Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Se riparte il Sud di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ago 5, 2019

Se riparte il Sud                       di Fiorentino Bevilacqua

Se riparte il Sud – si sente alla radio, in TV, sui giornali, nel web – riparte il Paese”.

Almeno una volta nella vita lo hanno detto tutti: politici, economisti, commentatori, giornalisti.

Siccome la frase non è di questi giorni, ma va in giro da molti lustri, viene da chiedersi come mai il Sud non sia già ripartito…

E’ quasi come dire… “Se prendo l’aspirina, mi passa il mal di testa”; ma l’aspirina non la prendo e quindi il mal di testa mi rimane. Perché non prendo l’aspirina? Semplice: non la assumo perché sono allergico ad essa.

Allora, perché il paese Italia non prende l’aspirina della ripartenza del Sud? C’è forse qualche forma di…allergia?

Si potrebbe anche pensare che la colpa sia della politica che, capace di trovare le soluzioni giuste, è poi incapace di attuarle. Oppure che, come nel caso dell’aspirina, ci sia qualche controindicazione, qualche effetto collaterale, un “costo”, insomma, in termini economici e politici, che ne sconsiglia l’ “assunzione”.

Quale può essere questo “costo” e chi, eventualmente, lo pagherebbe?

Analizziamo quella affermazione…

Che vuol dire che riparte il Sud?

Vuol dire che il Sud dovrebbe avere un apparato produttivo, in termini di piccola, media ma anche grande impresa, pari, almeno, a quello del Nord: un “diffuso” apparato di “opifici”, come quello che aveva prima del 1860, prima dell’arrivo dei Garibaldesi-Piemontesi1; vorrebbe dire anche che il Sud dovrebbe avere, nei rapporti commerciali tra il paese Italia e l’estero, quelle stesse facilitazioni e corsie preferenziali riservate, dagli ultimi accordi, per il 99%, alle attività produttive del Nord.

Ma se questo fosse attuato, se il Sud fosse capace di prodursi gran parte di quello che gli serve, sicuramente ne trarrebbe beneficio: avrebbe più posti di lavoro, più introiti, molte più infrastrutture e così via.

Ma tutto ciò potrebbe avere un costo, un ritorno negativo per qualcun altro?

Per rispondere a questa domanda bisogna vedere come stanno oggi le cose, da dove vengono quei prodotti che il Sud oggi acquista da “fuori Sud” e un domani si produrrebbe nel suo territorio (magari esportandoli in parte altrove).

Questo ci aiuterebbe ad individuare chi sarebbe penalizzato dalla rinascita del Sud e, quindi, chi svilupperebbe una sorta di “allergia” nei confronti di essa.

Tenuto conto, per esempio, che nel periodo 1995-2005 il 60% del PIL della Lombardia è stato generato dal prodotti da questa regione venduti al Sud (e che lo stesso può dirsi, sia pure con percentuali diverse, del Veneto e di altre regioni), tenuto conto dei fondi europei destinati al Sud e finiti al Nord; dell’assassinio delle Banche del Sud – a fronte dell’inverecondo salvataggio di cadaveri di banche del nord-nord est – e che questo consente, a banche del Nord, di drenare il risparmio del Sud e di investirlo soprattutto o totalmente al Nord (cosa questa iniziata appena dopo il 1860), si capisce che il mal di testa del Paese è, in realtà, il mal di testa del Sud e che l’aspirina della ripartenza farebbe bene al Sud ma causerebbe un’orticaria economica, politica e sociale al Nord.

Dunque, la “controindicazione”, l’effetto collaterale che impedisce al Sud di guarire è l’effetto che questa guarigione avrebbe sul Nord.

Se riparte il Sud, in questa Italia nata male, il prezzo lo paga il Nord.

In fondo, a rileggere bene la storia, l’Italia una per questo è nata. Per far ripartire chi, allora, era sull’orlo del baratro economico (il Regno di Sardegna) a spese e a danno di chi, avendo attuato una politica non guerrafondaia, più accorta e lungimirante, aveva meno debiti, più riserve e un “PIL” migliore: quel Regno delle due Sicilie che diventerà “Sud” a partire dal 1860, ma che già prima lo era nelle idee e nelle intenzioni di coloro che questo progettavano: <<Napoli starà peggio, ma noi staremo meglio>> si sentì dire Francesco Proto, a Firenze, prima dei fatti unitari2.

