuzione di brandelli del rettile agli astanti.

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D’altra parte nella religione cristiana la venerazione popolare per S. Paolo derivava dalla attribuzione ad esso del potere di preservare dal morso della vipera; infatti uno degli episodi della vita del Santo è quello relativo al suo passaggio a Malta.

Mentre S. Paolo raccoglieva un fascio di legna da mettere sul fuoco, una vipera per sfuggire al calore si avventò alla sua mano. I maltesi presenti ritennero che ciò significasse che Paolo era un omicida, ma quando egli scosse il rettile sul fuoco senza risentire alcun male, lo considerarono un dio. (Atti degli apostoli 28, 1-6).

Chi era Barbato?

Barbato salì agli onori degli altari subito dopo la sua morte e la venerazione per lui si diffuse immediatamente per tutto il Sannio ed in particolare nella diocesi di Benevento.

L’opera di Barbato fu così importante che già subito dopo la sua morte nel territorio longobardo furono erette numerose chiese a lui dedicate e delle quali, in alcuni casi, ancora sopravvive il ricordo (S.MOFFA, San Barbato e il Molise, in Almanacco del Molise 1983). Tracce del culto per S. Barbato si trovano anche a Casacalenda, Larino, Provvidenti, Bonefro, Guardialfiera e Gambatesa (F. VALENTE, Il castello di Gambatesa, Bari 2003, pp.34-35).

Di questa chiesa dedicata al santo beneventano rimangono consistenti ruderi al limite dell’antico tracciato stradale quando comincia ad inerpicarsi dalla piana per raggiungere il nucleo alto di Roccaravindola passando per il nucleo di Trimanda. Si tratta di una piccola chiesa a pianta longitudinale terminante con un’abside sul lato orientale. Alcuni terrazzamenti in muratura piena con malta idraulica che si sviluppano sul lato meridionale secondo un allineamento parallelo alla facciata laterale fanno immaginare un complesso particolarmente articolato, forse un monastero dotato di un chiostro di non piccole dimensioni..

Franco Valente

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