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25 GIUGNO 1857: IL PIROSCAFO CAGLIARI e PISACANE

Posted by on Lug 12, 2026

25 GIUGNO 1857: IL PIROSCAFO CAGLIARI e PISACANE

25 GIUGNO 1857: IL PIROSCAFO CAGLIARI e PISACANE. QUANDO FALLÌ UNA SPEDIZIONE E INIZIÒ UNA CRISI INTERNAZIONALE

Il Cagliari, piroscafo della compagnia Rubattino, parte da Genova diretto a Tunisi. A bordo viaggiano Carlo Pisacane e 24 mazziniani, ufficialmente come passeggeri.

Durante la navigazione, i congiurati si impadroniscono della nave, sequestrano il comandante e deviano la rotta verso Ponza, dove liberano 323 detenuti (solo pochi politici, la maggior parte criminali comuni). Molti indizi storici suggeriscono che la compagnia fosse quantomeno consapevole, se non addirittura complice, dell’operazione mazziniana di Pisacane. Nel 1857 la compagnia Rubattino era una delle più importanti compagnie di navigazione italiane, fortemente legata agli ambienti liberali genovesi; già coinvolta in attività “patriottiche” (trasporti, coperture, logistica per mazziniani e democratici). Non era una compagnia neutrale: era parte dell’ambiente politico che sosteneva Mazzini. Il Cagliari era una nave “sensibile” Era appena stato consegnato, con tecnici inglesi a bordo per collaudi. Una spedizione clandestina su una nave così “visibile” è un rischio enorme. Difficile immaginare che i mazziniani avrebbero scelto quella nave senza una copertura interna. L’imbarco dei congiurati non fu affatto discreto. Pisacane e i suoi uomini si imbarcarono a Genova in gruppo, con bagagli anomali e atteggiamenti sospetti. Le testimonianze dell’epoca parlano di “movimenti strani” notati da più persone. La Rubattino non subì conseguenze gravi. Nonostante il sequestro della nave e la crisi internazionale, la compagnia: non fu sanzionata, non subì sequestri duraturi, continuò a operare normalmente. Un trattamento sorprendentemente morbido, se davvero fosse stata completamente estranea. – I rapporti tra Rubattino e ambienti sabaudi- La compagnia era già in contatto con: il governo piemontese, i circoli liberali, gli emissari mazziniani, d’altronde è lo stesso ambiente che, tre anni dopo, fornirà navi e coperture all’impresa dei Mille. La Rubattino aveva tutto l’interesse a favorire operazioni che indebolissero il Regno delle Due Sicilie; la compagnia non era un soggetto neutrale, ma parte del fronte che sosteneva l’unificazione sotto guida sabauda; la scelta del Cagliari non fu casuale, ma frutto di un accordo tacito.

Non esiste un documento “fumante”, ma l’insieme degli indizi porta nella stessa direzione.

E quindi se la Rubattino era consapevole, allora la spedizione di Pisacane non era un gesto isolato, ma parte di una strategia più ampia.

Il caso Cagliari non fu un incidente, ma un episodio di guerra politica e diplomatica.

La crisi internazionale del 1857 fu provocata da un’operazione coperta che coinvolgeva attori privati, ma politicamente schierati.

Questo cambia completamente la lettura dell’episodio. È la stessa dinamica che ritroveremo nel 1860 con le navi Piemonte e Lombardo.

Ma ci fù un “errore” fatale: I DUE MACCHINISTI INGLESI

A bordo del Cagliari ci sono due tecnici britannici, dipendenti della ditta che aveva fornito i macchinari. Pisacane li “costringe” a collaborare nel dirottamento della nave. Quando la spedizione fallisce e il Cagliari viene catturato dalla marina borbonica, anche i due inglesi vengono arrestati.

Questo è il punto che scatena la crisi internazionale.

Londra considera l’arresto dei due tecnici come:

violazione della libertà dei sudditi britannici,

atto ostile contro la bandiera inglese,

prova dell’arretratezza giuridica del Regno delle Due Sicilie.

La stampa inglese monta una campagna violentissima contro i Borbone. Il governo britannico pretende: il rilascio immediato dei due tecnici, le scuse ufficiali, e un risarcimento.

Ma il Regno delle Due Sicilie, convinto di aver agito legittimamente, rifiuta.

Dopo mesi di tensioni, minacce e pressioni diplomatiche, Ferdinando II è costretto a cedere: rilascia i due tecnici, paga un indennizzo, subendo così un’umiliazione internazionale.

Il caso Cagliari diventa così l’inizio per l’isolamento diplomatico borbonico, come sottolineano anche le ricostruzioni storiche che collegano l’episodio al clima che precede l’arrivo dei “liberatori” garibaldini nel 1860. Le potenze europee sfruttano l’episodio per dipingere Napoli come: inaffidabile nella gestione della sicurezza marittima, arretrato nelle procedure giudiziarie, isolando il regno sul piano internazionale. È l’inizio di un progressivo accerchiamento diplomatico.

Le corti europee, influenzate dalla diplomazia sabauda, erano pronte a cogliere ogni pretesto per delegittimare Napoli. Così la spedizione di Pisacane, pur avendo fallito, fu un successo politico per i suoi nemici!

Diede all’Inghilterra un’occasione perfetta per attaccare il governo borbonico.

Si volle crepare l’immagine internazionale del Regno.

L’episodio contribuì a creare quel clima di ostilità che nel 1860 rese possibile l’impresa dei Mille senza interventi europei a favore dei Borbone.

Perché Ponza?

Pisacane aveva due obiettivi:

Rafforzare le sue file con uomini armati (non aveva abbastanza volontari).

