Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

La peste di Napoli (gennaio 1656)

Posted by on Set 20, 2021

La peste di Napoli (gennaio 1656)

Circa dieci anni dopo la rivoluzione di Masaniello, nel gennaio del 1656, la peste si diffuse a Napoli e nei paesi vicini. Il Canonico Carlo Celano, che a quel tempo aveva trent’anni, ha scritto che i morti furono circa 454.000. Gli abitanti dopo una febbre acuta e improvvisa, dolori agli inguini e sotto le orecchie, morivano in poche ore o nel giro di due, tre o quattro giorni. I loro corpi si coprivano di bubboni, lividi e petecchie nere come la loro urina, che sembrava inchiostro.

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La rivoluzione Mas’ Aniello (dal 7 al 17 luglio1647)

Posted by on Set 19, 2021

La rivoluzione Mas’ Aniello (dal 7 al 17 luglio1647)

Nel 1646, Napoli era divisa in 6 piazze, dette Sedili,[1] cinque dei nobili ed una popolare: Nido (o Nilo), Capuana, Montagna, Porto, Portanova e del Popolo. A quel tempo la città aveva circa 250.000 abitanti ed era divisa in 29 quartieri detti ottine; ogni ottina era rappresentata da un capitano, che fungeva da mediatore tra il viceré e il popolo. I capitani delle ottine erano scelti dal re, gli Eletti, che rappresentavano i Sedili, erano scelti direttamente dal popolo.

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Il cardinale Zapata (marzo1622)

Posted by on Set 18, 2021

Il cardinale Zapata (marzo1622)

Nel 1622 il pane a Napoli, come sempre, era immangiabile. Morto il re di Spagna Filippo III[1] nel 1621, regnava sul trono di Spagna Filippo IV[2]. Un giorno del mese di marzo al passaggio del Cardinale Zapata, che sostituiva temporaneamente il viceré di Napoli, alcuni popolani gli si avvicinarono e lanciando una palata[3] (una pagnotta) nella sua carrozza gridarono: «Veda V. S. Ill.ma che pane ci fa mangiare!»

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Lo strazio di Vincenzo Storace (9 maggio 1585)

Posted by on Set 15, 2021

Lo strazio di Vincenzo Storace  (9 maggio 1585)

Durante i due secoli di vice regno spagnolo, dal 1502 al 1700, più volte i Napoletani si ribellarono al malgoverno dei viceré e commisero atti così disumani e deplorevoli, che sorge spontanea la domanda: “Come poteva un popolo così docile, affabile, paziente, allegro, cristiano e generoso, abbandonarsi ad atti violenti e brutali, degni soltanto dei popoli barbari e dei corsari saraceni?” I napoletani, come i siciliani, da secoli erano sfruttati dai nobili e vivevano nella povertà assoluta. Con pazienza sopportavano le prepotenze, le ingiustizie, le violenze e le imposizioni dei viceré spagnoli e dei nobili, che imponevano continui tributi e punivano severamente il popolo a loro piacimento, anche se il Re di Spagna sovente sostituiva i viceré e li puniva severamente.

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IL CONTRABBANDO NEL REGNO DI NAPOLI SECONDO LA DOTTRINA DEL XVII SECOLO di DI PAOLO MELCHIORRE (VII)

Posted by on Ago 1, 2021

IL CONTRABBANDO NEL REGNO DI NAPOLI SECONDO LA DOTTRINA DEL XVII SECOLO di DI PAOLO MELCHIORRE (VII)

3. Da una lettera scritta al viceré conte di Lemos da baroni e comunità nel 1603 per il compimento di una strada da Napoli in Puglia.[1]

“Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore, i sottoscritti Baroni ed Università espongono come si trovino oppressi di continuo al pagamento delle strade che si fanno per il Regno, e come questa tassa fu imposta perché le strade del Regno fossero accomodate in loro parte, dimodoché tutti sentissero il peso ed il beneficio; per cui supplicavano V. E. d degnarsi di fare loro la grazia che anche nei sottoscritti luoghi siano accomodate le strade , perché anch’essi possano nei bisogni venire in Napoli con comodità e vendere le loro robe e comprare.

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