Nata così, col “mal di testa” generatore dell’Italia fintamente unita, questo malessere non poteva che diventare costituzionale, essenziale e, perciò, permanente: se salta, salta l’Italia “unita” così come l’abbiamo conosciuta finora.

Fino ad adesso, per generare (contro il volere dei nostri avi di allora) e tenere in piedi questa Italia falsamente “una”, il prezzo lo abbiamo pagato noi del Sud, ex Regno delle Due Sicilie (trasformati, oltretutto, in una massa di inconsapevoli, funzionali, negri da cortile, nella quale, fino a pochi anni fa,pochi, pochissimi, conservavano accesa la fiammella della conoscenza e della speranza).

Ma è lecito dubitare che il Nord sia disposto a pagare la sua quota di sofferenza economica, sociale e politica per costruire, oggi, un’Italia veramente unita.

Quest’ultima ha, dunque, il suo vero nemico non nei revisionisti del Sud, non nel Sud che reagisce, che vuole ciò che è suo, ma nel Nord attaccato alle sue prerogative molto poco unitarie.    

Come se ne esce allora?

Forse serve una generazione di politici nostri, espressi dai nostri territori, che, formata alla verità storica, quella che emerge delle riletture dei tanto ostracizzati revisionisti (marxisti, neoborbonici, borbonici, legittimisti, insorgenti, identitari etc.) abbia a cuore le sorti dei Territori che rappresenta e non sia disposta a svenderli agli interessi del Nord né a nessun altro interesse spurio, anche locale, anche di “gruppo”.

Questi politici potrebbero non essere mai passati nella fila di questi movimenti revisionisti; l’importante è che siano passati per la cultura che dal revisionismo emerge, traendo da essa spunto e fondamento.

Non è facile; ma nemmeno è impossibile.

Fiorentino Bevilacqua

04.08.19

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  1. De Crescenzo, G., Le industrie del regno di Napoli, Grimaldi & C., 2012
  2. Proto, F., La mozione d’inchiesta per le province Napoletane. Al Primo parlamento d’Italia, Napoli, Alessandro Polidoro, 2015
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Il Ritratto di Dorian Gray di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Lug 28, 2019

Il Ritratto di Dorian Gray di Fiorentino Bevilacqua

Le notizie di questi ultimi tempi mi hanno fatto venire in mente Dorian Gray, personaggio di fantasia uscito dalla penna di Oscar Wilde.

Dorian Gray è un tipo molto fortunato: non invecchia mai. Ad invecchiare al suo posto è la sua immagine, ritratta in un dipinto che gli è stato regalato. Gli anni passano, infatti, ma le rughe, e gli altri segni del trascorrere del tempo, non compaiono sul volto e nel fisico del Dorian in carne ed ossa, bensì in quello del Dorian del dipinto.

Anche le emozioni spiacevoli, i morsi della coscienza che Dorian dovrebbe provare su di sé per via delle azioni che compie, vengono “vissuti” dal Dorian dipinto.

Sembra, quindi, che il Dorian del dipinto sia Dorian in tutto e per tutto: soma e coscienza.

Il corpo di Dorian subisce le ingiurie del tempo nel soma del Dorian del ritratto; la coscienza di Dorian non fa una piega, qualunque cosa egli faccia, perché a reagire è la coscienza del Dorian dipinto…

Questo, per Dorian, è una lasciapassare che gli dà grande libertà d’azione: può commettere qualunque nefandezza, perché la coscienza non rimorderà a lui, ma al suo ritratto.  

Ma perché mi è venuta in mente quest’opera di Oscar Wilde in questi giorni?

In queste ultime settimane si è fatta più pressante la questione dell’autonomia di tre “virtuose” regioni del Nord che, a loro dire, e semplificando “a beneficio” del grande pubblico (delle semplificazioni bisogna sempre diffidare), non ce la fanno più a sostenere, generosamente e disinteressatamente il Sud che, come un figlio bamboccione, non vorrebbe staccarsi, sempre secondo questa loro chiave di lettura, dal Nord che farebbe da genitore.

Abbiamo anche assistito ad un moltiplicarsi di “rivelazioni” e “scoperte” (o riscoperte) di segno opposto circa le attività economiche, sociali etc di quelle tre regioni e, in generale, di tutto il Nord.

Queste due cose (se vogliamo, risapute) richiamano alla mente, per la loro dinamica sociale, interna al Paese, la vicenda del giovane Dorian Gray.

