Alta Terra di Lavoro

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L’incendio di Roma e la responsabilità di Nerone

Posted by on Apr 18, 2019

L’incendio di Roma e la responsabilità di Nerone

Nel XV libro degli Annales Tacito descrive l’incendio che scoppiò tra il 18 e il 19 luglio del 64 d. C. a partire dal Circo Massimo e che si diffuse poi per la città provocando migliaia di vittime. Le voci diffuse sostenevano che Nerone «cercasse la gloria di fondare una nuova città». L’imperatore fece allora ricadere la colpa sui cristiani, dando il la alle prime grandi persecuzioni

Nel XV libro degli Annales Tacito descrive l’incendio che scoppiò tra il 18 e il 19 luglio del 64 d. C. a partire dal Circo Massimo e che si diffuse poi per la città provocando migliaia di vittime, distruggendo tre quartieri e danneggiandone altri sette. Solo quattro rimasero intatti. Fu una delle catastrofi peggiori mai accadute a Roma, come Tacito dichiara da subito:

Seguì una catastrofe, per caso o per dolo del principe è incerto (infatti, gli autori tramandano l’uno e l’altro), ma di tutti quelli che sono accaduti all’Urbe per violenza del fuoco il più grave e crudele. Ebbe inizio in quella zona del circo che è contigua ai monti Palatino e Celio dove il fuoco, subito scoppiato attraverso le botteghe artigiane nelle quali vi era merce che la fiamma alimenta, e subito forte e spinto dal vento rapidamente avvolse tutto il perimetro del circo (Annales XV, 38).

Emerge la prassi storiografica di Tacito che tende a riportare tutti i rumores e le voces, quelli più accreditati, ma anche quelli meno credibili. Lo storico sembra non escludere nessuna opinione, anche se la lettura attenta del testo ci fa intuire l’ipotesi più accreditata per lo scrittore. La precisione del racconto specifica i luoghi in cui si è diffuso l’incendio e le ragioni che hanno provocato lo scatenarsi delle fiamme. Il testo latino sottolinea in modo icastico («per violentiam», «corripuit», etc.) la furia devastante dell’incendio.

Brevitas espressiva, estrema sintesi ed inconcinnitas (assenza di armonia ed equilibrio nel periodo)delineano la rapidità della diffusione del fuoco che si espande rapidamente perché i palazzi o i templi non erano delimitati da muri o da recinzioni. Lo storico descrive il panico che si crea in città: una moltitudine di donne atterrite, di vecchi stanchi e di bambini smarriti.

Non c’era scampo per nessuno, perché ovunque si fuggisse si trovavano luoghi «in preda alle fiamme, e anche i posti che credevano lontani risultavano immersi nella stessa rovina». I cittadini scappavano in direzioni diverse, cercavano rifugio nei campi. Molti preferivano morire o perché avevano perso tutti i beni o perché erano ormai scomparsi tutti i cari.

Tacito ci offre a questo punto un indizio sul carattere doloso delle fiamme:

Nessuno osava lottare contro le fiamme per le ripetute minacce di molti che impedivano di spegnerle, e perché altri appiccavano apertamente il fuoco, gridando che questo era l’ordine ricevuto, sia per potere rapinare con maggiore libertà, sia che quell’ordine fosse reale (Annales XV, 38).


L’imperatore non si trovava in quei giorni a Roma, ma ad Anzio, e rientrò nella capitale solo alla notizia che le fiamme si stavano avvicinando alla sua residenza. Il Palazzo imperiale venne distrutto. La lontananza di Nerone potrebbe rappresentare in realtà un alibi costruito ad arte dall’imperatore.

Nerone si mostrò generoso e disponibile ad aiutare la popolazione aprendo il Campo Marzio, i monumenti di Agrippae i suoi giardini per accogliere gli indigenti e i senzacasa. Fece anche costruire delle baracche per ospitare i bisognosi. Dai comuni vicini arrivarono beni di prima necessità. Il prezzo del frumento fu abbassato.

Tacito lascia intendere che l’imperatore abbia volutamente preso provvedimenti favorevoli al popolo per accattivarsi la sua simpatia. L’obiettivo non venne raggiunto perché

era circolata la voce che, nel momento in cui Roma era in preda alle fiamme, Nerone fosse salito sul palcoscenico del Palazzo a cantare la caduta di Troia, raffigurando in quell’antica sciagura il disastro attuale (Annales XV, 39).


