Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

SOLDATI FUCILATI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Posted by on Nov 15, 2025

SOLDATI FUCILATI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

UN ALTRO QUATTRO NOVEMBRE LA RIABILITAZIONE STORICA DEI SOLDATI FUCILATI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il comune di Paluzza, in provincia di Udine, inaugura oggi una targa dedicata a due concittadini: il caporale Basilio Matiz e il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis, fucilati a 22 e 25 anni il 1° luglio 1916 insieme ad altri due compagni (Angelo Massaro di Maniago e Giovan Battista Coradazzi di Forni di Sopra), con l’accusa di rivolta in presenza del nemico (art. 114 del codice penale militare) e ammutinamento. Si tratta di uno degli atti di «riabilitazione storica» compiuti sulla base della legge regionale 7 del 28 maggio 2021 per «restituire l’onore» ai soldati (nati o caduti nel territorio della regione) che nella prima guerra mondiale vennero fucilati in esecuzioni sommarie, dopo processi farsa o nel corso di decimazioni. In tutto, nel ‘15-’18 furono oltre 750 a pagare con la vita la loro ribellione, per ragioni diverse.

Nel cimitero di Cercivento, dove furono giustiziati i quattro alpini (i fusilâts di Çurçuvint), a ricordarli è un cippo in pietra con una targa in ottone. Silvio Ortis simbolicamente si è visto dedicare una strada anche nel comune di Isnello, in provincia di Palermo («un alpino della Carnia, un soldato contadino»). Paluzza e Timau qualche anno fa hanno intitolato due strade ai loro concittadini fucilati. A Roverè Veronese nel 2017 è stato reinserito nel monumento ai caduti il nome di Alessandro Anderloni, ucciso mentre fuggiva dalla prima linea per visitare la moglie ammalata e la figlia.

Invece l’artigliere Alessandro Ruffini fu fatto fucilare a Noventa Padovana con 5 colpi alla schiena nel 1917 dal generale Rodolfo Graziani (quello dei massacri nella Libia colonizzata) perché nel salutarlo non si era tolto un mozzicone di sigaro dalla bocca.

In Francia e Gran Bretagna, i soldati fucilati sono stati da tempo riabilitati. Quanto all’Italia, dopo il Friuli, una legge analoga intitolata «Disposizioni per la ricerca storica sulle fucilazioni e la commemorazione del fucilati durante la prima guerra mondiale in Veneto» è stata approvata lo scorso 25 settembre dal Consiglio regionale veneto con 35 voti favorevoli e 4 contrari (di Fratelli d’Italia). «A livello friulano, una commissione di storici è al lavoro per dare un nome e raccontare le storie dei fucilati con processi farsa e dei decimati senza processo. A fine anno ci saranno i primi risultati riguardanti i friulani e gli italiani uccisi nella regione» spiega Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia e senatore. Da molti anni attivo nella campagna per la riabilitazione e autore fra l’altro del volume Il tempo dell’onore. Il Friuli Venezia Giulia rivendica il diritto alla memoria, si augura che «i risultati della commissione possano rilanciare l’ipotesi di una legge nazionale», finora invano chiesta e tentata da più parti, per la riabilitazione storica dei soldati vittime delle circolari del generale Luigi Cadorna, i cui ordini erano in pratica una condanna a morte e provocarono, per dirla con lo scrittore Ferdinando Camon, «un immenso spreco di vite umane in cambio di un briciolo di territorio, o anche niente», fino alla disfatta di Caporetto. Un massacro la cui visione ispirò a Henry Dunant la creazione della Croce rossa. In tempi di riarmo e militarismo, conviene obiettare con un 4 novembre diverso, dedicato anche a chi disse no.

E magari provando anche a togliere ai carnefici di guerra gli onori della toponomastica. Tante vie e piazze sono tuttora intitolate, fra gli altri criminali di guerra, al generale Cadorna, inventore anche della pratica della decimazione contro quello che chiamava “sciopero militare” e che era solito dire «le uniche munizioni che non mi mancano sono gli uomini», ordinando il tiro incrociato contro chiunque esitasse in trincea.