Abbiamo sempre “saputo” che al Nord, il nord post unitario, ci fossero lavoratori indefessi che pagavano le tasse fino all’ultimo centesimo. È di questi giorni lo strombazzamento della notizia che il grosso dell’evasione è, invece, proprio lì, al Nord.

Ci hanno sempre detto che le auto che qui circolano senza assicurazione sono in numero di gran lunga superiore a quelle che, nella stessa condizione, si muovono sulle strade del virtuoso Nord. E’ di questi giorni la notizia che a Milano, moltissimi automobilisti non pagano l’RC auto.

“Sapevamo” che soldi li spendono bene al Nord (vedi MOSE etc); al Sud, invece, li sprecano…

Ci avevano detto che al Nord sanno organizzare bene le cose (basta soltanto, per sostenere questa tesi, nascondere i fallimenti organizzativi del Nord e certi successi del Sud)…Etc. etc.

E’ come se il Sud post unitario, che “vive” (langue…sarebbe più corretto) la condizione unitaria, questa condizione unitaria, il Sud una volta Stato autonomo e non semplice espressione geografica senza più identità storica, sociale, culturale e senza più amore per sé, fosse il ritratto di Dorian Gray del Nord Italia.

E’ come se gli effetti delle nefandezze politiche di una classe dirigente che si muove rispettando i due paradigmi unitari (“Prima e solo il Nord”, “Al sud quel tanto che basta per poter attuare il primo paradigma”), venissero scaricate, anche per quanto riguarda la loro coscienza e consapevolezza, sul Sud che non solo le patisce, ma se ne deve far carico addossandosene la responsabilità e pensando, così, male di se stesso.

Ma Dorian Gray morì, proprio a causa dell’estremo oltraggio che volle portare, questa volta direttamente, al Dorian dipinto che tornò alle giovanili fattezze con cui era stato dipinto.

Le similitudini finiscono qui, almeno oggi, al presente: il Dorian del dipinto era passivo; non poteva far altro che “registrare” ciò che sarebbe dovuto accadere al Dorian in carne ed ossa.

Il Dorian-Sud, invece, può, deve continuare a prendere coscienza di sé e della situazione generale (e costruire, ricostruire, partendo da questo, quanto aveva prima del 1860 e che con l’Unificazione doveva perdere): solo così, l’estremo colpo che Dorian-Nord cerca di infliggergli potrà rappresentare per lui una catarsi salvifica.

Potrebbe esserlo, catarsi salvifica, anche per il Dorian-Nord; ma, in casi come questi, chi ha da perdere i privilegi goduti si avviluppa in una spirale sempre più misera e meschina.

È chi non ha nulla più da perdere che ha il colpo di tallone che può portarlo fuori dal gorgo.

In questa fase “Il ritratto di Dorian Gray”, di Oscar Wilde, non calza più.

Meglio così.

Fiorentino Bevilacqua

27.7.19

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La nostalgia dei Neoborbonici Risposta a Fiorentino Bevilacqua di Lucio Castrese Schiano

Posted by on Giu 3, 2019

La nostalgia dei Neoborbonici Risposta a Fiorentino  Bevilacqua  di Lucio Castrese Schiano

     La precisazione  sul termine “nostalgia” è stata esposta in maniera magistrale.

     La rettifica su quella “borbonica”, poi, non poteva essere resa in modo più chiaro ed esaustivo.  La taccia di  “questa” nostalgia non dovrebbe costituire motivo né di imbarazzo né di dichiarata inferiorità, non solo per quelli che con maggiore o minore convinzione e cognizione di causa si definiscono “borbonici” o “neo”, ma per tutti quelli che una mala unità ha costretto ad essere “educati alla minorità” (per dirla con Aprile). E proprio questa “nostalgia” dovrebbe ispirare i loro sentimenti, i loro comportamenti, le loro scelte.

Castrese Lucio Schiano

http://www.altaterradilavoro.com/la-nostalgia-dei-neoborbonici/ sdsem

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Premio Terra Laboris 2019

Posted by on Mag 26, 2019

Premio Terra Laboris 2019

L’idea di questo Premio nasce dalla volontà di mettere in risalto le eccellenze di un territorio, quello casertano-campano in particolare, ma “meridionale” in generale, che troppo spesso non godono della visibilità, mediatica e non solo, che invece toccherebbe alle stesse se facessero parte dell’altra metà del territorio italiano.