L’incendio si protrasse dal 18 fino al 23 luglio quando venne domato alle pendici dell’Esquilino. Ma il giorno dopo scoppiò di nuovo suscitando «commenti ancora più aspri, perché era scoppiato nei giardini Emiliani, proprietà di Tigellino», il famigerato prefetto del pretorio. Le voci diffuse sostenevano che Nerone «cercasse la gloria di fondare una nuova città». Molte opere d’arte e letterarie andarono distrutte nell’incendio. Nerone ne approfittò per costruirsi una dimora, la Domus aurea

in cui destassero meraviglia non tanto le pietre preziose e l’oro, di normale impiego anche prima, in uno sfoggio generalizzato, quanto prati e laghetti e, a imitazione di una natura selvaggia, da una parte boschi, dall’altra distese apriche e vedute panoramiche, il tutto opera di due architetti, Severo e Celere, che avevano avuto l’audacia intellettuale di creare con l’artificio ciò che la natura aveva negato, sperperando le risorse del principe. Avevano, infatti, promesso di scavare un canale navigabile dal lago Averno fino alle foci del Tevere, attraverso spiagge desolate e l’ostacolo dei monti (Annales XV, 42).


Dopo l’incendio si ricorse a riti propiziatori e alla consultazione dei riti sibillini, in seguito alla quale «si tennero pubbliche preghiere a Vulcano, a Cerere e a Proserpina, e cerimonie propiziatorie a Giunone».

Nulla riuscì, però, ad allontanare il sospetto che l’incendio fosse stato comandato. Fu allora, racconta Tacito, che Nerone indicò come colpevoli dell’incendio i cristiani. Iniziarono così le prime grandi persecuzioni.

Svetonio propende per la colpevolezza di Nerone nel De vita Caesarum nel capitolo dedicato all’imperatore in cui scrive che il principe, come infastidito dallo squallore degli edifici e dalla ristrettezza dei vicoli, incendiò la città. Svetonio afferma senza ombra di dubbio che gli incendiari furono i servi di Nerone, che cantava la caduta di Troia addirittura in abiti di scena. Anche Cassio Dione nella Storia di Roma (III secolo), giuntaci solo attraverso epitomi, attribuisce a Nerone la responsabilità dell’incendio.

Giovanni Fighera

fonte http://lanuovabq.it/it/lincendio-di-roma-e-la-responsabilita-di-nerone

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CR7, CRISTIANO RONALDO ENNESIMO RECORD GRAZIE ALLA JUVENTUS

Posted by on Apr 17, 2019

CR7, CRISTIANO RONALDO ENNESIMO RECORD GRAZIE ALLA JUVENTUS

Cristiano Ronaldo campione importante dell’era contemporanea del mondo del calcio che ha inanellato successi importanti personali e di squadra nella sua lunga carriera.

Quest’anno ha raggiunto altri importanti successi e battuto nuovi record grazie anche alla sua nuova squadra, la Juventus, infatti doveva arrivare nella squadra della Gallia Cisalpina per non vincere il pallone d’oro uscire dalla coppa dei campioni ai quarti e guadagnare un importante ingaggio mensile per vincere lo scudetto dove lo hanno vinto Matri, Borriello, Zigoni, De Paoli, Gori, Penzo, Novellini e tantissimi altri calciatori.

Certo qualcuno ti rimprovera la mancata presenza al premio del pallone d’oro e i mancati auguri per la vittoria al tuo ex compagno di squadra Modric ma questo non deve preoccuparti si sa che essere un numero uno non e cosa semplice.

Abbiamo visto rotolarti a terra a Napoli come se ti avessero sparato per ottenere un vantaggio enorme nell’economia della partita ma posso capirti, chi gioca nella Juve queste cose deve impararle a fare perché il risultato è la cosa più importante.

Come bisogna rimproverare chi ha criticato la tua esultanza genitale fatta verso i tifosi dell’atletico a fine partita in risposta a quella di Simeone di qualche giorno prima, ma un condottiero cosi fa.

Certamente essere un numero uno non è cosa semplice e chi come me non lo è mai stato e mai lo sarà non può capirti come non lo ha capito il pediatra ex Presidente dell’ordine dei Medici quando fece notare che affittare gli uteri delle donne per cercare di avere figli a propria immagine somiglianza e quindi dei probabili numeri uno forse non è molto corretto.

