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I QUARTIERI DI NAPOLI

Posted by on Gen 25, 2016

I QUARTIERI DI NAPOLI

fonte identità insorgenti

Capodichino: dalla masseria Starza al campo di Marte

Il quartiere di Capodichino si concentra principalmente nella piazza omonima, oggi intitolata a G.Di Vittorio, la via De Pinedo, e la Calata Capodichino; il restante come tutti ben sanno è costituito dall’aeroporto. Fin dai primi documenti, risulta appartenere allo storico casale di Secondigliano, ed uno dei primi documenti a menzionare il……………………………..

quartiere è datato 877, quando venne traslata in Napoli da Monte Cassino la salma del vescovo Sant’Attanasio. Le carte lo riportano col nome di “Clivum de Caput de chio”, e altro documento, quello del 16 ottobre 1342, riporta che la Regina Sancia donò un appezzamento di terra situato in “Capo de Chio” al Monastero di Santa Chiara. Altro nome con cui veniva appellata la contrada era “Liburnia”.

La zona a quei tempi viene descritta come una fitta boscaglia, difficile e pericolosa da percorrere per la presenza dei briganti, soliti nascondersi nei pressi della grotta detta degli “sportiglioni”, stessa grotta usata da Belisario per nascondere il suo esercito nella campagna d’Italia contro i Goti nel 537. Capodichino, come tutti gli altri territori e paesi limitrofi, che all’epoca venivano appellati col nome di “casali”, aveva uno sviluppo prettamente legato all’agricoltura: infatti tra le antiche produzioni risultano vini, legumi, canapa, e grano.

Sorgeva in questa zona la “Masseria Starza”, che nel corso dei secoli veniva data in affitto sempre a coloni diversi, ed è a questa masseria che Capodichino deve il suo primo nucleo abitativo. La masseria, essendo ricca di viti ed arbusti, era conosciuta per la produzione di aglianico. Nel 1614 per far fronte alle esigenze dei fedeli, che fino ad allora si dividevano per le 3 parrocchie vicine, (Secondigliano, S.Pietro a Patierno, e Sangiovanniello), venne edificata la chiesa di San Michele Arcangelo, antica Cappella degli Ebdomari (demolita per la costruzione della Calata Capodichino).

Nel 1808, bonificata parte del quartiere e del casale di San Pietro a Patierno, vennero migliorate le strade che portavano a Capodichino (la doganella e la Calata), e venne edificato il “Campo di Marte” per le esercitazioni militari, proprio dove oggi sorge l’aeroporto:

“Vasto terreno (moggia novecento, metri quadrati 316,759) sul colle di Capodichino, ove nel 1528 Lautrech per assediare la città attentò gran parte di esercito; fu da Gioacchino Murat destinato a campo militare, chiamato di Marte; e perciò, sbarbicate le viti e gli alberi, demolite le case che li coprivano, fu ridotto a pianura. Diciottomila fanti, duemila cavalli, le corrispondenti artiglierie vi si muovono ad esercizio, ordinati in 2 linee. Dalla città mena al campo strada bellissima e magnifica, che dispiegandosi dolcemente nella pendice orientale del colle, costeggiando un lato di quel campo..”(1)

Altro fatto a cui è legata la storia di Capodichino, è la costruzione dell’ultimo muro di cinta della città: il “muro finanziere”. Progettato dall’architetto Stefano Gasse, sotto volere di Francesco I, il muro venne costruito per combattere il contrabbando e favorire il commercio marittimo e terrestre.

Era lungo 20 chilometri, e chiudeva la cittá dal ponte della Maddalena a Posillipo, da Fuorigrotta al Vomero, per poi ricongiungersi a Capodichino via Miano. Inizialmente l’opera sarebbe dovuta essere munita di 19 barriere, delle quali vennero costruite solo 13. L’edificio di Capodichino (di pianta circolare con colonne, visibile in foto d’epoca) era una delle 4 dogane più importanti insieme a quelle di Miano, Ponte della Maddalena, e l’emiciclo di Poggioreale.

L’otto dicembre del 1856, giorno dell’Immacolata, al campo di Marte avvenne un fatto memorabile, che portò a far erigere la chiesa che oggi si trova alla rotonda di Capodichino. Quando al campo di Marte si tenevano le esercitazioni militari, il popolo si recava per assistervi, e stessa cosa faceva Ferdinando II, che talvolta prendeva personalmente comando alle manovre. Quel giorno a fine della parata, Agesilao Milano, militare del Regno, provò ad attentare la vita del sovrano con una baionetta, ma senza riuscirci. Il militare venne arrestato e poi giustiziato, ma la cosa sconvolse Ferdinando II a tal punto che da quel giorno limitò le sue uscite per la capitale, e scosso dall’accaduto ordinò la costruzione della chiesa dell’Immacolata a Capodichino, che venne inaugurata il 2 e 3 agosto 1857. Ogni anno in questa piazza si tiene una ricostruzione storica dell’accaduto.

Agli inizi dell’ottocento, dopo l’apertura del primo ospedale psichiatrico d’Italia ad Aversa, si aveva l’esigenza di una struttura ricettiva per i malati mentali nella città di Napoli, e così nel 1833, venne fondata a calata Capodichino 230 l’istituto per le malattie mentali “villa Fleurent”. L’istituto, all’epoca chiamato dal popolo “a’ pazzaria e Caprichino”, prende il nome da Pietro Fleurent, ex portiere della casa dei matti di Aversa. Faceva parte della struttura anche una “vaccheria” che produceva latte fresco per gli ammalati, e come “ospite” speciale l’ospedale ebbe anche il pittore Vincenzo Gemito, che tra l’altro si racconta, riuscì a scappare una notte d’agosto del 1887. La gigantesca struttura divisa in padiglioni, è quella che tutti a Napoli conoscono come “o’ manicomio”, e che dai primi del 900 fino a chiusura nel 2000 fu l’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi. Oggi in stato di abbandono.

Alle spalle del civico 201 della Calata Capodichino, si trovava una villa massonica settecentesca appartenuta ad un commerciante Tedesco emigrato a Napoli: Christian Heigelin. I cronisti del tempo la indicavano come una tra le più belle ville dell’epoca, e vi si poteva accedere solo a piedi, o a cavallo tramite una ripida scalinata. La villa era munita anche di un teatro all’aperto, un romitorio con celle per i “ritiri spirituali”, un labirinto di vialetti alberati, ed uno straordinario giardino considerato a quei tempi il primo esempio in Europa di giardino Massonico. La villa tra i tanti ospiti illustri ebbe: Diego Naselli (Gran Maestro e uomo fidato di Maria Carolina), Elisa von der Recke discepola di Cagliostro, e lo scrittore Johaan Wolfgang Goethe. Della villa oggi “pare” non esista più traccia.

Carmine Sadeo

Note
(1) storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825 di Pietro Colletta.
– Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli di L. Giustiniani, tomo III, pagina 110
– Istorica descrizione del Regno di Napoli, Giuseppe Maria Alfano, Napoli 1823
– Partenope e le altre, edizioni Intra Moenia

http://www.identitainsorgenti.com/i-quartieri-di-napoli-capodichino-dalla-masseria-starza-al-campo-di-marte/

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