Il Premio è stato imitato, sin da subito, da altri gruppi, associazioni e organizzazioni, a testimonianza del valore e della validità dell’idea che ne ha ispirato l’istituzione e la realizzazione.

Esso è intitolato alla Terra Laboris, l’antica Terra di Lavoro: ubertoso territorio a nord di Napoli, ricco di opifici e attività culturali fino al 1860 circa.

Questa precisazione … “fino al 1860 circa”, spiega la ragione del perché, ad averlo ideato, sia stata una Associazione che opera per la riscoperta della storia del nostro “meridione”, di quella storia, cioè, che non fa parte dei programmi curriculari delle scuole italiane, storia il cui oblio ha contribuito a far sì che il Territorio ricco e fiorente1 cui si accennava prima (quello del Regno delle Due Sicilie, cioè) sia diventano poco più che una connotazione geografica: Meridione, appunto.

Troppo lungo sarebbe spiegare, qui, le ragioni e le vie di una tale “trasformazione” non voluta, non scelta da chi la subì.

Per questa ragione, volendo dare comunque un primo incipit a chi fosse digiuno di ogni dato in merito, ispirandoci alle parole, che i fatti successivi dimostreranno essere profetiche, dello storico inglese Patrick K. O’ Clery (1849-1913)…La rivoluzione – come all’epoca venivano chiamati i fatti “unitari” che interessarono anche il regno dei Borbone – la giudicheremo non dalle parole di coloro che l’hanno avversata, ma da quelle di coloro che l’hanno voluta, sostenuta ed aiutata2, riportiamo, fra i numerosissimi esempi possibili, la cosiddetta “mozione d’inchiesta” presentata, appena otto mesi dopo l’inizio dell’ottava legislatura, da Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino, duca di Maddaloni, deputato del Parlamento italiano.

Egli, napolitano critico nei confronti dei Borbone quando questi regnavano, divenne accusatore aspro e sarcastico del nuovo corso (anche da lui auspicato) che i fatti messi in campo dai “nuovi regnatori” (soltanto per accennare ad un altro, fra i tanti sostenitori pentiti della Rivoluzione: Giacinto de’ Sivo) rivelarono essere ben altro rispetto a quello che le élite pensavano e si attendevano da esso.

Particolare interesse, per chi avesse fretta, rivestono le parole che possono leggersi alle pagine 17 (il vero programma unitario: “Napoli starà peggio, ma noi staremo meglio”) e 10 (le sue prime, strumentali realizzazioni…Tutto si fa venir dal Piemonte…etc.) della versione on line reperibile qui … https://www.eleaml.org/rtfsud/napoli/Onorevoli_Signori_Proto_Maddaloni.pdf

Tutto il resto, per chi ne ha voglia, viene di seguito.

Fiorentino Bevilacqua

24.05.2019

  1. E’ superfluo precisare…pur con le sue criticità, perché non siamo manichei come lo sono i detrattori del “meridione” quando descrivono noi e se stessi.
  2. Patrick Keyes O’Clery, La rivoluzione italiana, Ares editore. (O’Clery, avvocato, storico, fu anche deputato alla Camera dei Comuni).
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“Vilipendio del risorgimento”!?! Ma scherziamo!?di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Mag 23, 2019

“Vilipendio del risorgimento”!?! Ma scherziamo!?di Fiorentino Bevilacqua

L’associazione “Sud e civiltà” ha organizzato e tenuto a Sanza <<un convegno storico per riabilitare la comunità locale, bollata d’infamia da 158 anni per aver difeso coraggiosamente il regno nel 1857>>, quando si oppose al tentativo di Carlo Pisacane, come si legge nella pagina facebook dell’Associazione.

Il convegno non ha avuto un corso facile pur essendo, i relatori, persone e professionisti stimati, preparati e notoriamente equilibrati nei loro interventi, sobri ma non privi di verità dirompenti.

 <<Durante il convegno – si legge nella pagina dell’Associazione Sud e Civiltà – del quale la popolazione era stata tenuta accuratamente all’oscuro, il Sindaco, alzatosi improvvisamente (in seguito farà sapere di essere stato “offeso” dal modo in cui si stava descrivendo la figura di Mazzini), anziché esprimere un motivato dissenso, si è allontanato senza nemmeno salutare. Il vicesindaco, rimasto in sala ove parlava spesso ad alta voce creando disturbo ai relatori, ha platealmente rifiutato la targa dedicata alla città di Sanza >>.