Chiudo qui la mia lettera sperando di vederti calcare i campi di gioco ancora per molti anni e ti auguro le migliori fortune perche calciatori come te nella storia non nascono spesso, con affetto e stima.

Claudio Saltarelli

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Annali Civili del Regno delle Due Sicilie: testimoni di civiltà e progresso!

Posted by on Apr 17, 2019

Annali Civili del Regno delle Due Sicilie: testimoni di civiltà e progresso!

Il significato di questa fonte per la ricostruzione storiografica delle vicende del Regno di Ferdinando II (ma anche di quelle precedenti) è immediatamente comprensibile: vi sono, come è noto, illustrati tutti i progressi e le acquisizioni nei campi della scienze sociali, naturali e umane , dalla ricerca, dall’industria, dall’”ingegno” degli abitanti del Regno.

Gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, collocati tra i periodici storici PS I-XII, come patrimonio della Biblioteca dell‟Archivio di Stato di Lecce, costituiscono uno dei più interessanti e pregiati strumenti di indagine bibliografica di questo Istituto. La struttura dell‟opera è impostata secondo una rigida suddivisione in fascicoli („quaderni‟) e volumi ( tomi). Il primo volume di cui la Biblioteca possiede esemplare è il VII, ed il fascicolo è il XIV dell‟anno 1835, ingressato con numero di inventario 1009, anche se l‟effettivo anno di inizio della pubblicazione è il 1833. L‟ultimo fascicolo, il CXXXV del volume CXVIII, relativo a gennaio- febbraio dell‟anno 1860, conclude il disegno dell‟opera, che si completa con un dettagliato Indice generale di CXXII quaderni pubblicati dal 1833 al 1857 .
Le condizioni di vendita e la periodicità dell‟opera sono indicate sulla copertina posteriore di ciascun fascicolo : « ogni due mesi si pubblicherà un fascicolo degli Annali di dodici o più fogli, nella forma dell’in 4°, con ottima carta e nitidi tipi a doppia colonna di stampa, ove il bisogno lo chieggia saranno aggiunte eleganti tavole litografiche o incise in rame. Il costo è di sei ducati » .
Il significato di questa fonte per la ricostruzione storiografica delle vicende del Regno di Ferdinando II (ma anche di quelle precedenti) è immediatamente comprensibile: vi sono, come è noto, illustrati tutti i progressi e le acquisizioni nei campi della scienze sociali, naturali e umane , dalla ricerca, dall’industria, dall’”ingegno” degli abitanti del Regno, e che fossero considerati degni, è detto consapevolmente nelle presentazioni al primo fascicolo.

Leggendo le pagine introduttive e di presentazione all’opera è il riferimento continuo che vi si fa a quel “principio di cittadinanza”, cioè il sentimento condiviso dai cittadini di esser parte di un preciso e responsabile soggetto storico, dotato di personalità e di compiti: il Regno. Un “nome dello stato” che fosse catalizzatore delle istanze dei singoli, nella consapevolezza del dovere generale di farsi carico dei propri destini: questo punto centrale per la comprensione del significato storico, in uno sguardo prospettico sul passato, del Regno delle Due Sicilie.

Emanuele Taddei, chierico regolare delle Scuole Pie, negli anni borbonici assumerà la direzione degli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie” promossi da Nicola Santangelo, influente ministro degli Affari Interni del Regno, per il quale la “ignavia era giunta al segno che spesso noi siamo istruiti delle nostre cose da autori stranieri”.
I contributi testimoniano la vita amministrativa, sociale, culturale ed economica degli anni di regno borbonico. Vi scrissero, tra quelli, Melchiorre Delfico, Leopoldo Pilla, Gabriele Costa, Arcangelo Scacchi, Emanuele Taddei, Cesare Malpica, Giuseppe Nicolini, Bernardo Quaranta, Teodoro Monticelli. Nicola Santangelo. Raffaele Liberatore redasse descrizioni di alcune opere d’arte conservate nel R. Museo Borbonico e collaborò, con una copiosa serie di articoli su vari argomenti (economia del Regno, divulgazione scientifica, arte), agli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, diretti dal Taddei, dopo la sua morte, avvenuta a Napoli nel 1839, successe nel suo ruolo.

