Cuma era ormai l’ombra di se stessa. L’antica e gloriosa prima colonia greca d’occidente,che un tempo aveva dominato il golfo e dettato legge alle tribù italiche,si era ridotta da secoli a un piccolo borgo fortificato arroccato sulla roccia. Più in basso,la città romana era scomparsa, i superbi templi erano stati sventrati, i canali di bonifica abbandonati, e la pianura circostante si era trasformata in un pantano insolubre, regno della malaria e della desolazione. Già nel 915 d.c. i saraceni avevano devastato il territorio, spingendo la maggior parte della popolazione civile a fuggire nell’entroterra flegreo. Sulla rocca era rimasto solo un presidio minimo, il vescovo con il capitolo dei canonici, una guarnigione militare del ducato di Napoli e i coloni delle terre vicine che,al tramonto, salivano le scale della fortezza per trovare rifugio. Nel 1044 il conte regnante di Cuma era Marino,
Secondo alcune testimonianze della fine del XIX secolo l’incontro di Vittorio Emanuele II con Garibaldi sarebbe avvenuto in una zona che si trova tra Sesto Campano e Presenzano. La questione potrebbe essere approfondita, ma a noi quest’area interessa per un altro motivo.
Edificio simbolo della comunità e testimonianza della presenza della nobile famiglia dei Filangieri.
Il palazzo baronale dei Filangieri, che sorge nel punto più alto del centro storico di Lapio, così come si presenta oggi, è l’espressione del periodo di maggior splendore della famiglia nobiliare, raggiunto nel corso dei secoli XVII e XVIII.
Alcune veloci considerazioni attorno al moltiplicarsi di notti in cui si celebra, senza neanche saperlo, l’assenza della tradizione, in alcuni casi anche vilipesa e maltrattata.