Sulla stessa pagina leggiamo di un attacco mediatico, portato dal <<quotidiano La città di Salerno>> e di un intervento invocante processi per <<vilipendio del risorgimento>> e doglianze perché <<la versione “ufficiale” del cosiddetto risorgimento non sia tutelata da un apposito reato per chi osi contestarla >>.

Ricordiamo un altro Sindaco, in un convegno organizzato nel Basso Lazio, questa volta dalla nostra Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro: egli dissentiva e, terminati gli interventi dei relatori, esprimeva civilmente il suo punto di vista con argomentazioni sulle quali si apriva un confronto.

A Sanza no: purtroppo non è andata così.

Letto il resoconto del convegno di Sanza, a me è venuta spontanea la risposta che, di getto, seduta stante, ho postato in coda agli altri commenti, risposta che riporto qui di seguito.

Ciò facendo, non volendo, ho bruciato i tempi della nostra Associazione che si preparava ad una risposta ufficiale di sostegno a Sud e Civiltà e al suo Presidente, il magistrato Edoardo Vitale.

Quel mio commento, letto e condiviso dal Presidente Saltarelli, dallo storico Fernando Riccardi e dagli altri membri del direttivo, finisce per diventare la risposta dell’intera Associazione Alta Terra di Lavoro.

Ecco il commento.

“Vilipendio del risorgimento” (sarò accusabile, incriminabile pure io che l’ho scritto con l’iniziale minuscola!?). L’ultima difesa di ciò che non è più difendibile è proprio il divieto, stabilito per legge, di mettere in discussione ciò che viene criticato e che, perciò, diventa una “verità” per legge stabilita. Mala tempora currunt, verrebbe da dire…Sì, ma per chi!?

In questo modo si spera di poter creare una sorta di angolino, una “bolla” nella quale si vuole confinare chi dissente, con la speranza di isolarlo e ridurre gli effetti del “contagio” verso chi è ancora …”sano” ma non “immune” dall’accettazione critica di una verità non imposta, non assoluta, variegata (e, appunto per questo, più vera), al posto della “verità” monocorde, strumentale (si può dire o si rischia qualcosa?) agli interessi di chi la propina (qui finisce male…). Una verità diversa (ahi!), rispettosa di un popolo, questo sì, VILIPESO da anni di disinformazione che ha generato altre menzogne e un’idea, un’immagine di esso che già da sola crea un danno che va ad aggiungersi al danno generato, ab initio, dal cosiddetto risorgimento (diabolicum perseverare!).

Ecco: sarebbe da ISTITUIRE ANCHE IL REATO DI VILIPENDIO DI UN POPOLO.

Ci hanno pensato i rappresentanti del popolo? Sì, quelli lì…

Solidarietà, affetto e stima a Vitale e a chi si macchia di questo tipo di … “eresia”.

Fiorentino Bevilacqua – Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro

P.S. Richard Feynman, premio Nobel per la fisica, diceva: “Spero proprio che non tutti la pensino come me: se scoprissi che non è così cambierei idea io, perché è da questa varietà di punti di vista che scaturisce il progresso”.

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Negazionismo? No, grazie! di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Mag 11, 2019

Negazionismo? No, grazie! di Fiorentino Bevilacqua

Il termine negazionismo nasce per gettare discredito su coloro che negano l’olocausto.

Usare lo stesso termine per etichettare chi ha una diversa visione in ambito scientifico costituisce, di per sé, comportamento antiscientifico, pertanto indegno di chi fa ricerca: quando uno scienziato dà di negazionista ad un collega per screditarlo, in realtà il discredito lo getta su se stesso.

Ascoltiamo in proposito l’opinione del nostro affezionato lettore Fiorentino.

L’idea iniziale era quella di commentare questo articolo, che condividevo e condivido ancora, https://cattiviscienziati.com/2019/05/02/glifosate-e-bugie/, come esempio di quanto sia difficile combattere alla pari contro le verità imposte quasi come atti di fede, quando la si “pensa” in modo diverso perché esistono dati che possono generare dubbi sulla verità “ufficiale”, quella che va (e, pare, DEBBA andare) per la maggiore, dati che vengono sistematicamente e volontariamente ignorati (ogni riferimento alle critiche, che costantemente si levano dalle pagine di questo blog, nei confronti della questione “riscaldamento globale / cambiamento climatico” NON è puramente casuale).