La sospensione del periodico, sopraggiunta con gli avvenimenti del 1848, riprende nel 1852 che presenta in apertura del fascicolo, il « Rapporto presentato al Re… da Salvatore Murena, Direttore del Ministero dell‟Interno », per celebrare i fasti di questo regno e delle sua attività anche quella informativa e divulgativa svolta dal periodico “ opera …che faceva testimonianza allo universale del felice progresso delle scienze e delle arti della pace, fiorenti sotto il paterno Scettro del miglior dei Monarchi.. fu condannata al silenzio entro i vortici della infausta epoca del 1848… si voleva col tacere degli Annali Civili sperdere fin la memoria del posto elevato che le popolazioni delle Due Sicilie occupavan nel mondo scientifico ed industriale..”. A quanti considerarono i borboni « ritardatori nella via degl’immegliamenti artistici ed industriali…», essi affidarono in « pubbliche pagine le memorie, i fatti divulgati coi’ tipi, vuoi ad utilità vuoi a diletto dell’universale, che ne dessero le scienze e le lettere, le arti e le industrie, i lontani commerci e e le faticose peregrinazioni. Così nacquero nel trentesimo terzo anno di questo secolo gli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, e non mancarono se non quando, nello svolgimento di tutta Europa… ma ritornata la calma in queste belle contrade, comandò che quegli Annali interrotti.. ricomparissero con maggior lustro… 3 settembre 1852.) .

(Fonte: www.archiviodistatolecce.beniculturali.it/)

fonte https://luciadimauro.altervista.org/annali-civili-del-regno-delle-due-sicilie-nellarchivio-di-stato-leccese/?fbclid=IwAR2Kce795nIHVH_oIEaByYEnJQmtPDUX1NjXkEIhXINtTB7xYLN8-5u062g

Lucia Di Mauro

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LA CALUNNIA E’ COME UN VENTICELLO

Posted by on Apr 17, 2019

LA CALUNNIA E’ COME UN VENTICELLO

Quando gli studiosi di… regime si scagliano in modo selvaggio contro i Borbone, non posso che prendere la penna e cercare di difendere il mio Sud, le mie tradizioni e la mia Storia, quella che mi è stata insegnata, fin dalla tenera età, quando nonno Antonino, vicino al focone, mi parlava dei briganti, che si riunivano sul monte Polveracchio, dei Borbone, che amavano le nostre zone e che cercavano di rendere la vita nel loro regno il più vivibile possibile.

Ricordo tutto questo con un senso di nostalgia e di tristezza, prima perché non c’è più il caro nonno, secondo perché sono passati tanti anni, terzo perché non si dice sempre la verità su avvenimenti che, finalmente, ai giorni nostri validissimi studiosi dell’”altra storia” stanno portando alla luce.

Aveva ragione il mio avo, quando sosteneva che, per utilità personale, molti non dicono realmente le cose come stanno. Dopo la parentesi predatoria napoleonica, con i Borbone si iniziò a schiudere non solo un periodo di pace, ma anche di prosperità.

Si potenziò la rete stradale, infatti dalle 1505 miglia (1828) si passò alle 4587 (1855) ; si incrementò la marina a vapore, che, dopo quella inglese, era la seconda nel Mediterraneo; si creò la prima ferrovia d’Europa; si diede la possibilità di sviluppare le fabbriche del Meridione (1) : quella dei damaschi a Catanzaro; di S. Leucio; delle officine di Mogiana, che venivano collegate allo Ionio con una ferrovia, che tranne il tracciato, non è più visibile.

Non sono da dimenticare le fabbriche di armi di Serra S. Bruno, le filande di Bagnara e tanti altri opifici sparsi in tutto il Sud e tutti funzionanti.

Chi perpretò lo scempio e la completa distruzione di tutto questo?

chi costrinse a chiudere i vari stabilimenti?

chi stroncò l’interessante esperimento produttivo di S. Leucio?

chi eliminò gli alti forni di Mogiana?

chi eliminò i binari della prima ferrovia industriale calabrese?

chi rubò i 500 milioni di ducati (più di quattromila miliardi di oggi) dalle casse BorbonIche per portarli (allegramente) verso il Piemonte per pagare i debiti di guerra dei Savoiardi?

