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MARIA MADDALENA DE LELLIS LA PADOVELLA

Posted by on Set 3, 2026

MARIA MADDALENA DE LELLIS LA PADOVELLA

San Gregorio Matese, 1835 1908

Questa non è un’immagine costruita oggi per raccontare una leggenda. Questo è il volto storico di Maria Maddalena De Lellis, detta La Padovella.

Una donna realmente vissuta nell’epoca più drammatica della storia del Mezzogiorno ottocentesco, quando il vecchio mondo del Regno delle Due Sicilie era stato travolto dagli avvenimenti politici e militari seguiti al 1860.

Maria Maddalena nacque a San Gregorio Matese l’8 agosto 1835, in una famiglia contadina. Era analfabeta, aveva un figlio piccolo e viveva in una realtà rurale povera e difficile. Dopo il 1860 il territorio del Matese divenne uno dei teatri del brigantaggio postunitario.

Nel 1864 entrò in contatto con Andrea Santaniello, ex soldato dell’esercito borbonico e uomo legato alla banda di Cosimo Giordano.

Quando le autorità cercarono di arrestarla, Maria Maddalena scelse la clandestinità.

E da quel momento la sua vita cambiò completamente.

La Padovella non fu una semplice presenza al seguito degli uomini della banda. Le fonti raccontano che partecipava direttamente alle azioni armate, arrivando a vestirsi da uomo e a portare il fucile.

Ma raccontare la sua storia significa anche avere il coraggio di raccontarla tutta.

La sua vicenda è legata ad azioni violente, rapine e sequestri e soprattutto al drammatico episodio di San Potito del 22 luglio 1865, nel quale rimase ucciso il possidente Enrico Sanillo.

Non dobbiamo trasformare la storia in una favola.

La storia vera è molto più potente della leggenda.

Nel dicembre del 1865 arrivò la cattura.

La banda fu sorpresa in una masseria di Sant’Angelo d’Alife dalla Guardia Nazionale. Maria Maddalena venne ferita da un colpo di fucile e catturata. Fu condotta nel carcere di Piedimonte Matese e sottoposta a interrogatori.

Nel 1868 arrivò la condanna.

La Corte d’Assise la condannò inizialmente ai lavori forzati a vita. Il suo avvocato d’ufficio, Giacinto Bosco, fece ricorso e nel 1871 la pena venne ridotta a 25 anni di lavori forzati, oltre alle pene accessorie previste dalla sentenza.

Passarono gli anni.

Poi, alla fine del secolo, Maria Maddalena tornò a San Gregorio Matese.

Ed è proprio qui che la sua storia assume un significato particolare.

La memoria popolare racconta infatti che la donna tornata al paese fosse ormai anziana e camminasse appoggiandosi a un bastone. I bambini la seguivano chiamandola:

“La Padovella!

La brigantessa!

La Padovella!”

E secondo la tradizione locale, negli ultimi anni della sua vita alcuni abitanti arrivavano persino ad affidarle i propri bambini mentre andavano a lavorare nei campi.

È una delle contraddizioni più affascinanti della memoria storica.

La donna che era stata processata e condannata dallo Stato era tornata a essere, per una parte della sua comunità, una persona del paese.

Non più soltanto un nome nei verbali giudiziari.

Non più soltanto una “brigantessa”.

Maddalena.

Una donna del Matese.

Una donna che aveva attraversato la violenza di un’epoca e che, dopo decenni, era tornata a morire nella propria terra.

Morì a San Gregorio Matese il 7 marzo 1908, all’età di 72 anni.

Oggi il suo nome continua a essere ricordato proprio a San Gregorio Matese, dove la memoria del brigantaggio è diventata parte del patrimonio storico e culturale del territorio. Anche la manifestazione “Le Notti dei Briganti” mantiene viva questa pagina della storia locale.

E allora guardiamo ancora una volta quel volto.

Non quello ricreato dall’intelligenza artificiale.

Quello della fotografia d’epoca.

Una donna nata nel 1835.

Una donna vissuta nel Matese.

Una donna che attraversò gli anni della trasformazione del Mezzogiorno.

Una donna che finì davanti a un tribunale, conobbe il carcere e i lavori forzati, e che molti anni dopo tornò nel proprio paese.

La storia della Padovella non ci chiede necessariamente di assolverla.

Ci chiede di non dimenticarla.

Perché studiare il brigantaggio significa studiare anche le comunità contadine, la repressione, la povertà, la criminalità, la politica, la guerra civile di fatto che attraversò molte zone del Mezzogiorno e tutte le persone che ne furono coinvolte.

E soprattutto significa comprendere che la storia non appartiene soltanto ai vincitori.

Appartiene anche a chi è rimasto nei documenti, nelle fotografie, nei racconti tramandati dai paesi e nella memoria delle generazioni.

Questa è Maria Maddalena De Lellis.

Questa è “La Padovella”.

Questo è il Matese.

Questa è una pagina della nostra storia.

REGNO DELLE DUE SICILIE

MEMORIA, STORIA, DIGNITÀ.

E quella fotografia, oggi, ci permette ancora di guardarla negli occhi.

fonte

REGNO DELLE DUE SICILIE

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