Mi sembra, però, che l’autore, che conosco, rispetto e stimo, vuoi per la “fretta” e la brevità imposta dal social (facebook) sul quale riporta l’articolo, vuoi per l’aspetto informale dell’introduzione stessa, cada quasi vittima dello stesso errore che sta combattendo.

Nel virgolettato le sue parole, quelle che hanno generato in me stupore, amarezza e le riflessioni che, di seguito ad esse, riporto. Negli ultimi giorni, in pratica, per ben due volte ho scoperto di essere… un negazionista, mentre pensavo (e penso!) di essere soltanto uno che vuole ragionare, anche se in dissonanza a certi criteri che vanno per  la maggiore.

<< SIETE PROPRIO SICURI? Grande enfasi viene data in questi giorni ad un articolo su Scientific Reports che dimostrerebbe nei ratti i danni alla salute delle generazioni future causati dal glifosate.  Sicuri che le cose stiano proprio così? PS: l’autore principale ha ricevuto per questo progetto soldi da una fondazione di stampo religioso abbastanza nota per finanziare molti programmi antiscientifici, inclusi alcuni sul negazionismo climatico e nel campo delle cellule staminali.>>

Capisco che una “fondazione privata di  stampo religioso” (o di qualsiasi altro stampo) possa finanziare i programmi che vuole (lo fa pure lo Stato), compresi quelli antiscientifici ma, dire “inclusi quelli sul negazionismo climatico” vuol dire che, anche per l’autore dell’articolo:

1) esiste un negazionismo climatico; cioè qualcosa, un movimento, che nega senza ragioni, a testa bassa e ad occhi chiusi quello che, così, viene automaticamente eretto, con questo modo di presentarlo, a verità ormai acclarata e inconfutabile; il campo dei contrari, viceversa, presentato come negazionismo climatico, perde ogni carattere che lo renda degno di considerazione e assume quasi i connotati di  un complottismo climatico di segno opposto a quello a cui i cosiddetti negazionisti climatici ascrivono i sostenitori del GW; paradossale! Ci scambiamo, apertamente o larvatamente, accuse dello stesso tipo.

2) messa così la cosa, chi legge può credere che tutto ciò che non è d’accordo, critica, contesta, argomenta etc avverso la tesi del GW, prima, dei Cambiamenti climatici, poi, appartenga ad un “ismo” climatico che, come altri “ismi”, ha, tout court, una connotazione tanto negativa che può (o, forse, deve) essere rigettato senza neanche entrare nel merito delle ragioni (per giuste o sbagliate che siano) che lo generano e sostengono: rigettarlo diventa quasi un dovere morale.

Così succintamente presentato, ci si farebbe l’idea che esistano solo due campi: quello del GW/Cambiamento climatico (implicitamente l’unico vero, autenticamente scientifico) e quello di chi lo critica, ne critica certi contenuti … da negazionista, cioè senza ragioni sostenibili e tale da dover essere liquidato (e poi ignorato) con un semplice epiteto: negazionista.

Qui mi viene un po’ di amarezza.

Logicamente non ci posso stare: possibile che tutti i climatologi, tutti quelli “contrari” siano non degli scienziati, delle persone che, magari, sbagliano (ma possono anche avere ragione), ma nient’altro che negazionisti che, chissà per quale ragione (complottismo!?), conoscono la verità del GW e la negano!?

Possibile che tutte le pecche stiano nel campo di chi non è d’accordo?

Mi vengono le traveggole, e non scherzo perché ricordo le tesi di un Prof di climatologia in una trasmissione dei primi anni del duemila. Diceva (cito a memoria)…

La CO2 è solo il 2% di tutti i gas e vapori ad effetto serra presenti in atmosfera; la CO2 di origine antropica rappresenta solo il 2% di questo 2%. Ergo, su 10.000 molecole ad effetto serra presenti in un dato volume di aria (a una certa T e P) solo 4 sono di origine antropica. E poneva la domanda retorica: possono, quelle 4 molecole, avere l’effetto sul clima che si addebita loro? Aggiungeva anche che alcuni degli altri gas/vapori ad effetto serra (alcuni molto più efficaci della CO2 nel trattenere il “calore”) variavano la loro concentrazione  anche di 6 volte.