Non si può nascondere che il Sud, il nostro Sud, fu trattato solamente come terra di conquista, cioè una colonia da sfruttare. I Savoia, con l’avallo di deputati meridionale approfittatori e corrotti, imposero tasse assurde; fusero, solamente per il loro utile, i due debiti pubblici, quello del Sud (500 milioni di lire su 9 milioni di abitanti) e quello del Regno sabaudo (1 miliardo di lire su quattro milioni di abitanti) .

Di tutto quello scritto sopra, il fatto più grave (dovrebbero tenerlo presente gli storici di regime) fu che per appropriarsi di tutto i Savoiardi diedero licenza di uccidere a Garibaldi e Bixio i partigiani di allora, dopo averli immelmati col nome di briganti.

E’da tenere presente che il brigantaggio era ignoto sotto i Borbone (2) .

Non soddisfatti di aver dissanguato il Sud, i Savoiardi, unitamente agli inglesi Gladstone e Palmerston, ai “gentiluomini liberali lecca lecca” impiantarono una campagna diffamatoria, altrimenti non potevano giustificare l’aggressione, perché fu pura aggressione, checché ne dicono gli storici di regime.

Ora la verità storica sta venendo fuori, perché non si ha più l’obbligo di incensare i Savoia e finalmente si può gridare tutto lo sdegno contro chi continua a parlar male del Sud, dopo averlo assassinato, bruciato e saccheggiato dal 1860 in poi.

E si continuano a chiamare oppressori i Borbone, i quali, nel loro Regno, ospitarono, nel 1852, inviata da Napoleone 3°, una commissione per studiare da vicino le leggi che già vietavano la tortura giudiziaria, la censura sulla corrispondenza privata e la prigione per debiti (3) .

I Borbone non oppressero nessuno, anche se, vergognosamente, si continua ad insegnarlo nelle scuole.

O paziente lettore giudica tu: -Sotto gli ultimi re BorbonIci, fu eseguita una sola condanna a morte (4) ; la casa regnante perseguì (da sempre è stato dovere di ogni potere legittimo) tutti quelli che, confessi, cercavano di sovvertire le istituzioni dello Stato in modo non istituzionale.

I “sovversivi”, invece, dagli Inglesi venivano ferocemente perseguitati sia in Irlanda che in India, dove venivano squartati legati alle bocche dei cannoni. Cosa dire, poi, delle stragi che Cialdini e Pinelli, “liberali” piemontesi, commisero in Lucania, in nome della “libertà” e con tutto questo vengono sempre giustificati e considerati eroi.

I Borbone si comportarono sempre da veri gentiluomini ed usarono sempre clemenza contro i cospiratori, infatti, il tanto bistrattato Francesco 2°, durante l’assedio di Gaeta, non solo dimostrò tutto il suo eroismo, ma poté orgogliosamente vantarsi, anche se circondato da cospiratori, di non aver fatto scorrere “una goccia di sangue”, aggiungendo: -“Questi sono i miei torti. Preferisco i miei infortuni ai trionfi degli avversari” (5) . Possono dire la stessa cosa i Savoia? Chi legge il libro di Alianello, “La conquista del Sud”, può scoprire tante cose che i libri di regime non dicono. Quando in un processo tenuto a Napoli, dove fu consentito al ministro britannico Tempe di sedere fra i giudici, fu condannato a morte L. Settembrini, Ferdinando 2° trasformò la condanna in ergastolo, poi ridotta a 6 anni, durante i quali non il condannato, ma il “professore” non solo tradusse Luciano, ma poté ricevere, nella sua cella, il direttore delle carceri con tutta la famiglia per mangiare insieme i pasticcini che gli “oppressori” Borbonici gli consentivano di ricevere quasi quotidianamente dalla trattoria di Monsù Arena.

I Savoia crearono, invece, “campi di concentramento” per poter eliminare, in fretta, i prigionieri dell’esercito Borbonico (6) . Ma ai Savoia era permesso questo ed altro, perché erano…. . reali venuti dal Nord, per appropriarsi del Sud.

Sui Borbone calunnie, solamente calunnie, sempre calunnie…. . ; la calunnia è come un venticello…. .

Quello, però, che non posso perdonare ai calunniatori di regime è quando disprezzano e diffamano “l’esercito di Franceschiello”, dove hanno combattuto i nostri Avi, che veramente credevano in quello che facevano e morirono per difendere la religione, la famiglia ed il re, contro i massoni venuti dal Nord. Francesco 2° è stato una vittima, perché tradito dai suoi generali, che si erano venduti al conquistatore savoiardo, ma non un vigliacco.

