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SCIPIONE L’AFRICANO È MORTO E LO ABBIAMO UCCISO NOI

Posted by on Set 5, 2021

SCIPIONE L’AFRICANO È MORTO E LO ABBIAMO UCCISO NOI

“Ingrata patria, ne ossa quidem mea habes” Io e il mio amatissimo amico arriviamo all’area di quella che fu “Liternum”, l’antico centro romano sul Lago Patria dove sorge la tomba di Publio Cornelio Scipione Africano, quest’ultimo termine, da soprannome divenne “cognomen ex virtute” per le imprese realizzate in Africa.

Il navigatore ci informa che l’area è in questo momento “aperta”. Infatti, è una zona a cielo aperto. Il sito archeologico langue sotto il sole di questa domenica di fine agosto con il cancello sbarrato da una catena e quella che fu una serratura, ne resta solo un grosso buco sfondato dalla ruggine. Notiamo subito due cose: l’erba alta che nasconde parzialmente i ruderi, e la spazzatura adulta che ormai compie i mesi o le settimane. Fermata l’auto, armati di macchine fotografiche, percorriamo il perimetro dell’area e attraverso l’inferriata scattiamo foto. Salgo sul muretto di cinta.

Fa caldo e ci accompagna il concerto assordante delle cicale, devono essere parenti della cicala australiana la più rumorosa in natura, visto che riesce a emettere ben 100 decibel alla frequenza di 4,3 kHz. Inquadriamo da tutte le angolazioni la colonna superstite del “Capitolium”, ovvero: quello che fu il tempio dedicato alla “triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva”. L’aera comprende anche il teatro e il foro. Ci sono case abitate su ogni lato. Qualche auto passa e ci guarda con sospetto. Qualcuno, in canottiera ci osserva dai balconi. Ritorniamo davanti al cancello, sul lato destro dell’area miseramente incolta, scorgiamo un ara votiva dedicata al generale romano eretta nel 1936 da Fascismo. Vi è appoggiata contro una ghirlanda onorifica ormai mangiata dal sole, speriamo che non risalga anch’essa all’epoca autarchica! Dentro l’area vediamo “reperti” significativi di quella che fu la civiltà del XXI secolo: bottiglie e lattine di plastica.

Mi arrabbio, vorrei abbattere i cancelli, vorrei fare a pugni con qualcuno dei “geni” che tiene in queste condizioni quest’area.«INGRATA PATRIA! NON AVRAI NEMMENO LE MIE OSSA! Chi siete? Vi manda forse qualcuno dei vili affaristi di Roma? Io sono colui che fece la storia a Zama! Annibale si tocca ancora i lividi che gli feci e cerca invano quello che fu il suo esercito che io gli distrussi!».«Salvatò che dici? Non ti capisco!».«Io non ho aperto bocca! Ho sentito anch’io».«Sono io che ho parlato, non fate finta di nulla! Vi sembra bello tenermi in questo schifo? Che razza di posteri siete? Come osate definirvi discendenti delle migliori “Gens” romane?».A parlare non è stato il mio amico ma un uomo sulla cinquantina, portati male, colorito bruno, tarchiato, con una tunica bianca contornata da una banda di seta rosso scarlatto e orlo dorato.«Che ci fate lì dentro?» Chiedo io.«Come che ci faccio? Io sono qui dal 183 a.C. io sono Publius Cornelius Scipio Africanus. Se il Mediterraneo è romano è in massima parte grazie a me!».Mi guardo con il mio amico, lui, forte della sua competenza in materia sanitaria, capisce che è meglio stare al gioco e mi fa un cenno di intesa.«Senatore!

Quale onore, siamo qui perché il mio amico e io volevamo rendere omaggio alla sua memorabile persona».«Che onore e onore, qui vedo solo erbacce e… ma che razza di spazzatura avete? Dura secoli e non va mai via! Insomma Roma che fa? Il Mediterraneo che combina? Nostro dominio eccellente!».«Veda, senatore, da allora sono cambiate un po’ di cose, il “Mare Nostrum” ormai è diventato “Lorum” cioè di altri popoli e il Senato a Roma ha ben altri occupanti! Non so se era la Roma dell’epoca o la nostra a stare più inguaiata! Non saprei dirle se ci abbiamo guadagnato o perso rispetto a voi romani dell’epoca».«Fanno schifo! Mi hanno accusato di appropriazioni in nero dalle mani di Antioco il Grande! Tutte fandonie! Mi hanno voluto rovinare perché la mia famiglia era potente e temuta da quei farabutti parassiti che siedono a Roma! Io avevo ben 12 parenti sugli scranni senatoriali! Me ne sono venuto qui perché alla mia Patria ormai ingrata voglio negarmi anche da morto!».«Ah ecco perché qui il lago si chiama “Patria”, a causa dell’iscrizione che lei fece apporre….».Il mio amico mi ferma subito e io taccio.

Poi riattacca a parlare:«Senatore faremo tutto il possibile per restituire a lei e a quest’area sacra tutta la dignità e il rilievo di cui hanno il merito. Lei ha un posto di primissimo piano nella storia romana e noi lo sappiamo. Ci preme congedarci da lei e riveriamo la Gens Cornelia a fronte bassa!»Poi, rivolgendosi a me: «Cammina, andiamo via, questo dev’essere scappato da qualche cooperativa sociale che assistono i malati di mente. Può essere pericoloso, è un mitomane egocentrico patologico».«Salvatò possiamo farci un selfie con lui? Noi due con Scipione l’Africano! Che dici? Glielo chiediamo?».Senza aspettare risposta mi rivolgo al tipo e lui di dice:«Il Mediterraneo è pieno di miei ritratti in bronzo e marmo, prima che sia terminato sarà passato troppo tempo. Non lo concedo.

Ora devo andare via, questo rumore assordante di tuoni e numi che sta scatenando Giove mi dice che qualcosa di grave bolle in pentola lì a Roma. Ho fretta, la battaglia politica, ben più dura di quella che vinsi contro i cartaginesi nella Seconda Guerra Punica, incombe!».«Ma no! È una motozappa agricola, sta arando i terreni qui intorno. Facciamo subito! Salvatò scatta!».Ci giriamo e scattiamo il selfie.Risaliti in macchina guardo sul cell la foto che ho appena scattato! Ci siamo solo noi due! «Andiamo via. Qui è ventilato e non ci siamo accorti che il sole ci ha picchiato sulla zucca! Si è trattato di un’allucinazione! Sulla strada vediamo una vecchietta che aspetta sotto il sole il bus che porta a Varcaturo.«Chi era quel tipo con un lenzuolo addosso con il quale stavate parlando? Sembrava un pazzoide uscito dal manicomio».Ci guardiamo esterrefatti e decidiamo la prossima destinazione: Eremo dei Camaldoli, andiamo a riprendere un po’ di lucidità e serenità. Intanto… vergogna! VERGOGNA a tutti quelli che dovrebbero valorizzare un sito così importante per il nostro territorio che dovrebbe portare il pane a casa con la cultura, la Storia, il Turismo e invece, queste aree, sono piene zeppe di rifiuti tossico-nocivi. A Scipione non abbiamo osato confessarglielo, non ne abbiamo avuto il coraggio! Chiediamo umilmente scusa al leggendario condottiero romano.

Secondino Tranquilli

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