Fu questo intervento a rappresentare la goccia che fece traboccare il vaso: anche io ero convinto che i cambiamenti del clima, stabile fino a questo periodo (altra convinzione che avevo), fossero stati innescati dall’intervento dell’uomo (la famosa mazza da hockey https://www.attivitasolare.com/climatologo-allarmista-falsificato-dati-sancisce-tribunale/ link che dà anche un’idea di dove può arrivare una controversia scientifica).

Precedentemente avevo letto (su Le stelle) articoli che parlavano di modificazioni climatiche del passato; avevo letto (Felice Vinci, Omero nel Baltico, IV edizione, Roma, 2003, Palombi editore) di tutte le peripezie climatiche che avevano preceduto e seguito la discesa dei popoli nordici nell’area del Mediterraneo etc etc. Sapevo, dal corso di Biologia marina, del rapporto Ghiacci della Groenlandia – Correnti profonde – Corrente del Golfo – Clima Europa occidentale (il che già mi portava a dubitare della “globalità” del riscaldamento). Quindi fu facile, per me, cambiare idea e cominciare a dubitare del GW/Cambiamento climatico affermato e sostenuto dall’IPCC sulla limpidezza del cui operato, oltretutto, cominciavano a comparire e ad addensarsi nubi e sospetti (come spiegato QUI).

Leggere, oggi, che devo mettermi, visto che dubito, nella casella dei negazionisti (assieme a quel professore e tanti altri), mi sembra eccessivo: è tutto sbagliato? E’ corretto tutto e solo ciò che supporta la tesi del GW? Quello non era un professore di climatologia ma, forse, era un millantatore?

E’ ovvio che la risposta sarà no. Però messa così, la questione del “negazionismo”, rattrista ed esacerba un po’ gli animi…

Io non sono mai stato manicheo.

In un mio post di risposta ad un amico ho scritto: quelli dell’IPCC facessero “ammenda” di certi errori, di certe superficialità, di certe manchevolezze, poi se ne riparla.

Insomma: si azzeri tutto, si torni alla scienza vera. Ma si sgombri anche il campo da posizioni di tipo messianico: anche se fatte, tenute e sostenute in nome della Scienza, dell’interesse generale, così come vengono presentate irritano e non predispongono al dialogo, quanto meno al dialogo costruttivo.

Se è lecito dubitare della generosità disinteressata con cui quella Associazione di stampo religioso eroga i suoi fondi, è altrettanto  lecito dubitare delle finalità con cui vengono erogati i fondi statali (o parte di essi) a chi, invece, fa ricerche che vanno nella direzione che sostiene il GW.

Pure quelli che governano uno Stato non sono dei santi e, anzi, sono espressione di gruppi che hanno vari interessi, legittimi ma pur sempre diversi e contrastanti con quelli di altri…

E’ di questi giorni, per esempio, la polemica, che tiene banco sui media, circa il coinvolgimento di un politico (probabilmente inconsapevole) in un rapporto, da altri mediato, con qualcuno che aveva forti interessi nell’eolico.

Oltretutto, se uno nega legittimità alle idee di un altro, quest’ultimo si irrigidisce nella sua posizione, fa quadrato e, anche se inizialmente ben disposto al confronto (scientifico in questo caso), di fronte alla pervicacia con cui il primo glissa sui suoi errori, nega le superficialità, le strumentalizzazioni della sua parte, si chiude a guscio, si ghettizza (ma, in questo caso, ce lo avevano già messo gli altri nel ghetto dell’”ismo”) e diventa quasi settario (ma, si sa, una setta vale l’altra).

Questo a tutto danno del dialogo e del confronto vero.

Non sono stato mai manicheo.

Ma mi sembra che, in questo caso, si stia creando una suddivisione di questo tipo.

Non mi piace.

Non capisco.

… e provo amarezza, un’emozione, uno stato d’animo non gradevole che, certo, non ambisco avere con me: ergo, mi chiudo al confronto (“soluzione” pessima, ma efficace, della dissonanza cognitiva che mi hanno creato) e tratto gli altri come gli altri trattano me.