A questo proposito, togliendosi il cappello, sono da ricordare: il capitano Bozzelli ed i suoi uomini (200) , che si fecero massacrare sul Volturno, piuttosto che ripiegare (7) ; gli sfortunati difensori di Gaeta, che diedero prova di grande eroismo; gli eroici difensori di Civitella del Tronto e quelli della rocca di Messina.

E’da considerare vile la decisione del sanguinario Cialdini nel rifiutare la tregua per concordare l’armistizio ed anche dopo la firma continuò a far sparare sulla città, dove la regina Maria Sofia, rischiando la vita, portava soccorso alle vittime “di quell’infame sterminio, determinato dall’odio verso chi era colpevole solo di essersi difeso” (8) .

Gli storici di regime condannano i soldati del Sud, perché combatterono per i Borbone, ma quando lo fecero per i Savoia erano dei bravi combattenti.

Ipocriti!!! Ho sempre scritto che i Borbone avevano le loro colpe, non erano migliori, ma nemmeno peggiori degli altri monarchi, furono governanti del loro tempo, di un tempo in cui le monarchie erano quasi tutte assolute, ma la loro era più paternalistica che opportunistica e la libertà sarebbe venuta e certamente non quella voluta dai Savoiardi.

Cosa dire di Carlo Alberto e degli altri re che lo seguirono che ingannarono la maggior parte degli Italiani del Sud, promettendo libertà, ma di che cosa? forse di non opporsi ai Savoia.

Quella libertà promessa si trasformò in repressioni piemontesi dei partigiani del Sud. Le vittime della resistenza ai Savoiardi, come scrive lo Smith, fu superiore a quelle di tutte le guerre del risorgimento mCon l’unità d’Italia, scrisse il De Villefranche (9) , nei primi mesi del 1861, nonostante il falso e manipolato plebiscito del Pallavicini (10) , i paesi insorti furono 1. 428, i fucilati 9. 860, i feriti 10. 604, le case incendiate 918, i comuni completamente rasi al suolo sei, 40donne e 60 bambini uccisi e 13. 629 cittadini arrestati per reati di opinione (11) .esse insieme (12) , E poi gli storici di regime, con una bella faccia tosta, parlano di repressione Borbonica!

Nel suo programma di Gaeta, Francesco 2° ecco cosa disse all’inizio della dominazione dei Piemontesi nel Mezzogiorno: -“Vedete la situazione che presenta il Paese. Le finanze non guari sì fiorenti, sono completamente ruinate. Le prigioni son piene di sospetti, in luogo della libertà lo stato di assedio…. . e un generale straniero decreta le fucilazioni istantanee per tutti quelli dei miei sudditi che non si inchinano alla bandiera di Sardegna!…. . In luogo delle libere istituzioni che vi avevo date e che desideravo sviluppare, avete avuto la dittatura più sfrenata, e la legge marziale sostituisce ora la Costituzione!…. . (13)

Sotto il governo savoiardo ci furono le infamanti cannonate di Bava-Beccaris ed iniziò la grande emigrazione, cosa mai avvenuto sotto il governo dei Borbone, il cui Regno era più florido di quello dei Savoia, che succhiarono ricchezze dal Sud, accumulatesi con due secoli di buona amministrazione ed esportarono come moneta di cambio fame, miseria e fucilazioni “liberali” (14) .

Tutte queste belle cose stanno venendo fuori per l’opera di studiosi dei Borbone e stanno evidenziando che la profonda decadenza del Sud è stata voluta dai governi dell’unità. Concludo il mio articolo, riportando alcuni passi di studiosi che hanno sostenuto l’unità d’Italia e non certamente il governo Borbonico.

Giustino Fortunato a Pasquale Villari (2-IX-1899) : -“L’unità d’Italia (…. . ) è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari alle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali (…. . ) “

Gaetano Salvemini (1900) : -“Sull’unità d’Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata (…. . ) è caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone (…. . ) “.

Giustino Fortunato a Benedetto Croce: -“Non disdico il mio “unitarismo”. Ho modificato soltanto il mio giudizio sugli industriali del Nord. Sono dei porci più porci dei maggiori porci nostri. E la mia visione pessimistica è completa”.

