Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

La Papera di Giambattista Basile

Posted byon Nov 2, 2026

La Papera di Giambattista Basile

Napoli all’inizio del Seicento non è Parigi, ma in qualcosa ci somiglia: è pur sempre una capitale. Per di più, una sessantina di anni prima delle meraviglie di Versailles e del Re Sole, frequenta la Corte napoletana del Viceré spagnolo e altre piccole corti del regno Giambattista Basile. Anche lui è un cortigiano che organizza feste e mascherate, chefa l’amministratore e lo scrivano quando serve, che compone musica e versi celebrativi. Ma soprattutto scrive opere, da cui si aspetta il successo, e favole in “linguanapolitana” che la sorella Adriana, cantante di corte, farà pubblicare dopo la sua morte in cinque volumi con il titolo Lo Cuntode li Cunti(l634-l636).

Fatto sta che molte favole di Charles Perrault sembrano fatte con lo stampino su quelle di Giambattista Basile (Cenerentola,Pelle d’Asino,LaBella addormentata nel bosco,Il Gatto con gli stivali,Pollicino , Le Fate) e, perciò, o Perrault aveva letto Basile o i due più grandi favolisti europei del Seicento attingevano agli stessi racconti orali.

Tra l’altro tutti e due gli autori, da bravi istrioni di corte, recitano e mimano le loro favole per il divertimento dei cortigiani (e non dei bambini), dopo averle ascoltate e metabolizzate dalla cultura popolare, che tramandano nobilitata.

Per chi ama Napoli, per chi la conosce o per chi spera di venirla a visitare, la lettura delle favole di Basile può essere una guida preziosa, una mappadi parole e immagini tramata di metafore ardite ecarnalissime . Il giorno e la notte; il Sole, la Luna e le Stelle; gli animali, gli uomini e le donne; i vecchi, le vecchie e i giovani, gli orchi e le streghe; la schiava nera e la fata bianca; le piante, gli oggetti d’uso e quelli fatati; i cibi e gli escrementi; la bellezza e la bruttezza, l’amore e la crudeltà; i giochi, i canti e le delizie dei banchetti: sono rappresentati in un linguaggio ricco e napoletanissimo, un linguaggio che lascia a bocca aperta anche il lettore più esperto per la capacità di Basile di spremere dalle parole il loro succo più saporoso. O di dare dignità letteraria alle parole del popolo e all’oralità viva e creativa dei napoletanidi ogni ceto e condizione.

Tutto questo e altro ancora costituisce il mondo incantato e concretissimo delle cinquanta favole di Giambattista Basile: cinquanta favole per cinque giornate, da cui deriva all’opera, dal greco, l’altro titolo di Pentamerone.

Read More

I campi di concentramento piemontesi

Posted byon Nov 1, 2026

I campi di concentramento piemontesi

A pag.618 della serie IV vol.XI 1861 de “LA CIVILTA’ CATTOLICA” si legge “Sappiamo delle terribili stragi perpetrate nel Meridione dalle truppe d’invasione, dal 1860 in poi, come quelle di Scurcola, Marsicana, Pizzoli, Isernia, Pontelandolfo, Casalduni, Montefalcione e tante altre……… Se si traesse il novero dei fucilati, dei morti nelle zuffe, dei carcerati dal Piemonte, per soggiogare il regno di Napoli, senza fallo si troverebbe assai maggiore di quello dei voti del plebiscito, strappati con la punta del pugnale e colle minacce del moschetto…” Poco si è parlato della deportazione dei soldati del regno delle due Sicilie. Prima del 1860 erano 95 mila i meridionali che componevano l’esercito. La storiografia ufficiale non dice quasi niente di loro e si son permessi di scrivere che si sbandarono, tornarono alle loro case, furono arruolati nel nuovo esercito unitario ma studi recentissimi come quelli di Fulvio Izzo, di Maurizio di Giorgio e principalmente il ritrovamento, da parte di Antonio Pagano, dei registri dell’ospedale di Fenestrelle , hanno dimostrato una realtà diversa: è venuta fuori la brutalità dei piemontesi nelle sofferenze inferte ai soldati del Regno delle due Sicilie dimostrandoci che quelle inferte dai tedeschi agli ebrei sono zero rispetto a quelle subite dai meridionali.

Read More