Troppo timidi finora i tentativi di ribellione a una nutritissima toponomastica di guerra. Nel 2011 il consiglio comunale di Udine ha trasformato piazza Luigi Cadorna in piazzale Unità d’Italia. «Tante le proposte altrove, ma non sono arrivate a destinazione. A Firenze hanno preferito viale dei Cadorna, nonno risorgimentale, padre massacratore, figlio dirigente del filone militare della Resistenza», spiega Michele Boato, ambientalista e pacifista di Mestre che nel 2021, dopo un’azione diretta volta a sgombrare una via centrale della sua città dal nome del generale, fu querelato dal nipote di quest’ultimo (querela respinta anche nel merito). Quanto al tempo dell’Unità d’Italia, Napoli ha rimosso nel 2016 il busto del generale Enrico Cialdini, accusato fra l’altro dell’eccidio di Pontelandolfo. Nel comune di Affile in provincia di Roma c’è un sacrario dedicato al generale Graziani: all’inaugurazione nel 2012 era presente l’allora assessore regionale Francesco Lollobrigida. Molto resta da fare.

“Il movimento italiano che lotta contro la toponomastica bellicista”

«il manifesto»

martedì 4 novembre 2025

Marinella Correggia

Post di Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione “E.Cappellini” Urbino

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I preti spia degli austriaci: una leggenda della Prima Guerra Mondiale

Posted by on Nov 17, 2024

I preti spia degli austriaci: una leggenda della Prima Guerra Mondiale

Dagli inizi di giugno del 1915, appena entrata nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia fu teatro di un vero e proprio panico sociale: voci e leggende metropolitane si rincorrevano riguardo ai preti cattolici, accusati di essere spie degli austriaci e di cospirare contro la Patria. Oggetti di uso comune, trovati in loro possesso, furono scambiati per lampade di segnalazione, macchine fotografiche, cartine militari, e molti sacerdoti finirono arrestati ingiustamente, mentre la stampa cattolica non riusciva a far di meglio che dare la colpa di tutto a un complotto antireligioso… Una situazione al limite del delirio collettivo, di cui vi raccontiamo solo alcuni tratti salienti.

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NAPOLI, L’ALTRA BELLE EPOQUE: DALLE LEGGI SPECIALI DEL 1904 ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Posted by on Dic 8, 2022

NAPOLI, L’ALTRA BELLE EPOQUE: DALLE LEGGI SPECIALI DEL 1904 ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Il mondo intero conosce bene le grandi ricchezze artistiche e culturali che Napoli le ha donato anche negli anni che hanno preceduto la Prima Guerra Mondiale incorniciate nel famoso periodo chiamato comunemente “Belle Epoche” ben divulgato dai film con Totò protagonista e molto bene narrato dal Teatro di Eduardo Scarpetta dove i protagonisti diventano delle figure che anticipano la dittatura del pensiero unico e del politicamente corretto che i napoletani hanno ribattezzato con gli aggettivi “mezacazetta” o “pezzente arricchitto”. In quel periodo è emerso, altresì, il vero vestito di una “particolare borghesia” cucito con l’ipocrisia, con il conformismo e con il perbenismo che sotto la bandiera della falsa libertà nasconde la sua vera natura fondata sull’arrivismo, sull’avidità e sulla mancanza di qualsiasi scrupolo pur di raggiungere i propri scopi. Napoli ha visto e subito gli eventi e le caratteristiche sopra indicate e non è bastato creare arte e cultura per limitare i gravi danni ricevuti. Dopo aver appreso cosa è accaduto con il Risanamento grazie all’amico Enrico Fagnano venerdi 9 dicembre 2022 alle 21 scopriremo altre grosse novità che sorprenderanno ancora gli spettatori interessati e questo sempre grazie all’amico Enrico, clicca di seguito per vedere la trasmissione

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