Alta Terra di Lavoro

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Giorgio Ruffolo visto da Domenico Tagliente

Posted by on Mag 30, 2017

Giorgio Ruffolo visto da Domenico Tagliente

Nell’Italia che vive come una maledizione la presenza di immigrati e li trasforma in criminali o li rinchiude in prigioni preventive (i malfamati Cie) non sarebbe male ricordare che tra il 1901 e il 1923 furono ben 4.711.000 gli italiani che emigrarono in America e che l’assoluta maggioranza di questi (3.374.000) erano originari del Mezzogiorno. Ce lo racconta un economista e uomo politico ben noto, Giorgio Ruffolo, in un libro lucido e appassionato, pieno di cose e di idee: Un paese troppo lungo.

L’unità nazionale in pericolo, Einaudi, Torino 2009. Questo libro riguarda il Paese dove viviamo e lancia un grido di allarme sulla catastrofe che lo minaccia: secondo Ruffolo la linea di faglia che divide il Nord dal Sud si sta divaricando a vista d’occhio e c’è il rischio questo nostro Paese “troppo lungo” si spezzi in due. Quello che sta allontanando le due parti del Paese non è un movimento tellurico: è l’esito di una storia fatta di errori e di occasioni mancate, di vessazioni e sfruttamenti, di violenze e di lacerazioni. Un prologo quasi romanzesco racconta la storia dell’unificazione dell’Italia nel XIII secolo quando il Mezzogiorno era una realtà forte e unitaria sotto il grande imperatore Federico II e la Lombardia era un caleidoscopio di città in mano a una Lega rissosa e riottosa. Storia solo possibile, bella fantasia che non si realizzò. La vera unificazione venne dal Nord verso il Sud. E si dovette attendere il 1861 perché 580 deputati in rappresentanza di ventisei milioni di italiani dessero vita a Torino al Parlamento del nuovo regno d’Italia. Teniamo presente questa data: 17 marzo 1861. Quel giorno Cavour uscì da palazzo Carignano a braccetto con Alessandro Manzoni in un clima di festa per la solenne proclamazione del nuovo Stato. Ma da quel momento in avanti le delusioni e gli errori presero il posto degli eroismi e dei grandi ideali risorgimentali. Mentre Cavour moriva prematuramente e Manzoni faceva i conti, lui grande intellettuale cattolico, con la scomunica vaticana, si apriva una guerra interna rispetto alla quale le campagne militari del Risorgimento sembrano piccole scaramucce. Per dieci anni gran parte dell’esercito italiano, circa centoventimila uomini, combatté una guerra selvaggia e senza legge contro un esercito ribelle fatto di bande agguerrite, finanziate e armate dalla Roma papale: una guerra che vide decine di migliaia di morti, paesi bruciati, stragi di civili. Quei “briganti” che finirono ammazzati o incarcerati erano l’espressione della delusione storica delle popolazioni di una società miserabile, vessata dalla fiscalità del nuovo Stato, privata di quel riscatto civile che attendeva. A quella guerra seguirono l’esodo di massa dell’emigrazione, l’“inutile strage” della guerra mondiale (così la definì papa Benedetto XV ), la violenza del finto ordine imposto dal fascismo, la vergogna delle leggi razziali, lo sfasciarsi di uno Stato vile e feroce davanti alla sconfitta della Seconda guerra mondiale. Queste cose credevamo di conoscerle ma Giorgio Ruffolo le racconta con tale appassionata partecipazione e tali e tante notizie e documenti e idee che alla fine siamo catturati dalla inaudita drammaticità della storia del nostro Paese; e ci chiediamo anche noi se davvero non ci stiamo avvicinando alla fine di un’avventura fin troppo breve (che cosa sono in fondo centocinquant’anni in prospettiva storica?). E tuttavia proprio questo viaggio attraverso le terribili ingiustizie che le classi popolari del nostro Paese hanno dovuto subire ci pone davanti all’unica ma fondamentale ragione di speranza : se nonostante tutto questo l’Italia è rimasta unita deve essere ancora possibile andare avanti sulla via di una storia finalmente diversa, finalmente meno ingiusta. Sentiremo spesso parlare dell’Unità d’Italia durante quest’anno. Si avvicina la scadenza del centocinquantesimo anniversario. Ci aspettano fiumi di retorica e fatui fuochi artificiali. Questo libro di Giorgio Ruffolo è un buon vaccino preventivo, un modo serio e responsabile di porre i problemi: o almeno di chiederci se non sia fondato quel suo dubbio, “il dubbio tremendo che gli italiani si stiano disfacendo”. N Il rischio è che il nostro Paese “troppo lungo” si spezzi in due Terribili le ingiustizie che le classi popolari hanno dovuto subire Se nonostante ciò l’Italia è rimasta unita deve essere ancora possibile una storia diversa taccuino di un lettore

Domenico Tagliente

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