Creare un effetto domino: liberare detenuti → sbarcare nel Regno delle Due Sicilie → sollevare il popolo → innescare la rivoluzione repubblicana.

Il piano, però, si rivelerà un fallimento tragico.

Solo una piccola minoranza a Ponza erano prigionieri politici; la stragrande maggioranza erano criminali comuni, condannati per reati anche gravi; molti di questi, una volta armati, si unirono alla spedizione più per opportunismo che per ideali.

La spedizione era destinata al fallimento

Gli storici più seri — anche non meridionalisti — concordano su alcuni fatti: Pisacane parte con 25 uomini. Punta a sollevare un popolo che non lo conosce e che non ha alcuna tradizione repubblicana. Sbarca con ex detenuti comuni, non con patrioti addestrati. Non ha appoggi locali, né armi, né logistica. Il Regno delle Due Sicilie, nel 1857, ha un esercito numeroso e ben equipaggiato. È un piano che non sta in piedi. E Pisacane che non era uno sprovveduto lo sa bene: era un ex ufficiale borbonico, un uomo di guerra, un teorico militare. Sapeva perfettamente che non si conquista un regno con 25 uomini e 300 galeotti. Ma anche l’ideatore Mazzini lo sapeva! Mazzini aveva già mandato decine di giovani a morire in spedizioni suicide. Considerava il sacrificio eroico come propaganda politica. In più occasioni aveva scritto che “il sangue dei martiri” avrebbe preparato la rivoluzione. Non aveva alcun piano concreto per sostenere Pisacane dopo lo sbarco. Molti storici (non revisionisti) sostengono che Mazzini non puntasse al successo militare, ma all’effetto politico: creare caos nel Regno delle Due Sicilie provocare reazioni dure alimentare la narrativa dell’oppressione borbonica spingere le potenze straniere a intervenire. Ed in questo senso, mandare Pisacane, significava mandarlo a morire. Quindi con la spedizione di Pisacane si smaschera quale fosse il vero obiettivo: indebolire il Regno delle Due Sicilie! Perché il Regno delle Due Sicilie, nel 1857: è ricco, è stabile, ha un debito pubblico quasi nullo, ha rapporti commerciali forti con Francia e Inghilterra, è strategico nel Mediterraneo. Per l’Inghilterra, che vuole il controllo delle rotte verso Suez, un Sud indipendente e forte è un problema. E infatti, tra 1857 e 1860: la stampa inglese e francese si scatena contro i Borbone, il Regno viene dipinto come “barbaro”, “tirannico”, “arretrato”, l’opinione pubblica europea viene preparata all’idea che Garibaldi sarà un liberatore. Non è complottismo: è geopolitica. La morte tragica di Pisacane diventa immediatamente: un simbolo, un’arma propagandistica, un modo per mostrare “la ferocia borbonica”, un pretesto per chiedere interventi esterni. Il sangue di Pisacane diventa una propaganda perfetta. Tre anni dopo, quando Garibaldi sbarca, il terreno è già pronto: un Regno delegittimato, un Sud dipinto come arretrato, un’opinione pubblica convinta che l’invasione sia “liberazione”.

Bisogna però ricordare che la farsa contro il Regno delle Due Sicilie non inizia con Pisacane, ma quasi dieci anni prima, con le lettere di Gladstone del 1851. Tono netto, ritmo serrato, messaggio storico forte. 1851: l’attacco che apre le ostilità: William Gladstone, deputato inglese, pubblica due lettere violentissime sul Regno delle Due Sicilie. Accusa i Borbone di essere: “la negazione di Dio sulla terra” e di governare con “barbarie” e “tirannia”. Parole che faranno il giro d’Europa. Ma Gladstone non aveva visto nulla! Non visitò mai le carceri napoletane. Non verificò alcuna fonte. Si basò su racconti di esuli politici e su pressioni interne al Parlamento britannico. Molti storici riconoscono oggi che quelle lettere furono un’operazione politica, non un reportage. Il Regno era indipendente dagli interessi inglesi. Troppo indipendente. Le lettere di Gladstone servono a delegittimarlo davanti all’Europa. La propaganda prepara il terreno! 1851: Gladstone demonizza i Borbone. 1857: Pisacane e il caso Cagliari isolano diplomaticamente Napoli. 1860: Garibaldi arriva come “liberatore”. La narrazione è già pronta. Il Regno è già stato dipinto come un male da estirpare.

L’Inghilterra aveva un problema

A metà Ottocento Londra domina i mari, ma il Mediterraneo è ancora instabile. Un Sud forte e autonomo non conviene alla politica britannica. Già dagli anni ’40–’50 l’Inghilterra guarda al progetto del canale di Suez. Chi controlla il Mediterraneo centrale controlla: i traffici verso l’India, il commercio globale, la supremazia navale. Il Regno delle Due Sicilie, con i suoi porti e la sua posizione, è troppo importante per lasciarlo indipendente. Ecco perché serviva delegittimarlo. Le lettere di Gladstone del 1851 — “la negazione di Dio sulla terra” — non sono un atto morale. Sono un atto politico. Servono a creare un’immagine mostruosa dei Borbone, isolare diplomaticamente Napoli, preparare l’opinione pubblica europea a un intervento esterno, rendere accettabile un futuro cambio di regime. La propaganda apre la strada all’invasione.

1851: Gladstone demonizza i Borbone. 1857: il caso Cagliari indebolisce il Regno. 1860: Garibaldi arriva come “liberatore”, con la flotta inglese che vigila. La narrazione è già pronta. Il terreno è già stato preparato. Il Regno delle Due Sicilie è già stato condannato!

UN Popolo Distrutto

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