Giuseppe Garibaldi ad Adelaide Cairoli (1868) : -“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili: Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”.

Antonio Gramsci (da “Ordine Nuovo” 1920) : -“Lo stato italiano (leggasi sabaudo) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.

Giacinto de’Sivo (da “Storia delle Due Sicilie”) : -“La Patria nostra era il sorriso del Signore. /La Provvidenza/la faceva abbondante e prospera, /lieta e tranquilla, gaia e bella, /aveva leggi sapienti, morigerati costumi/e pienezza di vita, /aveva esercito, flotta, /strade, industrie, opifici, /templi e regge meravigliose, /aveva un sovrano nato napoletano/e dal cuore napoletano. /L’invidia, l’ateismo e l’ambizione/congiurarono insieme per abbatterla e spogliarla”.

Caro lettore, mi rivolgo a te, consigliandoti di leggere, se hai tempo, la Storia in modo obiettivo, per poter scorgere al di là delle deformazioni, la Verità, riscoprendo, così, la nostra storia, quella che ci fa onore e ci fa essere orgogliosi di essere meridionali.

1. Bibliografia.

2. ALIANELLO, “La conquista del Sud”-“In quel tempo, delle due uniche zone industriali d’Italia, il Piemonte e il Napoletano, il Regno di Napoli era incontestabilmente il più florido”.

3. Per saperne di più consultare: ANONINMO, “I Napoletani al cospetto delle nazioni civili “;BIANCO DI S. J., “Il brigantaggio alla frontiera pontificia”;PEDIO, “Reazione alla politica piemontese ed origine del brigantaggio in Basilicata”;AA.VV., “La storia proibita-Quando i Piemontesi invasero il Sud” ;FULVIO IZZO, “I lager dei Savoia-Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali”;SALVATORE SCARPINO”Indietro Savoia!-Briganti nel Sud”;LORENZO DEL BOCCA, “Maledetti Savoia”;ANGELA PELLICCIARI, “Risorgimento da riscrivere”;MARIA ROSA CUTRUFELLI, “L’unità d’Italia-Guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud”;LUCIO BARONE, “Noi meridionali”;GIUSEPPE CAMPOLIETI, “Il re bomba”;ANTONIO CIANO, “I Savoia e il massacro del Sud”;TEODORO SALZILLO, “1860-61 l’assedio di Gaeta”;EDOARDO SPAGNUOLO, “La rivolta di Montefalcione-Storia di un’insurrezione popolare durante l’occupazione piemontese”;ULDERICO NISTICÒ, “Prontuario oscurantista”;ALFONSO D’AMBROSIO, “Vito Nicola Nunziante-Generale Borbonico”;ANGELO MANNA, “Briganti furono loro-Quegli assassini dei fratelli d’Italia”, ANTONIO PADOVANO, “Il sogno e la ragione.

4. ALIANELLO, op.cit.

5. ALIANELLO, op. cit.

6. ALIANELLO, op.cit.

7. F.IZZO, “I lager dei Savoia”.

8. ALIANELLO, op. cit.

9. ALIANELLO, op. cit.

10. DE VILLEFRANCHE, ” Pio IV”- ALIANELLO, op. cit.

11. FERNERARI, “La monarchia di Napoli”.

12. ALIANELLO, op. cit.

13. ALIANELLO, op. cit.

14. ALIANELLO, op. cit.

15. ALIANELLO, op. cit.

Sono state consultate, inoltre, le seguenti riviste:

· Rassegna storica salernitana

· Studi meridionali

· Calabria letteraria

· Il Picentino

· Due Sicilie

· La Nazione Napoletana

· L’Alfiere

· La Regione Calabria-l’emigrazione

· Bollettino Storico di Salerno Principato Citra

· Rassegna storica Lucana

WWWbattipagliaonline.com

Raffaele Rago

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Liturgia Popolare della Settimana Santa a cura di Carlo Faiello

Posted by on Apr 17, 2019

Liturgia Popolare della Settimana Santa a cura di Carlo Faiello

MISERERE

Cantare la Passione

Miserere mei Deus, pietà di me, oh Dio”. Così recita il salmo 51 dell’Antico Testamento quando Davide esprime la sua accorata supplica al Signore.

