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Storia di Mae West di Alfredo Saccoccio

Posted by on Giu 5, 2019

Storia di Mae West di Alfredo Saccoccio

   Nel 1927  Mae West era già nota in America come attrice di teatro e scrittrice di romanzi popolari. Cominciò a recitare a tre anni, imitando le persone che facevano visita a sua madre. Il padre, Jack West, antico campione  dei medioleggeri, le insegnò la boxe e gli esercizi acrobatici. E’ così che, più tardi, Mai stupì un assoistente  degli studi della Paramount, sollevandolo da terra con una sola mano.

   Come attroce si fece  subito notare per le sue interpretazioni di donna facile e carnale. Le sue forme floride e bianche, la sua recitazione aggressiva e piena di sottintesi, le sue canzoni equivoche e sensuali, suscitarono presto l’entusiasmo popolare.

   Nel 1927 fu condannata a dieci giorni di carcere a Welfare Island  per essere apparsa seminuda  sulla scena nella commedia “Sex”. Quando il furgone della  polizia venne ad arrestarla in teatro,  ella prese con sè un paio di calze di cotone per indossarle in cella.  Tutta la sua “troupe” l’accompagnò in automobile fino al carcere, gettandole fiori.

   Il giudice lodò la giuria che l’aveva imprigionata. Quando sua madre, che era devotissima, seppe dell’incidente, morì di crepacuore. In quello stesso  tempo, in Inghilterra  si protestò, nei quotidiani e nelle riviste, contro l’attrice, che nelle sue interpretazioni metteva in cattiva luce i marinai del Regno Unito.

   Più tardi, Mae West portò sulle scene “The Constant Sinner” nel dipartimento di Washington, ma il teatro, aperto un lunedì, fu chiuso due giorni dopo. Mae West indossava uno scandaloso costume trasparente.

   L’anno dopo Mae pubblicò “Lady Lou”, romanzo che ebbe  un enorme successo in tutti gli Stati Uniti e, d’un tratto, il suo nome divenne celebre.

   Il lavoro fu poi adattato per le scene. Alla prima recita privata del dramma, la “Lega delle Donne”, che già aveva protestato per la pubblicazione del romanzo, intervenne con un parere contrario alla rappresentazione dello spettacolo.  Mae West cambiò  alcune scene, altre le soppresse ed il testo, quasi immutato, poté ottenere  il voto favorevole della censura.

   L’ostilità della “Lega delle Donne” accrebbe la curiosità del pubblico, tanto che il dramma fu rappresentato per migliaia di sere.  La folla dimostrava così la sua simpatia per questa donna straordinaria.

   Le Case cinematografiche di Hollywood subito le proposero di ridurre il lavoro per lo schermo. Dapprima Mae West non volle accettare, forse perché le proposte le parevano insufficienti, o perché si riteneva  soddisfatta dei suoi successi teatrali. Tuttavia nel 1932 la Paramount, con un contratto le cui norme dovevano essere dettate dall’attrice stessa, riuscì a convincerla.

   La sua carriera cinematografica comincia qui. Nel 1935 Mae West è l’artista più pagata di Hollywood. Da quest’anno  il  suo salario annuale raggiunge infatti i 480.833 dollari, mentre il presidente degli Stati Uniti ne guadagna 75.000.

   Il film fu presentato in visione privata, in uno dei maggiori locali di Hollywood. Erano presenti tutte le iscritte della “Lega delle Donne”. Lo spettacolo fu continuamente disturbato dalle furiose zitelle e quando si giunse all’episodio in cui Mae West, nelle vesti di lady Lou, per cinque volte invita un uomo, senza sottintesi, a seguirla, scoppiò un tale uragano di urla che fu assolutamente impossibile proseguire.

   Accesa la luce, il frastuono continuò ancora per un bel pezzo; poi le donne, rauche e stanche, visto che la programmazione non riprendeva, si quietarono e tacquero.

   Allora da un palchetto di proscenio si alzò a parlare Nathan Burkan, uno dei più famosi avvocati americani, morto a New York  nel 1937. Egli esaminò e analizzò tutta la parte del film proiettata fino a quel momento e concluse dicendo : “Propongo che questo film porti nel sottotitolo le parole: “Film  per la propaganda morale ed educativa”, perché l’esempio più convincente che si potesse mai immaginare e realizzare per la lotta contro la prostituzione”.

   Le proteste  delle donne si levarono di nuovo violentissime e Nathan Burkan passò uno dei più brutti momenti della sua carriera. Il risultato di questa battaglia fu che il film non ebbe il sottotitolo suggerito dall’avvocato, ma non venne neppure proibito. Da quel  momento, cominciò anzi il suo successo, che si protrasse per mesi e mesi in tutti i villaggi e le città americane.  Strade e piazze di tutti i paesi portarono il nome dell’attrice; una grande quantità di “clubs” lo scelsero per titolo; ritrovi, bar, marche industriali – da quelle delle automobili a quelle dei lacci per le scarpe – stamparono “Mae West” o “Lady Lou” sui loro prodotti.

   Il colpo di grazia, però, per la “Lega delle Donne” fu la nomina di Mae West a Consigliere Delegato in capo dell’ “Associazione Americana delle Donne Giovani”. Le proteste non valsero a nulla: ormai Mae West era considerata dal popolo americano come una sua eroina.

   Nessuna traccia di scandalo  toccò mai la vita privata dell’attrice. Ella non fumava e non beveva; amava la pallacanestro e il calcio, il pugilato e la lotta, le corse automobilistiche, le cotolette, i diamanti e gli uomini. L’attrice amava mostrarsi ai fotografi durante le scene più suggestive dei suoi lavori. Mae è orgogliosa della sua figura e del suo portamento. Alta cinque piedi e quattro pollici, ha un busto di 36 pollici, la vita di 26 e le anche di 36. Diceva che non ha mai fatto dieta e che le bistecche arrosto erano la sua passione.

   Molti giornali statunitensi gareggiarono per avere la sua collaborazione. Quasi tutti ebbero la sua firma; parecchi le riservarono addirittura una pagina : Mae West tenne così la rubrica delle risposte alle interrogazioni dei lettori.

   Una  dattilografa di Tampas le scrisse : “Io sono già sposata ed amo ancora mio marito; però ora desidero un altro uomo. Che debbo fare?”. La risposta fu breve ed esplicita : “Tienili tutti e due”.

   Un’altra domanda : “Devo dire a mio marito che, prima di sposare lui, ho avuto un amante? ”. La risposta di Mae fu esattamente la seguente : “What a man doesn’t know doesn’t hurt him”, cioè : “Naturalmente, no: perché l’uomo, finché non sa, non soffre”.

   Questa frase fruttò all’attrice almeno un milione di dollari di  diritti dai giornali, riviste, insegne di negozio, marche di profumi, ecc., che fecero a gara per riprodurla.

   Alfredo Saccoccio

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