Anche senza il ricorso a ismi

Ma la dissonanza cognitiva ce l’hanno pure coloro che, nella massa, cresciuti a suon di <<CO2 che è aumentata, aumenta e aumenterà causando aumento di T atmosferica etc>>, di fronte a chi afferma il contrario, vanno in crisi. E’ di questi giorni un post che circola su facebook, un post “Sponsorizzato – finanziato da Greenpeace Italia” su “Emergenza clima”, secondo il quale “ci restano 11 anni – ci risiamo, direbbe qualcuno –  per difendere il clima e il nostro futuro” (dei fantomatici punti di non ritorno abbiamo parlato varie volte, per esempio QUI e QUI).

Torniamo alla Scienza?

Sì, ma per farlo bisogna sgombrare il campo da posizioni di comodo e/o da coloro che da tali posizioni pontificano pur avendo con sé sia peccati originali (https://www.heartland.org/_template-assets/documents/Books/Why%20Scientists%20Disagree%20Second%20Edition%20with%20covers.pdf punti 3-4 e 5 di pag. XX) che di percorso di esistenza (per esempio http://www.climatemonitor.it/?p=37313 ).

Ovviamente non parlo dell’autore dell’articolo da cui questa mia riflessione ha preso spunto, che argomenta certo in modo scientifico, ma delle posizioni di forza di chi mi ha detto prima che il riscaldamento era globale e dovuto solo alla CO2 (qui un interessante, pacato, intervento sui rapporti veri tra CO2 e temperatura https://www.youtube.com/watch?v=eEMk6iOvpsE&t=1280s ), poi ha cambiato affermando che si trattava di cambiamento climatico dovuto alla CO2, che si è accorto, qualcuno potrebbe pensare …al momento giusto, che in precedenza ha misurato le temperature del mare peggio di come avrebbe fatto la badante di mia nonna cioè portando l’acqua al termometro, dentro un secchio, spesso dalle parti della sala macchine, e non il termometro all’acqua e, sui valori così ottenuti sono state fatte previsioni mai avveratesi e mai ritrattate (http://www.ambienteservizi.net/news/le-vere-temperature-del-pianeta ) e non ha battuto ciglio continuando a pontificare come se nulla fosse stato… che non ha saputo prevedere né il passato né il futuro (come per esempio il global warming hiatus  http://www.climatemonitor.it/?p=37462), che ha fatto qualche articolo che ha dovuto poi ritrattare etc etc.

Ecco: un politico, uno che sa trattare con gli altri tanto da manipolarli a suo piacimento, quando vuole, se vuole, questo lo capirebbe. Bisogna prima sgombrare il campo da questi fantasmi, solo allora ci si può sedere al tavolo del confronto (parlo dell’IPCC) e ripartire essendo tutti aperti a qualsiasi risultato; ma bisogna sgombrare il campo dai sospetti che qualcuno abbia barato (https://www.attivitasolare.com/la-deliberata-corruzione-della-scienza-del-clima-dr-tim-ball/ ma anche http://daltonsminima.altervista.org/2010/01/27/il-teatrino-della-misurazione-delle-temperature-globali-effetto-siberia/)

Questa è la condizio sine qua non.

Non c’è confronto su articoli che tenga.

Ci sarebbero sempre articoli sui due fronti opposti: fa parte, me ne insegnate, della vitalità della Scienza; se Halton Arp fosse ancora vivo, cercherebbe ancora di dimostrare che si crea materia non virtuale nel nucleo delle galassie… e ci sta.

Ma non ci sta un approccio manicheo di tipo sacro/profano con il profano (supposto tale, in questo caso) da esecrare o da guardare dall’alto in basso.

In queste condizioni non ci può essere confronto (che deve essere pacato sì, ma senza anatemi e demonizzazioni varie quando si è lontani dal “tavolo tecnico”), ma si aprono ampi spazi alle tesi di chi sostiene che esiste anche una pornoecologia, che si fa strumento di un “neocolonialismo ecologista dell’Occidente che pretende di esportare modelli assoluti, decontestualizzati, di protezione ambientale, che pretende di insegnare alle popolazioni native del ‘Terzo Mondo’ come fare la loro rivoluzione ecologica” (https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18626 ) ovviamente… vendendogli i mezzi per farla e fornendogli i finanziamenti per acquistarli.

Si potrebbe concludere, per quanto riguarda questo aspetto della vicenda GW sì/cambiamenti climatici e clima ancora da studiare, che le vie della seta sono infinite e, certe volte, sembrano passare anche dalle parti dei cambiamenti climatici.

Fiorentino Bevilacqua

(5 maggio 2019)

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