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Il Madre per il Sociale. Il museo ricorda Felice Pignataro e guarda al futuro di Scampia

Posted by on Lug 30, 2018

Il Madre per il Sociale. Il museo ricorda Felice Pignataro e guarda al futuro di Scampia

pubblicato venerdì 13 luglio 2018
Foto © Amedeo Benestante

11 e 12 luglio, due giorni per presentare Il Madre per il Sociale, l’impegno del museo napoletano a promuovere uno stretto legame con gli abitanti del territorio, basato sulla comprensione dei loro bisogni e quindi sulla loro partecipazione.

L’idea è stata di Laura Valente, presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee, che l’ha portata avanti con forza e ha trovato subito l’adesione entusiasta del direttore Andrea Viliani – da sempre attento a realizzare un museo vivo, aperto e partecipato – con il coordinamento scientifico di Désirée Klain.

Mercoledì è stata inaugurata al Madre una factory estiva, dove i ragazzini dai 7 ai 17 anni potranno esprimere la loro creatività, sperimentando, attraverso corsi gratuiti, le tecniche dei murales, dei graffiti, del mosaico, del riciclo creativo, della lavorazione dell’argilla e dei costumi carnevaleschi. Li guideranno le associazioni SkartAbelliamo e BandaBaleno, oltre all’artista muralista Gianluca Raro. Un’iniziativa che, oltre all’esercizio del fare con le proprie mani, tende a dare a questi ragazzini consapevolezza del proprio valore e conoscenza, anche dell’arte contemporanea, almeno della sua esistenza, e del luogo, il Madre, dove essa si trova. 

Il progetto è realizzato in collaborazione con lo storico GRIDAS-Gruppo Risveglio dal Sonno e si chiama Felice@Madre, dal nome di Felice Pignataro, le cui opere ora sono in mostra al museo di via Settembrini, fino al 3 settembre. Pignataro, scomparso nel 2004 e fondatore di GRIDAS, è stato un artista muralista e, insieme a Mirella, sua compagna, poi diventata sua moglie, cercava di aiutare i più disagiati, soprattutto i ragazzini, istituendo una sorta di “controscuola”. «Era lei – così mi racconta – che sosteneva economicamente la famiglia». Avevano avuto tre figli ed erano andati ad abitare in una specie di masseria abbandonata, a Scampia. Di Felice, Mirella, ormai anziana, conserva forte il ricordo. Oggi è contenta perché, finalmente e inaspettatamente, le opere del suo Felice sono entrate in un museo, c’è uno striscione con la storia della Regina, un altro con quella di bambini incompresi e mortificati, maschere e costumi realizzati per il Carnevale di Scampia, una sua creazione che dura ancora, ormai da più di trent’anni. In queste opere vi è dedizione all’infanzia, indignazione in difesa di chi ne ha bisogno, una sorta di ribellismo al potere e anche l’esaltazione dell’antifascismo, continuata anche da Mirella. In una regione, la Campania, e in una città, Napoli, in cui, prima del 2004 e tuttora, nei posti del potere vi sono, appunto, esponenti dell’antifascismo. 

Al Madre, mercoledì, ci sono stati tantissimi bambini e ragazzini, vivaci, frastornanti, felici, suonano tamburi e si rifocillano con la pizza di Concettina ai tre Santi e con i dolci della Pasticceria Sirica. Giovedì, invece, i bambini al Madre sono stati una quindicina. Sono di Scampia, scelti per partecipare, ad “Amos’ World”, progetto della giovane artista Cécile B. Evans e giunto alla terza edizione in questa tappa campana, con la collaborazione del Madre e dell’Associazione Centro Insieme Onlus di Scampia, oltre che con il sostegno di Nicoletta Fiorucci, fondatrice di Fiorucci Art Trust. I bambini devono dare una loro idea di casa, realizzando manifesti e brevi videomessaggi. Amos’ World (Episode 3) sarà presentato a gennaio 2019.

Con questa terza tappa di “Amos’ World”, entrano in scena le Vele di Scampia, rese famose come luogo di malavita dalla stampa a da Gomorra. Realizzate dal 1962 al 1975, con l’illusione di rifarsi al modello delle Unités d’ Habitation di Le Corbusier, si presentarono come enormi sculture, esteticamente apprezzabili ma realisticamente inabitabili. Definite «il naufragio di un’utopia», già nel 1997, con grandi spese, iniziò la loro demolizione. Da sette che erano, ne rimasero quattro. Di queste è stato deliberato, dal Comune di Napoli, di abbatterne tre e di ristrutturare la quarta. A tal fine, nel marzo 2017, è stato ufficializzato lo stanziamento di 27 milioni di euro, 18 dei quali saranno erogati attraverso il Comune e 9 attraverso la Pon Metro. Recentemente, è stato approvato il bando per la demolizione della prima Vela e gli abitanti di Scampia sono in agitazione, preoccupati di restare senza casa. Ed è falso che siano tutti malavitosi come la stampa a volte li ha descritti. Anzi, da conoscenze dirette, risulta che tra loro, napoletani sradicati dal centro storico ed emarginati, vi è la migliore gente del mondo. 

Anche Mirella Pignataro è preoccupata. E si rivolge privatamente a una esponente della Dirigenza di uno dei consorzi coinvolti nell’operazione che è presente alla manifestazione. Il fine sottinteso ma non nascosto, è quello di trovare soluzioni alternative alla demolizione delle Vele. Un difficile addio. Ecco l’esempio della nascita di una manifestazione culturale che ha il fine di influire sulla realtà.

Adriana Dragoni

fonte

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=58490&IDCategoria=204

 

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