LA TRADIZIONE E LE SUE MISTIFICAZIONI SECONDO ROBERTO DE SIMONE
“In effetti, ciò che si è esaurito con la scomparsa di quei virtuosi del tamburo, della vocalità, è la religiosità, la loro sacerdotale sacralità, che determinavano lo zenit del ritmo e delle modalità stilistiche, in virtù delle quali prendeva vita quel tessuto liturgico di dialoghi, di improvvisazioni, di linguaggi atemporali in cui si riconosceva tutta una gente, in cui ci si accampava provvisoriamente in un presente metastorico, che inglobava il passato e si proiettava nel futuro.
E la tradizione, difatti, si è spenta di colpo, di botto, come colpita al cuore da un infarto culturale, fulminata da ischemia alle coronarie cui non giungeva più il sangue puro della collettività, cui quelle espressioni erano necessarie come l’ossigeno alle vie respiratorie della propria identità.
Quindi, ciò che oggi sopravvive nelle date rituali, nelle larve di feste definitivamente defunte, è lo stupore di alcuni vecchi che assistono scuotendo il capo a danze e a canti totalmente svuotati di forma e di contenuto, spesso gestiti dalle Pro Loco, da organizzazioni comunali, o pseudo culturali di carattere politico.
Accade spesso, quindi, di osservare, in provincia, giovani borghesi muniti di tamburo e ragazze abbigliate con lunghe gonne esotiche esibirsi in danze (dette a sproposito “tammurriate”) ridotte culturalmente alle finzioni di una società in cui si parla a sproposito di solarità, di energia, di mantra, di psicanalisi, di liberazione, come di tammorre, di tarantelle e di tutta quella paccottiglia, di quella chincaglieria che costituisce, tra l’altro, la rappresentatività del perbenismo culturale di tipo sinistrese.
Né costoro hanno consapevolezza che nell’autentica tradizione un’esecuzione musicale non ha nulla a che vedere con
l’esibizione; che la devozione non lascia spazio al compiacimento; che per partecipare a una festa bisogna essere coro e non protagonisti.
Alla luce di tali constatazioni, di tali inquinamenti, ho deciso di pubblicare di nuovo quei sette microsolchi, e aggiungere a quei materiali una serie di registrazioni effettuate sul campo all’inizio degli anni Settanta. Si tratta di nastri incisi proprio nel momento rituale delle feste, magari privi di perfezione tecnica, ma ricchi di una coralità dirompente, di una verità espressiva, di uno spessore rituale, religioso, rappresentato al massimo.
Saranno queste registrazioni la celebrazione dell’assenza. Ma saranno, esse, la cartina di tornasole per evidenziare le innumerevoli mistificazioni e contraddizioni, operate in nome di un mondo estinto?”
Così Roberto De Simone, a introduzione del suo capolavoro di ricerca sul campo, “Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania”, un volume con sette CD in cofanetto: parole di straordinaria attualità soprattutto in queste nostre estati in cui vanno moltiplicandosi in tutta Italia le “notti” dedicate a malcomprese tradizioni, in alcuni casi, e a Napoli, persino in memoria e nel nome dello stesso De Simone.
Qui info sul volume con sette cd allegati
https://www.squilibri.it/…/roberto-de-simone-son-sei…
Nelle foto, di Mimmo Jodice, Antonio Torre, Nunzio Pascone e Virginia Aiello






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