Torna, per la Pasqua, l’appuntamento con la liturgia della settimana santa al Centro di Cultura Domus Ars  sito in via Santa Chiara, 10 Napoli. Giovedì 18 e sabato 20 Aprile alle ore 21,00 in scena, Miserere – Cantare la Passione, la cantata popolare scritta e diretta da Carlo Faiello, prodotta dall’Associazione “Il Canto di Virgilio” e patrocinata dalla Regione Campania.

Questa edizione del concerto-spettacolo in forma di oratorio vede protagoniste sei donne: Antonella Stefanucci nel ruolo della Madonna, Antonella Morea in quello della corifea e accanto a loro altre quattro grandi voci napoletane come Patrizia Spinosi, Fiorenza Calogero, Marianita Carfora e Elisabetta D’Acunzo. Queste “cantatrici” della tradizione orale rappresentano il corteo delle antiche cerimonie religiose o delle rappresentazioni popolari del Sud. Con il loro canto “raccontano”, ognuna a modo suo, il dolore di Maria e la sofferenza di Cristo.

“Ho immaginato uno spettacolo sulla religiosità popolare, un dramma cantato e recitato in forma dialettale che raccoglie idiomi diversi della Campania. Una Passione laica che proviene dalle antiche processioni e cerimonie del Sud Italia. Antonella Stefanucci è la Madonna, straziata dal dolore per il figlio in croce che rappresenta la condizione degli umili, sottomessi e umiliati dal potere dominante”, dice Carlo Faiello.

Il musicista partenopeo ha condotto infatti una serie di ricerche su parte del repertorio musicale para-liturgico di tradizione orale della regione Campania.

Gli studi si sono focalizzati sui canti e le liturgie nel Cilento antico, zona vesuviana, terra di lavoro, costiera amalfitana. Un flusso sonoro di “canto sacro”, di materia linguistica dialettale e non, di musica etnica, modalità lessicali e gestuali carico di significati e di stratificazioni. A ciò si aggiungono le composizioni originali di Faiello. Sulla scena anche: il Quartetto Santa Chiara, Pasquale Nocerino al violino, Ivana Pisacreta al violoncello, Edo Puccini alla chitarra e Francesco Siscignano al clarinetto. Testi e musiche di Carlo Faiello.

L’interpretazione drammaturgica della madre di Cristo, interpretata da Antonella Stefanucci, è quella sofferente di ciascuna madre dinnanzi alla morte del proprio figlio.

“E’ la prima volta che approccio a questo tipo di repertorio legato alla tradizione. Maria, madre di Cristo morto sulla croce però, non mi è estranea. Sono infatti una seguace dell’Addolorata che si trova nella chiesa di piazza Trieste e Trento alla quale spesso mi rivolgo. Inoltre in questi anni ho fatto parte del comitato per la beatificazione di Nina Moscati, dopo aver interpretato questo personaggio nel film per la tv di Giacomo Campiotti “Giuseppe Moscati- l’amore che guarisce” con Beppe Fiorello. Al di là dei cori, il mio ruolo è legato alla interpretazione drammaturgica del personaggio di Maria addolorata. Al mio fianco, grandi voci interpreti della canzone partenopea”. Antonella Stefanucci

Lo strazio e la tragedia sono messi a nudo anche attraverso il canto e la voce di Antonella Morea, tra i pezzi cantati ci sono: “Rose e spine”, “Miéttece ‘e mane” e altre. “Misere e’ un viaggio musicale nella passione morte e resurrezione di Cristo che Carlo Faiello ripropone alla Domus Ars con canti popolari e brani riscritti da lui. Da tanti anni faccio parte di questa cantata popolare. Quest’anno il gruppo femminile e’ molto forte e io ho ritrovato molte delle mie compagne di Gatta Cenerentola. Nello spettacolo sono la più adulta delle donne e racconto cantando quello che la Madonna ha visto del suo povero figlio flagellato e inchiodato. Tra i tanti brani che interpreto, Faiello mi ha affidato anche l’ultimo da lui composto, che narra un dolore umano ormai sublimato da una resurrezione di luce e di cambiamento: Rosa e spine”. Antonella Morea

Ingresso €15,00 ridotto € 10,00
I giovani fino al 26° anno di età, gli over 60, possono acquistare i biglietti a prezzo ridotto. 

Per info:

Domus Ars

Via Santa Chiara, 10

Info e prenotazioni: 081.3425603 –infoeventi@domusars.it

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